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Stato di paura (Michael Crichton)

Stato di paura (Michael Crichton)

Se ecologismo fa rima con terrorismo

Questa settimana per la nostra biblioteca liberale vogliamo scrivere di un autore che proprio non vi immaginereste tra i classici del liberalismo: Michael Crichton.

Non saltate sulla sedia e tra poco speriamo di farci capire. Crichton si laurea in medicina ad Harvard e scompare per una brutta malattia, a sessantasei anni, solo pochi anni fa. Probabilmente è conosciuto in tutto il mondo per il suo romanzo best seller Jurassic Park e per la scrittura della serie televisiva E.R, medici in prima linea.

È autore di numerosi romanzi che gli hanno fatto avere un successo unico con 150 milioni di copie. Ma il libro che ci interessa per questa rubrica è Stato di Paura (Garzanti). È un libro avvincente in cui la trama è tanto semplice quanto eterodossa: un gruppo di ecocriminali con strumenti futuribili cerca di rendere clamoroso il fenomeno del riscaldamento del pianeta modificando il corso naturale della terra, in maniera artificiale si cerca di alimentare uno stato di paura al fine di rendere il business dell’ecologismo sempre più florido.

Nel libro ci sono personaggi favolosi, è scritto con abilità narrativa unica e ha un punto di vista controcorrente soprattutto se si pensa che fu pubblicato nel 2004, quando sui temi del riscaldamento globale il pensiero era unico.
Ma il motivo per il quale ve lo segnaliamo, a parte la godibilità della lettura, sono le ultime pagine: Il messaggio dell’autore.

Leggiamo qualche frammento: “è troppo poco ciò che conosciamo dell’ambiente, dalla sua storia passata al suo stato presente, per sapere come conservarlo e proteggerlo. Penso che credere nell’imminente scarsità delle risorse, dopo duecento anni di falsi allarmi, sia piuttosto irragionevole”.

Crichton parla di “veditori di paura. L’attuale preoccupazione quasi isterica riguardo alla sicurezza è uno spreco di risorse e un fardello per lo spirito umano, e nella peggiore delle ipotesi un invito al totalitarismo“.

Avete letto bene: il grande romanziere intuisce come la nuova frontiera del determinismo storico, dell’ineluttabilità dei processi storici, passi per il fanatismo ambientale. E conclude: “sono certo che nel mondo c’è troppa certezza”. Le precedenti 649 pagine (non vi spaventate, si bevono in un sorso solo) non sono altro che la trasposizione romanzata di questi principi.

Un bagno di freschezza, di originalità che arriva da un fenomeno della cultura americana che ha saputo coniugare un grande successo commerciale senza accondiscendere allo scontato occhiolino nei confronti delle mode del politicamente corretto. Ci piace.

 Nicola Porro, Il Giornale 5 aprile 2015

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