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Vilfredo Pareto, Il Capitale (Vilfredo Pareto)

Vilfredo Pareto, Il Capitale (Vilfredo Pareto)

Quando Pareto fece a pezzi il Capitale di Marx

Alla fine dell’Ottocento Karl Marx è una star. È un Saviano, si parva licet, su scala globale: è la cosa giusta, scritta nel momento giusto, e appoggiata dai salotti giusti.

Sono in pochi a contestarlo. Il socialismo è agli inizi, ma gode di grande fama. Il Capitale (1867) è già stato pubblicato in Italia, ma Vilfredo Pareto si mette di buona lena e legge il complicato e un po’ confuso testo. Ne esce un piccolo saggio magnifico.

Pubblicato prima in Francia per Guillamin e poi in Italia per la casa editrice palermitana Sandron. Una chicca ripubblicata oggi da Aragno (Vilfredo Pareto, Il Capitale) con una premessa di Michele Bonsarto.

A differenza del prefattore, mi sembra che Pareto non salvi alcunché del testo del filosofo di Treviri.

Parte duro: «L’esame di un’opera può farsi seguendo due metodi. Il primo, che è specialmente polemico, non si preoccupa punto di separare la verità dall’errore. E condanna in blocco una teoria, applicandosi soprattutto a metterne in rilievo i difetti, che esso stesso esagera. Il secondo metodo non ha al contrario altro scopo che quello di sceverare la verità dall’errore».

Marx, sostiene Pareto, ha adoperato il primo metodo parlando dell’economia liberale. L’economista italiano, chiosando il Capitale, si preoccupa di adottare invece il secondo metodo, che poi è quello scientifico.

Pareto dice che Marx avrebbe dovuto titolare il suo libro Capitalisti, più che Capitale, poiché è contro di loro che rivolge il suo sguardo.

E poi critica (cosa che oggi è diventata generalmente accettata) la cosiddetta teoria del valore marxiana. «Marx cade nell’errore di non fare abbastanza attenzione a ciò che il valore d’uso non è una proprietà inerente a ciascuna merce, come sarebbe la composizione chimica, ma è al contrario un semplice rapporto di convenienza tra una merce e uno o più uomini. Questo errore è ancora più manifesto per il valore di scambio, ed è una delle cause principali del sofisma che si trova nella teoria del plus-valore».

Pareto con semplicità spiega come il valore di una merce sia il valore che ad essa viene attribuita dallo scambio e dalla posizione relativa di che intende scambiare. Un bicchiere d’acqua non ha un valore d’uso intrinseco, basti pensare quanto vale per un assetato nel deserto rispetto a quanto sia apprezzato da un cittadino davanti a una fontanella.

Anche l’economia borghese su questi termini – ammonisce però Pareto – ha spesso fatto confusione, come ad esempio quando attribuisce al valore di scambio il costo di produzione.

Non vi preoccupate il testo non è così complicato. Certo, è una lettura per chi abbia un minimo di infarinatura microeconomica. È favoloso vedere la lucidità di Pareto e scorgere in alcune sue critiche al marxismo, alcuni tic che ancora contraddistinguono il pensiero dominante e collettivistico di oggi.

Nicola Porro, Il Giornale 11 giugno 2017

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