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Abbiamo cancellato il passato

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Altra bella lettera di Don Ermanno Caccia, parroco di Mortizzuolo ed ex direttore del settimanale diocesano Notizie di Carpi che a fine maggio ha rassegnato le sue dimissioni. Il motivo? Le polemiche da un articolo nel quale – invece di attaccarla – spiegava perché la Lega di Salvini aveva ottenuto così tanto consenso.

Vacanze tempo di ritorni: si ritorna come ogni anno là dove siamo nati, dove abbiamo vissuto nella speranza di rivivere tempi memorabili. Un ritorno alla nostra identità. E può capitare che come il vecchio becchino di indimenticabile memoria, che solo lui sapeva dov’era sepolta la gente, al tempo in cui non c’erano le lapidi e monumenti e, quando è morto lui, nessuno sapeva più dove erano sepolti i parenti, ci si perda. Abbiamo perso da qualche parte la nostra identità e però ci hanno detto che non è colpa nostra, è colpa di chi è arrivato da noi che ci ha fatto perdere le nostre radici di popolo, insomma è colpa dei musulmani se non andiamo più a Messa, è colpa loro se l’inglese ormai mortifica l’italiano e il nostro non è mai stato un “addio alle armi” che non abbiamo mai avuto dimestichezza né voglia che quando ci hanno detto “armiamoci e partite” ci siamo cascati una volta e non è il caso di ricascarci.

È la legge del contrappasso, abbiamo cancellato il passato, siamo costretti a vivere come fossimo tornati punto e a capo, come avessimo voltato pagina senza aver letto e tanto meno studiato quello che qualcuno aveva scritto nelle pagine precedenti, e pensare che sulle quelle pagine ci hanno scritto i nostri nonni e i nostri padri, senza andare a scomodare le guerre puniche che sarebbero piaciute a Salvini per aiutare i cartaginesi a “casa loro” ecc. Adesso c’è solo cronaca, brutta cronaca.

Il passato sembra roba riservata a quei pensionati seduti fuori dal bar a giocare a carte, che rimandano con tutte le scuse il momento di tornare a casa, che i figli e i nipoti sembrano parlare un’altra lingua e ignorare l’altare delle “memorie” attaccate al vetro della credenza.

Siamo ormai capaci di coniugare solo il presente indicativo, già il passato prossimo è abolito. Sarebbero i “vecchi” i custodi del passato ma nessuno viene più a chiedergli di raccontarlo, che “sei noioso, è sempre la storia di quando c’era la fame e adesso hai il frigorifero pieno”.