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Contrada, una vittima del reato di tortura

Contrada, una vittima del reato di tortura

Visto che evidentemente ci sono delle procure che hanno tempo a disposizione, una di esse dovrebbe indagare contro «ignoti» per il reato di tortura ai danni di Bruno Contrada.

Contrada, che i giornali definiscono ex superpoliziotto, in realtà è un privato cittadino a cui hanno tolto ingiustamente la libertà per dieci anni.

Ha subito una «tortura giudiziaria», del tipo che la prima pena è quella di subire il processo, negli ultimi venticinque anni. Fino a che una sentenza della Cassazione, di un paio di settimane fa, ha revocato definitivamente la sua condanna.  Non ha potuto restituirgli la libertà, che nel frattempo gli era stata tolta, ma l’onore.

Oggi ha 86 anni, è malato e vive con pochi mezzi. Dal sette luglio, sentenza della Cassazione, ha di nuovo diritto al suo assegno di poliziotto, che gli era stato revocato.

A soli nove giorni dalla fine dell’incubo, il 26 luglio la polizia giudiziaria ha suonato al campanello di casa sua alle 4 del mattino, per una perquisizione che ha prodotto nulla. Ha fatto altrettanto a casa del fratello, dove invece ha potuto acquisire tre fondamentali ritagli di giornale.

Passano altri due giorni e la polizia giudiziaria si ripresenta a casa Contrada. Ma in questo caso l’avvocato dell’ex poliziotto chiama i carabinieri (sì, non è una barzelletta) per farli sloggiare visto che non avevano un titolo per poter interrogare-perquisire Contrada.

Insomma non potevano stare là, come si direbbe in un film americano, senza alcun mandato. Nel frattempo la moglie di Contrada, gravemente malata anche lei, era semiparalizzata sul letto. E i figli fuori città, in vacanza.

La procura di Reggio Calabria sta indagando su vicende di 25 anni fa, del genere noir: trattativa Stato-mafia.

La legge appena approvata dal Parlamento dopo quattro anni di discussioni sul reato di tortura non soddisfa molti: a sinistra per la sua tenuità, a destra per il motivo esattamente opposto. Prevede fino a 12 anni di galera se a commettere il reato è un pubblico ufficiale con abuso di poteri.

La norma non prevede solo sofferenze fisiche, ma anche «traumi psichici» procurati a persone che si trovino «in condizioni di minorata difesa».

Ottantasei anni, malato, indifeso, distrutto da una vicenda giudiziaria che lo ha visto ingiustamente recluso, che motivo c’è di perquisirlo alle quattro del mattino e di ripetere il tutto dopo un paio di giorni?

C’è da scommettere che nessuno riterrà Contrada un torturato: sta dalla parte sbagliata della barricata. 

Nicola Porro, Il Giornale 1 agosto 2017

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