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I dati del Jobs Act sono illusori

I dati del Jobs Act sono illusori

1 “Balzo in avanti dell’occupazione grazie al Jobs Act”. E’ probabile che un pezzo di campagna elettorale si giocherà su affermazioni come questa, sia su un numero che verrà ripetuto come un mantra: 974.000 nuovi occupati (dall’anno zero, cioè dall’arrivo di Matteo Renzi a Palazzo Chigi), sia su un’affermazione perentoria: gli occupati sono tornati ai livelli pre crisi 2008. Quando si ci muove nel mondo magico del ceo capitalism i numeri che connotano certi fenomeni sociali sono, in genere, formalmente veri ma sostanzialmente falsi. In questo caso, dipende se parliamo di “occupati” o di “unità di lavoro”.

Se due persone fanno 4 ore di lavoro al giorno ci sono due occupati ma una sola unità di lavoro, se poi 8 persone fanno un’ora a testa, ci sono otto occupati ma sempre una sola unità di lavoro. E’ l’unità di lavoro il solo dato che conta per definire la produttività.

Come dice l’ex presidente dell’Istat Giovannini, rispetto al 2008 siamo sì, all’apparenza agli stessi livelli occupazionali di allora, ma in realtà siamo sotto di oltre 1 milione. Così come i mitici 7,5 milioni di occupati in Germania nei mini job di cui Merkel si vanta sono veri o falsi, a seconda di come li conteggi. L’unico dato certo è che gli occupati della classe media e di quella povera in Europa e in America sono mal retribuiti, impoveriti, spesso sedati.

2 “Narcotraffico e terrorismo islamico il nuovo mix criminale nel Venezuela di Maduro”. Questa liaison l’ho conosciuta solo grazie a giornali svizzeri, così come la notizia che all’ambasciata venezuelana di Baghdad tra il 2013 e il 2015 furono venduti centinaia e centinaia di passaporti originali a membri del gruppo terrorista Hezbollah, legatisi poi ai narcotrafficanti venezuelani.

Questo mix fa del Venezuela di Maduro una bomba a orologeria pronta a esplodere in qualsiasi momento. Aggiungiamo che è prossima la sentenza verso due nipoti di Maduro arrestati a Haiti mentre tentavano di introdurre negli Stati Uniti 800 kg (sic!) di cocaina (certo che questi di Silicon Valley sul carburante per le app non si risparmiano). Ne vedremo delle belle.

3 “Condannato un allevatore svizzero per aver venduto e macellato due agnelli secondo il rito islamico” (musulmano?). Spietati gli svizzeri nell’applicare la legge federale sulla protezione degli animali che vieta il rito di sgozzare gli agnelli senza averli prima storditi. Sono talmente terrorizzato dal politicamente corretto italico da aver messo “musulmano” tra parentesi, parificando gli animali agli uomini: mi vergogno di me stesso. Il nuovo Berlusconi animalista come si comporterà? In campagna elettorale questa condanna svizzera la enfatizzerà o la trascurerà?

4 “Sta per nascere Lista Civica Nazionale: spariglierà l’offerta politica a sinistra”. Ci saranno Pisapia (salotti intellò), Calenda (salotti economici), Bonino (salotto Soros), XY (salotto vaticano). Immagino come se la ridano Salvini, Di Maio, D’Alema: costoro portano via voti (pesanti?) a Renzi e a Berlusconi non certo a loro. Ne vedremo delle belle.

5 “La seconda giovinezza di Massimo il radicale”. Vedere un D’Alema così in forma, non solo fisica, mi ha spiazzato. Il dossier dei ritagli di giornali su di lui lo stavo per portare in garage (chiudendo così la sua carriera politica) quando, dopo una serie di passarelle in tv ove tutti erano pronti a matarlo, ha avuto un guizzo, si è trasformato come d’incanto.

Ha assunto le sembianze sia del toro, sia del matador, tutti spazzati via come mosche cocchiere. Nei miei studi sulla leadership ho dovuto ricuperarlo in fretta e furia e collocarlo fra i “leader di rimessa”. Quelli che con micidiali contropiedi rottamano gli avversari ancora fermi al tiki-taka catalano. Con lui i talk show avranno una seconda giovinezza e l’Italia avrà il suo nuovo Andreotti, nei secoli dei secoli.

Riccardo Ruggeri, 6 ottobre 2017

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