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Ascensore sociale, i numeri sconvolgenti

Ascensore sociale, i numeri sconvolgenti

Chiedo scusa ai lettori di questa “non rassegna , ma non me la sentivo di commentare la lotta in corso fra il PdR e la Banca d’Italia: stanno dando un colpo, se non mortale, grave a una delle ultime Istituzioni per biechi motivi politici di bottega.

Preferisco buttarmi nelle braccia dei miei amati numeri, nella fattispecie quelli del Censis (“Opinioni sulla mobilità sociale in Italia, per ceto di appartenenza”). In particolare estrarre quelli riguardanti l’ascensore sociale, l’invenzione più alta che noi liberali nature abbiamo donato all’umanità (scusate l’enfasi eccessiva).

Nel ceto medio e nel ceto povero della nostra società si fa via via più forte la convinzione che l’ascensore sociale si sia fermato, probabilmente rotto, e i padroni dello stabile non abbiano alcuna intenzione di ripararlo, preferendo rimanere asserragliati nei piani alti, negli attici, sulle terrazze.

Ultimamente su queste posizioni estreme si sta associando pure il ceto benestante.

Questi i numeri che oggi, a tre mesi dalle elezioni, fotografano la nostra società:

1 Classe povera: 87% è convinto che l’ascensore si sia rotto e il 71% teme non solo di non poter più salire, ma di dover presto scendere.

2 Classe media: i due numeri sono, rispettivamente, 83% e 65%

3 Classe benestante: i due numeri sono, rispettivamente, 71% e 62%

Sono numeri sconvolgenti in assoluto, ma soprattutto, stante l’essere sostanzialmente equivalenti, indicano la percezione collettiva di precipitare tutti nella povertà.

Il richiamo all’ottimismo delle classi ricche (purtroppo per loro, sempre più ricche) e le accuse di populismo da parte dell’establishment politico-giornalistico a chi osa lamentarsi, mi paiono atteggiamenti addirittura controproducenti (Ragazzi, attenti, superati certi livelli, possono arrivare i forconi!)

Come riassumere questi dati in un sentimento, in una parola chiave? Propongo, in rigoroso ordine alfabetico: astio, livore, rancore.

Ognuno scelga la parola più consona alla sua personalità. E andiamo in pace.

P.S. Il Censis ormai ha coniato una versione sociologica della lingua italiana, tutta per iniziati. Per esempio, scrive “Polarizzazione dell’occupazione che penalizza il ceto medio”, si deve leggere “Quattro gatti avranno compensi principeschi, gli altri da reddito di cittadinanza”

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1 Commento

  1. Mi piacerebbe che qualcuno conducesse una ricerca quantitativa sulle ragioni dell’ aumento di povertà nel ceto medio in Italia in questi ultimi 10 anni. Mi piacerebbe sapere quanto realmente è costato agli italiani la gestione spensierata delle banche del PD in particolare MPS e Banca Etruria. Quanto è costata e quanto sta costando la gestione spensierata (mafiosa) dell’immigrazione. Quanto la caduta di Gheddafi e la perdita della Libia cui la sinistra ha plaudito. Quanto il furto mafioso dell’ilva alla famiglia Riva. Quanto il voto di scambio (80 euro + aumenti agli statali). Quanto accordi internazionali firmati con leggerezza. Perché alla fine chi paga è sempre il ceto medio che sta scomparendo nella povertà.
    Alberto Lepore

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