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Amatrice, l’emergenza che non interessa a politici e affaristi

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Buongiorno, oggi sia Repubblica sia Avvenire pubblicano bellissimi reportage da Amatrice perché questa notte si svolgerà una fiaccolata con la lettura dei nomi delle 239 vittime del terremoto del 2016. Prima del sisma c’erano 2700 residenti. Oggi sono 1500 e nessuno è riuscito a tornare a casa. Molti vivono in container e vanno a fare la spesa sulla via Salaria. Ma come è possibile? Spiega il vescovo di Rieti Domenico Pompili: “La ricostruzione non è mai decollata. Lo Stato nell’emergenza ha funzionato bene, i governi invece si sono inceppati. Tre presidenti del consiglio, tre commissari diversi”.

Alla incapacità della politica si aggiunge la burocrazia. Il sindaco Antonio Fontanella: “Sono tanti gli ostacoli con normative, leggi, decreti, ordinanze (ottanta) che cambiano o comunque non danno risultati”. Mancano tecnici (architetti, ingegneri, geometri, contabili. Ancora il sindaco “Possiamo assumerli solo per tre anni e se trovano un lavoro non a termine se ne vanno”. E naturalmente con i nuovi si ricomincia da capo. Poi ci sono i vincoli, le normative, le ricerche geologiche, gli accertamenti… Risultato: “Perderemo gran parte delle risorse già messe a disposizione”.

La incapacità e la burocrazia forse non spiegano tutto. Evidentemente questa emergenza, a differenza di altre, non serve per fare propaganda e non è un affare per i prenditori, pardon imprenditori, che talvolta si accompagnano ai partiti politici.

Alessandro Gnocchi, 23 agosto 2019