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Il prezzo del fallimento

Il prezzo del fallimento

Quando i prezzi non aumentano si dovrebbe gioire. Se l’interpretazione dell’economia si discosta troppo dal buon senso, è la prima a sbagliare e non il secondo a essere fuori luogo.

Eppure sui prezzi bisogna fare un supplemento di indagine. I prezzi di un bene o di un prodotto in genere diminuiscono per due ordini di motivi. Il primo è che non c’è richiesta di quel bene. Il secondo è che la concorrenza e la competizione tra produttori hanno abbassato il prezzo a cui un bene o un servizio può essere ragionevolmente venduto.

Un caso di scuola è quello dei servizi di telefonia. Un lustro fa essi sono crollati grazie all’accesa competizione tra i gestori.

Domandona da cento punti: secondo voi nel 2015 i prezzi in Italia stanno diminuendo per l’accresciuta concorrenza o perché i consumatori non spendono? Temo che la risposta corretta sia la seconda. Ecco perché i dati sull’inflazione di novembre, che hanno visto un calo dello 0,4 per cento, sono preoccupanti.

Essi non descrivono un mercato più competitivo, ma ne disegnano uno asfittico. Non per caso, la Banca centrale europea sta inondando il sistema creditizio di liquidità. Spera che per questa via si riprenda a consumare. Purtroppo il cavallo, cioè i consumatori, non beve. Non tanto per la mancanza di acqua, e cioè la liquidità, quanto per la difficoltà di approvvigionarsene (le assurde regole di Francoforte sulle banche che di fatto rendono sconveniente prestare ciò che oggi hanno in abbondanza).

Non bisogna dimenticare mai la lezione degli economisti liberali. Il sistema dei prezzi è la ragione vera per la quale il capitalismo ha sconfitto il socialismo reale. I prezzi non sono altro che un’informazione, un favoloso concentrato di informazioni sui desideri, le passioni, le rinunce di milioni di individui che in ogni istante attraverso un prezzo indicano la propria scelta.

Un’istituzione spontanea che in ogni istante ci racconta lo stato di salute di una società complessa. Se essi aumentano rapidamente c’è un grande disordine, una voglia di arraffare che spesso dipende solo dal desiderio di disfarsi di una moneta che ogni istante che passa perde di valore. Al contrario, se il sistema generale dei prezzi crolla (e non solo quello di un bene o di un servizio) bisogna stare attenti, la malattia, come detto, può essere anche peggiore.

È il rischio che stiamo correndo oggi in Italia e in Europa.

Nicola Porro, Il Giornale 1 dicembre 2015

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