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La Svezia distrutta dal politicamente corretto

La Svezia distrutta dal politicamente corretto

1 “Dibattito Renzi-Floris”
Due ore piacevoli, politicamente inutili. Nel 2014 scrissi “Renzi farà in tempo a farci sognare, non farà in tempo a deluderci”. Sbagliai.

2 “Il sogno nascosto di ogni italiano: avere 67 anni o essere nei Panama Papers”
Siamo ridotti a questo.

3 “La mia Svezia, paradiso dei diritti, a rischio paranoia”
Critico ferocemente la Svezia e i paesi scandinavi da una vita, ma il titolo non è mio, è del regista di The Square, Ruben Östlund, Palma d’Oro a Cannes. È il primo film, immagino, ove l’ispirazione non viene non da un romanzo, da un quadro, da una scultura, ma da un’installazione. È di Kalle Boman e simboleggia “il luogo dell’inclusione e del bene di tutti” (da solo non ci sarei mai arrivato).

Poveri svedesi, per tutto il Novecento sono stati i primi della classe, compunti ci raccontavano e si raccontavano la balla socialdemocratica di essere riusciti a far convivere benessere e libertà. Ora sono così in crisi, esistenziale, che si accorgono di avere, sotto casa, un fenomeno di grandi dimensioni, quello dei mendicanti.

Il loro modello produce sempre più mendicanti. E allora Östlund si pone una (oscena) domanda: “Meglio mantenere un livello sociale che mi permetta di aiutarli con l’elemosina (sic!) oppure cambiare radicalmente il mio modo di vita e far sì che fra ricchi e poveri ci sia maggior equilibrio?”.

Caro Ruben, lei è arrivato al nocciolo del problema, il ceo capitalism è incapace di risolvere i problemi della nostra “vita”, non va oltre che proporci un certo, ridicolo “stile di vita”.

Però quella che si fa non è una domanda, ma una sega mentale. Voi svedesi non siete più culturalmente attrezzati per uscire dal vostro bozzolo, ed entrare nella vita vera. Non siete più uomini-uomini, ma uomini-lepidotteri, distrutti da decine d’anni di politicamente corretto, assunto via biberon, poi in vena. In altri termini, la seconda opzione, quella giusta, non siete in grado di praticarla. Sorry.

4 “La Russia ha nostalgia di Stalin”
Lo sostiene il più grande demografo russo, un antiputiniano, Lev Gudkov. Lo ripeto da anni, i nodi stanno arrivando al pettine, il modello del ceo capitalism e della globalizzazione selvaggia sta apparendo ai popoli dei paesi avanzati, tutti, salvo la Cina, per quello che è: un pericolo, la nuova peste (digitale) del XXI secolo.

Il ceo capitalism per sopravvivere ha bisogno al vertice di un autocrate, alla fine della fiera funzionerà solo in Cina, accoppiandosi con il maoismo. Infatti Xi Jinping si è autonominato “grande timoniere” e si è dato come obiettivo dominare il mondo entro il 2049.

Il caso più interessante è la Russia, l’unico paese con un modello convenzionale seppur con un semi-autocrate al vertice. Putin ha il consenso dell’86% dei cittadini, eppure il 50% di questi sognano Stalin. Altro dato, causa le sanzioni occidentali, il reddito è caduto del 15% ma il consenso di Putin cresce.

Sono convinto che se si riuscisse a sondare in profondità i sentimenti più nascosti di noi europei, i francesi sognerebbero De Gaulle, forse Napoleone, gli inglesi la signora Thatcher, gli spagnoli Francisco Franco, e mi fermo qua, per non fare accoppiamenti imbarazzanti.

5 “Meloni, Berlusconi, Salvini: ecco il programma per vincere”

Titolo e schema di programma sono miei, meglio derivano da una lettura critica e approfondita del libro (2015) “Saving Capitalism” del dem. ed ex ministro del Lavoro Robert Reich. L’analisi più veritiera, perché fatta sulla propria pelle, si palesò sotterraneamente durante il secondo mandato di Barack Obama, non fu colta dalle élite, fu opera della porzione più alta della classe media americana (il mio riferimento culturale), quella che aveva creato lo sviluppo sia politico che economico dell’America (per autocitarmi, “l’America di Wichita, Kansas”).

Quella che partendo dalla classe operaia o contadina o della piccola borghesia, grazie all’ascensore sociale, instancabile perché in funzione giorno e notte, aveva creato una ricchezza vera (non cartacea), facendo dell’America un Impero. Ci avrebbero pensato ClintonBushObama, con il supporto determinante degli economisti, a distruggerlo per eccesso di intelligenza e di supponenza.

Progressivamente questa classe si è trasformata in una “anxious class” per tre motivi: a) insicurezza economica; b) non protezione statale verso il terrorismo e il crimine; c) drammatiche conseguenze dell’immigrazione illegale che erodono i valori nazionali e minacciano la ripresa del mercato del lavoro. Analisi banale, nella sua ovvietà.

Torniamo in Italia. Ripartitevi i ruoli. Uno vada in cucina, una in sala, l’altro stia sulla porta con il tovagliolo (candido) sul braccio per invitare i clienti a entrare. Preparate un menù con questi tre componenti, impiattate, qualche fogliolina di guarnizione, una bottiglia di Passerina, una di Dolcetto, e voilà. Vincerete. Forse.

PS. A meno che dopo le elezioni uno di voi tradisca. Forse.

Riccardo Ruggeri, 9 novembre 2017

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