TwitterFacebook
Menu
Diritto di proprietà. Non si molla di un «metro»!

Diritto di proprietà. Non si molla di un «metro»!

Con il mio amico Dino Cofrancesco, uno dei pochi docenti liberali in circolazione, ho avuto un piccolo scambio di affettuose mail, che vorrei riproporre per dare il senso di come il nostro pensiero sia in realtà, come scrive bene Nicola Matteucci ne Il Liberalismo in un mondo in trasformazione (1969), più un metodo di lavoro che un’ideologia vera e propria.

Tutto parte da un mio pezzullo in cui, ricordando Adam Smith, sostenevo che gli espropri subiti dalla mia azienda agricola con l’estirpazione di Olivi secolari, simile al ridicolo caso No-Tap, sia accettabile, pur essendo detestabile, anche in un quadro liberale.

Dino mi ha scritto una lettera favolosa. Eccone un piccolo stralcio: «Nel tuo libro La disuguaglianza fa bene (come in qualche articolo pubblicato sul Giornale) mi ritieni uno dei pochi studiosi liberali in circolazione in Italia: te ne sono grato (anche perché non penso di meritare tanta considerazione) ma ciò non mi esime dal muovere qualche critica al tuo articolo sugli ulivi salentini che pure, al solito, ho apprezzato molto.

Soprattutto, per la domanda retorica: perché gli ulivi della tenuta Rasciatano sì e quelli salentini no? Nel film Jesse James di Henry King, il protagonista (interpretato da Tyrone Power) diventa fuorilegge perché la Compagnia ferroviaria, in virtù di una legge federale, gli espropria la terra, riducendolo alla fame.

Il liberale sta con Jesse James e con la difesa (senza compromessi) della proprietà privata o con la Compagnia ferroviaria che, unendo le due coste, prepara agli Stati Uniti un radioso avvenire industriale, impiega, per la realizzazione dell’opera colossale, migliaia e migliaia di operai, porta il progresso nel remoto Far West?

Forse, qualcosa è andato storto nella vittoria del Nord sull’arretrato (e schiavista) Sud: si è data carta bianca a un industrialismo rampante (a torto definito individualismo ruggente) che ha calpestato i diritti individuali e creato, in termini einaudiani, un sezionalismo d’acciaio tra banche, imprenditori, classe operaia. Emblematica la Presidenza di Ulysses Grant!».

Uno dei peggiori presidenti americani, corrotto e incapace, a cui si imputa la depressione economica del 1873.

Avete capito perché parlare con Dino è aria fresca per chi si occupa, da dilettante, di cultura liberale?

Non ho potuto fare a meno di rispondergli: «Condivido ovviamente la sua tesi, e meno quella del mio articolo. Ma a differenza Sua, spesso in me prevale lo spirito ribelle e quando vedo quei deficienti dei No-Tap riesco, inspiegabilmente, a trasformarmi in socialista. Questi non difendono gli ulivi (dei miei, espropriati, se ne fregano) per tutelare il diritto di proprietà, ma perché vittime dell’ideologia di una decrescita felice».

Nicola Porro, Il Giornale 2 aprile 2017

Condividi questo articolo

Continua la lettura

Quante critiche sulla mia laicità alimentare Ho citato il caso dello zucchero e dell’olio di palma, come nuove battaglie dogmatiche dei talebani alimentari. Intanto una premessa: molti mi crit...
La lezione della Thatcher: l’individuo fa lo... Quando nel 1979 gli inglesi sceglievano Margaret Thatcher l'Urss iniziava la sua occupazione dell'Afghanistan. La Fiat licenziava 61 operai per violen...
Miti, paradossi e bugie sull’evasione alle vongole... Miti e paradossi dell'evasione all'italia­na. La lotta all'evasione è diventata orinai un'ideologia. Guai a discutere. Chiunque si permetta di avere u...
Il prezzo del fallimento Quando i prezzi non aumentano si dovrebbe gioire. Se l'interpretazione dell'economia si discosta troppo dal buon senso, è la prima a sbagliare e non i...

1 Commento

  1. Caro Nicola mi preoccupi: perché hai sempre ragione? Ma sei normale , o no? Perché tu riesci a vedere quello che la maggioranza non vuole vedere! Ciao e grazie.Adriana

Rispondi