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Centri sociali, la legalità in funzione del Pensiero unico

Centri sociali, la legalità in funzione del Pensiero unico

La legalità è un concetto piuttosto mutevole. Ma in Italia o è particolarmente. Prendiamo tre recenti casi di cronaca che fanno riflettere.

I centri sociali e il palazzetto

Il sindaco di Bologna prima sgombera un locale occupato abusivamente da un centro sociale, e dopo qualche giorno si impegna a fornire al medesimo gruppo un palazzetto (90 mila metri quadri) che era stato precedentemente previsto come possibile approdo delle aule di giustizia.

La morale è che il diritto nasce dalla forza, dal sopruso. Chi urla, porta a casa la pagnotta. Poco contano le leggi del Parlamento buone per i titoli dei giornali: se non è voto di scambio questo, cosa lo è? I ragazzi saranno riconoscenti. Le associazioni che si mettono in fila, che fanno i bandi, che compilano certificati antimafia, che rispettano la 626 o complicazioni del genere, sanno cosa dovranno fare domani per portarsi a casa un quartierino. 

Saviano e le Ong

D’altronde se il maître a penser della legalità italiana è Roberto Saviano, c’è poco da imparare. Sulla questione delle Ong ha semplicemente sbagliato, come gli ha correttamente fatto notare mezzo mondo e come dimostrano le carte pubblicate dal Giornale: i delinquenti stanno da una parte ben precisa, e cioè quella dei trafficanti e dei volontari che trattano con loro fino a restituire loro motori e navi, per continuare i commerci. 

La mafia a Foggia, non a Roma

Terzo caso, la mafia sul Gargano. Ma come, abbiamo tenuto qualche anno in regime di carcere duro Carminati e invece abbiamo permesso che entrasse e uscisse di galera Mario Luciano Romito, il boss freddato un paio di giorni fa a Foggia? «Er cecato» avrà pure picchiato, estorto, rubato, ma non risulta che sia stato coinvolto in un agguato a base di kalashnikov e pistolettate a due incolpevoli testimoni che si trovavano lì per caso. 

Insomma, ciò che vogliamo dire è che la temperatura della legalità in Italia è in funzione del pensiero unico della felpetta indignata.  Ci scandalizziamo per Mafia capitale, che non esiste, e ce ne freghiamo di Foggia mafiosa dove si fanno agguati stile Palermo anni ’80.

Combattiamo contro la corruzione della pubblica amministrazione e facciamo centinaia di inchieste per abuso di ufficio se un sindaco (Raggi compresa) nomina chi le pare come suo segretario, e poi permettiamo l’utilizzo di immobili pubblici a favore di centri sociali che occupano illegalmente.

E infine teniamo sott’occhio le regole di funzionamento delle grandi corporation (e ben facciamo) e poi ci sciogliamo davanti alle cooperative e alle Ong solo perché da quelle parti gli amministratori delegati si autodefiniscono «Team leader». 

Nicola Porro, Il Giornale 12 agosto 2017

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