TwitterFacebook
Menu
Si vota in autunno? Alcuni si scoprono liberisti

Si vota in autunno? Alcuni si scoprono liberisti

I mercati sono in fibrillazione per l’ipotesi che in Italia si voti in autunno. Molti commentatori, praticamente tutti, si sono improvvisamente scoperti mercatisti.

Qualcuno dice liberisti. È il contrario. Non c’è nessun liberale che possa credere che i tempi della democrazia siano dettati dall’economia. Al contrario questo è il tipico pregiudizio marxiano, diffusissimo tra i nostri celebri commentatori.

Un liberale vuole che le regole siano pro mercato e non che la democrazia sia un mercato. Abolire i voucher è da pazzi, non decidere che le elezioni si tengano a ottobre o a settembre.

Lo Stato che espropria l’Ilva ai legittimi proprietari e poi la cede ad un gruppo di cui fa parte la signora Marcegaglia, nominata dalla politica ai vertici di una società pubblica, ebbene questo è contro il mercato. Oltre che contro il buon senso.

La lista potrebbe essere infinita.

Cosa dovremmo fare se prendessimo per buono (cosa che non condividiamo) il segnale della finanza? Saremmo forse costretti a decidere la data delle elezioni in virtù dei terminali di Borsa? Se a febbraio, scadenza naturale della legislatura, ci fosse casino sui mercati, forse potremmo rimandarle ancora?

E ancora, ponendo di accettare il diktat delle Borse di oggi, qualcuno può forse immaginare una legge di bilancio da approvarsi a dicembre di lacrime e sangue da parte di uomini politici che poi andrebbero dopo poco al voto? Insomma per la nostra tenuta dei conti, a cui i commentatori sono molto attenti, non sarebbe peggio una manovra di stampo elettorale?

La finanza, cioè l’andamento delle quotazioni di breve sui mercati, ha logiche sue. Che si debbono rispettare. Ma è curioso come gli stessi che tanto criticano la finanza, la utilizzino poi per fini di bassa cucina elettorale.

Continuando su questo crinale. Anche Brexit potrebbe fare male alla City: vogliamo forse cancellarla? Qualcuno, per la verità, ci ha sperato. E contro Trump sono stati agitati i demoni della finanza (come per la mancata approvazione del referendum in Italia, si ricordino le cavallette previste da Confindustria) che puntualmente non si sono verificati.

La clava della Finanza e delle Borse ha un doppio effetto sull’opinionista unico italiano. Da una parte è la causa dei nostri mali, è il «neoliberismo» che ha ucciso posti di lavoro. Dall’altra diventa utile per evitare che si facciano elezioni democratiche, perché si rivolterebbe contro.

Decidetevi: o ci sta distruggendo, o ci deve dirigere. Nessuna delle due opzioni, per un liberale, è quella giusta.

Nicola Porro, Il Giornale 31 maggio 2017

Condividi questo articolo

Rispondi