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Weinstein e quel velo di ipocrisia liberal che si squarcia

Weinstein e quel velo di ipocrisia liberal che si squarcia

Il caso di Harvey Weinstein è emerso proprio quando la rete di protezione «intellettuale» del produttore di Hollywood è venuta meno. Weinstein non era uno qualunque del giro cinematografaro.

Era un grande finanziatore del Partito Democratico, era l’uomo che non mancava mai alle cene di fundraising di Hillary Clinton. Era il grande amico della grande nemica proprio di Trump, Meryl Streep. Che in occasione dei Golden Globe lo aveva definito «god».

Lo stupratore seriale, secondo le accuse di decine di attrici, poteva presentarsi nella sede del New York Times e, ricordando la sua importanza come investitore pubblicitario, bloccare un pezzo rischiosissimo che una redattrice del quotidiano aveva messo in piedi.

La stessa giornalista, Sharon Waxman, racconta come Matt Damon e George Clooney, distolti per un attimo dalle loro battaglie ecologiste e contro le armi, avessero avuto il tempo di chiamarla per dissuaderla dal pubblicare le notti bollenti del loro produttore.

Weinstein da una parte finanziava Michael Moore, dall’altra spiegava alle sue amichette che se non avessero ceduto alle sue lusinghe non avrebbero più lavorato.

Tutti sapevano di Weinstein, ma nessuno scriveva.

Era ricco, la sua casa di produzione stellare, i suoi amici erano i big boss democratici. Con il trumpismo tutto ciò finisce. Un paradosso. Il presidente che da candidato inciampa sulla passione delle donne per il potere, è lì alla Casa Bianca che ora gode grazie ad un velo di ipocrisia liberal che si squarcia.

È come beccare Marco Travaglio che ruba un fustino di detersivo all’Esselunga.

La cappa liberal di stampo newyorkese si rompe anche su un altro fronte: i rapporti con Israele. Trump, come Reagan, ha avviato le pratiche per uscire dall’Unesco. Le posizioni dell’organismo internazionale sono state decisamente anti-israeliane, e il presidente sbatte la porta.

Il terzo fronte, che combacia perfettamente con i primi due, è quello aperto con le felpette della Silicon Valley.

L’agenda politica e quella fiscale non la dettano più loro. Google, Facebook, Amazon non sono più le reginette della Casa Bianca, così come Weinstein non è più il principe dei produttori.

Ci voleva Trump per cambiare aria. E si capisce bene per quale motivo la campagna elettorale prima e la sua presidenza poi siano state bersagliate da tante critiche. A Washington si sta assistendo ad un cambio di potere gigantesco.

E i segnali si vedono tutti. 

Nicola Porro, Il Giornale 14 ottobre 2017

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10 Commenti

  1. centrato in pieno il succo di tutto

  2. Ottima analisi , da riflettere come le conseguenze di questo cambio di potere oltremanica così forte da far cadere un muro di omertà decennale , possano influenzare gli equilibri dei corrispondenti partiti nel vecchio continente .

    • Sono perfettamente d’accordo. Perché si stanno scandalizzando solamente adesso? Mi appare buffa la pronuncia americana “uinstin” di un nome chiaramente tedesco, come quando dicevano “frankenstin”.

  3. La trovo un’analisi precisa. Credo sia giunto il tempo di porre fine alle ipocrisie che hanno imbrattato il mondo finora.

    • Sì, perchè credi che alle ipocrisie di prima si sostituirà l’etica ora. Illusione…! Ad un potere subentra sempre un altro potere…ed il “popolino” lo prenderà sempre in quel posto. A coloro che si “accontentano” rimane la soddisfazione di godere vedendo che anche i potenti ogni tanto mordono la polvere. Bella consolazione..

  4. Buongiorno seguo solo due italiani per quanto riguarda le news in merito l’Italia. Anche in questo caso mi conferma che faccio bene. L’Ipocrisia, la malafede e la falsità’ delle varie attrici sono incredibili. Offrono quello che hanno così come ha fatto il produttore. E’ un normale approccio tra essere umani nell’ambito del potere. Io posso farti felice tu anche. Non ti sta bene, non farlo, ma starci 5 anni assieme o farci alcuni film, o addirittura decine di film come altre attrici e poi denunciarlo e’ la peggiore immagine di ipocrisia delle donne. In tutto il mondo e’ così, chi si scandalizza o grida allo scandalo e’ in malafede o ignorante sulla vita. Buona domenica.

  5. Non è che esistono solo i giornali liberal,che facevano i giornali conservatori? Senza contare che di sicuro non c’è solo Weinstein fra i molestatori ad Hollywood.

    • Considerazione corretta. A quanto risulta dormivano anche essi

    • Weinstein non era un molestatore, era semplicemente un ingordo. S’è approfittato del potere concessogli dalla casta di TeherAngeles. Sharon Waxman, a me interesserebbe sapere cosa le hanno offerto in cambio per affossare un mogul.

  6. Sono pratiche comunissime da sempre. Anzi, ricordo una inchiesta televisiva di circa 30 anni fa nella quale un allora famoso regista e produttore , valutava le grazie di una 14 enne, portata dalla madre per essere lanciata nel mondo del cinema.E tutti sapevano nell’ambiente che a questo regista piacevano le adolescenti. Ma allora nessuno si scandalizzava più di tanto. Inoltre erano le madri a portarle. La mia meraviglia sta soltanto nel fatto che Weistein con tutte le belle donne che ha avuto e che poteva avere , si preoccupava di Asia Argento. Forse aveva il gusto del macabro.

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