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La sicurezza non è una cosa di sinistra

La sicurezza non è una cosa di sinistra

A forza di raccontare e titolare una sciocchezza, si rischia di credere che la sciocchezza abbia un fondo di verità. Ieri Repubblica titolava in prima pagina un’intervista al ministro degli interni Marco Minniti: “La sicurezza è di sinistra”.

L’ex dirigente comunista, con una lunga lista di incarichi di sottogoverno sta svolgendo un buon lavoro al Viminale. Ma ovviamente non può negare la sua storia nel più importante partito comunista d’Europa, che guidava da dirigente calabrese, mentre nel resto del mondo c’erano Reagan e Thatcher.

Con lui una lunga serie di intellettuali, rigorosamente di sinistra, alcuni di loro con un bel passato da gruppettari, che ci spiegano come la sicurezza sia di sinistra.

Giuliano Ferrara fu uno dei pochi che si staccò dal branco di sinistra: quando intorno a lui il partito puzzava di brigate rosse, si è battuto con coraggio per denunciare i compagni di banco. Ma insomma, questa è un’altra storia. Ciò che ci preme affermare è che la sicurezza non è affatto un tema di sinistra.

Al contrario, la sinistra per decenni ha lasciato la questione alla destra. Ridicolizzando chi la sosteneva, e banalizzandola come istanza fascista. E inutile che oggi da sinistra ci facciano il pippotto sul fatto che la mancata sicurezza delle nostre città colpisce i più deboli, i più poveri, insomma la constituency che dovrebbe votare a sinistra.

Le politiche di accoglienza senza se e senza ma, da quali ambienti arrivano? Tra dieci anni, se non prima, quando le tensioni sociali scoppieranno, chi dobbiamo ringraziare?

L’insicurezza non nasce solo dai violenti campeggi in polesine di Igor. Nasce dal fatto che per anni abbiamo cercato di togliere le armi alle forze dell’ordine, dal fatto che abbiamo contestato i militari in città evocando Pinochet, e che solo recentemente abbiamo urlato contro l’efficacia dei blitz alle stazioni centrali, e che quando si parla di legittima difesa denunciamo il rischio far west come si ci piacesse i close-east.

C’è una cultura profonda, radicata, di sinistra appunto, che guarda più alle ragioni (i sociologi sono degli specialisti) di chi delinque, che alle offese di chi subisce.

Ecco gentile ministro Minniti, oggi tutti chiedono maggiore sicurezza. Ma non rivendichi questa battaglia come prodotto della sua cultura. È la sinistra, che lei ha evidentemente abbandonato nel suo percorso governativo, che ha le maggiori responsabilità di un paese che non si fida più dei proclami governativi e tende ad andare in armeria.

Come direbbero quelli di sinistra, si tratta di una questione culturale, quella che hanno imposto loro stessi, con la loro egemonia ideologica.

Nicola Porro, Il Giornale 11 maggio 2017

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4 Commenti

  1. Forse in Italia, forse negli ultimi anni, ma nemmeno.
    Il Governo renzi e ora Gentiloni si sono dimostrati i più acerrinimi nemici dell’ISIS in Europa, con provvedimenti che riescono a fare espellere decine di Imam.
    In Italia abbiamo arrestato Riina, Provenzano, abbiamo quasi sconfitto la mafia con Berlusconi, ma anche grazie alla sinistra.
    Poi c’è da dire che il numero dei reati non è che sia così aumentato, invece è aumentata la PERCEZIONE del pericolo quello si, basta leggere le statistiche dell?istat.
    In Italia ci sono lo stesso numero di omicidi che nella città di Chicago.
    Dove la vendita di armi è ben più libera che in Italia.

  2. Poco da aggiungere

  3. La sinistra è sempre stata refrattaria ad un certo ordine e disciplina…. se si gira per le citta’ europee, si possono notare sovente militari che controllano strade e piazze, ma non mi pare che ci siano regimi o dittature al giorno d’ oggi. Se i nostri politici girassero veramente per le citta’ europee da semplici cittadini, senza scorte, forse si renderebbero conto del degrado che versano le nostre citta’.

  4. Analizzare e comprendere le ragioni di chi delinque non è giustificare il colpevole ma è utile per rimuovere le cause che generano il delinquente. Con le armi ci si può difendere (se si è capaci di usarle) ma non rimuovono le condizioni che generano i delinquenti. Lorenzo Torino

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