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Porro vs Bonafede (M5S), ecco quello che è successo

Porro vs Bonafede (M5S), ecco quello che è successo

Di seguito, potete vedere i momenti salienti del mio battibecco con Alfonso Bonafede (M5S) durante la puntata di “Piazza Pulita”.

Il reddito di cittadinanza? l’aveva pensato già Milton Friedman…

 

Reddito di cittadinanza? Sì, ma a certe condizioni…

 

Alfonso Bonafede: mi stupisco che qualcuno…

 

Porro: non sono una zucca, ma come si permette!

 

Porro: Lei non si può permettere…

 

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2 Commenti

  1. sig. Porro risponda a questa semlice domanda:
    Il lavoro a cosa serve?
    La sua risposta mi serve per capire fino dove devo arrivare per farle comprendere a cosa serve, come funzione e dove trovo i 3 lavori da proporre a chi usufruirà del RdiC

  2. Il reddito di cittadinanza è una boiata pazzesca. Il Movimento è una boiata pazzesca.
    Detto questo non significa che non si possano adottare delle soluzioni simili per far sì che i cittadini con un reddito non sufficiente possano comunque essere assistiti, non dallo Stato, ma direttamente da chi li ha sempre assistiti dalla nascita. Mi spiego: quando si mettono al mondo dei figli, questi rimangono un costo fino a che non raggiungono l’età produttiva, fino all’età post-scolare, insomma. Un costo ingente che parte dalla gravidanza e continua fin dopo il parto, costi in crescendo esponenziale che partono dalle cure per la salute, il mantenimento, vestiario, trasporto, Istruzione; dal natale all’adolescenzia non si bada a spese, fin quando non iniziano le esigneze secondare: il telefonino, la paghetta per portar fuori la morosina, la prima macchina, la retta dell’università, ecc… in pieno periodo di disoccupazione. Se il lavoro manca è perché c’è un problema specifico che lo fa mancare, ma dilungarsi su questo sarebbe un OT. Comunque…
    Una persona lavora più di 40/50 anni per crescere e mantenere un figlio che alla voce di bilancio rappresenta, ha sempre rappresentato e rappresenterà un costo per sempre (alla faccia dell’affetto); e quando il figlio inizierà a lavorare (sempre che trovi un lavoro), guadagnerà per investire nel suo futuro, non per sistemare il passato: appena un figlio inizierà a lavorare si accollerà lo stesso fardello del padre, e senza poter rimborsare un centesimo a chi lo ha nutrito, cresciuto e mantenuto. Al massimo potrà solo fare ai suoi vecchi ragali di natale e compleanno ogni tanto. Il problema sta proprio qui, i problemi hanno sempre una base: i figli dovrebbero lavorare per rimborsare i genitori! Le persone dovrebbero procreare proprio per arrivare al giorno in cui saranno i loro figli a prendersi cura dei propri genitori, come i genitori lo hanno fatto per i ficli. E’ matematica, non è una opinione. E la matematica dice che si manca ci ciclicità, manchiamo dei presupposti naturali come quelli che dominano le stagioni.
    L’inps paga le pensioni al lavoratore attraverso le imposte che derivano, per circa il 73% dai contributi obbligatori: 9% a carico del lavoratore, il 24% a carico dell’impresa, il restante 30%, mediante trasferimenti da parte dello Stato direttamente dalla fiscalità generale, la quale va a finanziare le attività di assistenza sociale. Se una discreta percentuale delle imposte, soprattutto quelle a carico del lavoratore fossero utilizzate per rafforzare la pensione di chi ha già dato il sangue per il proprio figlio, lo Stato si troverebbe con tanti problemi in meno da risolvere e, a catena, con altrettanti problemi risolti.
    Se in busta paga venissero detratte voci NON per una pensione che vedrò fra 40 anni, ma per una pensione che vedo subito in tasca ai miei genitori, io mi sentirei meglio con me stesso; i miei genitori avrebbero di che mantenersi, lavorerebbero 20 anni di meno, andrebbero in pensione a 45/50 anni, potrebbero godersi un po’ di quella vita negata dagli impegni e dagli obbligh familiari.
    Ed io figlio perpetuerei il processo: e tromberei come un riccio per mettere al mondo figli che arriveranno ad una età che consentiranno loro di mandarmi in pensione anticipatamente e mi aiuterebberp a mantenermi e mi pagherebbero le vacanze e tutto quel che non ho potuto fare od avere quando ero impegnato. Per me sarebbe una soddisfazione avere figli.
    Detto questo, grazie ad una soluzione di questo tipo, inevitabilmente si alzerebbe il tasso di natalità e conseguentemente si abbasserebbe l’età media della popolazione nazionale, e riducendosi dasticamente l’età pensionabile di tutti i lavoratori con prole, i quali lascerebbero vacanti tantissimi posti di lavoro, ne gioverebbe tutta l’economia nazionale perché poter contare su leve sempre fresche garantirebbero l’evoluzione sistemica di tutto il sistema economico nazionale. Con una mossa tutti contenti.
    Una soluzione di questo tipo significherebbe mettere nelle condizioni le persone di ripagare il debito che hanno nei confronti di chi li ha creati, cresciuti e mantenuti e di abbattere drasticamente il tasso di disoccupazione. L’unica nota stonata sarebbe una crescita sproporzionata della popolazione.
    Ad oggi esistono persone che hanno vissuto sulle spalle dei propri genitori senza poter loro ripagarli differentemente dall’amore e dall’affetto, e tante di queste persone sono le stesse che sono costrette ad aspettare la morte dei propri genitori per continuare a campare sempre grazie a loro sulle loro tombe.

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