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La regola dell’invidia che affonda l’Unione

La regola dell’invidia che affonda l’Unione

È inutile girarci intorno, il sessantesimo compleanno dell’Europa comune che si festeggia oggi a Roma non vede una famiglia unita e solidale.

I parenti si guardano in cagnesco rinfacciandosi problemi e mancanze. Quella dell’Italia si chiama debito pubblico, moltiplicato e accumulato – questa è una verità – solo per nostra colpa. Si potrebbe, e forse si dovrebbe, fare un’analisi delle responsabilità tra generazioni, ma non è questo il tema.

Ora però, con il ritorno dell’inflazione e il rialzo dei tassi di interesse, rischiamo di dovere pagare oneri sulla montagna di debito che sarà difficile pretendere dai contribuenti.

La tenuta del debito italiano è il grande tema che tutti gli hedge fund internazionali stanno affrontando. Il modello che alcuni di loro adottano è quello della teoria dei giochi e del cosiddetto equilibrio di Nash (quello per intenderci che prese il Nobel nel 1994 e che ha ispirato Beautiful mind con Russell Crowe).

Non vi spaventate. In fondo l’equilibrio della Beautiful mind l’aveva già scoperto Italo Calvino quando scriveva: «A volte nella vita non riusciamo a raggiungere il meglio, ma almeno possiamo evitare il peggio».

Andiamo più a fondo. Ci sono degli economisti (sperimentali) che hanno cercato di ripetere e falsificare in laboratorio le proprie teorie. Insomma cercano attraverso degli esperimenti umani di capire se le proprie intuizioni hanno fondamento.

Uno di questi esperimenti più riusciti si chiama Ultimatum game. È semplice. Immaginatevi di trovarvi un parco pubblico. Si avvicina a voi un benefattore, il quale vuole regalarvi cento euro, a una sola condizione. Quella cioè di trovare un altro fortunato con cui condividere l’inatteso regalo e che abbia voglia di accettare la sua parte.

Il primo giocatore deve decidere quanto dei cento euro vuole assegnare al secondo giocatore. Quest’ultimo ha però la facoltà di fare andare a monte tutto il cucuzzaro, se non soddisfatto della sua quota parte. Insomma se il secondo giocatore non accetta la sua fetta dei cento euro, anche il primo non può ricevere il dono.

Tutto qua. Ebbene, l’esperimento nel caso in cui il primo giocatore attribuisca al secondo la metà dell’inatteso dono e cioè 50 euro, finisce sempre bene. Il benefattore tira fuori i soldi e i giocatori vanno a mangiarsi una pizza e si bruciano il tesoretto a poker.

Ma cosa succede quando il primo giocatore decide di tenersi per sé una fetta superiore della ricompensa: magari 70 euro, così da riservare al suo occasionale compagno i restanti 30 euro? Le cose cambiano: e l’affare non si fa. L’equilibrio di Nash e cioè il fatto che nella vita a volte non riusciamo a raggiungere il meglio, ma almeno possiamo evitare il peggio, viene apparentemente smentito.

Si inserisce infatti una valutazione etica: il secondo giocatore non accetta i 30 euro, perché il primo ne ottiene settanta. Nonostante questi denari non siano frutto di uno sforzo, non siano la ricompensa di un lavoro effettuato, il secondo non accetta il suo inferiore compenso perché non trova giusto che il primo prenda più di lui.

Questo test di laboratorio certifica, a seconda dei punti di vista, il grande senso di giustizia che anima gli esseri umani o più verosimilmente il forte peso dell’invidia. È vero infatti che il benefattore mi ha dato meno del primo giocatore, ma è pur sempre vero che me ne sarei tornato a casa con trenta euro piovuti dal cielo, invece che con zero.

Cosa c’entri tutto ciò con il nostro debito pubblico è facile da spiegare. La Germania e i paesi nordici, compreso il ministro delle finanze olandese e presidente dell’Eurogruppo che ritiene gli italiani beoni e donnaioli, prima con la Grecia e prossimamente con l’Italia rischiano di adottare politiche economiche (o meglio farle adottare all’Ue) non sulla scorta di una fredda analisi economica e di convenienza relativa, ma vittime dell’Ultimatum game.

Non è giusto che i greci non paghino interamente il loro debito, non è giusto fare uno sconto su quello italiano. Certo che sì. Ma non accettare questa ingiustizia, quanto può costare ai paesi virtuosi dell’Eurogruppo? In buona sostanza un decisore politico ed economico quando procede con le sue scelte dovrebbe sempre considerare il gioco dell’economia sperimentale, per frenare i suoi comprensibili istinti, a favore di una scelta più conveniente per se stesso e per chi rappresenta.

Le molte proposte (il primo fu Giulio Tremonti) di dare una dimensione europea alle emissioni di titoli di Stato nazionali hanno un certo contenuto di ingiustizia (una sorta di socializzazione europea dei bagordi passati del fianco sud dell’Europa), ma rischiano di tenere insieme un sistema, quello dell’euro, che altrimenti crollerebbe.

E nessuno guadagnerebbe più un euro.

Nicola Porro, Il Giornale 25 marzo 2017

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