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Caro Matteo, pur non conoscendola, mi permetto chiamarla per nome solo perché quarant’anni d’età ci dividono. Ieri La Verità ha pubblicato una mia lettera aperta a Giorgia Meloni, a Luigi Di Maio e a lei, oggi scrivo a lei come socio anziano dei tre. Non faccia caso alla secchezza della scrittura, uso il linguaggio che un tempo si adottava per i cablogrammi, ogni parola aveva un prezzo.

1) Rinunci alla presidenza del consiglio e proponga Di Maio, designazione secca. Così il Presidente non potrà far altro che affidargli l’incarico, visto che l’hanno deciso i cittadini. Mai più un “podestà straniero”, proposto dal Presidente: abbiamo già dato. Rinunci pure ad entrare nel governo, si ritagli il ruolo di “Garante del Centro Destra” (anche formalmente mette fuori gioco Silvio Berlusconi, togliendo così qualsiasi alibi alla base dei cinquestelle). Non sarà difficile questa scelta, perché lei è un vero uomo di potere, quindi disinteressato sia ai quattrini che ai titoli, focalizzato solo sugli obiettivi. Proponga nomi di ministri esclusivamente politici (e pure eletti dal popolo) dai profili impeccabili (tipo Giancarlo Giorgetti e Anna Maria Bernini per intenderci), in modo che il Presidente non possa che regolarizzarne la nomina.

2) Vi siete resi conto che se il 75% di noi cittadini ha votato voi? E che lo ha fatto per realizzare una rivoluzione copernicana del paese, spazzando via tutti quelli che si trascinavano, da sempre, da un palazzo istituzionale (e da un talk show) a un altro, senza combinare mai nulla? L’Italia del 4 marzo deve diventare un laboratorio politico, e tale deve rimanere, sotto uno stretto controllo dei cittadini. Se questa volta non fate la “rivoluzione gentile” che vi abbiamo chiesto siete destinati a un rapido oblio.

3) Spero lei abbia capito che i vostri avversari politici (Pd, LeU, Radicali, Moderati vari) contano come il due di picche, sono stati evirati a mezzo scheda. I vostri nemici (veri) sono le élite del paese e l’establishment europeo, quindi i vostri comportamenti organizzativi, i vostri linguaggi (compreso quello del corpo) devono essere formalmente impeccabili: sono personaggi intelligenti, capaci, spietati, da prendere con le molle. Per esempio, verso l’Europa dovete chiarire che rispetterete tutte le regole del gioco, però sempre in coerenza con i supremi interessi nazionali, privilegiando la sovranità nazionale, rispettando la Costituzione italiana e la volontà popolare che verrà tenuta costantemente informata e coinvolta nelle decisioni più importanti. Insomma, ciò che fanno, da sempre, Germania e Francia. Un piccolo esempio di questi giorni circa le espulsioni dei diplomatici russi. Come comportarsi? Come la Svizzera, che ha risposto con feroce gentilezza: “Attendiamo la fine dell’inchiesta, inviateci le carte con le prove, poi ci muoveremo”.

4) Chiudo con un aneddoto personale, caro Matteo. Mio papà, operaio Fiat, animale politico, antifascista, pure perseguitato, morì a 41 anni, la vigilia di Natale del 1947. Due giorni prima, la Carta era stata approvata dall’Assemblea Costituente. Volle che gliela leggessi (avevo 13 anni), disse che non condivideva, la seconda parte dell’Art.1, avrebbe voluto che in luogo di “fondata sul lavoro”, ci fosse scritto “fondata sulla libertà”, come quella americana, che conosceva a memoria. Per tutta la vita sono stato d’accordo con lui, dall’arrivo dell’attuale, osceno Ceo capitalism, non più. Il lavoro è al centro di tutto, senza lavoro non c’è libertà, si è zombie, si è idioti consumatori. Questo è il disegno criminale che voi giovani dovette combattere, il resto è fuffa colta.

Riccardo Ruggeri, 30 marzo 2018