Alda Merini, la poetessa per i cretini

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Alda Merini? Una poetessa a vanvera. Le case editrici continuano a celebrarla puntualmente con raccolte, plaquette, inediti provenienti da ogni dove: appuntati di suo pugno, dettati a voce de visu o addirittura al telefono: ci sono più possessori di poesie inedite di Alda Merini che suoi veri lettori. Alda Merini è la poetessa più decantata della pagina scritta e più cantata su internet e sui social network: è diventata come Jim Morrison, Charles Bukowki o Oscar Wilde: ogni frase che nessuno sa a chi attribuire la attribuiscono a lei.

Così, incuriosito dal fenomeno sempre più dilagante di questa poetessa “regina degli ignoranti”, una sorta di Celentano non della via Gluck ma dei Navigli, facendo delle ricerche sul web sono rimasto ancora più sorpreso. Cercando se qualcuno avesse mai stroncato in precedenza Alda Merini su Google, motore di ricerca che ha sostituito oggi la nostra memoria celebrale, ho inserito parole chiave in un crescendo di curiosità emotiva poi trasformata in sorpresa. Cerco “Alda Merini stroncatura”: nessuna traccia, se non un suo aforisma; cerco “merini stroncata” e trovo decine di articoli sui suoi funerali – celebrati in Duomo a Milano come quelli di Mike Bongiorno. In un crescendo di curiosità diventato accanimento terapeutico – non verso la Merini ma verso me stesso- ho preso coraggio e sempre più deciso sono arrivato al punto di scrivere in sequenza esatta: “Merini distrutta”, “Merini  poetessa del niente”, e poi “inutile”, “sopravvalutata”, “sopraelevata”, “superficiale”, “baci Perugina”, “Merini niente”, “Merini Nulla” e arrivato dopo un viaggio stremante a un liberatorio “Merini merda”, chiedo scusa ma è la realtà, ne sono uscito sconfitto: persino con Merini m… è uscita una poesia scritta da lei. Mi sono trovato come Fantozzi davanti alla statua della madre del Mega Presidente Galattico immortalata nel marmo mentre faceva la maglia.

Ancora frastornato da aforismi, libri, versi, aforismi per ogni ricerca ho adottato il sistema più doloroso. Andare a rileggermi l’opera omnia della fu Merini Alda. Ne sono uscito quasi vivo, dopo tre settimane esatte, già tentato di firmare quest’articolo con “il fu Gian Paolo Serino”. Privo di ogni forza mi accascio sulla tastiera. Mi sveglio dopo mesi. E ritrovo trascritte qualcuna delle sue poesie ritenute più “belle”. Eh sì, perché oltre a “che bella poesia”, che “che anima infelice”, “una grande poetessa” non è che, anche nei discorsi accademici dei filologi, i giudizi siano poi tanto diversi. Penso al mio sodale Federico Roncoroni, che condivide con me questo mio giudizio sulla Merini e l’affanno scompare. Anche se poi mi imbatto ne La carne degli angeli che così recita:

Un punto è l’embrione

un secolo di vita

che ascolta l’universo

la memoria del mondo

fin dalla creazione.

L’uomo che nascerà

è un’eco del Signore

e sente palpitare in sé

tutte le stelle.

Controllo sull’opera omnia della Merini se non sia una poesia scritta da un bambino delle elementari per raccontare la vita. Purtroppo è proprio la Merini: mancano “cielo, cuore e amore” e, con qualche cambiamento, sarebbe un testo perfetto.

Mi tocca poi “La città nuova”

Ecco un bianco scenario

per tratteggiarvi l’accompagnamento

degli oggetti di sfondo che pur vivono.

non ne sarò l’artefice impaziente.

Berrò alle coppe della nostalgia,

avrò preteso d’ozio nelle lacrime…

perché non mi ribello alla natura:

la mia lentezza li esaspera…

La mia lentezza? No, la mia fiducia.

Per adesso è deserto.

Il mondo può rifarsi senza me,

E intanto gli altri mi denigreranno


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Un commento

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  1. Ho trovato un nuovo inedito! Eccolo:

    Vaghi sentori di dimenticate dolcezze;
    Si dimenano nella mente e affliggono con la loro evanescente consistenza l’animo che brama nuove certezze.
    Non posso, non voglio dimenticare del tutto.
    Accarezzo quel vago ricordo e lo coltivo
    come trepida fiammella minacciata dal vento.
    Languido, il calore dei sentimenti di un tempo prende forma
    e torna a scaldare lo spirito martoriato.
    Un fuoco, finalmente!
    Un fuoco a cui tendere le membra desiderose di mistico tepore
    Un fuoco finalmente, dopo il gelo dell’oblio

    Scusatemi. Ho scherzato. L’ho scritta io

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