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Opere incompiute e tangenti. «Così l’Italia spreca denaro pubblico»

Opere incompiute e tangenti. «Così l’Italia spreca denaro pubblico»

Intervista di Gerardo Marrone su Giornale di Sicilia del 18 luglio 2014

Incompiute e corruzione, le due facce della stessa medaglia. «Sempre spreco di denaro pubblico», esclama Nicola Porro, vicedirettore del quotidiano Il Giornale e conduttore di Virus, Il contagio delle idee su Rai 2. Solo un esempio di cortocircuito degli appalti lo scandalo Museo di Venezia per cui oggi la Camera dovrà votare l’autorizzazione all’arresto di Giancarlo Galan. E Porro commenta: “Le… vanno condannate in ogni caso, ma qui il problema è che passano le tangenti e non vengono finite neppure le opere.”

Malaburocrazia e malapolitica si alimentano di lavori pubblici, eppure rischiamo di dover restituire all’Ue oltre 5 miliardi di fondi per mancanza di progetti. Un paradosso?

Fino a un certo punto. Perché è abbastanza ridicolo questo sistema per il quale vengono presi soldi ai contribuenti italiani e buttati in una specie di calderone comunitario. Da lì, poi, tornano sotto controllo italiano dopo essere stati sotto quello europeo. In sintesi, esiste un’intermediazione politico-burocratico del denaro dei cittadini caratterizzato da decine di passaggi. E questo è un male. Guardiamo sempre al dito, dimenticando la luna: certi vincoli all’interno dell’Unione, oggi, sono davvero superati.

Possibile che si debba aspettare sempre un’inchiesta giudiziaria, gli arresti, i processi per scoprire che qualcosa non va in un appalto?

Che qualcosa non vada nel sistema degli appalti in Italia è di tutta evidenza. Bisogna vedere cosa si riesce a fare e come, questo nella sfera pubblica vale sempre al di là del fatto che ci siano degli arresti. Chissà quante opere sono costate di più di quanto fosse stato progettato e ciò è avvenuto senza intervento della magistratura. È vero, però, anche il contrario…

Cioè?

Cioè capita pure che la magistratura decide di arrestare chi non segue le procedure ordinarie del codice degli appalti pur di realizzare i lavori in tempi rapidi e con costi certi. Mi riferisco al caso di Antonio Giulio Rognoni (ex direttore generale della società Infrastrutture Lombarde ndr), l’uomo che negli ultimi cinquant’anni ha fatto più ospedali in Lombardia, con costi per posto-letto inferiori a tutt’Italia. Strano che vada in galera chi accomoda la legge pur di fare le cose per bene, secondo criteri di urgenza e praticità, mentre resta impunito chi ha solo rispettato sulla carta tutte le norme.

Adesso scende in campo Raffaele Cantone l’Autorità Anticorruzione per Mose, Expo e chissà cos’altro ancora. Servirà?

Assolutamente no, fumo negli occhi. Le solite cose all’italiana: un tempo si faceva un tavolo, poi siamo passati alle Autorità. Si pensa che basti l’uomo della Provvidenza, invece la lotta alla corruzione si combatte con minore presenza dello Stato.

Non è detto, poi, che i Garanti risultino sempre efficaci. Ad esempio, dov’era l’Autorità per la vigilanza sulle Opere pubbliche mentre a Venezia procedevano a rilento (e male) i lavori delle barriere antinondazione?

Cantone, peraltro, si trovava a dovere guidare la stessa Autorità con le medesime persone di prima e qualche potere in più. Uno, comunque, è incredibilmente forte. Mi riferisco alla possibilità di commissariare un’azienda, o un suo ramo, se esiste il sospetto che abbia corrotto. Sulla carta, tutti applaudono, ma questa è una delle più grosse violazioni al diritto d’impresa e alla proprietà che si possa immaginare. Un giorno, quando Cantone sarà sostituito, qualcun altro si ritroverà ad avere in mano un potere così senza alcun bilanciamento.

A proposito di Mose. La Giunta per le Autorizzazioni della Camera ha votato per l’arresto di Giancarlo Galan. Scontato che finirà nello stesso modo in Aula?

Penso proprio di sì. Anche su questo, bisogna notare una gigantesca ipocrisia della politica. Le esigenze di custodia cautelare vanno sempre ponderate con attenzione. Capisco gli abusi di chi in passato si è servito dell’immunità, però oggi il pendolo è tutto dalla parte della magistratura con il massimo del consenso dell’opinione pubblica e dei giornali.

Dunque?

In questa condizione le guarentigie servono, perché è impossibile non nutrire una certa preoccupazione rispetto a talune inchieste. Non tutti i magistrati sono scrupolosi e attenti come Carlo Nordio a Venezia, sempre per restare al caso Galan. Giusto indagare su chiunque. Contesto, però che qualcuno possa indulgere a un clamore mediatico com’è, fra l’altro, avvenuto nel caso Fastweb.

Nessuno, dunque, tocchi l’immunità dei futuri senatori. Anche se nominati e non eletti?

Sarei abbastanza d’accordo, anche se io ritengo che il Senato debba essere abolito. Sic et simpliciter. Io, ad ogni modo, darei l’immunità soltanto a quei politici che hanno possibilità di incidere. Che senso, invece, concederla soltanto a chi ha ruoli rappresentativi, a chi sta lì a fare la bella statuina?

Ritornello alla moda: “Servono riforme per combattere il malaffare”. E se, invece, cominciassimo dalla semplificazione normativa?

Dietro ogni passaggio burocratico, dietro ogni permesso esiste il pericolo della corruzione. E altrettanto va detto per ogni interpretazione della norma. Esiste, poi, anche un fenomeno che definirei di corruzione legale. Parlo di consulenze, pareri, collaudi: sono spese che cittadini e imprese devono sopportare quotidianamente per interloquire con il sistema pubblico.

Diverrà almeno realtà la semplificazione burocratica?

Credo poco che i burocrati possano autosemplificarsi, solo perché lo dice la legge. Bisogna ridurre, invece, gli ambiti di intervento dell’amministrazione pubblica. La soluzione si chiama autocertificazione, oppure a ogni piè sospinto dobbiamo confrontarci con una norma che deroga a quel principio.

 

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