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Le quattordici domande agli ex signori del Monte

Le quattordici domande agli ex signori del Monte

Sulla questione del Monte dei Paschi di Siena tutti i commentatori hanno una soluzione e una critica. Noi compresi. Oggi ci permettiamo però di fare un po’ di domande e ci piacerebbe assai, visto che verranno impegnati soldi pubblici, che qualcuno, dal ministero dell’Economia e delle Finanze, ci potesse dare una risposta.

Cerchiamo di farla semplice.

  1. Perché improvvisamente sono stati trovati 20 miliardi di euro per salvare le banche. Insomma perché oggi è possibile fare qualcosa che fino a ieri era considerato impossibile. Cosa è cambiato?
  2. Cosa hanno di diverso i 40mila piccoli risparmiatori che hanno investito in obbligazioni subordinate Mps dai 10.500 delle quattro banche saltate l’anno scorso e che, sembra, perderanno ben di più del proprio investimento?
  3. Perché questi quattrini transitano direttamente dal debito pubblico e non passano per il deficit? Scusate l’ignoranza contabile, ma in questo modo si può fare tutto: aumentiamo il debito, senza aumentare il deficit al quale ogni anno ci impicchiamo con manovre miliardarie. Se questi 20 miliardi fossero contati in deficit, si sfonderebbe la porta del 4 per cento.
  4. Come sono stati impiegati i dieci miliardi che il mercato ha dato negli ultimi anni al Monte, posto che in Borsa ora vale sì e no, 500 milioni? Sono stati bruciati dalle recenti gestioni e come? Scusate l’ignoranza se lo stock di prestiti farlocchi è diminuito di un miliardo circa, in cosa sono finiti i capitali recuperati negli ultimi cinque anni?
  5. È vero che dalla crisi, cioè dal 2007, a oggi, le cosiddette investment bank, le banche d’affari, si sono «ciucciate» commissioni da quella che un tempo era la quarta banca italiana per 1,3 miliardi di euro? Qualcuno ha fatto un mucchio di affari sulla crisi di Siena.
  6. Perché a inizio settembre il governo ha fatto fuori la passata gestione del Mps (Viola) e sostituito con Morelli? È perché più gradito a Jp Morgan, nuovo consulente finanziario della banca?
  7. Perché il Tesoro ha accettato di cambiare advisor finanziari e ha permesso loro di studiare un piano di aumento di capitale, senza pretendere alcuna garanzia da parte loro?
  8. È vero che uno dei fondi, quello qatarino, in trattativa per entrare nel monte, ha richiesto una sorta di salvacondotto fiscale, su un’altra partita in corso? E non l’ha ricevuto.
  9. Le banche d’affari hanno comunque preso delle laute commissioni per avere studiato il piano, ma non le success fee, cioè le commissioni che si erogano quando il progetto va a buon fine. A quanto ammontano queste commissioni?
  10. In circa un anno di tira e molla sono scappati dalla banca risparmiatori con depositi per venti miliardi, pensate che qualcuno di loro possa mai tornare a casa?
  11. Il piano industriale approvato che prevede nel 2019, la bellezza di un miliardo circa di utili è carta straccia? Davvero qualcuno pensa che sia realizzabile? Lo è (realizzabile) come il successo dell’attuale aumento di capitale (fallito), o l’ingresso del fondo sovrano del Qatar (volatilizzato)?
  12. Confermate la presenza dello Stato per massimo 18 mesi?
  13. È del tutto evidente che in un anno e mezzo, il meglio che si potrà fare è cercare un acquirente per il Monte. Credete veramente con i depositanti che scappano, i manager migliori che hanno lasciato e molti dipendenti che verranno prepensionati, sia una banca che in così poco tempo si possa riprendere?
  14. Una volta che lo Stato entrerà metterete un tetto a stipendi e liquidazioni del top management, come fecero gli americani all’epoca dei loro salvataggi bancari?

Non si tratta di domande complicate e neanche retoriche. Troppa opacità ha caratterizzato la gestione della banca fino a oggi. Da domani tutti gli italiani saranno azionisti, con le loro tasse, del Monte. Il governo avrà il dovere di non nascondere più niente. Altrimenti il suo comportamento sarà del tutto identico a quello tenuto dalla Fondazione e dai suoi vertici che hanno portato di fatto la banca alla sua morte.

Un’ultima avvertenza ai piccoli risparmiatori. Oggi con i nostri soldi vi abbiamo salvato. Sì, noi contribuenti ci siamo autotassati per non farvi perdere il gruzzoletto investito in strumenti (che vi hanno venduto per sicuri ma tali non erano) complicati. Ma ora basta. Chiunque da oggi in poi investa anche un euro in quella banca si assuma le sue responsabilità. Non facciamo del Monte una nuova Alitalia.

Nicola Porro, Il Giornale 24 dicembre 2016

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