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Santità, una confusione cronica sembra contrassegnare il suo pontificato

Santità, una confusione cronica sembra contrassegnare il suo pontificato

1 “Una lettera che può essere usata per più contesti”
Il titolo è mio, la lettera di Padre Thomas Weinandy. “Santità, una confusione cronica sembra contrassegnare il suo pontificato. La luce della fede, della speranza e dell’amore non è assente, ma troppo spesso è oscurata dall’ambiguità delle sue parole e azioni. Ciò alimenta nei fedeli un crescente disagio”. È la frase chiave della lettera scritta da Padre Thomas, francescano, teologo, professore a Oxford, membro, su nomina di Bergoglio, della Commissione teologica internazionale, costretto a dimettersi, quindi a ritirarsi nel Collegio dei Cappuccini di Washington, proprio per questa lettera.

Tecnicamente, la trovo una lettera perfetta, perché può essere usata per più contesti. Per esempio, la si può laicizzare sostituendo: a Santità, Presidente; a pontificato, leadership; a fedeli, dipendenti.

Sono pentito di non aver scritto una lettera simile all’avvocato Agnelli quando decise di licenziare l’ingegner Ghidella: una fesseria dalla quale Fiat Auto non si riprese più. Se fossi un elettore del Pd la manderei a Gentiloni e a Renzi, altrettanto farei con Berlusconi se fossi di Fi. Lo stesso per Macron e per Merkel, se fossi francese o tedesco. Grazie, Padre Thomas, me la sono copiata, come si dice a Torino: as sà mai.

2 “Sessant’anni fa viaggio nello spazio senza ritorno”
Neppure gli animalisti più puntuti hanno detto “grazie” alla cagnetta Laika, primo essere vivente ad andare nello spazio, a sua insaputa. Anzi chi l’ha addestrata per la missione ha fatto outing, però solo ora, dicendosi pentita. Laika si è sacrificata per la scienza.

La curiosità è altra: perché proprio lei? La spiegazione agli scienziati sovietici: a) era meticcia (metà Husky, metà Terrier) e abbandonata appena nata; b) era intelligente e dal carattere calmo e socievole, adatta a un addestramento spaziale. Curiosi i nostri protocolli: eliminiamo sempre quelli perbene.

3 “Rula Jebreal è la miglior analista lineare presente su piazza”
Il titolo è mio. Noi analisti apparteniamo a diverse scuole di pensiero, per esempio io, inadatto a quelle classiche, mi sono dovuto inventare quella dei “segnali deboli”. Il sogno di ciascuno di noi è però diventare un analista lineare, cioè uno che riesce a ricondurre, in modo lineare, qualsiasi fenomeno criminale a un unico reo, nemico dell’umanità a prescindere.

Secondo Jebreal fino al 1989 (caduta del muro): Adolf Hitler, dopo Vladimir Putin. Elementare, lineare, però geniale. Eppure Putin è quello che ha distrutto militarmente l’Isis. Curioso.

4 “Il futuro può cominciare. Il tuo nuovo iPhone X ti aspetta”
Non ci posso credere, Apple mi ha scritto, una mail tutta per me, informandomi che il nuovo iPhone X mi aspetta. Senza averlo neppure prenotato, già mi aspetta. Eppure lo sanno tutti che per il caso di San Bernardino ho chiesto per Tim Cook (politicamente parlando un criminale): “galera e buttare la chiave”. Si vede che, bontà loro, mi hanno perdonato.

Però non sanno che sono un apòta, mai comprerò l’iPhone X finché non saprò cosa è successo all’iPhone IX. Sarà mica nato male? Populista? Xenofofo? Omofobo? Fascista? Nazista? Putiniano?

5 “Grazie Maria Teresa Maglie”
Il titolo è mio e strettamente personale. La devo ringraziare perché quando lessi un pensiero dell’immenso Dustin Hoffman “Il Watergate è roba da educande a confronto della Casa Bianca di Trump” rimasi senza parole per la potenza dell’analisi. Per fortuna, Maria Teresa me lo ha fatto tornare alla mente e così ho potuto leggere meglio la confessione della scrittrice AGH (solo le iniziali per rispetto della privacy).

Questa ha raccontato una richiesta dell’immenso Dustin quando lei aveva 17 anni e lui la palpeggiava, dicendole: “Preparami un clitoride alla coque”. Femministe e sinistri come possono accontentarsi della ridicola giustificazione di tutti questi dem politically correct: “Parole che non mi rappresentano”.

6 “Da Snowden a Assange, fuggiaschi e icone della lotta all’establishment”
Una precisazione personale alla Hoffman: “Pur facendone parte, questo establishment non mi rappresenta”. Io sto con Snowden, con Assage, con gli hacker, perché combattono, a modo loro, contro quelli che mi depredano dei miei dati personali e pretendono di disegnare un mondo che renderà zombie il 90% dell’umanità.

Io non ci sto. Lo dico sorridendo, perché anch’io sono ottimista: sono certo che non ce la faranno, moralmente sono solo dei Dustin Hoffman, dei Bill Clinton.

Riccardo Ruggeri, 4 novembre 2017

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1 Commento

  1. Siamo certi che Padre Thomas abbia il credo in fronte, forse se lo andiamo a chiedere a tutti i Prelati che fino ad oggi hanno occupato appartamenti di 500 mt condividono Padre Thomas, mentre i fedeli non mi sembra.

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