TwitterFacebook
Menu
Alimentazione e salute, le 5 tecniche della disinformazione

Alimentazione e salute, le 5 tecniche della disinformazione

Altro che populismo politico, quello che ci perseguita si chiama populismo economico. E il suo mezzo di diffusione di massa principale sembra essere la televisione e la carta stampata: i media tradizionali tracciano la strada e questa volta la rete va a ruota, segue.

Ci sono un paio di casi concreti, che conviene citare, per capire di che cosa stiamo parlando. E sono entrambi riferiti al settore dell’alimentazione.

Il primo riguarda l’assurda battaglia contro l’olio di palma, talmente vincente che la maggior parte dei produttori (tranne la coraggiosa Ferrero) l’ha bandito dai suoi prodotti, quasi fosse un veleno, che non è.

Non si vede per quale motivo si debba rinunciare a un grasso che se ben lavorato, oltre alle sue qualità organolettiche, non ha nessuna conseguenza negativa sulla salute.

Non basta una campagna mediatica ben congegnata. Discorso identico riguarda gli zuccheri e le bevande gasate, che sono diventate la prossima frontiera del salutismo senza se e senza ma.

Persino la Coca Cola, inizia a prendere le distanze da se stessa, dal suo Dna zuccherino.

Bene ha fatto Centromarca, l’associazione che raggruppa i big del settore, a commissionare una ricerca all’osservatorio di Pavia, su come vengono trattati i prodotti «industriali» dotati di brand. Sono i medesimi analisti, per intenderci, che valutano la presenza dei politici in tv, durante le competizioni elettorali.

L’osservatorio è tranchant e da sostanza alla nostra intuizione. Sentite cosa scrivono: nelle televisioni «si ravvisa un pregiudizio nei confronti dell’industria», e ancora «la natura è sempre buona in sé e l’intervento trasformativo la corrompe».

In fondo è lo stesso filone antimodernista, per cui i vaccini sono pericolosi, la chimica fa male, e gli ogm sono da bandire. Più che il programma di un partito politico, questo è il substrato culturale dell’informazione mainstream.

«Le argomentazioni delle critiche avanzate al prodotto industriale, all’interno di un contesto predeterminato, sono molto spesso accompagnate da elementi di sussidio, che possono compromettere l’obiettivo di spiegare e informare, che rappresenta la mission di molti di questi programmi».

Insomma detta in parole povere gli autori televisivi disinformano con i loro pregiudizi.

L’osservatorio di Pavia conosce il suo mestiere e lo ha testato per anni sui confronti politici e sentite come sintetizza le tecniche della moderna disinfomatja:

1. presenza di musiche suggestive: sbeffeggianti o drammatiche quando si parla di industria; liriche e rassicuranti quando al centro vi sono contadini e artigiani.

2. associazioni di immagini: fumi, insetti, sporcizia per l’industria; igiene e colori della natura per gli altri.

3. accostamento impertinente di termini: chimica, veleni, cancro per l’industria; natura, salute, benefici per gli altri. E di eventi: incidenti, ma solo quelli industriali.

4. montaggio di interviste seguite da commenti: l’ultima parola, spesso una battuta dell’autore, annulla, rende vano se non ridicolo quanto detto dall’intervistato, se esponente dell’industria; si percepisce un diverso atteggiamento dell’intervistatore a seconda di chi rappresenta l’intervistato, meglio disposto quando l’interlocutore rappresenta una voce contro l’industria.

5. uso di stereotipi: grande, multinazionale=cattivo; piccolo, artigiano, contadino=buono; bio=qualita; chimica=inquinamento=cancro; naturale=salutare)».

Chi scrive ritiene che una delle forze di questo paese sia il saper fare, il gusto, la tradizione dei sapori e dell’artigianalità. Ma pensare di affermarli, negando i progressi della scienza è da folli.

Così come credere che la battaglia del made in Italy si possa combattere infangando le produzioni industriali, piuttosto che competere con loro sulla qualitá.

Nicola Porro, Il Giornale 13 maggio 2017

Continua la lettura

Quante critiche sulla mia laicità alimentare Ho citato il caso dello zucchero e dell’olio di palma, come nuove battaglie dogmatiche dei talebani alimentari. Intanto una premessa: molti mi crit...
Condividi questo articolo

11 Commenti

  1. D’accordo con quanto scrive. Però faccia il seguente esperimento: prenda 300 ml di acqua, ci sciolga 35 g di zucchero, e beva tutto. Alla fine sarà disgustato. Esageratamente dolce. Eppure questa è la quantità di zucchero presente in quasi tutte le bibite in lattina. E la presenza di caffeina ne rende dipendenti.

  2. Sono 50 anni che mangio la Nutella. Non ho smesso e non smetterò di farlo. G.

  3. Premetto che non sono veganaanimalistacontrovaccini e similtalebani. Ho studiato farmacia e in seconda battuta tecniche erboristiche. Tuttavia ci sono studi internazionali che convergono sul fatto che zuccheri e farine raffinate provocano danni al nostro intestino.Definito da sempre secondo cervello. Discorsi lunghi. Ricordo però che siamo ciò che mangiamo. E non si è allungata la vita ma la vecchiaia. E troppo spesso da rimbambiti

  4. Chiunque, grande o piccolo produttore alimentare metta una etichetta precisa e parlante sul prodotto che vende è da scegliere. La legge italiana è ancora una delle migliori. I nas funzionano. Dove è il pericolo? A Bruxelles e nel portafoglio. Chi ha poco da spendere ha poco da scegliere.

  5. Carissimo Nicola se questo è il tuo modo di aiutare l’industria hai scelto la strada peggiore. Non è sostenendo ciò che è innegabile che le aiuti. fonti scientifiche come EFSA NON I MASSIMO MEDIA dicono che l’olio di palma contiene tanti cancerogeni. In una monoporzione di Nutella si supera la dose di cancerogeni considerata trascurabile per un bambino di 10 chili. Inoltre la “coraggiosa” Ferrero ha iniziato a togliere l’olio di palma dalle merendine. Quando ci saranno evidenze scientifiche e non giornalistiche di parte, che documentano che l’olio di palma non fa male alla salute ne’ per il contenuto di saturi ne’ per quello di cancerogeni, sarò la prima a festeggiare e a comunicarlo. Ci sono modi efficaci per sostituirlo senza intaccare durata del prodotto e gusto.

    • @Chiara, la ricerca dell’Efsa sull’olio di palma, dice esattamente il contrario. Se la legga prima di dire sciocchezze

      • @Nicola considerando che come presidente dell’Associazione per la Sicurezza Nutrizionale in Cucina e dell’Accademia Europea di Nutrizione Culinaria ho studiato molto a fondo la ricerca Efsa, le chiedo la trasparenza di citare esattamente i passi in cui a suo giudizio, EFSA dice esattamente il contrario.

        Cito la ricerca per sua comodità: https://www.efsa.europa.eu/it/efsajournal/pub/4426
        Invito tutti i lettori a cliccare sul link e leggere: infatti alla sesta riga dell’abstract EFSA dice che i cancerogeni sono presenti nelle quantità più elevate nell’olio di palma.

        Non si giochi la credibilità sconfinando in campi poco agevoli per lei. E se lo vuole fare non lo faccia con superficialità perchè il dubbio della “convenienza” è forte.

      • @Chiara, @Nicola Riferimenti, please! Mettete i links, altrimenti vi autoreferenziate.

        • @fabio nel mio commento il link c’è!

  6. Già nel 1956 Ludwig von Mises scrisse un libro intitolato “La mentalità anticapitalistica” concludendo che alla base delle campagne di controinformazione c’è sempre l’obiettivo di convincere nuovi elettori a sostenere lo Stato contro l’impresa privata, ed essere sussidiati e lautamente finanziati coi soldi dei contribuenti.

  7. Consiglio assolutamente di guardare il canale di Dario Bressanini su You Tube, un chimico che si occupa soprattutto di cibo e che ha scritto libri e articoli sul suo blog per informare e sfatare i miti dei “salutisti”. Imperdibile.

Rispondi