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Solo il lettore può controllare l’informazione

Solo il lettore può controllare l’informazione

I tribunali del popolo sulle bufale della carta stampata sono una bufala. Il rischio è che non lo siano, una bufala, i tribunali che controllino la «verità» sul web. Ma andiamo per ordine.

Meno di una settimana fa il presidente dell’antitrust, Giovanni Pitruzzella, certamente in buona fede, ha rilasciato un’intervista al Financial Times. L’autorevole uomo pubblico ha suggerito la creazione di un network di agenzie indipendenti, coordinate da Bruxelles e modellate sul sistema antitrust, che dovrebbero rilevare le bufale della rete, imporne la rimozione e sanzionare chi le ha messe in giro.

Dopo qualche giorno Beppe Grillo ha fatto la sua sparata sui tribunali del popolo, alla Pol Pot, sulle menzogne scritte dai media tradizionali: giornali e televisioni. E apriti cielo. Tutti a sparare, giustamente, contro il comico pentastellato.

Ma se ci fermiamo un momento ci renderemmo conto non tanto delle ragioni di Grillo quanto del fatto che una proposta più educata, più «professionale», più di establishment, e dunque più pericolosa sia stata fatta solo pochi giorni prima dell’uscita di Grillo senza che nessuno se ne scandalizzasse.

Vi sembra normale che si possa pensare a un’Authority europea che giudichi la verità di ciò che si scrive sulla rete? È un incubo che neanche Gibson (quello di Neuromante) poteva immaginare nei suoi libri. Non vi scandalizzate. E ragioniamo insieme.

Nel vasto mondo del web ci sono diversi piani. Semplifichiamo.

Il primo è quello dei signor nessuno. È la chiacchiera da bar, il luogo del pettegolezzo, anche della falsità, della Bocca di Rosa. Il pettegolezzo cittadino è diventato digitale. In genere ciò che avviene in questo piano (per quanto grave) non filtra nella massa. Un social network come Facebook, è come un’edicola con trenta milioni di clienti. Ma non tutti comprano la stessa rivista. La non verità su questo piano è roba deprecabile, ma circoscritta.

C’è un secondo piano. Quello più virale, fatto di snodi e personalità che riescono a infrangere l’anonimato. Spesso ci riescono grazie alla loro capacità di épater les bourgeois. I nuovi poeti decadenti non sbalordiscono per l’assenzio, ma per la capacità di inoculare virus sconcertanti e falsi nella rete: i vaccini causano l’autismo e cosette del genere.

Cosa dovrebbero fare queste nuove Casematte di Pitruzzella a tutela della verità? Chi decide cosa sia vero o falso? Fino a quale interstizio della rete si arriva? Perché una bufala al bar è tollerata e una in rete non lo è? A che tipo di diffusione parte la sua pericolosità? Chi nomina i sacerdoti della verità? Chi li controlla? Fino a che punto si possono spingere? Pitruzzella, ci dica: è una bufala l’esistenza di Dio? Riguardo alle vergini e compagnia cantando per certi musulmani è lecito parlarne? Come la mettiamo con l’oroscopo?

La Rai ha cancellato un programma di un famoso astrologo per dare spazio all’attentato a Istanbul e il pubblico si è inferocito. Possiamo scrivere dunque sulla nostra pagina che a causa di una vergine mal messa e di una bilancia in bilico, gennaio sarà un casino per l’amore, ma ottimo per i soldi? I nostri commissari del web, sanzioneranno gli astrologi a febbraio se dovessero riuscire a verificare di non avere fatto una lira, nonostante vergine e bilancia ben posizionate?

Non ci prendiamo per i fondelli. Stampa e media in generale non sono sottoposti a controlli di qualità, esattamente perché non si può rispondere alle domande fatte sopra. Eppure qualcuno pensa che si possa fare per la rete.

A questo primo ragionamento, per così dire logico, se ne deve poi associare un secondo di tipo pragmatico.

Una volta che si dovesse predisporre un’agenzia contro le bufale della rete, l’A.Bu.Re, inizierebbero a esserci dei guai per noi cronisti tradizionali. Soltanto negli ultimi mesi abbiamo messo in galera un’infermiera, ovviamente killer come da titoli, che non lo era affatto. La povera donna con foto, indirizzo e inseguimenti pare sia stata una vittima di una «bufala giudiziaria».

Qualcuno potrà obiettare che si tratta di una bufala indotta da un autorevole burocrate (un magistrato) e che la stampa c’entra poco. Ma con lo stesso criterio possiamo dire che la relazione tra vaccini e autismo è nata da quella che si riteneva un’autorevole ricerca scientifica e per di più pubblicata da Science (bibbia della ricerca) e che fu poi smentita anni dopo. Un po’ come avviene per i gradi di giudizio di cui il secondo smentisce il primo. Un retropensiero sull’infermiera innocente ce l’avreste, in ospedale, come taluni continuano ad averlo sui vaccini.

E dunque potremmo fare una lista infinita di bufale giudiziarie smerciate dai media tradizionali. A proposito di vaccini, vi ricordate la ricercatrice (Ilaria Capua) che avrebbe secondo l’autorevole settimanale fatto traffico addirittura di virus, e il medesimo autorevole settimanale ci aveva spacciato un’intercettazione telefonica sul presidente della Regione Siciliana, che pare non sia mai esistita.

Forza, cari amici della stampa, non prendiamoci per i fondelli. Il controllo della rete è insopportabile come sarebbe quello dei media tradizionali. L’unico controllo è di colui il quale fa la sua scelta, recandosi all’edicola, spingendo il tasto del telecomando, o cliccando la pagina digitale che più gli piace.

La prima cosa di cui si dovrebbe occupare l’A.Bu.Re è questa bufala della post-verità. Una copertina calda inventata dal «giornalismo unico» che ha capito di avere perso il monopolio mondiale delle cavolate. Un tempo se una stupidaggine la ripetevano New York Times, Cnn e Repubblica (nomi a caso, metteteci quelli che preferite) diventava vera. Oggi non è più così.

Ps. La calunnia è un venticello / un’auretta assai gentile / che insensibile, sottile, / leggermente, dolcemente / incomincia a sussurrar. Piano piano, terra terra, /sottovoce, sibilando, / va scorrendo, va ronzando; / nelle orecchie della gente / s’introduce destramente / e le teste ed i cervelli / fa stordire e fa gonfiar.

Dubitiamo che Rossini sapesse come postare su Facebook o twittare come un troll.

Nicola Porro, Il Giornale 5 gennaio 2017

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