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Alitalia. E ora Il governo in ginocchio da Autostrade - Seconda parte

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Ebbene l’ideona del governo è fare una società unica con le Ferrovie dello Stato. Queste ultime sono state recentemente risanate. E invece di occuparsi dei fatti loro, sono costrette ad occuparsi di una materia che non conoscono affatto. Non fatevi ingannare: gestire le rotaie non è la stessa cosa che pianificare le rotte. Sono due mestieri diversi. Ma andateglielo a spiegare a Toninelli. I nuovi vertici delle Ferrovie, nominati dalla politica, non potevano mica ribaltare il tavolo. E da ottobre cercano In tutti I modi di uscirne fuori onorevolmente.

Insieme a Mediobanca, che è l’advisor tecnico, stanno cercando un compromesso. Per farla breve negli ultimi mesi hanno portato a casa una cordata in cui lo Stato nelle sue diverse articolazioni avrà la maggioranza. L’unico socio industriale è l’americana Delta, che in realtà prende una quota giusto per mantenere in piedi I suoi rapporti commerciali con I passeggeri alitalia che arrivano in pochi aeroporti americani e da lì possono essere smistati.

Ma il colpo di genio è stato quello di chiedere ad Atlantia, la ricca holding, che controlla, tra l’altro autostrade e gli aeroporti di Roma (dove è stato obiettivamente fatto un lavoro di ammodernamento magnifico) di entrare come socio. É stata sondata da Mediobanca, dai vertici delle Ferrovie e informalmente dagli attuali commissari. Una roba da matti. Il governo, che non ha il coraggio di chiamare, da una parte considera uno dei pochi grandi gruppi italiani, alla stregua di un criminale, dall’altra pretende che gli risolva il problema alitalia.

Dopo il crollo del ponte Morandi, ha iniziato la procedura di revoca delle concessioni autostradali e non contento ha bloccato investimenti per cinque miliardi, ancora alla firma del progetto esecutivo dal ministro, sulla Gronda di genova. Insomma da una parte dà un cazzotto, magari meritato, a Castellucci, boss del gruppo, e dall’altra gli chiede di investire trecento milioni in un’azienda che sono quaranta anni che perde. Eddai. Se lo dite ai vostri figli non ci possono credere. É vero Castellucci è un arrogantone, sembra Briatore che dà della parvenue alla Ferragni, quando discute con il governo. Poco credibile, come interlocutore diplomatico. Ma l’azienda che guida è una delle poche star di questo paese. Un tempo le sue autostrade sembrava venissero acquistate dagli spagnoli di Abertis: è finita che sono stati gli italiani a comprare. Ha una dimensione internazionale e gestisce complessità notevoli.

E a ciò si aggiunge che non sarebbe il primo caso di un gestore di hub aeroportuale che ha anche un piede nella compagnia aerea che usa quello snodo. Certo sarebbe un problema per la concorrenza, per Ia Sea che ha gestito già il dehubbing di Malpensa, e ora si beccherebbe quest’altra mazzata; e per le compagnia internazionali alla ricerca di accordi bilaterali per arrivare in Italia.

Insomma la vicenda è veramente complessa. Ma la cosa incredibile è l’imporvvisazione con la quale la si sta gestendo. La vecchia politica forse era troppo arrogante, scollata dalla società civile, ma non sarebbe mai stata così folle da gestire il dramma del ponte Morandi in modo così isterico e poco utile per chi ne paga le conseguenze dirette e per il sistema paese nel suo complesso.

Nicola Porro, per il Giornale 22 aprile 2019