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	<title>Tutti gli articoli</title>
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	<description>Il giornale di Nicola Porro</description>
	<lastBuildDate>Mon, 28 Sep 2026 14:34:02 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
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		<title>“I Ris nascosero i test che scagionavano Stasi”. Terremoto sul caso Garlasco</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimo Balsamo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Sep 2026 14:11:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Alberto Stasi]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Sempio]]></category>
		<category><![CDATA[Chiara Poggi]]></category>
		<category><![CDATA[Garlasco]]></category>
		<category><![CDATA[generale garofano]]></category>
		<category><![CDATA[ris]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Garlasco, chiusa l'inchiesta su Andrea Sempio. Spuntano due controanalisi negative sul Dna dei pedali mai comunicate alla Procura né inserite nel fascicolo</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/i-ris-nascosero-i-test-che-scagionavano-stasi-terremoto-sul-caso-garlasco/">“I Ris nascosero i test che scagionavano Stasi”. Terremoto sul caso Garlasco</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Chiuse le indagini su <strong>Andrea Sempio</strong>. E questa nuova inchiesta sul delitto di <strong>Garlasco</strong> apre uno scenario destinato a pesare come un macigno sulla condanna di <strong>Alberto Stasi</strong>. Perché, secondo la ricostruzione della Procura di Pavia, nei laboratori del<strong> Ris di Parma</strong> sarebbero stati effettuati nel settembre del 2007 due test di controllo sul Dna trovato sui pedali della bicicletta sequestrata all’allora fidanzato di <strong>Chiara Poggi.</strong> Entrambi avrebbero dato esito negativo. Ma di quelle verifiche, sostiene oggi l’accusa, non sarebbe rimasta traccia negli atti consegnati agli inquirenti.</p>
<p>È questa la nuova e clamorosa pista raccontata dal <em>Corriere della Sera</em> al termine di quasi due anni di accertamenti condotti dai pm pavesi guidati da Fabio Napoleone e dai carabinieri del Nucleo investigativo di Milano. Un’ipotesi che, se confermata, potrebbe assumere un peso enorme anche in vista di <strong>una possibile revisione del processo</strong> che ha portato Stasi alla condanna definitiva a 16 anni di carcere per l’omicidio della fidanzata.</p>
<p>Il punto centrale riguarda il materiale biologico repertato sui <strong>pedali della bicicletta</strong> Umberto Dei sequestrata a Stasi. Il 10 settembre 2007 il mezzo era stato sottoposto al luminol e al Combur test per la ricerca di sangue: entrambi gli accertamenti erano risultati negativi. Il giorno successivo vennero effettuati due campionamenti, denominati “bu_p1” e “bu_p2”, poi riuniti nel campione “bu_p”.</p>
<p>A quel punto iniziarono le <strong>analisi genetiche</strong>. La prima quantificazione, eseguita dai Ris, risultò “inibita” e dunque negativa. Tre giorni più tardi, il 19 settembre, dopo la purificazione del campione, arrivò però un risultato completamente diverso: 2,78 nanogrammi di Dna, una quantità molto elevata rispetto al precedente esito negativo. Il profilo genetico risultava inoltre perfettamente compatibile con quello di Chiara Poggi.</p>
<p>Fu uno degli elementi che, pochi giorni dopo, <strong>contribuirono al fermo</strong> di Alberto Stasi. Erano le 14.10 del 24 settembre 2007 quando, sulla base anche della relazione preliminare del Ris, scattò il provvedimento. Quattro giorni più tardi la gip di Vigevano Giulia Pravon non lo convalidò e Stasi tornò libero senza misure cautelari. Quel Dna, però, sarebbe rimasto nel procedimento e sarebbe poi stato valorizzato nel lungo percorso giudiziario concluso con la condanna definitiva.</p>
<p><strong>Ed è proprio qui che si inserisce la nuova indagine.</strong> Secondo quanto ricostruito dagli investigatori attraverso i cosiddetti “raw data”, cioè i dati grezzi prodotti dalle apparecchiature di laboratorio, il 20 settembre 2007 qualcuno avrebbe ripetuto per due volte l’analisi. In entrambi i casi il risultato sarebbe stato negativo. Di queste verifiche, però, secondo la Procura di Pavia <strong>non vi sarebbe traccia nel fascicolo processuale</strong>. Non sarebbero state comunicate alla Procura di Vigevano, né alle difese. E non sarebbero emerse durante i diversi gradi di giudizio che hanno portato alla condanna di Stasi.</p>
<p>I dati sono stati acquisiti dagli inquirenti al Ris di Parma il 6 novembre 2025. Si tratta dei <strong>registri informatici</strong> generati dalle macchine utilizzate per gli esami, elementi che hanno consentito di ricostruire il percorso dei campioni analizzati. Sulla documentazione hanno lavorato sia i consulenti della difesa di Stasi, Ugo Ricci e Pasquale Linarello, sia autonomamente i tecnici incaricati dalla Procura. Le rispettive analisi, secondo quanto emerge dall’inchiesta, sarebbero arrivate alle stesse conclusioni sull’esistenza dei due test negativi. Nei giorni scorsi i magistrati pavesi e i carabinieri guidati dal colonnello Antonio Coppola hanno quindi sentito alcuni militari del Ris coinvolti all’epoca nelle analisi. <a href="https://www.nicolaporro.it/garlasco-garofano-interrogato-a-sorpresa-questione-di-ore/">Venerdì è stato ascoltato anche Luciano Garofano, allora comandante del Ris di Parma</a>.</p>
<p><strong>Resta da capire che cosa sia accaduto realmente in laboratorio</strong>. Già dopo una prima chiusura delle indagini i pm avevano ipotizzato che il dato di 2,78 nanogrammi potesse essere stato provocato da un errore nella registrazione oppure da uno scambio di provette. A insospettire gli investigatori c’è anche un altro particolare: quel campione sarebbe risultato sovrapponibile, fino ai decimali, al reperto numero 29, relativo al cucchiaino utilizzato da Chiara Poggi per fare colazione.</p>
<p>La nuova ipotesi investigativa è che proprio l’anomalia del risultato abbia spinto qualcuno, il giorno successivo, a effettuare altre due verifiche.<strong> Verifiche che avrebbero dato esito negativo e delle quali, tuttavia, non sarebbe stato dato conto nel procedimento</strong>. È questo il passaggio che potrebbe cambiare ancora una volta il caso Garlasco. La difesa di Stasi considera infatti i “raw data” una possibile nuova prova da utilizzare per chiedere la revisione della condanna. Gli stessi dati, secondo i legali, erano stati richiesti più volte negli anni senza essere ottenuti, nonostante un’autorizzazione della Corte d’Appello di Milano.</p>
<p>Ora toccherà anche alla procuratrice generale Francesca Nanni v<strong>alutare il materiale raccolto e le sue eventuali conseguenze sul piano processuale</strong>. A quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi, dunque, il caso torna a ruotare attorno a uno degli elementi più discussi dell’intera inchiesta. Non è ancora una sentenza sulla sentenza, né la prova definitiva di un errore giudiziario. Ma l’ipotesi sulla quale lavora oggi la Procura di Pavia è pesantissima: quel Dna sui pedali, considerato per anni uno degli elementi contro Alberto Stasi, potrebbe non essere mai stato realmente presente in quelle condizioni sul reperto.</p>
<p>Tornando a Sempio, si va verso il <strong>rinvio a giudizio.</strong> I pm hanno depositato nuovi atti tra cui consulenze per rafforzare le accuse, a partire da quella sul Dna e da quella sull’impronta della scarpa del killer. Partiamo dall’<strong>impronta 33</strong>, quella rilevata sul muro della scala accanto al punto in cui venne trovato il corpo di Chiara Poggi. Le nuove valutazioni dei pm confermano l’attribuzione della traccia a Sempio, già indicata in precedenza, ma aggiungono un elemento destinato ad alimentare ulteriormente il confronto investigativo: non si può escludere che chi abbia toccato quel muro avesse le mani imbrattate di sangue.</p>
<p>C’è poi il capitolo delle <strong>calzature</strong>. Secondo le nuove consulenze, gli accertamenti non consentirebbero di sostenere l’esistenza di una incompatibilità fisica tra la conformazione del piede di Sempio e la traccia di scarpa attribuita all’assassino. Si tratta dell’impronta riconducibile a una Frau numero 42 che, stando agli ultimi esami, risulterebbe compatibile con le misure del piede dell’indagato. Un altro tassello che gli inquirenti stanno inserendo nella nuova ricostruzione del delitto di Garlasco.</p>
<p>Massimo Balsamo, 28 settembre 2026</p>
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		<title>David Rossi, ecco il punto chiave della perizia: &#8220;I bigliettini e il sangue sono di due giorni prima&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pasquale Napolitano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Sep 2026 13:03:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[david rossi]]></category>
		<category><![CDATA[mps]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>ESCLUSIVA: La relazione degli esperti fa crollare tutta la tesi della Procura di Siena sul suicidio dell'uomo di Mps</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/david-rossi-ecco-il-punto-chiave-della-perizia-i-bigliettini-e-il-sangue-sono-di-due-giorni-prima/">David Rossi, ecco il punto chiave della perizia: &#8220;I bigliettini e il sangue sono di due giorni prima&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Per i periti è considerato il “punto chiave” della <a href="https://www.nicolaporro.it/david-rossi-la-svolta-per-la-perizia-e-stato-aggredito-da-piu-persone/" target="_blank" rel="noopener">relazione sulla morte di David Rossi</a>, che smonta tutta l’inchiesta per suicidio della Procura di Siane coordinata dei pm Aldo Natalini, Antonino Nastasi e Nicola Marini: i fazzoletti di sangue e biglietti vanno retrodatati a due giorni prima della sera della morte di Davide Rossi avvenuta il 6 marzo 2013.</p>
<p>Per i periti della commissione parlamentare d’inchiesta è questo il passaggio chiave che capovolge e seppellisce l’inchiesta chiusa per suicidio. I biglietti, nei quali <strong>David Rossi</strong> sfogava il suo sconforto, e i fazzoletti sporchi di sangue con cui il manager Msp s’era pulito i piccoli taglietti sulle dita, venivano catalogati da magistrati di Siena come rifiuti e datati 6 marzo. Un modo per avvalorare la tesi del sucidio preceduto quella sera da atti di auto-lesionismo. La perizia, che sarà depositata nei prossimi giorni e di cui il sito <em>Nicolaporro.it</em> può anticiparne alcuni passaggi, <strong>fissa la data dei taglietti e dei biglietti a due giorni prima della morte</strong>. È un punto chiave perché fa crollare tutta la tesi della Procura di Siena.</p>
<p>Pasquale Napolitano, 28 settembre 2026</p>
<p>GUARDA QUI I <a href="https://www.nicolaporro.it/david-rossi-ecco-i-video-della-perizia/" target="_blank" rel="noopener">VIDEO</a> DELLA PERIZIA</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/david-rossi-ecco-il-punto-chiave-della-perizia-i-bigliettini-e-il-sangue-sono-di-due-giorni-prima/">David Rossi, ecco il punto chiave della perizia: &#8220;I bigliettini e il sangue sono di due giorni prima&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>David Rossi, ecco i video della perizia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Sep 2026 11:49:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[david rossi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Al Foro Italico la ricostruzione con i vigili del fuoco della finestra di Rocca Salimbeni e dell'ufficio dell'ex campo della comunicazione di Mps</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/david-rossi-ecco-i-video-della-perizia/">David Rossi, ecco i video della perizia</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Eccoli, i video delle simulazioni andate in scena questa mattina al Foro Italico. Si tratta delle prove realizzate nell&#8217;ambito della perizia disposta dalla Commissione d&#8217;inchiesta sulla morte di <strong>David</strong> <strong>Rossi</strong>, l&#8217;ex capo della comunicazione di Mps venuto a mancare nel 2013. <a href="https://www.nicolaporro.it/david-rossi-la-svolta-per-la-perizia-e-stato-aggredito-da-piu-persone/" target="_blank" rel="noopener">Secondo una prima valutazione dei periti</a>, Rossi sarebbe stato aggredito da almeno due persone mentre era cosciente: avrebbe cercato di difendersi, sarebbe stato appeso fuori dalla finestra quindi la presa sarebbe venuta peno provocandone la caduta. E poi il dicesso.</p>
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<p>&nbsp;</p>
<p>La prova con David Rossi appeso alla sbarra della finestra</p>
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<p>La prova con David Rossi appeso al cornicione della finestra.</p>
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<p>L&#8217;ipotesi di David Rossi defenestrato a testa in giù, con uno o due aggressori.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/david-rossi-ecco-i-video-della-perizia/">David Rossi, ecco i video della perizia</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>David Rossi, la svolta dalla perizia: &#8220;È stato aggredito da più persone&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Sep 2026 10:43:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[david rossi]]></category>
		<category><![CDATA[mps]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Prima di precipitare dalla sede di Mps sarebbe stato cosciente. La simulazione del Ris: "Ha provato a difendersi"</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/david-rossi-la-svolta-per-la-perizia-e-stato-aggredito-da-piu-persone/">David Rossi, la svolta dalla perizia: &#8220;È stato aggredito da più persone&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>David Rossi</strong>, prima di precipitare dalla finestra del suo ufficio, sarebbe stato cosciente e avrebbe con ogni probabilità tentato di <strong>difendersi da un’aggressione</strong>. È quanto emerge dalle prime valutazioni tecniche successive alle simulazioni eseguite a Roma con l’ausilio dei Ris, nell’ambito della perizia richiesta dalla Commissione d’inchiesta sulla morte dell’ex capo della comunicazione di Mps, avvenuta a Siena nel 2013.</p>
<p>Secondo questa ricostruzione, <strong>Rossi sarebbe stato aggredito nel suo ufficio</strong> in modo rapido e violento da più persone: almeno due, entrambe di corporatura robusta. Dopo essere finito fuori dalla finestra, avrebbe cercato di aggrapparsi al bordo. In quel momento sarebbe stato trattenuto dagli aggressori, forse con l’intenzione di intimidirlo. La presa, però, sarebbe poi venuta meno, provocando la caduta di Rossi.</p>
<p>In sostanza, <strong>verrebbe meno l&#8217;ipotesi del suicidio</strong>, sin qui contenuta nelle sentenze ufficiali, ma sempre contestata dalla famiglia di Rossi e anche da numerose trasmissioni televisive.</p>
<p>Questa mattina è stata una giornata molto importante per il caso Mps. Al Foro Italico, infatti, si sono tenute le operazioni per la perizia disposta dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte di David Rossi. Gli esperti hanno ricostruito la scena di Rocca Salimbeni, riproducendo la finestra, le scrivanie e tutto l&#8217;arredo dell&#8217;ufficio di Rossi, per simulare la caduta del capo della comunicazione di Mps. Il tutto è stato realizzato con un atleta della stessa corporatura, per altezza e peso, di David Rossi al momento della morte. I vigili del fuoco hanno poi effettuato tutte le possibili simulazioni sulla base della traumatologia forense: la caduta è stata ricostruita ipotizzando la presenza di uno, due o tre aggressori, ma anche considerando la condizione di coscienza o incoscienza della vittima.</p>
<p>A condurre la perizia sono Robbi Manghi e Marco Nigrisoli, oltre al tenente colonnello Adolfo Gregori del Ris. Sul posto anche i vigili del fuoco. “Si esclude la decisione e il movimento suicidario”, ha detto Manghi all&#8217;<em>Adnkronos</em>, confermando l’ipotesi dell&#8217;omicidio: “<strong>C’è stata un&#8217;aggressione violenta e difficilmente è stata una persona sola perché David Rossi era cosciente</strong>, era un giovane in forma”. Per questo si pensa che gli aggressori siano almeno due, forse tre, e tutti di buona corporatura.</p>
<h2 style="text-align: center;"><a href="https://www.nicolaporro.it/david-rossi-ecco-i-video-della-perizia/" target="_blank" rel="noopener"><strong>GUARDA QUI I VIDEO DELLE PERIZIE</strong></a></h2>
<p>“Stiamo analizzando l’uscita dalla finestra di David Rossi: la caduta è stata ripresa dal video, quello che ci interessa è capire quante persone, con quale modalità e con quale forza hanno posto David Rossi fuori dalla finestra”, ha poi spiegato il presidente della Commissione d’inchiesta sulla morte di David Rossi, il deputato Gianluca Vinci. Secondo Nigrisoli, l&#8217;aggressione sarebbe stata &#8220;abbastanza violenta e rapida&#8221; e pare che &#8220;sia stato un processo avvenuto gradualmente con l&#8217;intento di intimidire la persona&#8221;, tenendo cioè Rossi appeso fuori dalla finestra.</p>
<p>&#8220;Abbiamo trovato le prove, grazie al tenente colonello, del cinturino in volo, della sua ombra. Qualcuno lo stava minacciando in modo molto molto pesante perché lui non accettava queste minacce ed è finita veramente male &#8211; ha aggiunto Vinci -. Questa ulteriore prova, può farci capire chi può aver messo in atto e con quale forza questo tipo di operazione. La nostra idea non è un killer, ma persone andate lì con un motivo ben preciso probabilmente legato al flusso enorme che passava dall&#8217;ufficio del Rossi, 50mila euro l&#8217;anno di sponsorizzazione da parte di Mps, e qualcuno che ricattasse e cercasse di estorcergli del denaro&#8221;.</p>
<p>Per le conclusioni definitive occorrerà attendere gli esiti, che potrebbero essere disponibili tra circa un mese. La perizia della Commissione d’inchiesta potrebbe riaprire il caso anche dal punto di vista giudiziario. Secondo Vinci, infatti, le simulazioni potrebbero avere valore legale e spingere quindi una procura ad approfondire. Intanto proseguono anche le audizioni.</p>
<p><em>Articolo in aggiornamento</em></p>
<p><strong>Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/david-rossi-e-stato-ucciso-ecco-la-perizia-bomba-che-puo-cambiare-tutto/">&#8220;David Rossi è stato ucciso&#8221;. Ecco la perizia-bomba che può cambiare tutto</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/caso-david-rossi-la-bomba-finale-non-si-e-suicidato-crolla-la-versione-ufficiale/">Caso David Rossi, la bomba finale: &#8220;Non si è suicidato&#8221;. Crolla la versione ufficiale?</a></li>
</ul>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/david-rossi-la-svolta-per-la-perizia-e-stato-aggredito-da-piu-persone/">David Rossi, la svolta dalla perizia: &#8220;È stato aggredito da più persone&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Si chiama Mena Istafanous: chi è l&#8217;aggressore col cacciavite</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/si-chiama-mena-istafanous-chi-e-laggressore-col-cacciavite/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/si-chiama-mena-istafanous-chi-e-laggressore-col-cacciavite/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Sep 2026 09:00:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Reggio Emilia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=346092</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nato in Italia ma di origine egiziana, l'uomo è arrivato al distributore di Reggio Emilia a bordo di un'auto nera</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/si-chiama-mena-istafanous-chi-e-laggressore-col-cacciavite/">Si chiama Mena Istafanous: chi è l&#8217;aggressore col cacciavite</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ha un nome il &#8220;26enne nato a <strong>Reggio Emilia&#8221;,</strong> come scritto in un primo momento dai quotidiani per non ammettere che sì: pure lui è un giovane di seconda generazione e che ha seminato il panico in Emilia Romagna. <a href="https://www.nicolaporro.it/terrore-a-reggio-emilia-col-cacciavite-su-una-donna-poi-ne-investe-due/">Si chiama Mena Istafanous e domenica sera prima ha ferito con un cacciavite una donna di 56 anni al distributore Ego di via Martiri di Cervarolo</a>, poi ha investito con l’auto due passanti che si erano fermati a soccorrerla. Tre feriti, tutti gravi, anche se ormai fuori pericolo. E tante domande ancora a cui rispondere.</p>
<p>Il giovane, riporta la <a href="https://www.gazzettadireggio.it/reggio/cronaca/2026/09/28/news/reggio-emilia-colpisce-una-donna-col-cacciavite-e-investe-i-suoi-soccorritori-chi-e-l-autore-dell-aggressione-al-distributore-1.100923024" target="_blank" rel="noopener nofollow"><em>Gazzetta di Reggio</em></a>, &#8220;viene da una famiglia cristiana copta, arrivata dall’Egitto molti anni fa&#8221;. Il ragazzo sarebbe seguito dal Centro di Salute Mentale e vivrebbe ancora con i genitori, forse anche a causa dei lavori solo saltuari che sarebbe riuscito ad ottenere. Il 26enne avrebbe anche problemi di tossicodipendenza. Dopo averlo fermato un&#8217;ora dopo i fatti, le forze dell&#8217;ordine sono andate nell&#8217;appartamento dove la famiglia vive  per comprendere i motivi alla base del folle gesto. Arrestato, Istafanous è accusato di <strong>tentato omicidio aggravato</strong>.</p>
<p>I fatti risalgono alle 19 di domenica sera nell&#8217;area di servizio Ego di via Martiri di Cervarolo, a Buco del Signore. Le telecamere di videosorveglianza del benzinaio potranno con ogni probabilità chiarire le dinamiche dell&#8217;aggressione, ma stando a quanto trapela pare che <strong>Istafanous</strong> &#8211; arrivato sul luogo con una Seat Ibiza Nera &#8211; abbia prima colpito all&#8217;addome la donna (che era nella sua auto in attesa di un&#8217;amica) con il cacciavite e poi abbia rincorso, e quindi investito, l&#8217;uomo e la donna che erano corsi ad aiutarla. L&#8217;impatto sarebbe avvenuto vicino alle pompe di benzina, dove sono ancora visibili alcune chiazze di sangue. Non ci sarebbero legami, ad una prima analisi, tra aggressore ed aggrediti.</p>
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		<title>Terremoto in Svezia, la leader socialista getta la spugna: &#8220;Non sono riuscita a fare un governo&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Sep 2026 08:10:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Svezia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=346080</guid>

					<description><![CDATA[<p>L'annuncio a sorpresa di Magdalena Andersson in conferenza stampa: la vittoria dei progressisti per soli 3 seggi aveva eccitato i media italiani</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/terremoto-in-svezia-la-leader-socialista-getta-la-spugna-non-sono-riuscita-a-fare-un-governo/">Terremoto in Svezia, la leader socialista getta la spugna: &#8220;Non sono riuscita a fare un governo&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Vi ricordate il brodo di giuggiole dei quotidiani italiani per <a href="https://www.nicolaporro.it/la-lezione-della-svezia-governare-insieme-o-perdere-tutto/" target="_blank" rel="noopener">la vittoria del centrosinistra in Svezia</a>? Vi ricordate i toni gaudenti con cui annotavano che l&#8217;onda nera che aveva invaso la Germania, con l&#8217;avanzata inesorabile dell&#8217;Afd, poteva fermarsi come successo a Stoccolma? Beh: sappiate che in realtà la coalizione progressista non solo aveva sposato la linea dura sull&#8217;immigrazione, ma la vittoria era stata risicatissima al punto che la leader <strong>Magdalena Andersson</strong> aveva solo 3 seggi di margine per provare a costruire un governo. Risultato: non c&#8217;è riuscita.</p>
<p>&#8220;Alla luce delle discussioni che ho avuto, posso concludere che, allo stato attuale delle cose, non mi è possibile formare un governo&#8221;, ha detto in conferenza stampa. Fine del sogno. E adesso? Adesso il presidente del Parlamento affiderà l&#8217;incarico a un altro leader di partito, magari il premier conservatore uscente <strong>Ulf Kristersson,</strong> ma è difficile che anche a lui riesca di mettere insieme una maggioranza solida.</p>
<p>Le trattative si sono infatti arenate sulle divisioni tra le forze del suo potenziale schieramento, in particolare tra Centro e Sinistra. Il blocco progressista, che ha ottenuto la risicata maggioranza, è formato da Socialdemocratici, Partito della Sinistra (V), Verdi (MP) e Partito di Centro. A rendereevidente la frattura è stata la decisione del <strong>Partito della Sinistra di sostenere Andreas Norlén</strong>, esponente dei Moderati, per la presidenza del Parlamento anziché il candidato socialdemocratico. Andersson ha quindi riconosciuto che, almeno per ora, non esistono le condizioni per arrivare alla formazione di un esecutivo.</p>
<p><em>Articolo in aggiornamento</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/terremoto-in-svezia-la-leader-socialista-getta-la-spugna-non-sono-riuscita-a-fare-un-governo/">Terremoto in Svezia, la leader socialista getta la spugna: &#8220;Non sono riuscita a fare un governo&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Terrore a Reggio Emilia: col cacciavite su una donna, poi ne investe due</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Sep 2026 06:35:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[aggreessione]]></category>
		<category><![CDATA[Reggio Emilia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Paura al distributore: tre feriti gravi. L'aggressore è un 26enne di origine egiziana</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Prima avrebbe colpito una donna con un <strong>cacciavite,</strong> poi sarebbe risalito in auto e avrebbe investito volontariamente due persone intervenute per soccorrerla. È quanto accaduto domenica sera a Reggio Emilia, in un distributore di benzina di via Martiri di Cervarolo, nella zona di Due Maestà. Tre persone sono rimaste ferite e sono state trasportate all&#8217;ospedale Santa Maria Nuova. Nessuna, secondo le informazioni disponibili, sarebbe in pericolo di vita.</p>
<p>L&#8217;aggressore è stato identificato come <strong>Mena Ifastanous, 26 anni, nato a Reggio Emilia da una famiglia di origini egiziane</strong>. Polizia, carabinieri e polizia locale lo hanno rintracciato e arrestato a poca distanza dalla sua abitazione meno di un&#8217;ora dopo i fatti.</p>
<p>Secondo la prima ricostruzione, erano circa le 19 quando il giovane è arrivato alla stazione di servizio a bordo di una Seat Ibiza. Una volta sceso dalla vettura, si sarebbe avvicinato alle spalle a una <strong>57enne di Scandiano</strong> che si trovava vicino a una colonnina e l&#8217;avrebbe colpita con un cacciavite. La donna è caduta a terra e due persone presenti, una giovane e un uomo di 49 anni, sono intervenute per aiutarla.</p>
<p>A quel punto il 26enne sarebbe tornato sulla propria auto e avrebbe <strong>investito deliberatamente i due soccorritori</strong>, per poi allontanarsi. Sul posto sono arrivati immediatamente gli operatori del 118 e numerose pattuglie delle forze dell&#8217;ordine. I tre feriti sono stati trasferiti d&#8217;urgenza al Santa Maria Nuova.</p>
<p>Restano ancora da chiarire le ragioni dell&#8217;aggressione. La 57enne, ascoltata prima del trasporto in ospedale, avrebbe riferito di <strong>non conoscere il giovane</strong>. Gli investigatori stanno inoltre esaminando le immagini delle telecamere presenti nella zona, che avrebbero ripreso almeno parte della scena. La Procura di Reggio Emilia, guidata da Calogero Gaetano Paci, coordina gli accertamenti. In serata è stata perquisita anche l&#8217;abitazione dell&#8217;arrestato, mentre sono in corso verifiche sulle sue condizioni psicologiche.</p>
<p>Al momento, secondo quanto emerso dagli accertamenti, <strong>non risultano elementi che colleghino il gesto a una matrice radicale religiosa</strong> né precedenti coinvolgimenti del 26enne in ambienti estremisti. Gli investigatori dovranno quindi ricostruire il movente e stabilire cosa abbia preceduto l&#8217;aggressione.</p>
<p>Il sindaco di Reggio Emilia <strong>Marco Massari</strong> ha definito quanto accaduto «<strong>grave e inaccettabile</strong>». «A prescindere dalle cause del folle gesto, che verranno indagate e accertate, il fatto provoca in tutti noi rabbia e costernazione». Massari ha poi ringraziato le forze dell&#8217;ordine per la rapidità dell&#8217;intervento e le due persone che hanno cercato di aiutare la donna: «Grazie per il loro gesto di generosità e umanità».</p>
<p>«<strong>Episodi come questo non possono e non devono trovare spazio nella nostra comunità</strong>», ha concluso il primo cittadino, rivolgendo un pensiero ai tre feriti e alle loro famiglie.</p>
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		<title>Il potere logora anche in Paradiso</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luigi Bisignani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 27 Sep 2026 14:17:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[bettino craxi]]></category>
		<category><![CDATA[francesco cossiga]]></category>
		<category><![CDATA[Giulio Andreotti]]></category>
		<category><![CDATA[Paradiso]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I dialoghi immaginari dell'Aldilà tra i leader della prima Repubblica</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/il-potere-logora-anche-in-paradiso/">Il potere logora anche in Paradiso</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="x1yc453h xma8rkl xgoqxah xutxfr x1fie51u xgyxj25 x1xobyvs x1elgs31 x1fv8qjw xcy5tzr x1ht4adc xnvauns x1c2l018 x14l7nz5 xuw7688 x1pjt2rx x160d6zm xrxpjvj" dir="ltr">In Paradiso i giornali arrivano con comodo. A consegnare <em>Il Tempo</em> a Giulio Andreotti è un vecchio collaboratore, soprannome romanissimo: Mollichella. Il presidente sorride compiaciuto per la nuova veste grafica, poi lo sfoglia con la familiarità di chi, su quelle pagine, rispondeva alla posta dei lettori.</p>
<p class="x1yc453h xma8rkl xgoqxah xutxfr x1fie51u xgyxj25 x1xobyvs x1elgs31 x1fv8qjw xcy5tzr x1ht4adc xnvauns x1c2l018 x14l7nz5 xuw7688 x1pjt2rx x160d6zm xrxpjvj" dir="ltr">«Cerchi qualcosa, Giulio?» domanda <strong class="x7amdea">Alcide De Gasperi</strong>, seduto sulla panchina accanto, sempre avvolto nel suo pastrano grigio.</p>
<p class="x1yc453h xma8rkl xgoqxah xutxfr x1fie51u xgyxj25 x1xobyvs x1elgs31 x1fv8qjw xcy5tzr x1ht4adc xnvauns x1c2l018 x14l7nz5 xuw7688 x1pjt2rx x160d6zm xrxpjvj" dir="ltr"><strong class="x7amdea">Andreotti</strong>, con l’immancabile Bic tra i denti: «Le lettere. Le domande dei lettori erano spesso migliori delle risposte dei ministri».</p>
<p class="x1yc453h xma8rkl xgoqxah xutxfr x1fie51u xgyxj25 x1xobyvs x1elgs31 x1fv8qjw xcy5tzr x1ht4adc xnvauns x1c2l018 x14l7nz5 xuw7688 x1pjt2rx x160d6zm xrxpjvj" dir="ltr"><strong class="x7amdea">De Gasperi</strong>: «Hai visto? Vogliono cambiare la legge elettorale».</p>
<p class="x1yc453h xma8rkl xgoqxah xutxfr x1fie51u xgyxj25 x1xobyvs x1elgs31 x1fv8qjw xcy5tzr x1ht4adc xnvauns x1c2l018 x14l7nz5 xuw7688 x1pjt2rx x160d6zm xrxpjvj" dir="ltr"><strong class="x7amdea">Andreotti</strong>: «Devono aver letto i sondaggi».</p>
<p class="x1yc453h xma8rkl xgoqxah xutxfr x1fie51u xgyxj25 x1xobyvs x1elgs31 x1fv8qjw xcy5tzr x1ht4adc xnvauns x1c2l018 x14l7nz5 xuw7688 x1pjt2rx x160d6zm xrxpjvj" dir="ltr"><strong class="x7amdea">De Gasperi</strong>: «Alla Costituente pensavamo a chi sarebbe venuto dopo».</p>
<p class="x1yc453h xma8rkl xgoqxah xutxfr x1fie51u xgyxj25 x1xobyvs x1elgs31 x1fv8qjw xcy5tzr x1ht4adc xnvauns x1c2l018 x14l7nz5 xuw7688 x1pjt2rx x160d6zm xrxpjvj" dir="ltr"><strong class="x7amdea">Andreotti</strong>: «Lo fanno anche adesso. Soprattutto a come impedirgli di arrivare».</p>
<p class="x1yc453h xma8rkl xgoqxah xutxfr x1fie51u xgyxj25 x1xobyvs x1elgs31 x1fv8qjw xcy5tzr x1ht4adc xnvauns x1c2l018 x14l7nz5 xuw7688 x1pjt2rx x160d6zm xrxpjvj" dir="ltr"><strong class="x7amdea">De Gasperi</strong>: «Nel dicembre del ’47 approvammo la Costituzione con 453 voti. E la guerra fredda ci divideva già».</p>
<p class="x1yc453h xma8rkl xgoqxah xutxfr x1fie51u xgyxj25 x1xobyvs x1elgs31 x1fv8qjw xcy5tzr x1ht4adc xnvauns x1c2l018 x14l7nz5 xuw7688 x1pjt2rx x160d6zm xrxpjvj" dir="ltr"><strong class="x7amdea">Andreotti</strong>: «Ci combattevamo sul governo, ma ci incontravamo sulle regole».</p>
<p class="x1yc453h xma8rkl xgoqxah xutxfr x1fie51u xgyxj25 x1xobyvs x1elgs31 x1fv8qjw xcy5tzr x1ht4adc xnvauns x1c2l018 x14l7nz5 xuw7688 x1pjt2rx x160d6zm xrxpjvj" dir="ltr">Irrompe <strong class="x7amdea">Cossiga</strong>, con l’aria di chi, grazie a Starlink, ha appena saputo qualcosa che non dovrebbe sapere: «Parlate delle elezioni? Oggi basta un sondaggio».</p>
<p class="x1yc453h xma8rkl xgoqxah xutxfr x1fie51u xgyxj25 x1xobyvs x1elgs31 x1fv8qjw xcy5tzr x1ht4adc xnvauns x1c2l018 x14l7nz5 xuw7688 x1pjt2rx x160d6zm xrxpjvj" dir="ltr"><strong class="x7amdea">Andreotti</strong>: «La Meloni avrebbe dovuto andare a votare prima, evitando i referendum. Ora deve guardarsi anche dal generale».</p>
<p class="x1yc453h xma8rkl xgoqxah xutxfr x1fie51u xgyxj25 x1xobyvs x1elgs31 x1fv8qjw xcy5tzr x1ht4adc xnvauns x1c2l018 x14l7nz5 xuw7688 x1pjt2rx x160d6zm xrxpjvj" dir="ltr"><strong class="x7amdea">Cossiga</strong>: «Vannacci prepara la marcia su Roma?».</p>
<p class="x1yc453h xma8rkl xgoqxah xutxfr x1fie51u xgyxj25 x1xobyvs x1elgs31 x1fv8qjw xcy5tzr x1ht4adc xnvauns x1c2l018 x14l7nz5 xuw7688 x1pjt2rx x160d6zm xrxpjvj" dir="ltr"><strong class="x7amdea">Andreotti</strong>: «Per ora marcia sui voti degli alleati».</p>
<p class="x1yc453h xma8rkl xgoqxah xutxfr x1fie51u xgyxj25 x1xobyvs x1elgs31 x1fv8qjw xcy5tzr x1ht4adc xnvauns x1c2l018 x14l7nz5 xuw7688 x1pjt2rx x160d6zm xrxpjvj" dir="ltr"><strong class="x7amdea">De Gasperi</strong>: «Fuoco amico?».</p>
<p class="x1yc453h xma8rkl xgoqxah xutxfr x1fie51u xgyxj25 x1xobyvs x1elgs31 x1fv8qjw xcy5tzr x1ht4adc xnvauns x1c2l018 x14l7nz5 xuw7688 x1pjt2rx x160d6zm xrxpjvj" dir="ltr"><strong class="x7amdea">Andreotti</strong>: «Il fuoco è sicuro. Sull’amico non garantirei».</p>
<p class="x1yc453h xma8rkl xgoqxah xutxfr x1fie51u xgyxj25 x1xobyvs x1elgs31 x1fv8qjw xcy5tzr x1ht4adc xnvauns x1c2l018 x14l7nz5 xuw7688 x1pjt2rx x160d6zm xrxpjvj" dir="ltr">Si avvicina <strong class="x7amdea">Silvio Berlusconi</strong>, orgoglioso dell’intitolazione ufficiale a suo nome dell’aeroporto di Malpensa: «Stanno rifacendo la legge elettorale laggiù?».</p>
<p class="x1yc453h xma8rkl xgoqxah xutxfr x1fie51u xgyxj25 x1xobyvs x1elgs31 x1fv8qjw xcy5tzr x1ht4adc xnvauns x1c2l018 x14l7nz5 xuw7688 x1pjt2rx x160d6zm xrxpjvj" dir="ltr"><strong class="x7amdea">Andreotti</strong>: «Lo sai bene anche tu… Le leggi elettorali vengono fatte pensando di vincere le prossime elezioni, ma si capisce come funzionano davvero solo dopo averle perse».</p>
<p class="x1yc453h xma8rkl xgoqxah xutxfr x1fie51u xgyxj25 x1xobyvs x1elgs31 x1fv8qjw xcy5tzr x1ht4adc xnvauns x1c2l018 x14l7nz5 xuw7688 x1pjt2rx x160d6zm xrxpjvj" dir="ltr"><strong class="x7amdea">Cossiga</strong>: «Tajani è convinto che la nuova legge elettorale porterà stabilità».</p>
<p class="x1yc453h xma8rkl xgoqxah xutxfr x1fie51u xgyxj25 x1xobyvs x1elgs31 x1fv8qjw xcy5tzr x1ht4adc xnvauns x1c2l018 x14l7nz5 xuw7688 x1pjt2rx x160d6zm xrxpjvj" dir="ltr"><strong class="x7amdea">Berlusconi</strong>: «Antonio è serio, affidabile». E, sorridendo, continua: «Non ha mai detto una cosa sbagliata…».</p>
<p class="x1yc453h xma8rkl xgoqxah xutxfr x1fie51u xgyxj25 x1xobyvs x1elgs31 x1fv8qjw xcy5tzr x1ht4adc xnvauns x1c2l018 x14l7nz5 xuw7688 x1pjt2rx x160d6zm xrxpjvj" dir="ltr"><strong class="x7amdea">Cossiga</strong>: «Per carità di patria, sorvoliamo sulla gonna lunga».</p>
<p class="x1yc453h xma8rkl xgoqxah xutxfr x1fie51u xgyxj25 x1xobyvs x1elgs31 x1fv8qjw xcy5tzr x1ht4adc xnvauns x1c2l018 x14l7nz5 xuw7688 x1pjt2rx x160d6zm xrxpjvj" dir="ltr"><strong class="x7amdea">Berlusconi</strong>: «Consentitemi di dire che, almeno sulle donne, pensavo di avergli lasciato una certa esperienza politica».</p>
<p class="x1yc453h xma8rkl xgoqxah xutxfr x1fie51u xgyxj25 x1xobyvs x1elgs31 x1fv8qjw xcy5tzr x1ht4adc xnvauns x1c2l018 x14l7nz5 xuw7688 x1pjt2rx x160d6zm xrxpjvj" dir="ltr"><strong class="x7amdea">Andreotti</strong>: «Tu gli hai lasciato Forza Italia. Non esageriamo con l’eredità».</p>
<p class="x1yc453h xma8rkl xgoqxah xutxfr x1fie51u xgyxj25 x1xobyvs x1elgs31 x1fv8qjw xcy5tzr x1ht4adc xnvauns x1c2l018 x14l7nz5 xuw7688 x1pjt2rx x160d6zm xrxpjvj" dir="ltr"><strong class="x7amdea">Cossiga</strong>: «Poi si è scusato».</p>
<p class="x1yc453h xma8rkl xgoqxah xutxfr x1fie51u xgyxj25 x1xobyvs x1elgs31 x1fv8qjw xcy5tzr x1ht4adc xnvauns x1c2l018 x14l7nz5 xuw7688 x1pjt2rx x160d6zm xrxpjvj" dir="ltr"><strong class="x7amdea">Berlusconi</strong>, accalorato: «Gli avrei consigliato: quando vuoi spiegare una legge elettorale, parla di quella. Le donne lasciale stare».</p>
<p class="x1yc453h xma8rkl xgoqxah xutxfr x1fie51u xgyxj25 x1xobyvs x1elgs31 x1fv8qjw xcy5tzr x1ht4adc xnvauns x1c2l018 x14l7nz5 xuw7688 x1pjt2rx x160d6zm xrxpjvj" dir="ltr"><strong class="x7amdea">Andreotti</strong>: «Miracoli del Paradiso. Il nostro Cavaliere, ormai mondato da ogni peccato, che invita alla prudenza sulle donne».</p>
<p class="x1yc453h xma8rkl xgoqxah xutxfr x1fie51u xgyxj25 x1xobyvs x1elgs31 x1fv8qjw xcy5tzr x1ht4adc xnvauns x1c2l018 x14l7nz5 xuw7688 x1pjt2rx x160d6zm xrxpjvj" dir="ltr"><strong class="x7amdea">Cossiga</strong>: «Oggi le ombre sono russe; prima erano americane, prima ancora della Chiesa. A ogni elezione un’ombra per distrarre gli elettori».</p>
<p class="x1yc453h xma8rkl xgoqxah xutxfr x1fie51u xgyxj25 x1xobyvs x1elgs31 x1fv8qjw xcy5tzr x1ht4adc xnvauns x1c2l018 x14l7nz5 xuw7688 x1pjt2rx x160d6zm xrxpjvj" dir="ltr"><strong class="x7amdea">Andreotti</strong>: «Preparano gli alibi a chi perde. Ma alla fine decidono gli elettori. Ed è questo che li preoccupa».</p>
<p class="x1yc453h xma8rkl xgoqxah xutxfr x1fie51u xgyxj25 x1xobyvs x1elgs31 x1fv8qjw xcy5tzr x1ht4adc xnvauns x1c2l018 x14l7nz5 xuw7688 x1pjt2rx x160d6zm xrxpjvj" dir="ltr"><strong class="x7amdea">Cossiga</strong> indica Mattarella sul giornale: «Devono comunque passare da lui. Sergio lo vedo molto attivo: una bardunfula, come diciamo in Sardegna».</p>
<p class="x1yc453h xma8rkl xgoqxah xutxfr x1fie51u xgyxj25 x1xobyvs x1elgs31 x1fv8qjw xcy5tzr x1ht4adc xnvauns x1c2l018 x14l7nz5 xuw7688 x1pjt2rx x160d6zm xrxpjvj" dir="ltr"><strong class="x7amdea">Andreotti</strong>: «A Roma la trottola la chiamiamo frullo, rende meglio l’idea del grande impegno in giro per l’Italia. Il Quirinale, del resto, è la più grande clinica di Gerovital del mondo».</p>
<p class="x1yc453h xma8rkl xgoqxah xutxfr x1fie51u xgyxj25 x1xobyvs x1elgs31 x1fv8qjw xcy5tzr x1ht4adc xnvauns x1c2l018 x14l7nz5 xuw7688 x1pjt2rx x160d6zm xrxpjvj" dir="ltr"><strong class="x7amdea">Cossiga</strong>: «Confermo. Ci entrai professore e ne uscii Picconatore».</p>
<p class="x1yc453h xma8rkl xgoqxah xutxfr x1fie51u xgyxj25 x1xobyvs x1elgs31 x1fv8qjw xcy5tzr x1ht4adc xnvauns x1c2l018 x14l7nz5 xuw7688 x1pjt2rx x160d6zm xrxpjvj" dir="ltr">Compare <strong class="x7amdea">Bettino Craxi</strong>: «Voi democristiani riuscivate a fare opposizione anche dal Colle. E con l’America? Sempre tutti sull’attenti».</p>
<p class="x1yc453h xma8rkl xgoqxah xutxfr x1fie51u xgyxj25 x1xobyvs x1elgs31 x1fv8qjw xcy5tzr x1ht4adc xnvauns x1c2l018 x14l7nz5 xuw7688 x1pjt2rx x160d6zm xrxpjvj" dir="ltr"><strong class="x7amdea">De Gasperi</strong>: «A Parigi, nel ’46, rappresentavo un Paese sconfitto. Chiedere rispetto fu più difficile che chiedere aiuti».</p>
<p class="x1yc453h xma8rkl xgoqxah xutxfr x1fie51u xgyxj25 x1xobyvs x1elgs31 x1fv8qjw xcy5tzr x1ht4adc xnvauns x1c2l018 x14l7nz5 xuw7688 x1pjt2rx x160d6zm xrxpjvj" dir="ltr"><strong class="x7amdea">Andreotti</strong>: «La gratitudine non obbliga a rinunciare alla geografia. Restiamo nel Mediterraneo anche quando a Washington cambiano idea».</p>
<p class="x1yc453h xma8rkl xgoqxah xutxfr x1fie51u xgyxj25 x1xobyvs x1elgs31 x1fv8qjw xcy5tzr x1ht4adc xnvauns x1c2l018 x14l7nz5 xuw7688 x1pjt2rx x160d6zm xrxpjvj" dir="ltr"><strong class="x7amdea">Craxi</strong>: «Io a Sigonella non piegai la testa».</p>
<p class="x1yc453h xma8rkl xgoqxah xutxfr x1fie51u xgyxj25 x1xobyvs x1elgs31 x1fv8qjw xcy5tzr x1ht4adc xnvauns x1c2l018 x14l7nz5 xuw7688 x1pjt2rx x160d6zm xrxpjvj" dir="ltr"><strong class="x7amdea">Andreotti</strong>, poggiando la sua biro nera, si aggiusta gli occhiali: «Dopo quella bufera, chiamai Vernon Walters. Mi richiamò dopo poche ore: Bettino avrebbe ricevuto un inviato di Reagan?».</p>
<p class="x1yc453h xma8rkl xgoqxah xutxfr x1fie51u xgyxj25 x1xobyvs x1elgs31 x1fv8qjw xcy5tzr x1ht4adc xnvauns x1c2l018 x14l7nz5 xuw7688 x1pjt2rx x160d6zm xrxpjvj" dir="ltr"><strong class="x7amdea">Craxi</strong>: «Arrivò con una lettera. Il Presidente USA voleva ricucire. E ricucimmo: la crisi si chiuse senza una nostra capitolazione».</p>
<p class="x1yc453h xma8rkl xgoqxah xutxfr x1fie51u xgyxj25 x1xobyvs x1elgs31 x1fv8qjw xcy5tzr x1ht4adc xnvauns x1c2l018 x14l7nz5 xuw7688 x1pjt2rx x160d6zm xrxpjvj" dir="ltr"><strong class="x7amdea">Cossiga</strong>: «Dopo, però, ve l’hanno fatta pagare…».</p>
<p class="x1yc453h xma8rkl xgoqxah xutxfr x1fie51u xgyxj25 x1xobyvs x1elgs31 x1fv8qjw xcy5tzr x1ht4adc xnvauns x1c2l018 x14l7nz5 xuw7688 x1pjt2rx x160d6zm xrxpjvj" dir="ltr"><strong class="x7amdea">Craxi</strong> non ha tempo di dire la sua che <strong class="x7amdea">De Gasperi</strong> cambia argomento: «Ora pare che Trump chieda all’Italia una mano sulla Libia».</p>
<p class="x1yc453h xma8rkl xgoqxah xutxfr x1fie51u xgyxj25 x1xobyvs x1elgs31 x1fv8qjw xcy5tzr x1ht4adc xnvauns x1c2l018 x14l7nz5 xuw7688 x1pjt2rx x160d6zm xrxpjvj" dir="ltr"><strong class="x7amdea">Berlusconi</strong>: «Finalmente un tema sul quale avrei parecchio da dire».</p>
<p class="x1yc453h xma8rkl xgoqxah xutxfr x1fie51u xgyxj25 x1xobyvs x1elgs31 x1fv8qjw xcy5tzr x1ht4adc xnvauns x1c2l018 x14l7nz5 xuw7688 x1pjt2rx x160d6zm xrxpjvj" dir="ltr"><strong class="x7amdea">Craxi</strong>: «Silvio, questa precisazione non restringe molto il campo».</p>
<p class="x1yc453h xma8rkl xgoqxah xutxfr x1fie51u xgyxj25 x1xobyvs x1elgs31 x1fv8qjw xcy5tzr x1ht4adc xnvauns x1c2l018 x14l7nz5 xuw7688 x1pjt2rx x160d6zm xrxpjvj" dir="ltr"><strong class="x7amdea">Berlusconi</strong>: «A Bengasi, nel 2008, firmai il Trattato con Gheddafi».</p>
<p class="x1yc453h xma8rkl xgoqxah xutxfr x1fie51u xgyxj25 x1xobyvs x1elgs31 x1fv8qjw xcy5tzr x1ht4adc xnvauns x1c2l018 x14l7nz5 xuw7688 x1pjt2rx x160d6zm xrxpjvj" dir="ltr"><strong class="x7amdea">Cossiga</strong>: «E poi venne il 2011».</p>
<p class="x1yc453h xma8rkl xgoqxah xutxfr x1fie51u xgyxj25 x1xobyvs x1elgs31 x1fv8qjw xcy5tzr x1ht4adc xnvauns x1c2l018 x14l7nz5 xuw7688 x1pjt2rx x160d6zm xrxpjvj" dir="ltr"><strong class="x7amdea">Berlusconi</strong>, perdendo il sorriso: «Una sciagura».</p>
<p class="x1yc453h xma8rkl xgoqxah xutxfr x1fie51u xgyxj25 x1xobyvs x1elgs31 x1fv8qjw xcy5tzr x1ht4adc xnvauns x1c2l018 x14l7nz5 xuw7688 x1pjt2rx x160d6zm xrxpjvj" dir="ltr"><strong class="x7amdea">Craxi</strong>: «Alla quale partecipò anche il tuo governo».</p>
<p class="x1yc453h xma8rkl xgoqxah xutxfr x1fie51u xgyxj25 x1xobyvs x1elgs31 x1fv8qjw xcy5tzr x1ht4adc xnvauns x1c2l018 x14l7nz5 xuw7688 x1pjt2rx x160d6zm xrxpjvj" dir="ltr"><strong class="x7amdea">Berlusconi</strong>: «Ricordo ancora quella sera, al Teatro dell’Opera di Roma, per il Nabucco. Accanto a me c’erano Gianni, un dono di Dio all’Italia, Ignazio e Mauro (Letta, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio; La Russa, ministro della Difesa; Masi, già segretario generale di Palazzo Chigi, ndr). E poi Giorgio Napolitano, che ci spinse nella direzione sbagliata: contro il Colonnello, per assecondare i francesi».</p>
<p class="x1yc453h xma8rkl xgoqxah xutxfr x1fie51u xgyxj25 x1xobyvs x1elgs31 x1fv8qjw xcy5tzr x1ht4adc xnvauns x1c2l018 x14l7nz5 xuw7688 x1pjt2rx x160d6zm xrxpjvj" dir="ltr"><strong class="x7amdea">Andreotti</strong>: «Lasciamo stare Sarkozy, che la sta pagando cara. Nel 1984 portai a Reagan una copia del Libro verde di Gheddafi».</p>
<p class="x1yc453h xma8rkl xgoqxah xutxfr x1fie51u xgyxj25 x1xobyvs x1elgs31 x1fv8qjw xcy5tzr x1ht4adc xnvauns x1c2l018 x14l7nz5 xuw7688 x1pjt2rx x160d6zm xrxpjvj" dir="ltr"><strong class="x7amdea">Berlusconi</strong>: «Adesso devono rimettere insieme una Libia divisa».</p>
<p class="x1yc453h xma8rkl xgoqxah xutxfr x1fie51u xgyxj25 x1xobyvs x1elgs31 x1fv8qjw xcy5tzr x1ht4adc xnvauns x1c2l018 x14l7nz5 xuw7688 x1pjt2rx x160d6zm xrxpjvj" dir="ltr"><strong class="x7amdea">Craxi</strong> si toglie gli occhiali e arringa: «Trump manda Boulos a trattare. Ma senza stabilità e sviluppo sulla sponda meridionale del Mediterraneo, in Europa continueranno ad aumentare i flussi migratori: lo dicevo prima di tutti».</p>
<p class="x1yc453h xma8rkl xgoqxah xutxfr x1fie51u xgyxj25 x1xobyvs x1elgs31 x1fv8qjw xcy5tzr x1ht4adc xnvauns x1c2l018 x14l7nz5 xuw7688 x1pjt2rx x160d6zm xrxpjvj" dir="ltr"><strong class="x7amdea">Andreotti</strong>: «A Boulos auguro pazienza: in Libia la firma di due capi non basta a far obbedire tutti quelli che hanno un fucile».</p>
<p class="x1yc453h xma8rkl xgoqxah xutxfr x1fie51u xgyxj25 x1xobyvs x1elgs31 x1fv8qjw xcy5tzr x1ht4adc xnvauns x1c2l018 x14l7nz5 xuw7688 x1pjt2rx x160d6zm xrxpjvj" dir="ltr"><strong class="x7amdea">De Gasperi</strong>: «E l’Italia?».</p>
<p class="x1yc453h xma8rkl xgoqxah xutxfr x1fie51u xgyxj25 x1xobyvs x1elgs31 x1fv8qjw xcy5tzr x1ht4adc xnvauns x1c2l018 x14l7nz5 xuw7688 x1pjt2rx x160d6zm xrxpjvj" dir="ltr"><strong class="x7amdea">Craxi</strong>: «Chieda di partecipare alle decisioni. E segua soprattutto le mosse di Haftar, che ha messo alla porta i Fratelli musulmani e sta trasformando Bengasi in una piccola Miami».</p>
<p class="x1yc453h xma8rkl xgoqxah xutxfr x1fie51u xgyxj25 x1xobyvs x1elgs31 x1fv8qjw xcy5tzr x1ht4adc xnvauns x1c2l018 x14l7nz5 xuw7688 x1pjt2rx x160d6zm xrxpjvj" dir="ltr">Il suono di una campana interrompe la conversazione. <strong class="x7amdea">Cossiga</strong> si fa improvvisamente assorto: «Non erano soltanto i rapporti con l’America a toglierci il sonno».</p>
<p class="x1yc453h xma8rkl xgoqxah xutxfr x1fie51u xgyxj25 x1xobyvs x1elgs31 x1fv8qjw xcy5tzr x1ht4adc xnvauns x1c2l018 x14l7nz5 xuw7688 x1pjt2rx x160d6zm xrxpjvj" dir="ltr"><strong class="x7amdea">Andreotti</strong>: «C’erano mattine, durante gli anni del terrorismo, in cui si aveva paura che squillasse il telefono».</p>
<p class="x1yc453h xma8rkl xgoqxah xutxfr x1fie51u xgyxj25 x1xobyvs x1elgs31 x1fv8qjw xcy5tzr x1ht4adc xnvauns x1c2l018 x14l7nz5 xuw7688 x1pjt2rx x160d6zm xrxpjvj" dir="ltr"><strong class="x7amdea">De Gasperi</strong> posa una mano sul braccio del Picconatore: «Dopo Moro lasciasti il Viminale».</p>
<p class="x1yc453h xma8rkl xgoqxah xutxfr x1fie51u xgyxj25 x1xobyvs x1elgs31 x1fv8qjw xcy5tzr x1ht4adc xnvauns x1c2l018 x14l7nz5 xuw7688 x1pjt2rx x160d6zm xrxpjvj" dir="ltr"><strong class="x7amdea">Cossiga</strong>: «Non ero riuscito a salvarlo. Al mio Luigi Zanda dissi: se non lo liberiamo in due ore, comunque finisca, mi dimetterò».</p>
<p class="x1yc453h xma8rkl xgoqxah xutxfr x1fie51u xgyxj25 x1xobyvs x1elgs31 x1fv8qjw xcy5tzr x1ht4adc xnvauns x1c2l018 x14l7nz5 xuw7688 x1pjt2rx x160d6zm xrxpjvj" dir="ltr"><strong class="x7amdea">Cossiga</strong>, dopo la lettura dell’intervista del direttore Capezzone al ministro dell’Interno: «A Matteo Piantedosi, cresciuto alla scuola del mio Enzo Mosino, consiglierei di monitorare bene gli istituti superiori. Qualcuno potrebbe strumentalizzare il provvedimento sull’immigrazione, così come hanno fatto con i ProPal».</p>
<p class="x1yc453h xma8rkl xgoqxah xutxfr x1fie51u xgyxj25 x1xobyvs x1elgs31 x1fv8qjw xcy5tzr x1ht4adc xnvauns x1c2l018 x14l7nz5 xuw7688 x1pjt2rx x160d6zm xrxpjvj" dir="ltr"><strong class="x7amdea">Andreotti</strong>: «Le Scritture ci insegnano a guardare con attenzione lo straniero».</p>
<p class="x1yc453h xma8rkl xgoqxah xutxfr x1fie51u xgyxj25 x1xobyvs x1elgs31 x1fv8qjw xcy5tzr x1ht4adc xnvauns x1c2l018 x14l7nz5 xuw7688 x1pjt2rx x160d6zm xrxpjvj" dir="ltr">Si avvicinano, di ritorno dal ritiro spirituale, <strong class="x7amdea">Wojtyla</strong> e <strong class="x7amdea">Bergoglio</strong>. Francesco prende il giornale e legge: «Giorgia Meloni vuole limitare gli stranieri nelle classi. Matteo Zuppi ricorda che nessuno deve sentirsi escluso. Mattarella ammonisce che la scuola è aperta a tutti. Mio padre partì dall’Italia per l’Argentina. Allora gli stranieri eravamo noi».</p>
<p class="x1yc453h xma8rkl xgoqxah xutxfr x1fie51u xgyxj25 x1xobyvs x1elgs31 x1fv8qjw xcy5tzr x1ht4adc xnvauns x1c2l018 x14l7nz5 xuw7688 x1pjt2rx x160d6zm xrxpjvj" dir="ltr"><strong class="x7amdea">Wojtyla</strong>: «Ma una lingua comune e regole condivise servono, Francesco».</p>
<p class="x1yc453h xma8rkl xgoqxah xutxfr x1fie51u xgyxj25 x1xobyvs x1elgs31 x1fv8qjw xcy5tzr x1ht4adc xnvauns x1c2l018 x14l7nz5 xuw7688 x1pjt2rx x160d6zm xrxpjvj" dir="ltr"><strong class="x7amdea">Bergoglio</strong>: «Certo. Per questo occorrono buoni maestri. Un bambino che non parla italiano ha bisogno di qualcuno che glielo insegni».</p>
<p class="x1yc453h xma8rkl xgoqxah xutxfr x1fie51u xgyxj25 x1xobyvs x1elgs31 x1fv8qjw xcy5tzr x1ht4adc xnvauns x1c2l018 x14l7nz5 xuw7688 x1pjt2rx x160d6zm xrxpjvj" dir="ltr"><strong class="x7amdea">Wojtyla</strong> sorride: «Sei arrivato dall’altra parte del mondo e ti hanno fatto Papa».</p>
<p class="x1yc453h xma8rkl xgoqxah xutxfr x1fie51u xgyxj25 x1xobyvs x1elgs31 x1fv8qjw xcy5tzr x1ht4adc xnvauns x1c2l018 x14l7nz5 xuw7688 x1pjt2rx x160d6zm xrxpjvj" dir="ltr"><strong class="x7amdea">Bergoglio</strong>: «Anche tu venivi da fuori, Karol. E dopo di te hanno scelto un tedesco».</p>
<p class="x1yc453h xma8rkl xgoqxah xutxfr x1fie51u xgyxj25 x1xobyvs x1elgs31 x1fv8qjw xcy5tzr x1ht4adc xnvauns x1c2l018 x14l7nz5 xuw7688 x1pjt2rx x160d6zm xrxpjvj" dir="ltr"><strong class="x7amdea">Andreotti</strong> alza appena gli occhi sopra le lenti: «Per fortuna al Conclave non c’è un tetto agli stranieri».</p>
<p class="x1yc453h xma8rkl xgoqxah xutxfr x1fie51u xgyxj25 x1xobyvs x1elgs31 x1fv8qjw xcy5tzr x1ht4adc xnvauns x1c2l018 x14l7nz5 xuw7688 x1pjt2rx x160d6zm xrxpjvj" dir="ltr">Giusto il tempo perché Andreotti ripieghi Il Tempo con cura, poi fa il suo ingresso san Pietro, intonando il Sanctus.</p>
<p>Luigi Bisignani <em>Il Tempo</em> 27 settembre 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/il-potere-logora-anche-in-paradiso/">Il potere logora anche in Paradiso</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Garlasco, Garofano interrogato a sorpresa. Questione di ore</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/garlasco-garofano-interrogato-a-sorpresa-questione-di-ore/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/garlasco-garofano-interrogato-a-sorpresa-questione-di-ore/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudio Romiti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 27 Sep 2026 13:09:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Alberto Stasi]]></category>
		<category><![CDATA[Garlasco]]></category>
		<category><![CDATA[luciano garofano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'ex capo dei Ris convocato in procura, interrogatorio sulle analisi del Dna fatte nel 2007. Domani la chiusura delle indagini</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/garlasco-garofano-interrogato-a-sorpresa-questione-di-ore/">Garlasco, Garofano interrogato a sorpresa. Questione di ore</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La nuova indagine sul <strong>caso di Garlasco</strong> è in dirittura d’arrivo. Con tutta probabilità la Procura di Pavia la concluderà il 28 settembre, dando così la possibilità ai legali di <strong>Andrea Sempio</strong> di depositare eventuali consulenze difensive onde scongiurare lo spettro, altrettanto probabile, di un rinvio a giudizio.</p>
<p>Nel frattempo gli inquirenti, condotti da Fabio Napoleone, stanno sparando le ultime cartucce. Alcune della quali abbastanza clamorose. In particolare spicca la convocazione in zona cesarini del <a href="https://www.nicolaporro.it/garlasco-la-clamorosa-ammissione-di-garofano-quei-fazzoletti-non-furono-mai-analizzati/" target="_blank" rel="noopener"><strong>generale Luciano Garofano</strong></a>, che nella prima indagine comandava i Ris di Parma.</p>
<p>Come ha spiegato un inviato di <em>Quarto Grado, “</em>l’interrogatorio è durato circa 50 minuti, in cui gli sono state poste domande specifiche sulle analisi del DNA fatte nel 2007. Oltre a lui sono stati ascoltati i suoi collaboratori, secondo indiscrezione indiscrezioni, tra gli elementi che sarebbero stati chiesti a Garofano c’è il DNA – appartenente a Chiara Poggi &#8211; sui <strong>pedali della bicicletta di Alberto Stasi</strong>. Ci si è concentrati sui dati grezzi su quei pedali, è un aspetto importante su cui ha puntato la Procura oggi&#8221;.</p>
<p>Ora, la questione è piuttosto controversa, destando alcuni più che legittimi sospetti sulle analisi eseguite all’epoca. Infatti,<strong> la quantità di DNA</strong> rinvenuto sui pedali della bicicletta Umberto Dei <strong>è identica a quella ritrovata su un cucchiaino</strong> usata dalla vittima prima di essere barbaramente uccisa; ovvero 2.78 nanogrammi.</p>
<p>Inoltre la traccia ritrovata sui pedali è pulita, analogamente a quella presente sul cucchiaino, cosa piuttosto anomala, vista l’obiettiva differenza tra una posata che si mette in bocca e un pedale a contatto con tutta una serie di agenti esterni.</p>
<p>A tale proposito <strong>Carmelo Abbate</strong>, ospite fisso nel salotto di Gianluigi Nuzzi, ipotizza che potrebbe esserci stato uno scambio di provette. Per quanto riguarda Garofano, ai giornalisti che lo aspettavano in massa all’uscita del suo incontro con i magistrati, quando già si ventilava una possibile svolta nel caso più mediatico di sempre, egli si è tenuto assolutamente abbottonato: “Non faccio commenti sull’indagine, poi deduca lei. Aspettiamo il 415-bis”, in pratica l’avviso di conclusione delle indagini.</p>
<p>La questione dei pedali, che all’epoca portò all’arresto di Alberto Stasi perché si credette erroneamente di avervi rinvenuto tracce di sangue della fidanzata, costituisce a mio avviso<strong> uno dei più incredibili pasticci probatori</strong> della nostra intera storia giudiziaria.</p>
<p><strong>Ricapitolando in sintesi la faccenda</strong>, il cui indizio di colpevolezza resse persino nella sentenza definitiva della Cassazione, sebbene non vi fosse alcuna traccia di sangue della vittima sui pedali – tanto che il fidanzato fu scarcerato dopo quattro giorni &#8211; , intorno al medesimo e molto presunto indizio si è costruita una storia del tutto inverosimile. Fu, in particolare, <strong>Gianluigi Tizzoni</strong>, legale della famiglia Poggi, a sostenere nel 2014 (durante il processo d&#8217;Appello-bis) che Alberto Stasi avesse scambiato i pedali tra due biciclette, la sua e quella posseduta da suo padre, per depistare le indagini e nascondere tracce biologiche.</p>
<p>Tuttavia, malgrado il consulente della pubblica accusa abbia<strong> smentito categoricamente tale scambio</strong>, oltre al fatto che esso sarebbe avvenuto con una bici, quella summenzionata, che non corrispondeva in nulla con quella descritta della testimone, nella sentenza di condanna si parlò di una “macro descrizione” in qualche modo compatibile con quanto riportato dalla signora Bermani. In pratica, sarebbe come dire che le due biciclette comunque possedevano un telaio, un manubrio e, ovviamente, due pedali.</p>
<p><strong>Tutto ciò presupporrebbe la presenza di una terza bici</strong>, di cui non è stata, per l’appunto, mai trovata traccia. Un mezzo che “il Biondino dagli occhi di ghiaccio” non amava assolutamente utilizzare all’epoca (la madre della povera Chiara disse di averlo visto in selle di un velocipede una volta sola), ma che avrebbe preso non si sa dove per compiere un delitto che non aveva premeditato. Dopodiché, scambiati i pedali, che comunque non erano insanguinati, avrebbe fatto sparire il mezzo.</p>
<p>Ebbene. Forse qualcuno potrebbe pensare che forse a questo improvvisato genio del male sarebbe di gran lunga convenuto gettare in una eventuale discarica l’intera bicicletta. Ma evidentemente la logica più elementare sembra spesso far difetto persino nelle aule giudiziarie, visto che è proprio su questo ed altri analoghi presupposti che abbiamo sbattuto in carcere un sempre più presunto innocente.</p>
<p>Claudio Romiti, 27 settembre 2026</p>
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		<title>L&#8217;appello di Leone contro l&#8217;eutanasia</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/lappello-di-leone-contro-leutanasia/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 26 Sep 2026 17:48:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[eutanasia]]></category>
		<category><![CDATA[fine vita]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Apriamo il dibattito sul fine vita</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Durante il suo discorso a Parigi, il Santo Padre ha lanciato un deciso monito contro la &#8220;morte programmata&#8221;, esortando le istituzioni ad <strong>accogliere la vita incondizionatamente e a sostenere la fragilità</strong>. Non è un caso che lo abbia fatto proprio durante la visita a Parigi e dinanzi al presidente <strong>Emanuel Macron.</strong> Si tratta di un argomento molto delicato e condivido questa visione partendo da un assunto universale, dettato dalla mia sensibilità e non necessariamente dalla fede: nessuno di noi è padrone della vita. Non abbiamo deciso quando venire al mondo, e non spetta a noi decidere quando andare via. Per dare forza e autorevolezza a questa convinzione, è fondamentale guardare sia al parere della scienza laica sia alle riflessioni della grande cultura intellettuale.</p>
<p>Sul piano scientifico e tecnico, il celebre oncologo laico Lucien Israël ha spiegato nel suo libro Contro l&#8217;eutanasia che l&#8217;interruzione della vita non è mai un gesto di compassione. E va detto che il professor Israël non era influenzato dalla fede ma supportato dalla competenza scientifica. <strong>A questo proposito ricordava spesso l&#8217;episodio di un malato terminale di cancro allo stomaco</strong> che gli urlò: «Dottore, la prego, mi faccia morire! Lei è un vigliacco!». Israël tornò da lui con una boccetta di liquido, dicendo freddamente: «Se vuole farla finita, prenda questa. Decida lei, ma io non mi assumo responsabilità». Il paziente chiese dubbioso se fosse solo acqua ed egli rispose: «Forse&#8230; per scoprirlo dovrà usarla». L&#8217;uomo morì settimane dopo e la boccetta — contenente semplice acqua — fu ritrovata sul comodino, intatta: messo davanti alla scelta reale, il paziente aveva capito di voler combattere.</p>
<p>A questa visione clinica si unisce la voce laica e potente di <strong>Oriana Fallaci.</strong> La scrittrice, che ha affrontato a viso aperto una lunga e durissima battaglia contro il cancro, ha sempre ribadito il suo rifiuto categorico per la resa, lasciandoci una memorabile lezione di dignità e amore per l&#8217;esistenza: «La vita è bella anche quando è brutta», e non vi si può rinunciare prima del tempo. Questa strenua difesa trova radici profonde anche nella filosofia e nelle storie vissute. E fa inoltre notare un piccolo dettaglio da non sottovalutare: <strong>è la decisione di scegliere l’eutanasia</strong> presa nel pieno vigore della vita crea un grosso dilemma nel momento stesso in cui non si sia in grado di comunicare di aver cambiato idea essendo in coma.</p>
<p>Aggiungo la testimonianza infine del filosofo <strong>Emmanuel Mounier</strong> che, nel libro Lettere sul dolore, racconta la sofferenza legata alla gravissima malformazione cerebrale della figlia Françoise negli anni &#8217;30, trovando proprio nel dolore la forza di reagire alla disperazione accettando il mistero della vita. E lo conferma, infine, l&#8217;esperienza di Sara Virgilio, rimasta in coma nel 1994 dopo un grave incidente. Nonostante le sofferenze lancinanti e l&#8217;iniziale incapacità di comunicare, Sara non ha mai pensato di voler morire. La sua storia mette in luce la pericolosità delle Disposizioni anticipate di trattamento (DAT): decidere del proprio destino da sani è ben diverso dal trovarsi nella malattia. Quando la condizione si fa estrema, <strong>l&#8217;istinto umano è quello di aggrapparsi alla vita</strong> con tutte le proprie forze, superando l&#8217;illusione moderna secondo cui la vita sia degna solo quando si è nel pieno delle proprie abilità fisiche.</p>
<p>William J. Marangon, 26 settembre 2026</p>
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		<title>Ho più paura delle tasse che dei maranza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bernaudo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 26 Sep 2026 11:00:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[tasse]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Stamattina mi sono svegliato e, come gran parte degli italiani, sono andato a lavorare. Ho controllato dei conteggi con il commercialista, verificato scadenze e adempimenti, cercato di capire quanto tempo e quanto denaro la mia attività dovrà ancora dedicare a soddisfare le pretese abnormi e irragionevoli dello Stato. È una giornata ordinaria per chi lavora [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Stamattina mi sono svegliato e, come gran parte degli italiani, sono andato a lavorare. Ho controllato dei<strong> conteggi con il commercialista</strong>, verificato scadenze e adempimenti, cercato di capire quanto tempo e quanto denaro la mia attività dovrà ancora dedicare a soddisfare le pretese abnormi e irragionevoli dello Stato. È una giornata ordinaria per chi lavora e per chi cerca di produrre in Italia.</p>
<p>Oggi non ho incontrato un <strong>«maranza».</strong> Non sono stato molestato da un immigrato. Non ho avuto un problema di sicurezza e devo dire che, nella mia ormai lunga vita, raramente ne ho avuti, probabilmente anche per fortuna.</p>
<p>Questo non significa che quei problemi non esistano. Chi subisce una rapina o ha paura di tornare a casa la sera ha diritto a essere ascoltato, a potersi difendere e a pretendere presìdi di sicurezza. <strong>Ma riconoscere un problema non significa dichiararlo</strong>, per tutti e per sempre, la priorità assoluta del Paese e il primo punto dell’agenda politica e dell’approfondimento giornalistico.</p>
<p>È qui che i partiti e gran parte dell’informazione su larga scala stanno mistificando la realtà. Il generale Vannacci ha lanciato la parola «remigrazione» e i partiti si mettono in fila per rispondere: <strong>chi applaude, chi si indigna</strong>, chi prende le distanze. Tutti ne parlano e poi si lamentano della crescita nei sondaggi di Futuro Nazionale.</p>
<p>È così che la provocazione inizia a <strong>dettare l’agenda politica</strong> e quella degli approfondimenti e dei talk televisivi. Così vengono perfino orientati i sondaggi di opinione. Nel frattempo, la vita di milioni di italiani continua a essere scandita, come da almeno 35 anni, da tasse assurde, contributi elevatissimi, costo del lavoro, bollette, permessi e pratiche che sembrano non finire mai, con un continuo peggioramento dovuto anche alle direttive europee.</p>
<p>La sicurezza è importante, direi fondamentale. Ma se ogni discussione politica comincia e finisce lì, quando parleremo di ciò che impedisce a un’impresa di assumere? Di ciò che resta in busta paga a <strong>un lavoratore dipendente</strong>? Del giovane che vorrebbe aprire un’attività, incontra lo Stato prima ancora di incontrare un cliente e, giustamente, se può scappa dall’Italia?</p>
<p><strong>Una gerarchia delle priorità</strong> serve proprio a questo: a distinguere ciò che fa più rumore da ciò che pesa ogni giorno sulla vita delle persone. Non si pretende di ignorare la criminalità, le baby gang o il fenomeno dell’immigrazione, con tutti i riflessi che ha nella società.</p>
<p>La domanda è perché siamo tutti così pronti a discutere nel dettaglio di questi temi e di <strong>«remigrazione»,</strong> e così restii a dire quale spesa pubblica tagliare, quale tassa eliminare e quale adempimento burocratico cancellare.</p>
<p>Lo stesso silenzio accompagna molte distopiche scelte europee. Si annunciano obiettivi ambientali e nuovi divieti, ma si parla molto meno di chi dovrà pagarne il costo. Per chi può comprare un’auto nuova, una restrizione alla circolazione è un fastidio. Per chi usa una vecchia macchina per andare al lavoro, può essere un ostacolo insuperabile. <strong>Il Green Deal va discusso anche da questo punto di vista</strong>: risultati concreti sul clima, costi e conseguenze per chi ha meno possibilità di scelta. Sul clima si discuta con il rigore delle valutazioni scientifiche, ma in un dibattito aperto; sulle misure politiche si chiedano conti altrettanto rigorosi.</p>
<p><strong>La grande distrazione di massa funziona</strong> perché parte da una preoccupazione reale che hanno innanzitutto i governi: che i contribuenti inizino a farsi i conti.<br />
Portare al centro di ogni trasmissione la sicurezza o il tema dell’immigrazione costringe tutti a schierarsi, a scaldarsi, ma lascia nell’ombra le domande più difficili. Alla fine della puntata, dello scontro televisivo, però, io &#8211; come tutti gli italiani che lavorano &#8211; avrò ancora i miei conteggi da verificare con il mio socio occulto e maggioritario: lo Stato. Un imprenditore avrà ancora paura di assumere. Un lavoratore vedrà ancora la distanza fra quanto costa il suo lavoro e quanto gli entra in tasca.</p>
<p>Vogliamo strade sicure, visto che abbiamo anche un numero di agenti di polizia rispetto agli abitanti superiore alla media europea. Ma vogliamo anche poter lavorare, produrre e costruire un futuro senza passare oltre metà della vita a pagare e a chiedere permesso a uno Stato ormai divenuto canaglia. Chi aspira a governare l’Italia ci dica che cosa farà per entrambe le cose. <strong>Abbia il coraggio di confrontarsi sui temi economici e fiscali</strong> e di sciogliere i nodi che strozzano i contribuenti e i lavoratori italiani.</p>
<p>Ma soprattutto gli italiani inizino a ragionare col portafoglio in mano, anche se vorranno fargli credere che il loro problema è esclusivamente la revisione del caso Garlasco, il maranza di turno o l’apocalisse climatica.</p>
<p>Andrea Bernaudo, 26 settembre 2026</p>
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		<title>Bufera sulla Cgil: &#8220;L&#8217;operaio sul tetto senza protezioni&#8221;. E il video di chiarimento è un autogol</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/bufera-sulla-cgil-loperaio-sul-tetto-senza-protezioni-e-il-video-di-chierimento-e-un-autogol/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimo Balsamo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 26 Sep 2026 09:23:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[cgil]]></category>
		<category><![CDATA[colosseo]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[torino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Era tutto in sicurezza”. Ma tra casco, terrazza e anticaduta la versione della Cgil sul caso di Torino fa acqua da tutte le parti</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/bufera-sulla-cgil-loperaio-sul-tetto-senza-protezioni-e-il-video-di-chierimento-e-un-autogol/">Bufera sulla Cgil: &#8220;L&#8217;operaio sul tetto senza protezioni&#8221;. E il video di chiarimento è un autogol</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Prima una precisazione: una fotografia non basta per stabilire se in un luogo di lavoro siano state violate le norme sulla sicurezza. Servono verifiche, documenti, valutazioni tecniche. Ma proprio per questo la risposta fornita dalla <strong>Cgil di Torino</strong> sul caso dell&#8217;<strong>operaio immortalato sulla copertura della sede di via Pedrotti</strong> lascia aperta più di una domanda.</p>
<p>Le immagini pubblicate da <em>La Stampa</em> mostrano <strong>un lavoratore apparentemente senza casco sulla sommità dell&#8217;edificio</strong>. Il sindacato ha<strong> respinto la ricostruzione</strong>: &#8220;L&#8217;operaio non stava lavorando su un tetto, ma su una terrazza a copertura piana e lavorava in trattenuta, cioè con dispositivi di sicurezza anticaduta&#8221;. Quanto al casco, la spiegazione è che nell&#8217;area non vi sarebbe stato rischio di caduta di materiali dall&#8217;alto. Tutto chiarito? Non proprio.</p>
<p>Partiamo dalla <strong>distinzione tra tetto e terrazza</strong>. Ai fini della sicurezza il confine è assai meno risolutivo di quanto possa sembrare. Il regolamento della Regione Piemonte sulle misure di sicurezza per i lavori in copertura definisce infatti &#8220;copertura&#8221; la delimitazione superiore dell&#8217;edificio e precisa che questa può assumere diverse configurazioni, tra le quali compare espressamente anche quella &#8220;a terrazza&#8221;. Lo stesso regolamento, parlando del transito e dei lavori sulle coperture, indica tra le protezioni parapetti, sistemi di ancoraggio, passerelle, reti anticaduta e altri dispositivi, privilegiando le protezioni collettive rispetto a quelle individuali. Naturalmente questo non significa automaticamente che a Torino sia stata infranta una norma. Significa però che dire &#8220;non era un tetto, era una terrazza&#8221; non sembrerebbe sufficiente, tecnicamente, a cancellare il problema della caduta dall&#8217;alto. Ma è la stessa Cgil di Torino a farsi un autogol pubblicando un <strong>video</strong> per rispondere alle accuse.</p>
<p>Sì, perchè proprio quelle immagini hanno aperto un&#8217;altra discussione. Nei commenti sono arrivate <strong>contestazioni dettagliate sui dispositivi mostrati</strong>: imbracatura, sistema di collegamento, assorbitore di energia, punto di ancoraggio e casco. Non basta naturalmente un commento sui social per certificare una violazione, ma alcune delle norme tecniche richiamate esistono eccome e riguardano precisamente i dispositivi utilizzati per proteggere chi lavora in quota.</p>
<p>L&#8217;Inail, ad esempio, indica la UNI EN 361 per le imbracature per il corpo, la UNI EN 355 per gli assorbitori di energia, la UNI EN 360 per i dispositivi anticaduta retrattili, la UNI EN 358 per cinture e cordini destinati al posizionamento e alla trattenuta e la UNI EN 795 tra i riferimenti per i dispositivi di ancoraggio. La stessa <strong>documentazione</strong> richiama la EN 397 per gli elmetti di protezione industriale.</p>
<p>Ma soprattutto c&#8217;è una distinzione che nel caso torinese diventa decisiva: <strong>&#8220;trattenuta&#8221; e &#8220;arresto caduta&#8221; non sono sinonimi</strong>. L&#8217;Inail li classifica come sistemi differenti. Il primo deve impedire al lavoratore di raggiungere fisicamente il punto dal quale potrebbe cadere, il secondo entra invece in funzione quando la caduta può verificarsi e deve arrestarla limitandone le conseguenze. Non è un dettaglio lessicale. Se il lavoratore può arrivare oltre la zona sicura, non siamo più davanti alla semplice trattenuta descritta dalla Cgil e cambiano anche le caratteristiche che il sistema deve possedere.</p>
<p><strong>E qui la replica rischia di ritorcersi contro chi l&#8217;ha prodotta</strong>. Dal 2026 l&#8217;articolo 115 del Testo unico sulla sicurezza stabilisce per i lavori in quota una gerarchia precisa: prima devono essere privilegiati i sistemi di protezione collettiva, come parapetti e reti; quando ciò non è possibile si passa ai sistemi individuali, dando comunque priorità a trattenuta, posizionamento e accesso mediante funi rispetto all&#8217;arresto caduta. Il sistema individuale deve inoltre essere assicurato a un punto di ancoraggio sicuro.</p>
<p>Persino sul <strong>casco</strong> la spiegazione della Cgil – non c&#8217;erano materiali che potevano cadere dall&#8217;alto – non esaurisce automaticamente il problema. Il decreto 81 stabilisce infatti che i DPI vadano scelti sulla base dei rischi effettivamente presenti e debbano essere adeguati alle condizioni del luogo di lavoro. La necessità dell&#8217;elmetto dipende quindi dalla valutazione complessiva del rischio, non soltanto dall&#8217;eventualità che qualcosa cada dall&#8217;alto. L&#8217;unico dettaglio che fa ben sperare è la presenza di scarpe antinfortunistiche. Un po&#8217; poco.</p>
<blockquote class="instagram-media" style="background: #FFF; border: 0; border-radius: 3px; box-shadow: 0 0 1px 0 rgba(0,0,0,0.5),0 1px 10px 0 rgba(0,0,0,0.15); margin: 1px; max-width: 540px; min-width: 326px; padding: 0; width: calc(100% - 2px);" data-instgrm-captioned="" data-instgrm-permalink="https://www.instagram.com/reel/DdrGsSxIMgv/?utm_source=ig_embed&amp;utm_campaign=loading" data-instgrm-version="14">
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</blockquote>
<p><script async src="//www.instagram.com/embed.js"></script></p>
<p>Il particolare assume inevitabilmente un peso diverso per ciò che è accaduto nelle stesse ore a Roma. Nella notte tra il 22 e il 23 settembre<strong> Andrea Moretti,</strong> operaio rocciatore di 22 anni, è <a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/colosseo-chiuso-giuli-pensi-ai-turisti-non-alla-cgil/">precipitato per circa dieci metri mentre lavorava al nuovo impianto di illuminazione del Colosseo</a>. Aveva il caschetto e l&#8217;imbracatura. Gli investigatori devono ancora stabilire cosa sia successo alla fune di sicurezza e se alla base dell&#8217;incidente ci sia stato un errore, un problema dell&#8217;attrezzatura o altre responsabilità. Sette persone risultano indagate per omicidio colposo con violazione della normativa sulla sicurezza, iscrizioni effettuate anche in vista dell&#8217;autopsia.</p>
<p>Eppure <strong>Maurizio Landini</strong> ha già individuato un elemento politico sul quale puntare: &#8220;La <strong>precarietà</strong> non è una sfortuna, la precarietà uccide. Ad esempio, quel ragazzo di 22 anni che è morto al Colosseo lavorava in un&#8217;azienda in subappalto&#8221;. Il segretario della Cgil ha quindi richiamato il referendum promosso dal sindacato e attaccato il governo sulle norme relative al lavoro precario.</p>
<p>Il subappalto è un dato e fa parte degli elementi esaminati nell&#8217;inchiesta. Ma il <strong>nesso causale</strong> con la morte di Moretti deve ancora essere accertato. La Procura sta verificando documentazione, attrezzature, formazione e dinamica della caduta; tra le ipotesi prese in considerazione figurano anche il cedimento dell&#8217;ancoraggio, un malore o un errore umano.</p>
<p><strong>Ed è qui che Torino e Roma finiscono per incrociarsi.</strong> Per l&#8217;operaio sulla propria sede, la Cgil chiede di non fermarsi a quello che sembra mostrare una fotografia e invita a considerare procedure e dispositivi non immediatamente visibili. Un principio ragionevole. Ma allora lo stesso rigore dovrebbe valere davanti alla tragedia del Colosseo: prima si accertano le cause, poi eventualmente si individuano responsabilità e conseguenze politiche. Sulla sicurezza sul lavoro le immagini possono ingannare. Anche gli slogan, però, qualche volta possono arrivare prima dei fatti.</p>
<p>Massimo Balsamo, 26 settembre 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/bufera-sulla-cgil-loperaio-sul-tetto-senza-protezioni-e-il-video-di-chierimento-e-un-autogol/">Bufera sulla Cgil: &#8220;L&#8217;operaio sul tetto senza protezioni&#8221;. E il video di chiarimento è un autogol</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Il Venezuela e Trump: cosa c&#8217;è dietro lo &#8220;tetto al prezzo&#8221; di Eni sulla benzina</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/il-venezuela-e-trump-cosa-ce-dietro-lo-tetto-al-prezzo-di-eni-sulla-benzina/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Guglielmo Mastroianni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 26 Sep 2026 08:36:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[benzina]]></category>
		<category><![CDATA[carburante]]></category>
		<category><![CDATA[eni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È passata nelle scorse settimane, ai primi di settembre , una notizia che secondo me era invece estremamente importante</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/il-venezuela-e-trump-cosa-ce-dietro-lo-tetto-al-prezzo-di-eni-sulla-benzina/">Il Venezuela e Trump: cosa c&#8217;è dietro lo &#8220;tetto al prezzo&#8221; di Eni sulla benzina</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Guardate, la questione <strong>Eni</strong>, <a href="https://www.nicolaporro.it/benzina-e-gasolio-eni-fissa-un-tetto-massimo-al-prezzo-inferiore-ad-oggi/" target="_blank" rel="noopener">col tetto al prezzo del carburante</a>, è molto più semplice di quanto si possa pensare. Un po’ sotto traccia, è passata nelle scorse settimane, ai primi di settembre , una notizia che secondo me era invece estremamente importante:<strong> Eni è diventato gestore esclusivo del più importante giacimento petrolifero del Venezuela</strong>, il Junin-5, con un’intesa della durata di 25 anni, da cui punta di arrivare a estrarre, entro il 2030, qualcosa come 400 mila barili di petrolio al giorno. Una roba che vale decine e decine di miliardi di dollari.</p>
<p>Alla sigla dell’accordo, c’era, tra gli altri, il Segretario all’Energia americano <strong>Chris Wright.</strong> Ora, possiamo anche far finta di nulla, negare strenuamente che i rapporti politici Italia-USA non c’entrino nulla, ma offenderemmo la nostra intelligenza, posto di averne una. In sostanza, il colosso petrolifero a partecipazione statale italiana, firma un accordo monstre con il Venezuela, oggi <em>de facto</em> sotto il controllo degli USA. Tre settimane dopo, nel pieno della crisi energetica col prezzo di benzina e gasolio alle stelle, <strong>il colosso di cui sopra toglie le castagne dal fuoco al governo</strong> e mette un tetto al prezzo del carburante, una manovra che si può pensare possa influenzare anche gli altri distributori, che altrimenti rischierebbero di essere tagliati fuori dal mercato.</p>
<p>Quando sentite parlare di geopolitica, ci si riferisce a cose come questa. Che magari ci aiutano anche a capire <strong>perché Meloni non potrà mai palesemente mandare Trump</strong> a raccogliere margheritine per i campi. Qualunque cosa dica.</p>
<p>Guglielmo Mastroianni, 26 settembre 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/il-venezuela-e-trump-cosa-ce-dietro-lo-tetto-al-prezzo-di-eni-sulla-benzina/">Il Venezuela e Trump: cosa c&#8217;è dietro lo &#8220;tetto al prezzo&#8221; di Eni sulla benzina</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>&#8220;Mi sono ravveduto&#8221;. Il giudice lo libera e lui&#8230; rapina subito un&#8217;altra donna</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/mi-sono-ravveduto-il-giudice-lo-libera-e-lui-rapina-subito-unaltra-donna/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Salvatore Di Bartolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 26 Sep 2026 07:15:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[giudice]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Otto giorni di cella e una promessa strappata in fretta e furia: tanto è bastato a un giudice di Roma per credere al ravvedimento di un uomo, arrestato a giugno per stalking, e rimetterlo in libertà nonostante il parere contrario del pm. Una scelta basata sulle parole dell’indagato che si è tuttavia rivelata un errore [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Otto giorni di cella e <strong>una promessa strappata in fretta e furia</strong>: tanto è bastato a un giudice di Roma per credere al ravvedimento di un uomo, arrestato a giugno per stalking, e rimetterlo in libertà nonostante il parere contrario del pm. Una scelta basata sulle parole dell’indagato che si è tuttavia rivelata un errore clamoroso: appena due mesi dopo la scarcerazione, il soggetto ha aggredito e trascinato a terra una donna a Primavalle nel tentativo di rapinarla, mentre le indagini successive hanno fatto emergere<strong> un ulteriore episodio di violenza precedente</strong>. Di fronte a questa escalation, un nuovo giudice ha disposto il ritorno in carcere.</p>
<p>Al di là della cronaca, questa vicenda mette a nudo <strong>un cortocircuito logico e istituzionale</strong> sconcertante, rivelando le contraddizioni di un sistema che sembra aver smarrito il contatto con la realtà. Può bastare qualche parola pronunciata da un indagato dopo appena otto giorni di carcere — un comodo «mi sono ravveduto», detto per tornare in libertà — per convincere un magistrato a ritenere superate le esigenze cautelari, nonostante il parere contrario della Procura e gli elementi disponibili? Un caso che ricorda quello del presunto pedofilo bengalese di Torino, subito liberato dopo l&#8217;aggressione ad una 13enne perché ritenuto incensurato e collaborativo.</p>
<p>È proprio questo il punto. Le parole possono avere un peso, ma non possono sostituire i fatti. E quando si deve valutare il rischio che una persona torni a delinquere, il ravvedimento dichiarato dovrebbe essere misurato <strong>alla luce dei comportamenti concreti</strong>, dei precedenti e di tutti gli elementi emersi nel procedimento.</p>
<p>La vicenda solleva così una questione che va ben oltre il singolo caso. Quanto peso può avere una promessa di ravvedimento pronunciata dopo appena otto giorni di carcere? E quanto, invece, devono pesare i fatti, i precedenti e gli elementi concreti nella valutazione delle esigenze di prevenzione?</p>
<p>Salvatore Di Bartolo, 26 settembre 2026</p>
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		<title>Stranieri a scuola, cosa ne pensano gli italiani? L&#8217;analisi sulle reazioni social</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/stranieri-a-scuola-cosa-ne-pensano-gli-italiani-lanalisi-sulle-reazioni-social/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Sep 2026 16:04:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scuola]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Negli ultimi quattro giorni si registra online un +89% di conversazioni e un clamoroso aumento di interazioni. Il report che svela come la rete vive lo scontro politico tra integrazione, regole, identità e polarizzazione</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/stranieri-a-scuola-cosa-ne-pensano-gli-italiani-lanalisi-sulle-reazioni-social/">Stranieri a scuola, cosa ne pensano gli italiani? L&#8217;analisi sulle reazioni social</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Quando la politica entra nelle aule scolastiche, l’impatto sulla rete è immediato e dirompente. Negli ultimi giorni <a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/stranieri-in-classe-mattarella-a-gamba-tesa-scuola-aperta-a-tutti-no-barriere/" target="_blank" rel="noopener">il tema della presenza e dell&#8217;integrazione degli <strong>alunni stranieri nelle scuole</strong> italiane</a> si è trasformato in un vero e proprio fenomeno social. L’argomento ha impiegato pochissimo tempo a valicare i confini del dibattito istituzionale per diventare una conversazione di massa su regole, identità e modello di convivenza.</p>
<h2>L’esplosione dell’interesse negli ultimi quattro giorni</h2>
<p>I dati, elaborati da Socialcom, mostrano quanto rapidamente un tema possa diventare centrale quando entra nell’arena politica e polarizza gli utenti. L’attenzione ha iniziato ad aumentare già verso la fine di agosto, <a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/tetto-agli-stranieri-valditara-spiega-come-funziona-conta-se-conosci-litaliano-temo-la-fuga-dei-bianchi/" target="_blank" rel="noopener">riaccendendosi attorno alle dichiarazioni del Ministro dell&#8217;Istruzione Giuseppe Valditara relative all&#8217;obbligo di apprendimento della lingua italiana</a> per i genitori degli studenti stranieri. Ma è negli ultimi quattro giorni che<strong> il dibattito è esploso</strong> definitivamente, spinto dal rincorrersi delle polemiche politiche.</p>
<p>I numeri raccolti indicano proporzioni imponenti: si contano infatti <strong>103 mila conversazioni totali</strong>, con un incremento dell’89% negli ultimi quattro giorni rispetto a tutto il mese precedente. Ancora più impressionante è la crescita del coinvolgimento, con <strong>3,1 milioni di interazioni complessive</strong> e un balzo record del 610% nello stesso brevissimo arco temporale rispetto ai 30 giorni prima. Cifre che testimoniano come un tema tecnico legato alla scuola riesca a catalizzare in un attimo l&#8217;attenzione degli utenti italiani.</p>
<h2>Tra curiosità e critica: l’umore degli italiani in rete</h2>
<p>L&#8217;analisi dell&#8217;atteggiamento emotivo degli utenti italiani rivela un pubblico tutt&#8217;altro che monolitico, diviso tra curiosità e forti polarizzazioni ideologiche.</p>
<p>La quota maggiore degli utenti, pari al 46%, affronta l&#8217;argomento con curiosità e interesse, spinta dalla volontà di cercare informazioni, aprire confronti o approfondire le diverse proposte avanzate. <strong>L&#8217;altra metà della rete si spacca invece su posizioni molto più definite</strong>: un italiano su quattro (il 25%) esprime approvazione, sostenendo la necessità di regole stringenti e di un&#8217;integrazione guidata, mentre un utente su cinque (il 20%) si attesta su posizioni critiche, respingendo le impostazioni proposte o contestando la strumentalizzazione politica del caso. Infine, una persona su dieci (il 10%) manifesta viva preoccupazione per le possibili ripercussioni sulla coesione sociale e sul futuro del sistema scolastico.</p>
<h2>Non solo aule: i temi caldi associati alla discussione</h2>
<p>L’argomento associato più discusso riguarda infatti la proposta del <strong>divieto di Burqa</strong> a scuola, che da solo catalizza il 34% dell&#8217;attenzione complessiva online. Seguono a distanza le discussioni sulla gestione pratica delle classi con presenza di studenti stranieri e l&#8217;integrazione (23%) e il nodo della padronanza della lingua italiana (20%), considerata da molti la pietra angolare e il presupposto fondamentale di qualsiasi percorso di inclusione. A chiudere il quadro figurano gli interventi sul tema dell&#8217;immigrazione e regolazione dei flussi (17%) e il richiamo generale al rispetto delle regole (6%).</p>
<h2>La classifica dei leader: Meloni e Vannacci trascinano le interazioni</h2>
<p>A dominare la classifica dell&#8217;ingaggio social legato a questo tema troviamo il Presidente del Consiglio <strong>Giorgia Meloni,</strong> capace di generare da sola 418 mila interazioni. Al secondo posto figura <strong>Roberto Vannacci</strong> con 141 mila interazioni, seguito direttamente dal Ministro dell&#8217;Istruzione <strong>Giuseppe Valditara</strong> a quota 122 mila interazioni. Più staccati troviamo il vicepremier <strong>Matteo Salvini,</strong> con 42 mila interazioni, e la segretaria del Partito Democratico <strong>Elly Schlein,</strong> che registra 12 mila interazioni.</p>
<h2>Il peso della politica nella percezione pubblica</h2>
<p>I dati emersi dimostrano concretamente quanto la cassa di risonanza politica sia in grado di trasformare, nel giro di poche ore, una discussione sul sistema scolastico e formativo in un infiammato confronto sul modello culturale del Paese, sui valori e sull’identità degli utenti polarizzati.</p>
<p>Leggi la ricerca completa sul sito <a href="https://socialcomitalia.com/magazine/alunni-stranieri-esplode-il-dibattito-sui-social/" target="_blank" rel="noopener nofollow">Socialcom</a></p>
<p>Luca Ferlaino, 25 settembre 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/stranieri-a-scuola-cosa-ne-pensano-gli-italiani-lanalisi-sulle-reazioni-social/">Stranieri a scuola, cosa ne pensano gli italiani? L&#8217;analisi sulle reazioni social</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Benzina e gasolio, Eni fissa un tetto massimo al prezzo (inferiore ad oggi)</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/benzina-e-gasolio-eni-fissa-un-tetto-massimo-al-prezzo-inferiore-ad-oggi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Sep 2026 14:36:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La decisione della società in tutte le stazioni Enilive: ecco quali saranno i prezzi per i carburanti alla pompa</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/benzina-e-gasolio-eni-fissa-un-tetto-massimo-al-prezzo-inferiore-ad-oggi/">Benzina e gasolio, Eni fissa un tetto massimo al prezzo (inferiore ad oggi)</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Eni mette un tetto al prezzo dei carburanti.</strong> Dal 28 settembre, nelle oltre 4 mila stazioni di servizio Enilive presenti in Italia, la benzina non potrà superare <strong>1,99 euro al litro</strong>, mentre per il gasolio il limite sarà fissato a <strong>2,19 euro al litro</strong>. La misura durerà inizialmente 30 giorni, ma potrà essere prorogata fino alla fine dell’anno sulla base dell’andamento del mercato e delle condizioni degli approvvigionamenti.</p>
<p>È la risposta del gruppo alla nuova impennata dei prezzi alla pompa, alimentata dalle tensioni sui mercati energetici e dalla riduzione dell’offerta di prodotti raffinati. Il tetto individuato da Eni è legato anche all’agevolazione fiscale sulle accise attualmente in vigore e, per la benzina, significa un prezzo inferiore di circa <strong>17 centesimi al litro rispetto agli attuali livelli medi</strong>.</p>
<p>A spiegare le ragioni dell’intervento è la stessa società. «La contrazione dell’offerta di prodotti raffinati sul mercato internazionale che deriva dalle crisi geopolitiche in corso &#8211; si legge in una nota dell’Eni &#8211; associata alla carenza di capacità di raffinazione a livello europeo (quasi 30 raffinerie chiuse negli ultimi 15 anni), ha portato i prezzi dei carburanti a livelli estremamente onerosi per le famiglie e le aziende italiane: in questo contesto, Eni intende dare un nuovo <strong>contributo di solidarietà al Paese</strong>, ai consumatori e alla propria clientela, che si unisce alle iniziative già intraprese dalla Società dallo scorso marzo attraverso un ribaltamento solo in via parziale dell’aumento delle quotazioni internazionali sui prezzi consigliati presso i propri distributori, assorbendone così una parte significativa».</p>
<p>In sostanza, Eni sostiene di aver già evitato nei mesi scorsi di trasferire integralmente sui propri listini gli aumenti registrati sui mercati internazionali. Ora arriva un passo ulteriore: <strong>un limite esplicito al prezzo praticato alla pompa</strong>, almeno per la durata dell’iniziativa.</p>
<p>Il provvedimento riguarderà la rete Enilive, che conta più di 4 mila impianti in Italia. Alcune stazioni continuano a mostrare il vecchio marchio Eni, perché il processo di sostituzione dell’identità visiva non è ancora terminato, ma fanno già parte della stessa rete.</p>
<p>La società rivendica inoltre gli investimenti effettuati per mantenere capacità produttiva sul territorio italiano, in una fase in cui proprio la scarsità di raffinazione europea viene indicata tra le cause delle tensioni sui prezzi. Eni gestisce le <strong>bioraffinerie di Venezia e Gela</strong> ed è impegnata nello sviluppo e nella trasformazione del sito di <strong>Livorno</strong> e di altri impianti nazionali. Investimenti che, secondo il gruppo, consentono anche di preservare capacità di raffinazione che altrimenti verrebbe sottratta al mercato.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Fa&#8217; quel che sei</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/fa-quel-che-sei/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Fiorenza Cirillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Sep 2026 14:17:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Occorre avere il coraggio di non vergognarci delle nostre passioni autentiche. Saremmo più felici</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Che cosa accadrebbe se davvero ci ascoltassimo? Probabilmente avremmo anche la forza di esprimerci. L’espressione di sé riguarda le relazioni, il lavoro, l’arte, insomma ha a che fare con i talenti, quelli che abbiamo fin dal primo respiro; sono il nostro tesoro sommerso e chiedono solo di essere scoperti, riconosciuti e propagati. <strong>Si parla a volte di sfumature quasi impercettibili</strong> che, come una spezia, cambiano il sapore di tutto, a volte invece sono onde che ci trascinano in una direzione o in un’altra.</p>
<p>Ma quanti hanno la cura di prendersi sul serio? Questi talenti infatti sono delicati e necessitano di essere ben coltivati per farsi spazio in noi. Quante persone ormai adulte avrebbero voluto scegliere un certo lavoro e invece si sono sentite in dovere di farne un altro? Architetti che sarebbero stati docenti meravigliosi, avvocati che avrebbero voluto dipingere, imprenditori che avrebbero voluto fare i cuochi. <strong>E quanti ragazzi sbandati coprono l’intuizione di quel che sono con alcol e sostanze stupefacenti</strong> per paura di scoprire la parte originale di sé? Come se la nudità di quel che siamo fosse necessariamente da nascondere con le maschere che il mondo ci dà a noleggio, per poi strapparcele quando meno ce l’aspettiamo.</p>
<p>Da bambini intuirsi è qualcosa di semplice, ci accade di sentire il nostro destino, perché siamo attenti a noi, alle nostre mosse e ci interessa solo quello in cui siamo immersi e con cui vogliamo interagire a modo nostro. Quello, infatti, è un mondo intimo e semplice, in cui ci muoviamo agili e certi. Nell’adolescenza poi, quando la forza e la debolezza si scontrano, ci vengono dubbi sulla bontà di quelle intuizioni che ci sembrano il più delle volte stupide o inutili rispetto a quel che il mondo grande ci impone. Se solo avessimo il coraggio, proprio in quel momento, in quell’esatto momento in cui proviamo una sorta di vergogna <strong>per quelle che sono le nostre passioni autentiche</strong>, come se non fossero abbastanza, se in quel micro-nano secondo, qualcuno ci dicesse la parola giusta o la nostra indole avesse la meglio, forse oggi saremmo tutti un po’ più felici. I talenti infatti maturano nelle relazioni e quando queste sono umane e vere un giovane si sente libero di fiorire e può allora fare quel che vuole nel senso più originale, fare cioè ciò “che è”. In un mondo che spesso associa il valore personale al successo, al denaro e cerca di piegare la volontà degli uomini in questa direzione, suggerendo mefistofelicamente di “fare ciò che si vuole”, ci si può ergere e ribellarsi con “quel che si è”, pena una schiavitù amara.</p>
<p>Quando i ragazzi si intorbidiscono in rapporti fasulli o virtuali rischiano di lasciarsi vincere dall’angoscia; se nessuno, infatti, mostra loro<strong> la meraviglia che si intreccia al male</strong>, possono giungere a epiloghi di violenza contro sé stessi e contro gli altri. Il “fare ciò che si è” non promette utopie irraggiungibili, ma una letizia frutto dell’espressione di sé e che ha un legame diretto con l’io bambino e con l’io adolescente che, pur pieno di dubbi e domande, ancora intuisce la sua parte preziosa.</p>
<p>Ci vuole la cura di un giardiniere per seguire la crescita dei nostri ragazzi, ci vuole l’acqua giusta, non troppa né troppo poca e la certezza di un sole luminoso anche dietro le nubi.</p>
<p>Fiorenza Cirillo, 25 settembre 2026</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Bruciati 45 miliardi, ma non è finita: quanto ci costerà la guerra Usa-Iran</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/bruciati-45-miliardi-ma-non-e-finita-quanto-ci-costera-la-guerra-usa-iran/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Apostolos Apostolou]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Sep 2026 13:30:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>l Pentagono aggiorna il conto record al Congresso, ma le stime non comprendono i danni alle basi e i costi indiretti. E Washington continua a bruciare miliardi ogni mese</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/bruciati-45-miliardi-ma-non-e-finita-quanto-ci-costera-la-guerra-usa-iran/">Bruciati 45 miliardi, ma non è finita: quanto ci costerà la guerra Usa-Iran</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il Pentagono aggiorna la stima dei costi della guerra</strong> e presenta al Congresso un conto da 45,1 miliardi. Ma la cifra non comprende ancora i danni alle basi americane né tutti i costi indiretti. E Washington potrebbe spendere altri 2-3 miliardi al mese. Il conto della guerra contro l’Iran continua a salire. E non è ancora arrivato il conto finale. Gli Stati Uniti hanno già speso <strong>45,1 miliardi di dollari</strong> per le operazioni militari, secondo i dati comunicati dal Pentagono al Congresso venerdì e riferiti dalla Cnn. Una cifra enorme, che supera tutte le precedenti stime e che potrebbe aumentare ancora rapidamente.</p>
<p>Al 3 settembre il costo delle operazioni era stato quantificato in 43,6 miliardi di dollari. Poi sono arrivati altri 1,5 miliardi destinati al carburante supplementare, facendo schizzare il totale a quota 45,1 miliardi. Ma c’è un particolare tutt’altro che secondario: quei 45,1 miliardi non rappresentano il costo complessivo della guerra. La stima del Pentagono, infatti, non comprende ancora le spese per riparare le basi e gli edifici americani danneggiati durante le operazioni. E non include una valutazione completa dei costi indiretti del conflitto, che il Congresso ha chiesto all’amministrazione di quantificare.  Insomma, il numero ufficiale è già enorme, ma il <strong>conto potrebbe essere destinato a diventare molto più pesante.</strong></p>
<h2>Il conto corre più delle previsioni</h2>
<p>La nuova cifra fornita dal Pentagono è significativamente superiore alle stime diffuse soltanto poche settimane fa. Il Congressional Budget Office aveva calcolato <strong>38 miliardi di dollari di spesa fino al primo agosto.</strong> A luglio, invece, era stato lo stesso Pentagono a indicare una cifra di 37,5 miliardi.<br />
In poco tempo, dunque, la spesa è aumentata sensibilmente.</p>
<p>A pesare maggiormente, secondo il Congressional Budget Office, sono soprattutto le munizioni utilizzate nelle operazioni militari. Missili, bombe e altri sistemi d’arma rappresentano una parte consistente delle risorse impiegate da Washington. E il problema non riguarda soltanto ciò che è già stato speso. Riguarda soprattutto quello che potrebbe essere speso da qui in avanti. <strong>Il Congressional Budget Office</strong> prevede infatti che, dopo il primo agosto, gli Stati Uniti possano sostenere 2-3 miliardi di dollari di costi aggiuntivi ogni mese. E nei periodi di maggiore intensità dei combattimenti la cifra potrebbe salire ulteriormente.</p>
<h2>La guerra pesa anche sull’economia</h2>
<p>È qui che la guerra smette di essere soltanto <strong>una questione militar</strong>e e diventa un problema economico per l’amministrazione americana.<br />
Decine di miliardi di dollari sono già stati impegnati nel conflitto, mentre il costo continua ad aumentare mese dopo mese. E al conto delle operazioni militari bisognerà aggiungere quello per la riparazione delle strutture danneggiate e gli altri effetti indiretti ancora da quantificare.</p>
<h2>Poi c’è l’inflazione</h2>
<p>Il Congressional Budget Office ha avvertito il Congresso che la crisi potrebbe contribuire a far aumentare<strong> l’inflazione nel primo trimestre del 2027.</strong> Un effetto che arriverebbe in un momento delicato per l&#8217;economia americana, mentre resta alta l&#8217;attenzione sul costo della vita e sulle condizioni economiche delle famiglie.</p>
<p>La domanda, dunque, non è più soltanto quanto sia costata finora la guerra.<strong> La domanda è quanto finirà per costare davvero.</strong><br />
I 45,1 miliardi comunicati dal Pentagono rappresentano infatti una fotografia parziale. Mancano ancora diverse voci e, soprattutto, manca la variabile più difficile da calcolare: quanto durerà il conflitto e quale sarà l&#8217;intensità delle operazioni.</p>
<p>E c’è un altro elemento da considerare. Una guerra di questa portata non si chiude contabilmente nel momento in cui cessano i combattimenti. Restano le infrastrutture da ricostruire, gli armamenti da reintegrare, le scorte militari da ripristinare e gli eventuali impegni finanziari legati alle operazioni. Sono costi che possono emergere anche molto tempo dopo la fine delle ostilità.</p>
<p>Per Washington, quindi, il problema non è soltanto trovare le risorse per sostenere il conflitto oggi. È anche capire quale sarà l&#8217;impatto di queste spese sui conti pubblici e sull&#8217;economia americana domani. E se la spesa militare dovesse continuare a crescere, il confronto sul costo della guerra potrebbe diventare inevitabilmente anche un confronto <strong>sulle priorità economiche degli Stati Uniti.</strong> Per Washington, il contatore è già arrivato a 45,1 miliardi. E continua a correre.</p>
<p>Apostolos Apostolou, 25 settembre 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/bruciati-45-miliardi-ma-non-e-finita-quanto-ci-costera-la-guerra-usa-iran/">Bruciati 45 miliardi, ma non è finita: quanto ci costerà la guerra Usa-Iran</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Tutti contro l’Afd, ma a Berlino scoppia il caso Linke: l’allarme sui rapporti con Hamas</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimo Balsamo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Sep 2026 12:33:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[AfD]]></category>
		<category><![CDATA[berlino]]></category>
		<category><![CDATA[hamas]]></category>
		<category><![CDATA[islam]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Da mesi in Germania l’allarme politico ha un nome preciso: Afd. L’avanzata della destra viene osservata con crescente preoccupazione, tra ipotesi di cordoni sanitari e discussioni sull’accesso del partito alle informazioni sensibili dello Stato. Ma mentre Berlino guarda con il fiato sospeso a destra, proprio nella capitale tedesca è la sinistra a ritrovarsi alle prese [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Da mesi in <strong>Germania</strong> l’allarme politico ha un nome preciso: <strong>Afd</strong>. L’avanzata della destra viene osservata con crescente preoccupazione, tra ipotesi di cordoni sanitari e discussioni sull’accesso del partito alle informazioni sensibili dello Stato. Ma mentre <strong>Berlino</strong> guarda con il fiato sospeso a destra, proprio nella capitale tedesca è la sinistra a ritrovarsi alle prese con interrogativi tutt’altro che secondari. Antisemitismo, ambienti islamisti e rapporti controversi dentro il mondo progressista sono finiti al centro del dibattito dopo il<strong> successo elettorale della Linke di Elif Eralp.</strong></p>
<p>A sollevare il caso non è l’Afd e nemmeno un esponente della Cdu. È<strong> Güner Balci</strong>, socialdemocratica e delegata all’integrazione di Neukölln, uno dei quartieri più delicati della capitale. In un intervento pubblicato da <em>Die Welt</em>, Balci punta il dito contro quella che considera una <strong>pericolosa vicinanza costruita nel tempo tra settori della sinistra berlinese e ambienti palestinesi radicali.</strong> Secondo la sua ricostruzione, <strong>reti riconducibili ad Hamas e al Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina</strong> avrebbero trovato nella capitale tedesca interlocutori politici soprattutto nella Linke e, in alcuni casi, anche in settori di Spd e Verdi.</p>
<p>Il terreno principale dello scontro è <strong>Neukölln</strong>. Qui negli ultimi anni si sono moltiplicate le polemiche intorno al rapporto tra politica, questione palestinese e antisemitismo. Balci richiama anche le indagini delle autorità federali su presunti progetti terroristici e sostiene che gli ambienti estremisti continuino a essere presenti nel quartiere anche dopo lo scioglimento di alcune associazioni finite sotto osservazione. La sua accusa è politica: una parte della sinistra avrebbe sottovalutato il problema, quando non cercato consenso proprio in quegli ambienti.</p>
<p>Eralp, diventata il volto della vittoria della Linke alle elezioni berlinesi con il 25,7 per cento dei voti, <strong>era già finita al centro delle polemiche durante la campagna elettorale</strong>. In agosto, interrogata sui presunti rapporti tra esponenti del suo partito e Hamas, aveva detto di non esserne a conoscenza. Nella stessa occasione aveva però riconosciuto l’esistenza di forme di antisemitismo anche all’interno dell’ambiente della sinistra, ribadendo la propria opposizione al fenomeno.</p>
<p><strong> Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/democrazia-morta-vogliono-negare-allafd-laccesso-ai-piani-segreti-di-guerra/">Democrazia morta: vogliono negare all’Afd l’accesso ai piani segreti di guerra</a></li>
</ul>
<p>Poi c’è stato il caso del rapper <strong>Dahabflex</strong>. Durante una manifestazione elettorale della Linke a Neukölln erano stati pronunciati slogan e versi come &#8220;Death to the IDF&#8221; e &#8220;Yalla Yalla Intifada&#8221;. Eralp aveva reagito chiedendo chiarimenti e conseguenze, definendo inaccettabili gli appelli alla violenza e rivendicando la tutela della vita ebraica. Un episodio che, tuttavia, aveva nuovamente acceso il confronto interno al partito sull’antisemitismo e sull’ala più radicale del movimento filo-palestinese.</p>
<p>Ora Balci <strong>alza ulteriormente il livello dello scontro</strong>. Secondo l’esponente della Spd, il risultato della Linke andrebbe letto anche alla luce del consenso raccolto in alcuni settori della popolazione migrante. È Balci, non un dato elettorale verificato, a sostenere che Eralp non avrebbe ottenuto un risultato altrettanto forte senza il sostegno di elettori antisemiti di origine migratoria. Un’accusa particolarmente pesante proprio perché arriva dall’interno del campo progressista.</p>
<p>Il paradosso politico berlinese sta tutto qui. Mentre partiti e istituzioni tedesche si interrogano sui rischi connessi alla crescita dell’Afd, nella capitale la forza arrivata prima alle urne deve fare i conti con un’altra questione: <strong>le frange radicali presenti nella sinistra, il rapporto con gli ambienti islamisti e il problema dell’antisemitismo</strong>. Eralp respinge l’idea di collegamenti con Hamas e ha condannato pubblicamente gli episodi più controversi. Ma le denunce di Balci dimostrano che la questione non arriva dall’esterno: attraversa ormai apertamente lo stesso fronte progressista tedesco.</p>
<p><strong>E forse è proprio questo il punto che Berlino non può permettersi di ignorare</strong>. Guardare con attenzione a ciò che accade nell’Afd non impedisce di chiedersi cosa stia succedendo dall’altra parte dello schieramento politico. Soprattutto quando a porre la domanda è una dirigente della Spd.</p>
<p>Massimo Balsamo, 25 settembre 2026</p>
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		<title>Il sessismo è uno schifo, ma solo se colpisce loro: la finta indignazione di Giulia Innocenzi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Bonelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Sep 2026 11:00:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le volgarità social contro la giornalista di Report sono da condannare, ma dov'erano le pasdaran del femminismo quando l'insulto sessista veniva riservato a Giorgia Meloni? La doppia morale di chi scopre il branco solo a convenienza</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La famosa collaboratrice di Report Giulia Innocenzi ha deciso di denunciare, tramite un video di due minuti pubblicato sui social, gli insulti ricevuti nel bel mezzo della crisi del programma di Rai3: allusioni a favori sessuali, giochi di parole squallidi utilizzando il proprio cognome, l’idea che la carriera di una donna passi dal letto e non si sviluppi mai per professionalità. Ha parlato giustamente e legittimamente di atmosfera da branco, di violenza, di armi subdole usate quasi sempre per ricordare alle donne di restare al loro posto. Così ha anche annunciato di aver dato mandato al suo avvocato di querelare luno per uno gli autori delle ingiurie.</p>
<p>Chiariamo subito un punto: Innocenzi su questa dinamica ha pienamente ragione. Quei commenti sono al meglio tristi, debilitanti, indegni; al peggio disgustosi, offensivi, gravi. Il buon senso evidenzia che ridurre le capacità di una professionista a delle accuse infondate sulla vita privata è volgare e va stigmatizzato, a prescindere da chi lo subisce e da chi lo pronuncia. Il problema in questo caso però non è la denuncia ma<strong> il silenzio che l’ha preceduta su casi analoghi…</strong></p>
<p>Questo giugno, ad esempio, molti ricorderanno che alla Camera dei Deputati il capogruppo M5S in commissione Esteri <a href="http://Meloni così arrabbiata non la si vedeva da tempo" target="_blank" rel="noopener nofollow"><strong>Francesco Silvestri</strong> si è rivolto a <strong>Giorgia Meloni</strong> </a>con la stessa immagine: secondo lui, la premier non aveva alzato la schiena su Trump e Netanyahu e aveva (testualmente) “indossato delle ginocchiere per stare più comoda”. In questo caso, peraltro, il commento non arrivava dal telefono di un signor nessuno, probabilmente chiuso in casa e costretto a odiare sui social poiché infelice e frustrato; arrivava da un rappresentante e persino leader di un partito d’opposizione. <strong>Meloni ha replicato da sola</strong>, senza bisogno di girare alcun video, e ha affermato con convinzione che è arrivata dove è arrivata “senza mai indossare delle ginocchiere, senza favoritismi e senza scorciatoie”. Parte dell’opposizione ha minimizzato fischiettando qua e là. Il resto del Paese però ha capito benissimo a cosa alludesse quella parola.</p>
<p>Eppure da parte di Innocenzi, quel giorno, non si è letta mezza riga di solidarietà. Né da lei né dalla redazione di Report che ora si scopre sensibile al linguaggio che umilia le donne. A quanto pare, le femministe che si indignano a fasi alterne hanno preferito guardare altrove. Una donna di destra forse può essere equiparata a un individuo di facili costumi in Parlamento solo perché questa è una banale battuta politica? E allora, però, per quale ragione se la stessa formula viene usata da anonimi sotto i post di una inviata di sinistra diventa <strong>violenza di genere</strong> e materia da querela?</p>
<p>Forse solo adesso Innocenzi scopre che l’allusione alle ginocchiere per una donna è un grave insulto che getta discredito sulla <strong>propria professionalità.</strong> E lo comprende solo dopo averlo vissuto a sue spese però, quando invece avrebbe potuto scoprirlo e sollevare un polverone a giugno, ascoltando l’Aula.</p>
<p>Nessuno chiede a Innocenzi di difendere Meloni, ma <strong>solo di avere un pochetto di coerenza in più;</strong> se un’offesa è violenza quando arriva a te, lo è anche quando arriva a chi non la pensa come te. Altrimenti non è femminismo: è appartenenza politica degna di uno Stadio di Serie C. E l’appartenenza, in questi casi, somiglia troppo a quel branco che lei stessa denuncia…</p>
<p>Alessandro Bonelli, 25 settembre 2026</p>
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		<item>
		<title>Vi spiego perché nessuno abolisce le accise sulla benzina</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/vi-spiego-perche-i-governi-non-aboliscono-le-accise-sulla-benzina/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Guglielmo Mastroianni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Sep 2026 09:59:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[accise]]></category>
		<category><![CDATA[benzina]]></category>
		<category><![CDATA[carburanti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Facile a dirsi, molto più difficile da realizzarsi. Basta fare un conto</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Si stima che abolendo completamente le accise sul carburante,<strong> le minori entrate per lo Stato</strong> si aggirerebbero attorno ai 30/32 miliardi di euro annui, fra mancato incasso delle accise e dell’Iva sulle accise, perché hanno pure sto meccanismo perverso per cui si paga una tassa su una tassa, roba folle.</p>
<p>Comunque,<strong> più di 30 miliardi totali</strong>, pari a quasi il 3% di tutte le entrate dello Stato: per capire di cosa stiamo parlando, basta dire che la media delle ultime 20 manovre finanziarie è di 24,5 miliardi. Teniamo presente questo ordine di grandezza, per la prossima volta che sentiremo parlare di abolizione totale o parziale delle accise.</p>
<p>Guglielmo Mastroianni, 25 settembre 2026</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Avio lancia due satelliti per monitorare la salute della Terra</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/avio-lancia-due-satelliti-per-monitorare-la-salute-della-terra/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ernesto Tagliapietra]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Sep 2026 08:01:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lo spazio è un ambito sempre più strategico nello scacchiere internazionale, anche sotto il profilo della tutela dell’Ambiente, anche sotto il profilo della prevenzione. Ed è proprio in questo ambito fondamentale anche per contrastare il surriscaldamento climatico che l’Europa e l’Italia compiono un altro decisivo passo avanti grazie ad Avio. Da pochi giorni il gruppo [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/avio-lancia-due-satelliti-per-monitorare-la-salute-della-terra/">Avio lancia due satelliti per monitorare la salute della Terra</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1">Lo spazio è un ambito sempre più strategico nello scacchiere internazionale, anche sotto il profilo della <strong>tutela dell<span class="s1">’</span>Ambiente</strong>, anche sotto il profilo della prevenzione. Ed è proprio in questo ambito fondamentale anche per contrastare il surriscaldamento climatico che l<span class="s1">’</span>Europa e l<span class="s1">’</span>Italia compiono un altro decisivo passo avanti grazie ad <strong>Avio</strong>.</p>
<p class="p1">Da pochi giorni il gruppo ha infatti mandato in orbita con successo <strong>due satelliti</strong> costruiti per monitorare la <strong>salute del nostro Pianeta</strong>. Si tratta di Sentinel-3C, lanciato per conto della Commissione Europea nell<span class="s1">’</span>ambito di un contratto firmato con l<span class="s1">’</span>Agenzia Spaziale Europea (ESA), e di FLEX, lanciato per l<span class="s1">’</span>ESA dallo Spazioporto europeo in Guyana Francese con un razzo Vega C.</p>
<p class="p1"><b>Ranzo: &#8220;Satelliti fondamentali per capire il nostro Pianeta”</b><br />
“Il successo di oggi conferma Avio come un affidabile operatore dei servizi di lancio per il Vega C. Il lanciatore ha funzionato perfettamente, mettendo in orbita due satelliti strategici per l<span class="s1">’</span>Europa, che dimostrano come le tecnologie spaziali siano diventate essenziali per affrontare le sfide ambientali e dei cambiamenti climatici”, spiega <strong>Giulio Ranzo, amministratore delegato di Avio</strong>.</p>
<p class="p1"><span class="s1">“</span>I satelliti &#8211; prosegue l<span class="s1">’</span>ad di Avio &#8211; forniranno dati molto importanti per capire meglio il nostro pianeta. Voglio ringraziare tutto il nostro gruppo per il lavoro eccezionale svolto e i nostri partner. Ringraziamo l<span class="s1">’</span>ESA e la Commissione Europea per la fiducia, Continueremo a supportare le missioni istituzionali europee a beneficio a servizio dei cittadini.”</p>
<p class="p1">Un volo di 116 minuti ha permesso di posizionare entrambi i satelliti in un<span class="s1">’</span>orbita eliosincrona a un<span class="s1">’</span>altitudine di 810 chilometri con un<span class="s1">’</span>inclinazione di 98,6°. A realizzare entrambi i satelliti è stata Thales Alenia Space come prime contractor, con il supporto di diverse aziende europee. Ma vediamo nel dettaglio perché questi due satelliti sono strategici per studiare il nostro Pianeta e accompagnare il suo sviluppo sostenibile.</p>
<p class="p1"><b>Monitoraggio di oceani, ghiacciai e terraferma</b><br />
<strong>Sentinel-3C</strong> è il terzo satellite della missione Sentinel-3 del programma Copernicus della Commissione Europea, dedicata al monitoraggio della salute del nostro pianeta attraverso l<span class="s1">’</span>osservazione dallo spazio degli <strong>oceani</strong>, della <strong>terraferma</strong>, dei ghiacci e <strong>dell<span class="s1">’</span>atmosfera</strong>. Sarà gestito congiuntamente dall<span class="s1">’</span>ESA e da EUMETSAT nella fase operativa, con le operazioni in carico a EUMETSAT e la componente spaziale gestita dall<span class="s1">’</span>ESA, e fornirà dati essenziali per il monitoraggio climatico, le previsioni meteorologiche, la protezione ambientale e la risposta ai disastri.</p>
<p class="p1"><b>Vegetazione e fotosintesi</b><br />
<strong>FLEX</strong> rappresenta invece l<span class="s1">’</span>ottava missione Earth Explorer sviluppata nell<span class="s1">’</span>ambito del programma FutureEO dell<span class="s1">’</span>ESA. È progettato per monitorare dallo spazio la <strong>salute della vegetazione</strong>, individuando la debole fluorescenza emessa dalle piante durante la fotosintesi, un segnale altrimenti invisibile, legato all<span class="s1">’</span>attività vegetale. Questi dati supporteranno informazioni sulla produttività agricola e forniranno una modalità unica per valutare la salute delle piante e comprendere meglio come la fotosintesi influisca i cicli del carbonio e dell<span class="s1">’</span>acqua. La missione, denominata VV30, è stata il secondo lancio del Vega C operato da Avio.</p>
<figure id="attachment_345610" aria-describedby="caption-attachment-345610" style="width: 1024px" class="wp-caption alignnone"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-345610 size-large" src="https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/09/VV30_Decollage-plan-large_ZLV_0096-1024x683.jpg" alt="Fonte: Avio" width="1024" height="683" srcset="https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/09/VV30_Decollage-plan-large_ZLV_0096-1024x683.jpg 1024w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/09/VV30_Decollage-plan-large_ZLV_0096-300x200.jpg 300w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/09/VV30_Decollage-plan-large_ZLV_0096-768x512.jpg 768w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/09/VV30_Decollage-plan-large_ZLV_0096-1536x1024.jpg 1536w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/09/VV30_Decollage-plan-large_ZLV_0096-2048x1365.jpg 2048w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/09/VV30_Decollage-plan-large_ZLV_0096-360x240.jpg 360w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/09/VV30_Decollage-plan-large_ZLV_0096-720x480.jpg 720w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/09/VV30_Decollage-plan-large_ZLV_0096-500x333.jpg 500w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption id="caption-attachment-345610" class="wp-caption-text">Un momeno del decollo</figcaption></figure>
<p>&nbsp;</p>
<p>Contenuto consigliato</p>
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		<item>
		<title>Migranti nei Cpr, lo scandalo si allarga: il mistero dei certificati “prestampati&#8221;</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/migranti-e-cpr-spuntano-altri-certificati-linchiesta-si-allarga/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/migranti-e-cpr-spuntano-altri-certificati-linchiesta-si-allarga/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Massimo Balsamo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Sep 2026 07:11:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Cpr]]></category>
		<category><![CDATA[medici]]></category>
		<category><![CDATA[migranti]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=345595</guid>

					<description><![CDATA[<p>Migranti e Cpr, dopo Ravenna emergono nuovi casi tra Ferrara e Toscana: sotto i riflettori moduli prestampati e dichiarazioni di inidoneità al trattenimento</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/migranti-e-cpr-spuntano-altri-certificati-linchiesta-si-allarga/">Migranti nei Cpr, lo scandalo si allarga: il mistero dei certificati “prestampati&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>L’inchiesta sui presunti certificati falsi utilizzati per impedire il trasferimento degli immigrati irregolari nei Cpr si allarga e porta alla luce nuovi documenti</strong>. Da Ferrara alla Toscana, al centro dell’attenzione finiscono <strong>moduli di inidoneità e numeri</strong> che adesso potrebbero essere esaminati dagli investigatori.</p>
<p>A ricostruire uno dei casi è<em> La Verità,</em> che pubblica la <strong>documentazione</strong> relativa a una visita effettuata il 20 agosto 2025 all’ospedale di Cona, a Ferrara. Il paziente è un cittadino pakistano di 35 anni destinato a un Centro di permanenza per il rimpatrio. Il primo foglio del certificato parla di &#8220;condizioni generali buone&#8221; e non segnala patologie infettive in atto. In fondo alla scheda vengono però barrate le caselle che dichiarano il paziente non trasportabile e incompatibile con la permanenza in una comunità ristretta.</p>
<p>La spiegazione compare in un secondo documento: un &#8220;Modulo per la valutazione di non idoneità alla vita nel Cpr&#8221;, predisposto nell&#8217;ambito delle iniziative promosse dalla Società italiana di medicina delle migrazioni, dall&#8217;Asgi e dalla rete Mai più lager No-Cpr. È proprio <strong>l&#8217;utilizzo di modelli di questo tipo</strong> a essere finito sotto la lente della Procura di Ravenna.</p>
<p>Nel caso di Ferrara, il sanitario — che non risulta tra gli indagati — avrebbe compilato soltanto i dati del paziente, il proprio nome e il Cpr di destinazione. Il resto del documento contiene già una serie di considerazioni sulla difficoltà di svolgere un&#8217;anamnesi completa e sul poco tempo a disposizione per gli accertamenti. Anche la conclusione è prestampata: il giudizio di non idoneità al trattenimento. Un elemento che, da solo, non dimostra naturalmente che la valutazione sanitaria fosse sbagliata. Ma che<strong> presenterebbe analogie con la documentazione finita al centro dell&#8217;indagine ravennate</strong>.</p>
<p>A rendere ancora più particolare il caso è<strong> quanto reso noto pochi giorni dopo dal Comune di Ferrara</strong>. Il 26 agosto 2025 la polizia locale aveva raccontato di un cittadino pakistano di 35 anni, con il permesso di soggiorno scaduto, accompagnato proprio all&#8217;ospedale di Cona per gli accertamenti necessari al possibile trasferimento in un Cpr. L&#8217;esito era stato negativo. L&#8217;amministrazione comunale aveva già allora contestato l&#8217;utilizzo di quelle che definiva &#8220;clausole di stile prestampate e ormai ricorrenti&#8221;.</p>
<p><strong>L&#8217;indagine della Procura di Ravenna, intanto, ha assunto dimensioni nazionali</strong>. Nei giorni scorsi sono state eseguite <strong>perquisizioni</strong> nei confronti di oltre venti professionisti nell&#8217;ambito del procedimento sulla presunta formazione di certificazioni mediche false finalizzate a impedire il trattenimento degli stranieri irregolari nei Cpr. La quasi totalità dei medici raggiunti dai decreti di perquisizione, va precisato, non risultava iscritta nel registro degli indagati.</p>
<p><strong> Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/certificati-falsi-agli-immigrati-le-chat-choc-dei-medici-sbirri-maledetti-gli-facciamo-il-c/">Certificati falsi agli immigrati, le chat choc dei medici: “Sbirri maledetti, gli facciamo il c…”</a></li>
</ul>
<p>Ma è dalla <strong>Toscana</strong> che arrivano i numeri più consistenti riportati da<em> La Verità</em>. Tra il 2025 e i primi quattro mesi del 2026, nel reparto di Malattie infettive dell&#8217;ospedale Santa Maria Annunziata di Bagno a Ripoli sarebbero state visitate 155 persone destinatarie di un provvedimento di espulsione. Ottanta, più della metà, sono state dichiarate non idonee al trattenimento in un Cpr. Secondo i dati acquisiti da Fratelli d&#8217;Italia, soltanto uno di questi casi avrebbe però richiesto alcuni giorni di trattamento in pronto soccorso.</p>
<p><strong>Numeri sui quali adesso la politica chiede chiarimenti</strong>. E che si inseriscono in un&#8217;inchiesta ancora in pieno svolgimento, nella quale sarà la magistratura a dover stabilire se dietro quei certificati ci fossero valutazioni mediche legittime oppure, come ipotizza l&#8217;accusa in alcuni casi, un sistema organizzato per ostacolare i trasferimenti nei Centri di permanenza per il rimpatrio.</p>
<p>Massimo Balsamo, 25 settembre 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/migranti-e-cpr-spuntano-altri-certificati-linchiesta-si-allarga/">Migranti nei Cpr, lo scandalo si allarga: il mistero dei certificati “prestampati&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Nucleare, quanto ci è costato l&#8217;ambientalismo da salotto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Sep 2026 18:00:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[politiche green]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dalle caverne alla psicosi di Chernobyl: viaggio nell'ottusità ideologica di un Paese che rifiuta il progresso e poi paga la bolletta ai cugini d'oltralpe. Quando l'ambientalismo da salotto ci è costato centomila miliardi</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/nucleare-quanto-ci-e-costato-lambientalismo-da-salotto/">Nucleare, quanto ci è costato l&#8217;ambientalismo da salotto</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Circa 500.000 anni fa (anno più, anno meno) in seguito ad un violento temporale un albero fu colpito da un fulmine e si svilupparono fiamme altissime che attirarono l&#8217;attenzione degli ominidi presenti in quel villaggio! Oppure, forse, fu a causa di una colata di lava incandescente fuoriuscita dal cratere di un vulcano. Fu così, forse, che l’«homo erectus» scoprì il fuoco. Molti uomini <strong>&#8211; avvicinandosi a questa nuova e sconosciuta “cosa”</strong> – ovviamente perirono e arsero vivi. Poi c’è chi si avvicinò e lo osservò con cautela e fu anche capace di mantenerlo vivo e riprodurlo. Grazie all’intraprendenza di quell’uomo coraggioso l’uso del fuoco è stato fondamentale per lo sviluppo della civiltà umana per ripararsi dal freddo e difendersi dagli animali (e – non ultimo – intorno alla fiamma, gli uomini rafforzavano i loro rapporti, ponendo le basi delle prime comunità!).</p>
<p>Senza l’intraprendenza (e l’ostinazione!) di qualche uomo che intuì l’utilità del fuoco, ancora adesso saremmo all&#8217;epoca della pietra! Ed ho capito così che i nostri avi di 500000 anni fa, nella loro totale ignoranza e incultura, erano decisamente più saggi di noi. Non si lasciarono spaventare dalle fiamme di un incendio. <strong>Capirono l’importanza del fuoco</strong> che, come tante altre cose, può avere un aspetto negativo.</p>
<p>Non proprio come quando, quasi 40 anni fa, <strong>l’8 novembre 1987,</strong> l’88% degli Italiani, ipnotizzati dalle eco-cassandre, disse NO al referendum sulle centrali nucleari, togliendo di fatto al nostro paese un primato tecnologico. Pare che ora l’Italia con l’approvazione definitiva al Senato della legge delega sul nucleare sostenibile torni a parlare seriamente di energia nucleare.</p>
<p>A questo punto voglio dire la mia opinione che serbo dentro da più di trent’anni! Tra 2/3000 anni negli e-book di storia i ragazzi del LI° secolo leggeranno che gli italiani del XX secolo, per ignoranza e paura non riuscirono a cogliere <strong>l’utilità dell’energia nucleare</strong> spaventati da alcuni incidenti di percorso dovuti non all’energia nucleare in sé ma ad eventi esterni quali terremoti e tsunami.</p>
<p><strong>Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/economia-finanza/energia/italia-ritorno-nucleare-smr-amr-confindustria-meloni/">Nucleare, l&#8217;Italia torna al futuro</a></li>
</ul>
<p>Avere la botte piena e la moglie ubriaca è stato il sogno dell’umanità fin dall’alba dei tempi! Vorremmo sempre avere tutti i privilegi e le comodità senza rinunciare a niente&#8230; (eppure già i Latini ci avvisavano che «ubi commoda, ibi est incommoda!»). <strong>«NO AL NUCLEARE!»</strong> hanno sempre urlato i filo(pseudo)ambientalisti, ed ora giustamente, ci ritroviamo ad importare dalla Francia e dalla Svizzera cospicue quantità di energia elettrica (quella francese, ironia della sorte, di natura nucleare!!).</p>
<p>Ed è per questo stesso motivo che la notte del <strong>28 settembre 2003 tutta l’Italia si è ritrovata al buio per oltre 24 ore.</strong> Fu il più grave evento in tal senso nella storia d&#8217;Italia. Il fenomeno causò ingenti disagi: l&#8217;interruzione dei trasporti (tra cui aeroporti e ferrovie), lo spegnimento dei semafori e il blocco degli ascensori, le persone rimaste chiuse all&#8217;interno richiesero l&#8217;intervento dei vigili del fuoco! Parte della colpa è inequivocabilmente anche delle campagne catastrofiste antinucleari di un certo tipo d&#8217;ambientalismo&#8230;</p>
<p>Se facessimo un sondaggio chiedendo cosa evoca il termine “nucleare”, sentiremo associare immediatamente quella parola a due nomi: <strong>Hiroshima e Chernobyl.</strong> Il nucleare purtroppo non è collegato, nell’immaginario collettivo, ad una grande conquista di civiltà, bensì a queste due terribili catastrofi. Basterebbe aprire un buon libro di Storia per scoprire che entrambe sono state causate dalla violenza politica. Hiroshima e Chernobyl sono i più assurdi insulti alla Scienza.</p>
<p>Sono arrivato a queste deduzioni sulla base della documentazione raccolta – &#8230;alla fine del secolo scorso – per la mia tesi di laurea sul tema «Ambiente e tasse ambientali» ho potuto constatare tante storture ed incongruenze. E queste mie affermazioni non sono solo miei vaneggiamenti, visto che sono suffragate da un grande scienziato quale il prof. Tullio Regge (nota per i non addetti ai lavori: è stato insignito del premio Einstein per la fisica!) che indica come unica via per il futuro dell’energia quella del nucleare&#8230; «Il nucleare &#8211; disse il prof. Regge &#8211; è un anello fondamentale nella catena energetica, ed <strong>in Italia è un anello mancante</strong> di cui pagheremo le conseguenze in futuro!».</p>
<p>Aggiungo il parere di un altro fra i più grandi scienziati che il mondo della Scienza ci invidia: <strong>il prof. Antonino Zichichi.</strong> Leggendo i suoi libri si può scoprire cosa successe – da un punto di vista tecnico – a Chernobyl. Gli ingegneri della centrale nucleare Lenin di Chernobyl volevano realizzare un esperimento mai fatto prima per dimostrare al mondo intero la loro eccellente scienza: staccare tutti i dispositivi di sicurezza dei reattori.</p>
<p>Il 26 Aprile 1986, la situazione sfuggì loro di mano ed in piena notte, all’1:23’58”, il reattore “4” della centrale nucleare saltò in aria facendo uscire una radioattività equivalente a dieci volte quella sprigionata ad Hiroshima e inquinando una superficie pari a cinque milioni di ettari. In poco tempo. Il prof. Antonino Zichichi ci spiegò che «un reattore nucleare è come un elefante. Funziona bene se lo si lascia andare alla sua velocità naturale. Il pericolo inizia quando lo si vuol far correre o andare troppo lentamente». Purtroppo questo fatto ha creato nell’opinione pubblica di allora <strong>un’idea totalmente negativa del nucleare</strong> e quel maledetto 8 novembre 1987, l’88% degli Italiani disse NO al referendum sulle centrali nucleari!</p>
<p>Questa scelta popolare ha tolto al nostro paese un primato tecnologico: la sicurezza delle nostre centrali nucleari aveva raggiunto livelli tra i più alti. Non eravamo secondi a nessuno. L’incidente del reattore “4” nella centrale Lenin di Chernobyl è costato all&#8217;Italia decine di migliaia di miliardi, per via dei disinvestimenti sul “nucleare pacifico” che fu smantellato. <strong>Mille miliardi sono stati bruciati subito</strong>. Ma il totale raggiunge circa centoventuno mila miliardi di lire. Ve lo scrivo in numero: 121.000.000.000.000 £. Ecco quanto c’è costato il NO al referendum!</p>
<p>Faccio un salto indietro con la macchina del tempo: l’Inghilterra fu il primo paese «elettrificato» al mondo, e, per promozione, venne offerto a tutte le famiglie l’impianto di luce gratis e un anno senza bollette. Bene, la metà della popolazione respinse l&#8217;offerta per la paura della novità. Questa notizia ci farà senz’altro sorridere, esattamente come tra 300 anni rideranno dei risultati del <strong>referendum sul nucleare</strong>, in Italia, pilotati sull’onda emotiva di Chernobyl!!</p>
<p>Basterebbe poi ricordare che le centrali nucleari francesi distano 1 ora di strada dal confine italiano&#8230; e che noi dipendiamo – energeticamente parlando – da quelle centrali, come è stato dimostrato dal <strong>black-out di qualche tempo fa…</strong> Alle opinioni di scienziati a favore del nucleare (Regge, Zichichi, Rubbia) aggiungo ora quelle di James F. Lovelock, famoso biologo e fra i “guru” più ascoltati del movimento ambientalista, nonché autore dell’«Ipotesi Gaia» secondo cui la Terra è considerata come un organismo vivente.</p>
<p>«Solo l’energia nucleare può salvare il mondo dal surriscaldamento &#8211; affermò trent’anni fa il dott. Lovelock –. Un ricorso intensivo dell’energia nucleare preverrà un futuro apocalittico nel quale il Polo Nord sarà ridotto a poco più di un gigantesco iceberg e la Foresta Amazzonica sarà sommersa dalle acque». Un’altra punta di diamante è <strong>Bjørn Lomborg,</strong> professore di statistica presso l’università di Aarhus in Danimarca, nonché (ex) ambientalista militante di Greenpeace, quindi un vero ambientalista D.O.C.</p>
<p>Bjørn Lomborg nel suo <strong>“The Skeptical environmentalist”</strong> (L’ambientalista scettico) edito in Italia per i tipi della Mondadori, dopo aver raccolto una quantità impressionante di dati, accusò scienziati ed organizzazioni ambientaliste di esagerare e creare falsi allarmi: “l&#8217;aumento di popolazione, ad esempio, non pone problemi; l&#8217;acqua potabile è abbondante; la deforestazione e l&#8217;estinzione delle specie sono sovrastimate; la lotta all&#8217;inquinamento è stata vinta; infine, invece di combattere una costosissima battaglia contro il riscaldamento globale, di cui non ci sono prove, è meglio spendere quei soldi per costruire ospedali e quant&#8217;altro”. Conclusione: molto rumore per nulla.</p>
<p>Ecco che <strong>la volontà popolare</strong> (ovvero il referendum sul nucleare) ha tagliato fuori l’Italia dal club dei paesi con tecnologie nucleari pacifiche molto avanzate. Questa auto-esclusione resta un assurdo storico!!</p>
<p>Non possiamo infine dimenticare che la scoperta dell’energia nucleare a scopi di pace è nata dal cervello di un grande scienziato italiano: <strong>Enrico Fermi.</strong> Coloro che hanno demonizzato (spesso senza la giusta competenza tecnica!) la Tecnologia Nucleare pacifica avranno un posto sicuro tra i peggiori nemici non soltanto dell’indipendenza energetica nazionale ma anche della nostra prosperità.</p>
<p>Vincenzo Mangione, 24 settembre 2026</p>
<p>Ps: e come ciliegina sulla torta suggerirei al governo di fissare per l&#8217;8 novembre la &#8220;giornata nazionale contro l&#8217;ottusità ideologica&#8221;</p>
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		<title>Ma i pannelli solari inquinano davvero &#8220;di meno&#8221;? Il confronto (che nessuno fa) col termoelettrico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Sep 2026 17:00:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politiche green]]></category>
		<category><![CDATA[energia]]></category>
		<category><![CDATA[solare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gli scienziati del clima in tv vogliono farci credere che la C02 ci sta uccidendo. Ma hanno voti bassi per la comunità scientifica </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/ma-i-pannelli-solari-inquinano-davvero-di-meno-il-confronto-che-nessuno-fa-col-termoelettrico/">Ma i pannelli solari inquinano davvero &#8220;di meno&#8221;? Il confronto (che nessuno fa) col termoelettrico</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Quando ascoltate qualcuno in tv vorreste pensare che sia autorevole, il migliore di tutti gli Avengers, più autorevole addirittura di Albus Silente, il preside della Scuola di Magia di Hogwarts, ma non sempre è così. Vi dò due numeri, i due valori che definiscono l’autorevolezza degli scienziati: <strong>Mario Tozzi,</strong> ha un h-index di 6, <strong>Luca Mercalli</strong> di 12 (su Scopus). L’h-index è il voto che si dà all’interno della comunità scientifica, per valutare la credibilità, e la capacità di produrre ricerca di alto livello. Loro sono i “buoni” in tv, adesso vi dò i voti dei “cattivi”: <a href="https://www.nicolaporro.it/ogni-incendio-diventa-colpa-del-clima-ma-i-dati-scientifici-dicono-altro/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Gianluca Alimonti</strong></a>, ha un h-index di 139, è docente di fondamenti di Energetica a UniMi e ricercatore dell&#8217;INFN (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare), <strong>Adriano Mazzarella</strong> con 65, è un climatologo, già docente all&#8217;Università Federico II, <strong>Giuliano Panza,</strong> 54, una carriera da docente di geofisica all&#8217;Università di Trieste, e poi <strong>Nicola Scafetta</strong> dottorato alla University of North Texas, oggi alla Federico II di Napoli, viene liquidato di solito con l&#8217;etichetta di eretico. Il suo profilo Google Scholar segna però un h-index di 45, con oltre 6.000 citazioni (Top Italian Scientists, 2026; Google Scholar, 2026). Ora, se doveste andare da un dentista, o da un chirurgo, andreste da uno che ha come voto 6, o 139? Ditemi voi. Certo, se il dentista è sempre in tv, a rassicurarvi su quanto è bravo, vi verrebbe il dubbio. Lo capisco.</p>
<p><strong>I buoni dicono che la CO2 ci sta uccidendo</strong>, i cattivi dicono che la cosa è molto più complessa, e che la variabile fondamentale non è la CO2, ma il sole, le nuvole, gli errori dei modelli di previsione (vi ricordo che negli anni 70’ &#8211; i Tozzi e i Mercalli di allora &#8211; prevedevano l’arrivo di una piccola era glaciale, <a href="https://time.com/magazine/us/3566854/december-3rd-1973-vol-102-no-23-u-s/" target="_blank" rel="noopener nofollow">leggi qui</a>), gli errori di rilevamento delle temperature (ne parliamo in un altro pezzo), e la realtà osservata.</p>
<p>Ma nessuno ascolta la scienza “complessa”, perché la complessità è difficile, la semplicità è<a href="https://www.nicolaporro.it/a-fratoianni-portano-il-libretto-della-tesla-e-lui-reagisce-cosi/" target="_blank" rel="noopener"> Tesla Fratoianni</a>, insomma, più facile. Che poi una macchina elettrica non è a emissioni zero. Basta fare due calcoli, facciamo un esempio: per ricavare i materiali occorrenti per una batteria di auto elettrica bisogna scavare una vasta quantità di roccia e terra, che dipende dalla percentuale di materiale utile contenuta; in media, circa 230 tonnellate di roccia e terra (Brussato, 2021), che deve poi essere lavorata per ricavarne la parte utile, che è dell’ordine di 450 kg (0,2%), <strong>mentre il resto deve poi essere smaltito e ricollocato nell’ambiente.</strong> Proviamo a pensare di moltiplicare questi dati per 1.200 milioni, pari a circa il totale delle auto circolanti nel mondo: un autentico sconvolgimento di vaste porzioni di territorio.</p>
<p>Si aggiungano poi <strong>i problemi legati allo smaltimento delle batterie a fine vita</strong>. Per confronto, a parità di veicolo, un’auto tradizionale, il cui motore è costituito da una piccola massa di materiali “tradizionali”, consuma 11-13 tonnellate di petrolio in tutta la sua vita. Problemi analoghi sotto il profilo quantitativo si incontrano per le celle fotovoltaiche, le turbine eoliche, le centrali elettriche, i sistemi digitali, etc., che richiedono materiali del tipo illustrato. La transizione energetica dev’essere quindi sostenuta da molta energia; una parte significativa dell’energia ricavabile serve a sostenere la transizione stessa. Tutto ciò che si è detto comporta una conseguenza evidente: <strong>la fattibilità della transizione in tempi brevi</strong> (due-tre decenni, come spesso si sente dire) <strong>è “fisicamente” impossibile</strong>, è necessario procedere molto più lentamente.</p>
<p>C’è un altro problema legato al precedente: quanto c’è di “non rinnovabile” nell’impiego delle fonti rinnovabili e delle tecnologie “verdi”? Molte miniere dovranno essere trovate e attrezzate per estrarre i suddetti materiali. Ci vuole tempo: per mettere in esercizio una nuova miniera di rame dopo averla individuata servono circa dieci anni. Inoltre, queste operazioni impattano fortemente sull’ambiente: <strong>l’estrazione e la lavorazione dei materiali richiedono molta acqua, molta energia e tecnologia avanzata.</strong> In numerosi casi sottopongono le maestranze anche a problemi sanitari: ricordiamo, ad esempio, che molti di questi materiali sono inquinati dalla presenza di sostanze radio- attive; ciò incide pure notevolmente sullo smaltimento. Quindi l’impiego delle fonti rinnovabili e delle tecnologie verdi è meno “rinnovabile” e meno “verde” di quanto si crede. L’impatto zero non esiste.</p>
<h2>Centrale termoelettrica e centrale fotovoltaica a confronto</h2>
<p>Un altro esempio può chiarire l’ordine di grandezza di questi problemi. Consideriamo, per confronto, <strong>la centrale termoelettrica di Fusina</strong>, situata sulle rive della laguna presso Venezia, e la grande centrale fotovoltaica di Kamuthi operante in India. La centrale termoelettrica di Fusina, avente una potenza lorda di 1.000 MW, occupa un’area di circa 0,5 km2, compresa la grande superficie di stoccaggio del carbone. Può generare 6-7 miliardi di kWh/anno ed è dotata di efficienti sistemi di abbattimento dei prodotti della combustione (ceneri, ossidi di zolfo e di azoto). L’acqua della laguna, usata per il raffreddamento dei condensatori, è reimmessa nella laguna insieme all’acqua piovana, dopo essere stata depurata.</p>
<p><strong>La centrale fotovoltaica di Kamuthi</strong>, con potenza di 648 MW (due terzi della precedente), occupa un’area di 10 km2, in buona parte coperti da 2,5 milioni di moduli fotovoltaici. La centrale ha inoltre 380.000 fondazioni, 27.000 metri di strutture, 576 inverter, 154 trasformatori, 6.000 km di cavi elettrici, 30.000 tonnellate di acciaio. Questo impianto, a causa dell’intermittenza nella disponibilità del sole, può generare soltanto 1,3 miliardi di kWh/anno. Il suo consumo quotidiano di acqua per il lavaggio delle superfici dei pannelli ha compromesso la riserva idrica dell’area, rendendo insufficiente l’acqua per le necessità della popolazione e per l’agricoltura.</p>
<p>La produzione di energia richiede, in entrambi i casi, tecnologia avanzata, ma gli ordini di grandezza sono molto diversi. <strong>La tecnologia delle fonti rinnovabili non solo costa molto, ma consuma abbondanti risorse e impatta sull’ambiente</strong>; cosa di cui generalmente non si parla. E ricordiamo anche che queste tecnologie (estrazione, trasporto e lavorazione dei materiali, costruzione degli impianti e loro consumo energetico, smantellamento e smaltimento a fine vita) sono quasi monopolio della Cina, problema non da poco.</p>
<p class="p1">Peter Cameron Ellis, 24 settembre 2026</p>
<p><strong>Fonti (stile Harvard)</strong><br />
Alley, R.B. (2000) The Two-Mile Time Machine: Ice Cores, Abrupt Climate Change, and our Future. Princeton: Princeton University Press.<br />
Bocconi (2026) Stefano Feltri — nota biografica, Università Bocconi. Disponibile su: unibo.it.<br />
Scopus (2026) Profilo citazionale di Luca Mercalli, Mario Tozzi, Nicola Scafetta, Ginaluca Alimonti. Disponibili su: <a href="https://www.scopus.com/pages/search/authors?searchId=d4cfd8da-d208-41c9-a1ec-71ef2e839586" target="_blank" rel="nofollow">https://www.scopus.com/pages/search/authors?searchId=d4cfd8da-d208-41c9-a1ec-71ef2e839586</a>; <a href="https://www.scopus.com/pages/search/authors?searchId=eba8ceb0-eb93-40bd-ba44-a070139da779" target="_blank" rel="nofollow">https://www.scopus.com/pages/search/authors?searchId=eba8ceb0-eb93-40bd-ba44-a070139da779</a>; <a href="https://www.scopus.com/pages/search/authors?searchId=df75dcf7-f3ee-4a77-bef5-8c3a04d64d32" target="_blank" rel="nofollow">https://www.scopus.com/pages/search/authors?searchId=df75dcf7-f3ee-4a77-bef5-8c3a04d64d32</a>; <a href="https://www.scopus.com/pages/search/authors?searchId=6077d24d-3211-47c5-aaea-03e7d6b90e44" target="_blank" rel="nofollow">https://www.scopus.com/pages/search/authors?searchId=6077d24d-3211-47c5-aaea-03e7d6b90e44</a><br />
IPCC (2021) Climate Change 2021: The Physical Science Basis. Contribution of Working Group I to the Sixth Assessment Report of the Intergovernmental Panel on Climate Change. Cambridge: Cambridge University Press.<br />
NOAA Climate Prediction Center (2026) ENSO: Recurring Climate Pattern in the Tropical Pacific. Disponibile su: climate.gov.<br />
Repubblica (2026) &#8216;Il Mediterraneo più caldo aumenta i rischi per i voli aerei&#8217;, la Repubblica, 1 settembre. Disponibile su: <a href="https://www.repubblica.it/green-and-blue/2026/09/01/news/il_mediterraneo_piu_caldo_aumenta_i_rischi_per_i_voli_aerei-425558962/" target="_blank" rel="nofollow">https://www.repubblica.it/green-and-blue/2026/09/01/news/il_mediterraneo_piu_caldo_aumenta_i_rischi_per_i_voli_aerei-425558962/</a><br />
Top Italian Scientists (2026) Nicola Scafetta — Top Italian Scientist in Natural &amp; Environmental Sciences. Disponibile su: topitalianscientists.org.<br />
Treccani (2026) Tozzi, Mario, Enciclopedia Treccani. Disponibile su: treccani.it.<br />
Wikipedia (2026) Mario Tozzi [it.wikipedia.org]; Nicola Scafetta [en.wikipedia.org].<br />
Copertina TIME 1973 &#8211; <a href="https://time.com/magazine/us/3566854/december-3rd-1973-vol-102-no-23-u-s/" target="_blank" rel="nofollow">https://time.com/magazine/us/3566854/december-3rd-1973-vol-102-no-23-u-s/</a></p>
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		<title>&#8220;Miliardario che delocalizza&#8221;. A Repubblica scoppia il caos per l&#8217;intervista a pagina 6</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Sep 2026 15:30:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura, tv e spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[repubblica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il comunicato del Cdr dopo l'uscita in edicola del quotidiano</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Tensione a <em>Repubblica</em> per l’intervista -pubblicata oggi- a <strong>John Elkann</strong>, presidente della Fondazione Agnelli ed ex editore del quotidiano. Una scelta che non è piaciuta al <strong>Comitato di redazione</strong>, intervenuto con un duro comunicato per prendere le distanze dalla decisione di dedicare un’intera pagina all’imprenditore, soprattutto alla luce della recente e travagliata separazione tra il giornale e la precedente proprietà.</p>
<p>«Riteniamo questa scelta <strong>inopportuna e controproducente</strong>, specie dopo la difficile vertenza che abbiamo vissuto con la sua proprietà», scrive il Cdr. Il punto, precisano i rappresentanti dei giornalisti, non è tanto il contenuto dell’intervista quanto le domande che, a loro giudizio, <em>Repubblica</em> avrebbe dovuto rivolgere al suo ex editore.</p>
<p>Il comunicato usa infatti parole particolarmente nette: «Senza entrare nel merito delle sue parole, quelle di un miliardario che delocalizza fabbriche e al contempo parla di “scuola pubblica”, da lui ci aspettiamo ben altre delucidazioni». E il Cdr elenca i temi sui quali vorrebbe vedere incalzato Elkann: «Sulla dismissione del gruppo <strong>Stellantis</strong> in primis, sulla demolizione scientifica del gruppo editoriale <strong>Gedi</strong>, sulle poco edificanti vicende giudiziarie che lo vedono coinvolto».</p>
<p>Secondo la rappresentanza sindacale sono queste «le risposte che il giornalismo di <em>Repubblica</em> pretende, con i fatti e con le inchieste», nonché i contenuti che, a suo giudizio, si attendono i lettori. Una presa di posizione che riapre inevitabilmente il capitolo dei rapporti tra la redazione e la precedente proprietà di Gedi.</p>
<p>Il Cdr ricorda inoltre quanto aveva già chiesto, privatamente ma in forma ufficiale, alla nuova proprietà: recuperare «una rinnovata capacità di dettare l’agenda politica ed economica del Paese, anziché subirla», pubblicando «<strong>più notizie scomode per il potere, più inchieste, più coraggio</strong>». Una discontinuità che, secondo i giornalisti, dovrebbe riguardare esplicitamente anche il racconto degli affari del precedente editore e, più in generale, «le vicende dell&#8217;economia e del potere finanziario». «Questa è l&#8217;occasione per ribadire questo concetto fondamentale per noi e per la nostra credibilità», conclude il comunicato.</p>
<p>L’intervista contestata, firmata da <strong>Beniamino Pagliaro</strong>, è invece incentrata soprattutto sulla scuola, alla vigilia dei sessant’anni della Fondazione Agnelli. Elkann sostiene che «<strong>la conoscenza è il primo investimento sul futuro</strong>» e indica nella scuola pubblica uno degli strumenti fondamentali per ridurre le disuguaglianze. Parla del ruolo di insegnanti e dirigenti, degli investimenti nell’edilizia scolastica e della necessità di rafforzare le materie scientifiche. Sul tema degli studenti stranieri afferma che «l’integrazione si costruisce nella vita quotidiana della scuola», mentre sull’intelligenza artificiale sottolinea la necessità di formare ragazzi «capaci di giudizio e di spirito critico».</p>
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		<title>Stranieri in classe, ecco il decreto: come funziona il tetto, 1000 euro di multa per il burqa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Sep 2026 14:57:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scuola]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Meloni mantiene la promessa: in Cdm il testo preparato dal ministro Valditara per evitare altri casi come a Mestre</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Eccola, la bozza di decreto-legge sulla scuola per l’anno 2026/2027 di cui tanto si è parlato. Il documento, che contiene un pacchetto molto ampio di misure, interviene come promesso da Meloni sulla presenza degli studenti stranieri nelle classi, il divieto di coprire il volto a scuola e l’integrazione linguistica delle famiglie.</p>
<p><strong>Tetto del 30% di stranieri nelle classi</strong></p>
<p>La misura del tetto agli stranieri scatterà dall’anno scolastico <strong>2027/2028</strong> e riguarderebbe le classi prime di elementari, medie e superiori. Il limite fissato è del <strong>30 per cento</strong>, ma attenzione: non riguarda indistintamente tutti gli alunni con cittadinanza non italiana.</p>
<p>Alle elementari, nel calcolo rientrano gli alunni stranieri che <strong>non sono nati in Italia oppure non hanno frequentato almeno due anni di scuola dell’infanzia</strong>. Alle medie e alle superiori vengono invece conteggiati gli studenti con cittadinanza non italiana che <strong>non abbiano frequentato con esito positivo almeno tre anni nel sistema scolastico italiano</strong>. In altre parole, uno studente straniero già inserito da tempo nel percorso scolastico italiano non pesa ai fini del tetto.</p>
<p>Quando le iscrizioni non permettono di rispettare il limite, gli Uffici scolastici territoriali e i presidi dovranno distribuire gli studenti tra le <strong>scuole vicine</strong>, tenendo però conto della prossimità al domicilio e delle esigenze familiari, comprese quelle legate all’assistenza di figli con disabilità. Per le iscrizioni che avvengono durante l’anno, la regola della distribuzione scatterebbe già dal <strong>2026/2027</strong>.</p>
<p>Nei casi in cui il 30% non possa comunque essere rispettato, viene creato un fondo da <strong>3,4 milioni nel 2027 e oltre 14,1 milioni l’anno dal 2028</strong> per finanziare attività extracurriculari di potenziamento dell’italiano, anche attraverso più docenti, CPIA ed enti del Terzo settore.</p>
<p><strong>Stop al volto coperto: multe fino a 1.000 euro</strong></p>
<p>Un’altra disposizione stabilisce che, salvo specifiche esigenze sanitarie o di sicurezza, <strong>non si potrà partecipare alle attività scolastiche con il volto coperto</strong> o comunque in modo tale da impedirne il riconoscimento. La formulazione non cita espressamente burqa o niqab: il divieto riguarda qualsiasi modalità che impedisca di riconoscere il volto. Si applica sia alle attività curriculari ed extracurriculari sia ai rapporti scuola-famiglia.</p>
<p>La violazione comporta una <strong>multa da 200 a 1.000 euro</strong>. Se a violare il divieto è un minore, salvo che il fatto costituisca reato, la sanzione si applica anche al genitore. L’accertamento spetta al dirigente scolastico, mentre la sanzione viene irrogata dal prefetto.</p>
<p><strong>Italiano per i genitori stranieri</strong></p>
<p>Le scuole dovranno inoltre segnalare ai servizi sociali i casi in cui le <strong>persistenti barriere linguistiche dei genitori stranieri</strong> ostacolino l’integrazione scolastica del figlio, il suo percorso educativo, il comportamento a scuola o il rispetto del Patto di corresponsabilità.</p>
<p>I servizi sociali potranno predisporre un progetto personalizzato che preveda per i genitori un <strong>corso gratuito di italiano fino al conseguimento almeno del livello A2</strong>, attraverso i CPIA. Sono previste deroghe per gravi difficoltà di apprendimento linguistico dovute a età, patologie o disabilità. In una prima versione del decreto, era previsto che la mancata partecipazione senza giustificato motivo, quando determini un concreto pregiudizio per il minore, potesse far scattare gli strumenti previsti dalla legislazione sulla tutela dei minori. La misura è poi saltata nella versione definitiva approvata in Cdm. &#8220;Tutti gli studi internazionali dicono che la partecipazione dei genitori al percorso formativo del figlio è fondamentale per il successo scolastico. Ci sono dati e raccomandazioni Ocse in tal senso. Abbiamo deciso che se ci sono gravi problemi di inserimento scolastico deve essere incentivato il percorso di apprendimento linguistico dei genitori &#8211; ha spiegato Valditara &#8211; La scuola ha obbligo di segnalare ai servizi sociali e questi disporranno un percorso di lingua italiana per i genitori che sarà gratuito. Nell&#8217;ipotesi di mancato assolvimento del percorso son previste sanzioni da 100 a mille euro&#8221;.</p>
<p><strong>Le altre misure</strong></p>
<p>La bozza interviene anche sul sostegno agli alunni con disabilità, cercando di garantire maggiore continuità delle ore assegnate; stanzia <strong>70 milioni nel 2026</strong> per orientamento, inclusione e contrasto alla dispersione; dal 2027/28 introduce alle medie il <strong>latino facoltativo</strong> per un’ora alla settimana; aumenta di <strong>21 milioni</strong> le risorse 2026 per i libri di testo gratuiti o semigratuiti e incrementa i fondi contro il cyberbullismo.</p>
<p>Infine, la bozza prevede una revisione dell’istruzione tecnica e professionale: gli <strong>istituti tecnici assumerebbero la denominazione di “licei tecnologici” e gli istituti professionali quella di “licei professionali”</strong>, senza modificare l’assetto ordinamentale previsto dalla normativa vigente.</p>
<p><strong>Il commento di Meloni</strong></p>
<p>&#8220;Oggi abbiamo approvato in Consiglio dei Ministri il decreto sulla scuola &#8211; ha commentato Meloni &#8211; Un limite del 30% nelle classi per gli studenti che non conoscono adeguatamente l’italiano, più strumenti per imparare la nostra lingua e stop a burqa e niqab a scuola. Strumenti di buonsenso che non dividono, ma aiutano a integrare davvero, evitando classi-ghetto e dando a tutti gli studenti le stesse opportunità. È questa la direzione che vogliamo continuare a seguire: una scuola che integra senza rinunciare alle regole, che sostiene chi ha più difficoltà e che mette tutti nelle condizioni di partire dallo stesso punto&#8221;.</p>
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		<item>
		<title>Altri misteri si aggiungono al giallo di Garlasco</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Claudio Romiti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Sep 2026 13:30:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Sempio]]></category>
		<category><![CDATA[Garlasco]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dalla nuova inchiesta per omicidio volontario sulle ombre del passato ai dubbi sul 42 di Sempio che demoliscono le certezze sulla condanna di Stasi</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Altri misteri si addensano sul caso di Garlasco. In primis, sebbene non sia ancora chiaro se il presunto omicidio di Giovanni Ferri, l’ottantottenne ritrovato in un vicolo molto stretto con la gola e i polsi tagliati, il Procuratore di Pavia, <strong>Fabio Napoleone, dopo 16 anni ha deciso di aprire una inchiesta per omicidio volontario</strong>. Anche in questa vicenda, analogamente a quella principale legata al delitto di Chiara Poggi, emergono una serie di “stranezze” piuttosto incomprensibili a noi comuni mortali.</p>
<p>In particolare, in merito al verbale del repertamento del <strong>coltello</strong> rinvenuto nel vicolo, che non fu mai analizzato, vi è la firma del maresciallo Marchetto, che all’epoca comandava la locale stazione dei carabinieri. Tuttavia, lo stesso Marchetto ha pubblicamente smentito di averlo fatto, dal momento che alla data del verbale egli era già stato trasferito a Sesto San Giovanni.</p>
<p>Quindi, dopo <strong>la storia infinita dei pedali delle biciclette di casa Stasi,</strong> oggi scopriamo che esiste persino uno scambio di firme su un atto giudiziario.<br />
Sta di fatto che le persone che hanno indagato su Chiara sono le stesse, dal Procuratore Capo al medico legale Ballardini, ai Carabinieri di Vigevano e di Garlasco, avevano aperto un fascicolo per omicidio colposo in modo incomprensibile, poi chiuso contro ignoti, un modus operandi che lo stesso Napoleone non riesce a comprendere neanche sul piano giuridico.</p>
<p>Inoltre è stata da poco depositata la consulenza aggiuntiva della professoressa <strong>Cattaneo sul piede di Andrea Sempio.</strong> Se ne è parlato nella puntata del 23 settembre di Mattino 5, in onda su Canale 5. In questo caso, la misurazione del piede dell’indagato risulta essere determinante, onde verificare la compatibilità con l’impronta a pallini che era presente sulla scena del crimine, cosa che non era stata eseguita all’epoca. &#8220;Ci si era fidati della sua dichiarazione, aveva detto di portare il 44&#8221;, spiega Federica Panicucci. La Cattaneo ha invece effettuato le misurazioni antropometriche, che l’hanno portata a rilevare un dato preciso, <strong>pari al 42,</strong> compatibile con calzature 42-43 e dunque compatibile con una Frau 42, anche se la nuova indagine a posto molti dubbi circa la certezza del numero.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/garlasco-spunta-il-mistero-della-cassaforte/" target="_blank" rel="noopener">Garlasco, spunta il mistero della cassaforte</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/quei-suicidi-misteriosi-a-garlasco-su-cui-nessuno-ha-indagato-pochi-elementi-contro-sempio/" target="_blank" rel="noopener">“Quei suicidi misteriosi a Garlasco su cui nessuno ha indagato. Pochi elementi contro Sempio&amp;#8221;</a></li>
</ul>
<p>Il direttore di ‘Gente’ <strong>Umberto Brindani</strong> ha voluto porre in risalto il seguente aspetto: &#8220;La presunta certezza che quell’impronta fosse di Stasi non c’è più. Ed era una delle presunte certezze che hanno portato alla condanna&#8221;. Ad alimentare dubbi su questo c’è un’intercettazione di Sempio, che riteneva corretto essersi fidato degli avvocati quando gli avevano raccomandato di non consegnare le scarpe agli inquirenti.</p>
<p>Tutto questo a pochi giorni dalla fatidica <strong>data del 28 settembre</strong>, in cui tutto sembra far pensare che la nuova indagine si concluderà senza una ulteriore proroga. E se tanto mi dà tanto, credo proprio che ne vedremo delle belle.</p>
<p>Claudio Romiti, 24 settembre 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/altri-misteri-si-aggiungo-al-giallo-di-garlasco/">Altri misteri si aggiungono al giallo di Garlasco</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Stranieri in classe, la proposta liberticida: &#8220;Obbligare gli italiani a restare lì&#8221;</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/stranieri-in-classe-la-proposta-liberticida-obbligare-gli-italiani-a-restare-li/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Max Del Papa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Sep 2026 13:05:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scuola]]></category>
		<category><![CDATA[integrazione]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tra barzellette laboratoriali, quartieri islamizzati e la resa totale della politica: la scuola italiana è ormai un condominio multietnico dove l'indigeno è ospite a casa sua</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/stranieri-in-classe-la-proposta-liberticida-obbligare-gli-italiani-a-restare-li/">Stranieri in classe, la proposta liberticida: &#8220;Obbligare gli italiani a restare lì&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Proprio vero che la deriva dell’informazione è cominciata quando<strong> l’informazione ha invertito il suo rapporto con la pubblicità,</strong> da schiava a padrona; il passo successivo si avuto con la scoperta, fatale, che tutto poteva essere sacrificato alle ragioni della pubblicità, cioè della menzogna, e quello definitivo non poteva essere che la commistione totale, l’indistinguibilità per cui ogni argomento, ogni tragedia era utile ai fini commerciali, ovvero il giornale come immenso marchettificio. Di questo sprofondo senza fondo il Corriere ha deciso di farsi punta avanzata, senza rimorso, senza scrupolo, bastava ribattezzarla svolta pop.</p>
<p><strong>Tutto è pop, un papa, la stessa politica, una testata.</strong> Così il Corriere che difende il primato asfittico delle 90mila copie dichiarate, ma si regge come e più degli altri sui redazionali di sistema, oggi sponsorizza il matrimonio a pagamento, cioè truffa, di due influencer per bambini; oggi spara a tutta pagina gli sponsali di certo Ernia, presumibilmente con Nevralgia, alla presenza di Rkomi e officiati da La Furia (per forza, l’ernia strozzata manda in bestia dal dolore); ora per parlare del famigerato 30% di bambini stranieri nelle classi lancia un Marrakash che avendo fatto i soldi, disco d’oro o di platino o di stagno, ne devolve una parte alla sua vecchia scuola elementare la cui dirigente, subito chiamata, in modo pop o rap,<strong> “la preside di Marrakash”,</strong> spiega le ragioni dell’integrazione che non c’è, integrazione suicida, con squisite ragioni commerciali ossia pubblicitarie: se passa il 30% noi chiudiamo, dice, ridendo, questa professoressa Milca Granese. E ride perché sa che tanto non passa, solo fumo, solo scarmazzo, lei confida, con la sicumera del fatto compiuto, sull’irreversibilità egemone: “Qui il tetto del 30% è ampiamente superato”. Per dire che indietro non si torna e la Meloni dovrà farsene una ragione.</p>
<p>La preside Marrakash deve mentire per ragioni pubblicitarie: sa benissimo che il quartiere di pertinenza, la Barona, a Milano, è quartiere ghetto per gli italiani che vi hanno fortissime difficoltà di sopravvivenza, sa che la sostituzione è piena, che <strong>la remigrazione si ha per i locali</strong> e le va bene così per le misteriose vie della pubblicità che sposa l’ideologia e poi se la mangia come la mantide religiosa: propone le ricette inconsistenti, le metodologie vaneggianti a suon di parole che non si trovano nel vocabolario, che non hanno un costrutto reale e servono alla propaganda: “Con una didattica laboratoriale e innovativa si garantisce l’inclusione”.</p>
<p>Che vuol dire non far niente o, peggio ancora, praticare l’inclusione per sostituzione. La dirigente Milca ha cura di non precisare in alcun modo cosa avrebbe intenzione di fare e perché mai a distanza di 30 anni questa didattica “laboratoriale” rivoluzionaria non abbia sortito effetti o non sia ancora stata praticata: resta nella vaghezza delle intenzioni che mascherano cattive intenzioni e lo dimostra, o le sfugge, un attimo dopo: la soluzione non è didattica, è politica, ispirata al dirigismo repressivo, alla burocrazia autoritaria: le madri egizie, le famiglie egizie, islamiche del quartiere non possono adeguarsi alla redistribuzione dei figli negli istituti limitrofi, con tutti i figli che hanno, che fanno e addestrati in casa al rifiuto linguistico, indisponibili ad assimilare l’italiano degli inferiori, dei conquistati come viatico all’assimilazione culturale, sociale, magari religiosa; <strong>questi figli da integrare debbono restare nelle scuole di pertinenza</strong> che sono scuole sostituite, scuole straniere e come tali sono le famiglie italiane a doverci mandare i figli da sottomessi, in punta di piedi: bisogna obbligarli per legge, ipotizza la preside Marrakash, ad iscriversi nelle stesse scuole, senza riguardo per eventuali esigenze lavorative o semplicemente scolastiche: “il 30% lo abbiamo ampiamente superato”, gli indigeni hanno perso e non spettano loro diritti di salvaguardia per ragioni etniche, perché, essendo italiani, sono di una razza inferiore, sono un succedaneo razziale.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/zuppa-di-porro/zuppa-di-porro-del-22-settembre-2026/" target="_blank" rel="noopener">Scuole ghetto, Mattarella toc toc: fatti un giro a Mestre</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/tetto-agli-stranieri-valditara-spiega-come-funziona-conta-se-conosci-litaliano-temo-la-fuga-dei-bianchi/" target="_blank" rel="noopener">Tetto agli stranieri, Valditara spiega come funziona: &amp;#8220;Conta se conosci l&amp;#8217;italiano. Temo la &amp;#8216;fuga dei bianchi&amp;#039;&amp;#8221;</a></li>
</ul>
<p>Può sembrare un modo malato di ragionare, di amministrare, e lo è ma è anche<strong> il modo comunista che alla fine si impone</strong>, a botte di rap ma con la dovuta brutalità controdemocratica, antidemocratixa. <strong>La Barona è quartiere islamizzato? Buono!</strong> Si proceda di conseguenza, si renda l’intera metropoli una unica Barona o una immensa via Padova, che poi è il progetto del partito comunista affidato al prossimo Mamdani meneghino, nella Milano dove la destra ha rinunciato a competere. Se ai milanesi delle banlieu non sta bene, la soluzione è una sola: facciano fagotto, il che, a dimensione scolastica, si risolve nello smistare, loro, i figli nelle scuole a pagamento. O così o la sudditanza nelle scuole dove, presumibilmente, la fuffa pedagogica innovativa consiste nella dieta halal e nel Corano come guida didattica.</p>
<p>Ce n’è abbastanza per capire che<strong> la “soluzione 30%</strong>” non è opportuna: è inderogabile benché tardiva (bisognava pensarci subito, no dopo 4 anni in apertura di campagna elettorale), è tragicamente urgente, non foss’altro che ad avversarla sono i soliti che vanno delle presidi Marrakash agli Zuppi ai Prevoglio ai Mattarella. Garanzia di qualità, se una misura non piace a questi qui vuol dire che è una misura giusta, una misura da prendere.</p>
<p>Ma temiamo, ed è un eufemismo, che alla fine<strong> il governo della destra socialdemocratica la lascerà come una bandiera velleitaria senza coraggio di imporla davvero,</strong> preferendo ripiegare sul compromesso suicida, sull’ampliamento a spesa pubblica del parastato comunista delle maestre, sulla resa come dato di fatto della sostituzione irreversibile.</p>
<p>Max Del Papa, 24 settembre 2026</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Scappava dai carabinieri? Ora l&#8217;amico di Ramy vuole pure i soldi dallo Stato</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/prima-la-fuga-poi-il-processo-adesso-lamico-di-ramy-vuole-pure-i-soldi-dallo-stato/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimo Balsamo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Sep 2026 12:24:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[fares bouzidi]]></category>
		<category><![CDATA[Ramy Elgaml]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=345475</guid>

					<description><![CDATA[<p>Scappa dai carabinieri, finisce a processo per la morte di Ramy e adesso vuole pure i danni dallo Stato: ecco la richiesta di Fares Bouzidi</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/prima-la-fuga-poi-il-processo-adesso-lamico-di-ramy-vuole-pure-i-soldi-dallo-stato/">Scappava dai carabinieri? Ora l&#8217;amico di Ramy vuole pure i soldi dallo Stato</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La vicenda giudiziaria sulla morte di <strong>Ramy Elgaml</strong> si arricchisce di un capitolo destinato a far discutere. Perché<strong> Fares Bouzidi</strong>, l’amico della vittima che guidava il T-Max inseguito dai carabinieri per circa otto chilometri e che oggi è accusato di omicidio stradale, non punta soltanto al proscioglimento: attraverso i suoi legali <strong>si prepara anche a chiedere i danni allo Stato.</strong></p>
<p>Come riferisce <em>Il Giorno</em>, dopo il rinvio dell’udienza preliminare per lo sciopero degli avvocati, il procedimento tornerà davanti al gup di Milano il 6 novembre e poi il 21 dicembre. Alla sbarra, oltre a Bouzidi,<strong> ci sono sette carabinieri</strong>. Antonio Lenoci, che guidava la gazzella coinvolta nell’incidente, è accusato di omicidio stradale per &#8220;eccesso colposo nell&#8217;adempimento del dovere&#8221; e di lesioni. Gli altri sei militari devono rispondere, a vario titolo, di frode, depistaggio e falsità ideologica.</p>
<p><strong>Ed è proprio qui che arriva il paradosso</strong>. Bouzidi era alla guida dello scooter che non si fermò e che venne inseguito dai militari per chilometri. È imputato per la morte dell’amico che viaggiava con lui. Eppure la sua difesa ora annuncia l’intenzione di <strong>chiamare in causa il Ministero della Difesa come responsabile civile e di chiedere un risarcimento per quanto accaduto quella notte</strong>.</p>
<p>&#8220;Noi sosterremo l&#8217;ipotesi dell&#8217;omicidio volontario&#8221;, ha spiegato l’avvocato Marco Romagnoli, che assiste Bouzidi insieme alla collega Debora Piazza. La difesa sostiene che una nuova consulenza avrebbe accertato uno &#8220;speronamento&#8221; volontario da parte della gazzella. Per questo, ha aggiunto il legale, Bouzidi si costituirà parte civile &#8220;sia per le gravi lesioni&#8221; sia &#8220;per i falsi e per il depistaggio&#8221;, sostenendo che<strong> &#8220;i carabinieri hanno alterato la realtà&#8221;</strong>. Da qui la richiesta di <strong>citare &#8220;il Ministero della Difesa come terzo responsabile civile per i danni&#8221;, oltre alle compagnie assicurative dei mezzi coinvolti nell’inseguimento</strong>.</p>
<p><strong> Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/milanoquotidiano/ramy-i-legali-provano-nuovamente-a-dare-la-colpa-della-caduta-ai-carabinieri/">Ramy, i legali provano nuovamente a dare la colpa della caduta ai carabinieri</a></li>
</ul>
<p>La ricostruzione della difesa è radicalmente opposta a quella sostenuta dai legali di Lenoci, che depositeranno una propria consulenza per dimostrare l’assenza di responsabilità del militare. <strong>Anche la Procura, pur contestando al carabiniere una condotta colposa, non parla di omicidio volontario</strong>. Secondo i pm, Lenoci avrebbe mantenuto &#8220;una distanza e una velocità inidonee a prevenire eventuali collisioni o tamponamenti con il mezzo in fuga&#8221;, tenendo una condotta &#8220;sproporzionata&#8221; rispetto alla necessità di fermare lo scooter.</p>
<p>Sarà dunque il giudice a stabilire responsabilità e conseguenze di quella notte. <strong>Resta però un’immagine difficile da ignorare</strong>: un inseguimento partito perché lo scooter non si era fermato ai carabinieri, un conducente oggi imputato per omicidio stradale e, contemporaneamente, la richiesta della sua difesa di ottenere un risarcimento dallo Stato per i danni subiti durante quella stessa fuga. <strong>Un cortocircuito giudiziario che promette di diventare uno dei passaggi più controversi del processo.</strong></p>
<p>Massimo Balsamo, 24 settembre 2026</p>
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		<title>El Mundo: &#8220;La Russia prepara attacchi droni a Italia, Francia e Spagna&#8221;. Roma: &#8220;Non c&#8217;è conferma&#8221;</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/el-mundo-la-cia-e-sicura-la-russia-prepara-attacchi-droni-a-italia-francia-e-spagna/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Sep 2026 09:07:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[cia]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lo scoop del quotidiano spagnolo: il documento che ipotizza lanci da navi mercantili russe sul territorio europeo. Crosetto nega: "Nessuna conferma"</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/el-mundo-la-cia-e-sicura-la-russia-prepara-attacchi-droni-a-italia-francia-e-spagna/">El Mundo: &#8220;La Russia prepara attacchi droni a Italia, Francia e Spagna&#8221;. Roma: &#8220;Non c&#8217;è conferma&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>El Mundo scodella un’informativa della <strong>Cia,</strong> l’agenzia di intelligence degli Stati Uniti, su possibili <strong>attacchi russi</strong> con droni contro Paesi dell’Europa mediterranea. Nel dossier vengono citate <strong>Italia, Francia</strong> e <strong>Spagna.</strong> Il testo descrive il possibile impiego di navi mercantili per lanciare velivoli senza pilota nel Mediterraneo. Una ricostruzione però smentita dal ministro della Difesa, Guido Crosetto: &#8220;Non serve a nessuno e non trova alcuna conferma l&#8217;allarme lanciato questa mattina dal un quotidiano spagnolo&#8221;, ha detto, &#8220;già viviamo in tempi difficili e nervosi e non serve a nessuno ulteriore benzina sul fuoco&#8221;.</p>
<h2>Il dossier</h2>
<p>L’informativa mette in guardia i governi dell’Europa del Sud da una possibile estensione della guerra ibrida russa. L’ipotesi riguarda droni Gerbera lanciati da <strong>una flotta di container e navi mercantili</strong> che attraverserebbe il Mediterraneo. <strong>Antonio Tajani,</strong> ministro degli Esteri italiano, starebbe lavorando sul dossier. Anche i governi di Spagna e Francia sarebbero stati messi al corrente delle informazioni.</p>
<p>La guerra ibrida non prevede un’invasione militare tradizionale del territorio. Nel caso descritto dal dossier, gli obiettivi possibili sarebbero <strong>infrastrutture critiche,</strong> depositi logistici e snodi energetici. Il piano attribuito al Cremlino riguarderebbe quindi azioni contro strutture civili o strategiche, con lo scopo di creare difficoltà nei Paesi che sostengono l’Ucraina.</p>
<h2>Come sono fatti i droni Gerbera</h2>
<p>I Gerbera sono <strong>velivoli senza pilota lunghi circa due metri,</strong> con un’apertura alare di 2,5 metri e un peso di 18 chilogrammi. Possono arrivare a una velocità di circa 160 chilometri orari. Il loro raggio massimo stimato è di 600 chilometri, una distanza che dal Mar Tirreno permetterebbe di raggiungere gran parte dell’Italia, escluse le zone del Nord Est.</p>
<p>Una nave mercantile potrebbe trasportare più droni e<strong> lanciarli con procedure meno complesse rispetto ai modelli Shahed o Geran</strong>. Da una posizione tra 200 e 300 chilometri dalla costa, un Gerbera potrebbe impiegare da circa un’ora e quindici minuti a due ore per arrivare a destinazione. Il carico esplosivo stimato è tra quattro e cinque chilogrammi: non basterebbe a distruggere un palazzo, ma potrebbe provocare incendi e danni a impianti, attrezzature e infrastrutture.</p>
<h2>Le informazioni emerse dopo una visita del capo della Cia</h2>
<p>Le informazioni sul presunto piano russo sarebbero arrivate da ambienti dell’intelligence e del governo lituano. Il dossier sarebbe stato discusso dopo una visita in Lituania di John Ratcliffe, direttore della Cia, avvenuta il 25 agosto 2026.</p>
<p>Il documento collega il possibile uso dei droni alla situazione politica di Italia, Francia e Spagna, Paesi che avranno campagne elettorali ed elezioni nel 2027. Il dossier segnala che <strong>azioni contro infrastrutture e servizi essenziali potrebbero alimentare tensioni interne e discussioni sul sostegno economico e militare all’Ucraina</strong>. Le informazioni restano al centro delle verifiche dei governi coinvolti.</p>
<h2>La posizione del Copasir e l’invito alla prudenza</h2>
<p>In Italia è intervenuto Lorenzo Guerini, presidente del Copasir, il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica. Il Copasir è l’organo bicamerale del Parlamento che controlla l’attività dei servizi segreti nazionali. Guerini ha chiesto di non trarre conclusioni prima delle verifiche: “La notizia di questa mattina, è una notizia giornalistica, quindi va verificata. Servono tutti gli approfondimenti del caso. Dobbiamo attendere cosa dirà il governo”. Il presidente del Copasir ha richiamato anche il rischio di attività di disinformazione, in una fase segnata da tensioni internazionali. Il suo messaggio è stato: “invito alla calma e prudenza”.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/el-mundo-la-cia-e-sicura-la-russia-prepara-attacchi-droni-a-italia-francia-e-spagna/">El Mundo: &#8220;La Russia prepara attacchi droni a Italia, Francia e Spagna&#8221;. Roma: &#8220;Non c&#8217;è conferma&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>McDonald’s, partita la sesta edizione di &#8220;Insieme a te per l’ambiente”</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/mcdonalds-partita-la-sesta-edizione-di-insieme-per-lambiente/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ernesto Tagliapietra]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Sep 2026 08:57:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si chiama &#8220;Insieme a te per l&#8217;ambiente&#8221; ed è il progetto nazionale di McDonald&#8217;s dedicato alla cura e alla riqualificazione degli spazi pubblici, realizzato in collaborazione con Assoambiente, Utilitalia e con il supporto tecnico di Retake. L’iniziativa, giunta alla sesta edizione, ha preso avvio a Milano l’11 settembre per poi fare tappa a Roma il [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1">Si chiama &#8220;<strong>Insieme a te per l&#8217;ambiente</strong>&#8221; ed è il progetto nazionale di<strong> McDonald&#8217;s</strong> dedicato alla cura e alla <strong>riqualificazione degli spazi pubblici</strong>, realizzato in collaborazione con Assoambiente, Utilitalia e con il supporto tecnico di Retake. L<span class="s1">’</span>iniziativa, giunta alla sesta edizione, ha preso avvio a Milano l<span class="s1">’</span>11 settembre per poi fare tappa a Roma il venerdì successivo: si tratta delle prime due delle oltre cento giornate che McDonald<span class="s1">’</span>s prevede di organizzare anche quest<span class="s1">’</span>anno su tutto il territorio nazionale.</p>
<p class="p1">Con &#8220;Insieme a te per l<span class="s1">’</span>ambiente” McDonald<span class="s1">’</span>s si propone di rigenerare e restituire valore al territorio tramite attività di raccolta dei rifiuti e riqualificazione urbana.</p>
<p class="p1">Il tutto facendo squadra con migliaia di volontari, enti e associazioni locali, con l’obiettivo di contrastare il fenomeno del littering e promuovere una maggiore tutela e valorizzazione del territorio e delle sue comunità.</p>
<p class="p1"><b>Milano, raccolta rifiuti e arte per il Parco della Lambretta</b><br />
La tappa milanese ha visto un doppio intervento al <strong>Parco della Lambretta</strong> all<span class="s1">’</span>insegna dell<span class="s1">’</span>attenzione al territorio e dell<span class="s1">’</span>arte. Oltre 200 volontari – dipendenti degli headquarters McDonald&#8217;s e dei ristoranti milanesi, collaboratori di Retake e cittadini volontari – hanno infatti lavorato per liberare il polmone verde dai rifiuti con il supporto di Amsa e il patrocinio del Municipio 3 di Milano. Quindi, alla presenza delle autorità cittadine e dell<span class="s1">’</span>artista, l<span class="s1">’</span>amministratrice delegata di McDonald&#8217;s Italia Giorgia Favaro ha inaugurato <span class="s1">“</span>Happy Floor” firmato da <strong>Judy Rhum</strong>. Grazie a quest<span class="s1">’</span>opera &#8211; ispirata alla popstalgia, è stato possibile restituire alla comunità uno spazio di gioco, incontro e condivisione aperto a bambini, famiglie e cittadini di tutte le età.</p>
<figure id="attachment_345395" aria-describedby="caption-attachment-345395" style="width: 500px" class="wp-caption alignnone"><img decoding="async" class="wp-image-345395 size-full" src="https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/09/1.-IPA-Milano_McDonalds-Ambiente-gruppo-1.jpeg" alt="Fonte: McDonald's" width="500" height="333" srcset="https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/09/1.-IPA-Milano_McDonalds-Ambiente-gruppo-1.jpeg 500w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/09/1.-IPA-Milano_McDonalds-Ambiente-gruppo-1-300x200.jpeg 300w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/09/1.-IPA-Milano_McDonalds-Ambiente-gruppo-1-360x240.jpeg 360w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /><figcaption id="caption-attachment-345395" class="wp-caption-text">Un momento della giornata &#8220;Insieme per l&#8217;Ambiente&#8221; svoltasi al Parco della Lambretta a Milano</figcaption></figure>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p1"><b>Roma, Protocollo con Ama e riqualificazione del Parco della Caffarella<br />
</b>Due anche i momenti cruciali della giornata romana di <span class="s1">“</span>Insieme a te per l<span class="s1">’</span>ambiente”. Da un lato l’annuncio di un <strong>Protocollo d&#8217;Intesa con Roma Capitale e AMA S.p.A</strong>. volto a promuovere iniziative congiunte, così da sensibilizzare le comunità sui temi dell<span class="s1">’</span>economia circolare, della corretta gestione dei rifiuti e quindi della valorizzazione del territorio. Dall<span class="s1">’</span>altro 100 volontari – dipendenti degli headquarters McDonald&#8217;s, collaboratori degli oltre 60 ristoranti della città di Roma e volontari di Retake – si sono presi cura del Parco della Caffarella. La giornata di lavoro &#8211; svolta in collaborazione di AMA e dell<span class="s1">’</span>Ente Parco Appia Antica e con il patrocinio di Roma Capitale &#8211; ha visto la raccolta dei rifiuti abbandonati e la riqualifica di panchine, tavoli e aree giochi. Ad aprire l<span class="s1">’</span>iniziativa sono state le autorità cittadine e i rappresentanti di AMA insieme a Elisa Carlino, Supply Chain Director di McDonald&#8217;s Italia.</p>
<p class="p1"><b>Oltre 25mila volontari coinvolti, circa 60 tonnellate di rifiuti raccolti</b><br />
Il successo di <span class="s1">“</span><strong>Insieme a te per l<span class="s1">’</span>ambiente</strong>”, sia in termini di risultati sul territorio sia di sensibilizzazione delle persone, è nei numeri: con le ultime cinque edizioni del progetto, <strong>McDonald<span class="s1">’</span>s</strong> è riuscita a coinvolgere oltre 25mila volontari e 500 associazioni locali. Un viaggio per l<span class="s1">’</span>ambiente di oltre 650 tappe su tutto il territorio nazionale che hanno permesso di raccogliere oltre 17mila sacchi di rifiuti, equivalenti a più di 60 tonnellate. <span class="s1">“</span>Insieme a te per l<span class="s1">’</span>ambiente” si inserisce inoltre nel più ampio percorso di sostenibilità intrapreso da McDonald<span class="s1">’</span>s con azioni concrete lungo tutta la filiera: dall&#8217;evoluzione del packaging e della raccolta differenziata nei ristoranti fino appunto ai progetti di economia circolare e alle attività di sensibilizzazione rivolte ai clienti e alle comunità locali.</p>
<figure id="attachment_345415" aria-describedby="caption-attachment-345415" style="width: 320px" class="wp-caption alignnone"><img decoding="async" class="wp-image-345415 size-full" src="https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/09/mc-roma.jpeg" alt="Un momento della giornata &quot;Insieme per l'Ambiente&quot; svoltasi al Parco della Caffarella a Roma" width="320" height="213" srcset="https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/09/mc-roma.jpeg 320w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/09/mc-roma-300x200.jpeg 300w" sizes="(max-width: 320px) 100vw, 320px" /><figcaption id="caption-attachment-345415" class="wp-caption-text">Un momento della giornata &#8220;Insieme per l&#8217;Ambiente&#8221; svoltasi al Parco della Caffarella a Roma</figcaption></figure>
<p>Contenuto consigliato</p>
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		<title>“Mi sono difeso, è morto&#8221;. L’audio choc di Mollo dopo gli spari ai ladri</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/mi-sono-difeso-e-morto-laudio-choc-di-mollo-dopo-gli-spari-ai-ladri/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/mi-sono-difeso-e-morto-laudio-choc-di-mollo-dopo-gli-spari-ai-ladri/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Massimo Balsamo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Sep 2026 05:44:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[ladri]]></category>
		<category><![CDATA[legittima difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Mollo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=345325</guid>

					<description><![CDATA[<p>“Mi sono spaventato, volevano rubarmi tutto”: l’audio choc della chiamata di Roberto Mollo ai carabinieri dopo gli spari</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/mi-sono-difeso-e-morto-laudio-choc-di-mollo-dopo-gli-spari-ai-ladri/">“Mi sono difeso, è morto&#8221;. L’audio choc di Mollo dopo gli spari ai ladri</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La voce è agitata, le frasi spezzate.<strong> Roberto Mollo</strong> chiama il 112 pochi minuti dopo avere sparato contro le persone entrate nella proprietà di famiglia a Baldissero d’Alba. È il <em>Tg1</em> a trasmettere in esclusiva <strong>l’audio della telefonata</strong> del 35enne, una registrazione che restituisce i momenti immediatamente successivi alla sparatoria. “Si, buona sera, salve, sono Mollo Roberto, <strong>ho avuto dei ladri in casa, e mi sono difeso</strong>. Ho ferito un ladro non so se è morto. Ho avuto paura, ho fatto da solo, avevo la pistola”, dice Mollo all’operatore.</p>
<p>Sono le 2.17 di domenica mattina. Nella cascina di famiglia, dove sono in corso lavori di ristrutturazione, il 35enne ha appena esploso dodici colpi di pistola. Uno degli uomini entrati nella proprietà,<strong> Gjovalin Lazri</strong>, morirà dopo essere stato raggiunto da un proiettile.</p>
<p><strong> Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/ho-sparato-perche-avevo-paura-il-paese-si-schiera-con-mollo-che-ha-ucciso-il-ladro/">“Ho sparato perché avevo paura”. Il paese si schiera con Mollo che ha ucciso il ladro</a></li>
</ul>
<p>La telefonata prosegue mentre Mollo prova a raccontare quanto accaduto. “Io sono qua, c’ho una terra.. Son disperato: <strong>mi ha preso paura</strong>, mi stava girando in casa&#8230;”. La chiamata viene quindi trasferita ai carabinieri. Anche ai militari l’uomo ripete la stessa versione: “Io ho avuto i ladri in casa, io sono armato, mi sono difeso. Forse c’è una persona a terra non so se è morto, guardi non so proprio cosa dire. Questo qua incappucciato, è chiuso eran fuori nel cortile io gli ho sparato perché mi son spaventato”. Mollo insiste sulla paura provata in quei minuti e sulla convinzione che gli intrusi fossero armati. “<strong>Sì, sì, sono armati</strong> io gli ho sparato mi son difeso abito qua da solo sono in una cascina&#8230; Qua in campagna”, racconta ancora.</p>
<p>Dall’altra parte del telefono i carabinieri cercano di tranquillizzarlo. “Stia tranquillo, stia tranquillo che le mando subito una pattuglia”, gli dice l’operatore. Ma Mollo appare ancora sotto choc: “Porti pazienza. Io non so più cosa dire: <strong>volevano rubarmi tutto</strong>”. Il militare gli chiede di non toccare nulla: “Tra due minuti ti richiamo io, stai tranquillo, non toccare niente, non toccare niente però”. La risposta del 35enne chiude la conversazione: “No no, non tocco niente. Sono fuori tanto la pistola ce l’ho qui è scarica”.</p>
<p><iframe loading="lazy" style="border: none; overflow: hidden;" src="https://www.facebook.com/plugins/video.php?height=314&amp;href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Freel%2F1596218265583804%2F&amp;show_text=false&amp;width=560&amp;t=0" width="560" height="314" frameborder="0" scrolling="no" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>Ora saranno gli <strong>accertamenti tecnici</strong> a dover ricostruire con precisione quanto avvenuto all’interno della proprietà. Le prime risultanze dell’autopsia indicano che a provocare la morte di Lazri sarebbe stato un solo proiettile, entrato da un lato del collo e fuoriuscito dall’altro. Gli esami medico-legali, però, non sono ancora conclusi.</p>
<p>Per gli specialisti sarà decisivo anche il <strong>sopralluogo sul posto</strong>. La posizione delle persone, la traiettoria del colpo e gli ostacoli presenti nell’area del cantiere potranno contribuire a chiarire la dinamica. Tra Mollo e gli intrusi, infatti, si trovavano impalcature, materiali e altri ingombri legati ai lavori in corso.</p>
<p>Tra le ipotesi che dovranno essere verificate c’è anche quella di <strong>un proiettile che potrebbe avere cambiato traiettoria dopo un rimbalzo</strong>. Per avere il quadro definitivo serviranno ancora gli approfondimenti tecnici: il deposito degli esiti completi dell’autopsia è previsto entro sessanta giorni. Saranno quegli accertamenti a stabilire con maggiore precisione che cosa sia accaduto in quei minuti nella cascina.</p>
<p>Massimo Balsamo, 24 settembre 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/mi-sono-difeso-e-morto-laudio-choc-di-mollo-dopo-gli-spari-ai-ladri/">“Mi sono difeso, è morto&#8221;. L’audio choc di Mollo dopo gli spari ai ladri</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Cosa dicono i dati Istat sui morti da vaccino</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/cosa-dicono-i-dati-istat-sui-morti-da-vaccino/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/cosa-dicono-i-dati-istat-sui-morti-da-vaccino/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Sep 2026 19:00:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute]]></category>
		<category><![CDATA[covid-19]]></category>
		<category><![CDATA[no vax]]></category>
		<category><![CDATA[vaccinazione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=345138</guid>

					<description><![CDATA[<p>Dalle ondate del 2020 all'andamento delle patologie circolatorie: l'analisi dei numeri ufficiali per capire cosa è davvero successo alla mortalità in Italia</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/cosa-dicono-i-dati-istat-sui-morti-da-vaccino/">Cosa dicono i dati Istat sui morti da vaccino</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ci sono argomenti sui quali le percezioni rischiano di diventare più forti dei fatti. Uno di questi riguarda le morti improvvise e cardiovascolari negli anni della pandemia e della vaccinazione contro<strong> il Covid-19.</strong> Anch’io sono partito da una percezione: quella di sentire parlare più frequentemente di persone colpite da infarti, arresti cardiaci o morti improvvise. Ma una percezione, anche quando nasce da esperienze reali, non costituisce una statistica. Due, tre o dieci casi che avvengono intorno a noi non ci dicono che cosa stia accadendo a sessanta milioni di italiani. Per questo ho deciso di fare una cosa molto semplice: <strong>andare a vedere i numeri.</strong></p>
<p><strong>I dati definitivi dell’ISTAT sulle cause di morte</strong> mostrano innanzitutto che l’aumento della mortalità non nasce con la vaccinazione. Nel 2020, quindi prima dell’avvio della campagna vaccinale di massa in Italia, i decessi complessivi furono 746.324, ben 108.496 in più rispetto alla media 2015-2019. Nello stesso anno morirono 227.350 persone per malattie del sistema circolatorio.</p>
<h2>MALATTIE DEL SISTEMA CIRCOLATORIO – ITALIA</h2>
<p>Media 2018-2019: <strong>221.452 decessi</strong><br />
2020: 227.350 decessi<br />
2021: 217.523 decessi<br />
2022: 222.717 decessi</p>
<p>Fonte: ISTAT, Cause di morte in Italia, anno 2022.</p>
<p>Questi numeri sono particolarmente interessanti. Nel 2020, prima della vaccinazione di massa, le morti per malattie circolatorie erano aumentate rispetto alla media 2018-2019. Nel 2021, anno della grande campagna vaccinale,<strong> scendono invece a 217.523</strong>, cioè sotto il livello del biennio precedente la pandemia. Nel 2022 risalgono a 222.717, sostanzialmente nell’ordine di grandezza del 2018-2019.</p>
<p>Naturalmente questo non dimostra che i vaccini abbiano ridotto le morti cardiovascolari, esattamente come un eventuale aumento non dimostrerebbe da solo che le abbiano provocate. <strong>Una successione temporale non è una prova di causalità</strong>. C’è poi un secondo elemento che impedisce conclusioni semplicistiche.</p>
<p>L’ISTAT utilizza i tassi standardizzati per età proprio per eliminare, per quanto possibile, l’effetto dell’invecchiamento della popolazione. Nel 2021 il tasso standardizzato di mortalità per tutte le cause <strong>era ancora dell’8,6% superiore alla media</strong> 2018-2019; per le malattie del sistema circolatorio era pari a 26,7 decessi ogni 10.000 abitanti.</p>
<p>Nel 2022 il tasso complessivo rimane superiore del 9,6% alla media 2018-2019. Tra le patologie circolatorie, però, le diverse componenti si muovono in <strong>direzioni differenti:</strong> rispetto al 2021 diminuisce dell’1,8% il tasso per le malattie ischemiche del cuore, mentre aumenta del 4,4% quello relativo alle “altre malattie del cuore” e dello 0,8% quello delle malattie cerebrovascolari. È proprio questo il punto che spesso scompare nella discussione pubblica: non esiste un unico numero chiamato “morti cardiache” che permetta di stabilire automaticamente una causa.</p>
<p>Anche l’espressione<strong> “arresto cardiaco” va maneggiata con attenzione.</strong> Nelle statistiche sulle cause di morte interessa soprattutto la causa iniziale del decesso, individuata attraverso le informazioni contenute nella scheda compilata dal medico. L’arresto cardiaco può rappresentare l’evento terminale di condizioni patologiche molto differenti e non equivale necessariamente alla causa iniziale registrata statisticamente.</p>
<p>I numeri ISTAT che abbiamo esaminato non mostrano, a livello aggregato, un’esplosione della mortalità cardiovascolare coincidente con l’inizio della vaccinazione Covid. <strong>Mostrano invece una situazione assai più complessa</strong>: un forte aumento della mortalità generale già nel 2020, variazioni differenti delle singole patologie negli anni successivi e livelli di mortalità complessiva ancora superiori a quelli pre-pandemici nel 2021 e nel 2022.</p>
<p><strong>Questo non significa affermare che un vaccino non possa avere effetti avversi,</strong> né consente di stabilire la sicurezza di un vaccino attraverso queste sole statistiche. Significa una cosa molto più circoscritta: questi dati di mortalità non sono sufficienti per attribuire ai vaccini un aumento dei decessi cardiaci. Per stabilire un rapporto causale servono studi epidemiologici che confrontino popolazioni vaccinate e non vaccinate, età, sesso, tipo e numero di dosi, infezioni pregresse, patologie concomitanti e intervallo temporale dall’esposizione.</p>
<p>Sono partito da una domanda senza sapere quale risposta avrei trovato. <strong>So che queste conclusioni possono non piacere a molti</strong>. Ma i numeri che ho trovato sono questi. E se una verità non coincide con ciò che pensavo prima di cercarla, il compito di un giornalista non è cambiare i numeri: è cambiare la propria conclusione.</p>
<p>Massimo Martini, 23 settembre 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/cosa-dicono-i-dati-istat-sui-morti-da-vaccino/">Cosa dicono i dati Istat sui morti da vaccino</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<item>
		<title>In Europa la destra stravince, ma a comandare sono sempre loro</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/in-europa-la-destra-stravince-ma-a-comandare-sono-sempre-loro/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Rino Cammilleri]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Sep 2026 16:35:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[destra]]></category>
		<category><![CDATA[voto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il popolo è stufo della farsa e premia i sovranisti, da Vannacci all'AfD. Ma tra basi NATO, ricatti e vincoli americani, nessuno di loro potrà cambiare davvero le cose</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/in-europa-la-destra-stravince-ma-a-comandare-sono-sempre-loro/">In Europa la destra stravince, ma a comandare sono sempre loro</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Crescono le destre in Europa, sì, son contento</strong>. Ma non so fino a qual punto sia una buona notizia. Mi spiego. Il potere anglosassone (finanziario alla City londinese, armato a Washington) non ne è contento. Perciò appoggerà le sinistra con ogni mezzo, più di quanto già faccia. Le sinistre lo sanno e ripetono pecoronamente gli input dei Dem americani, sperando che grazie a loro avranno il potere. Lo sa anche <strong>Trump</strong>, ed è per questo che non può inimicarsi più di tanto chi in casa sua domina i media e Hollywood. Gli Usa, a furia di combattere guerre  extra moenia, hanno sviluppato un complesso militar-industriale elefantiaco, e non c&#8217;è Presidente che non debba farci i conti.</p>
<p>Basi Usa e Nato (è lo stesso) dovunque possibile, con gran gioia di tal complesso. D&#8217;altra parte, che fai? Lo smantelli? Mandi a casa milioni di lavoratori? E milioni di soldati? E poi? Impensabile, ti sparerebbero prima. Chi si chiede perché<strong> i “volenterosi” europei insistano nel provocare i russi</strong> fino al punto di rischiare di perdere le elezioni (cosa che già sta avvenendo) dovrebbe ricordarsi che il nostro continente è punteggiato di basi militari Usa e Nato (è lo stesso).</p>
<p>E chi ne ha di più sono quelli che hanno perso l&#8217;ultima guerra, noi e i tedeschi. Sì, anche il Giappone, ma i nipponici hanno un background culturale che consente loro di osannare chi vince. E poi sono anche testimoni viventi che chi non rischia niente in casa propria non ci penserà due volte a tirarti in testa le bombe atomiche. <strong>Noi e i tedeschi abbiamo in casa ordigni nucleari americani,</strong> dei quali non abbiamo il controllo. Infine, non puoi tenere basi militari in terre altrui se non ti doti di un&#8217;intelligence di primo livello. Il che implica nutriti dossier in capo a chiunque intraprenda la carriera politica.</p>
<p>La nostra premier, infatti, appena entrata in carica è volata da Biden. E<strong> subito dopo ha cominciato a mandare soldi a Zelensky.</strong> E non ha mai smesso, il che dimostra che chiunque comandi alla Casa Bianca, di destra o di sinistra, è uguale. America First. Perciò, rassegniamoci. I soldi non hanno colore. Che cosa pensate che dovrebbe fare <strong>Vannacci</strong> se diventasse premier? E che cosa dovrebbe fare <a href="https://www.nicolaporro.it/wiedel-guarda-un-po-la-nazista-e-donna-lesbica-e-migrante/" target="_blank" rel="noopener"><strong>la leader dell&#8217;Afd tedesca?</strong> </a>Sempre che ci arrivino, s&#8217;intende.</p>
<p><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/chiedersi-perche-la-gente-vota-afd/" target="_blank" rel="noopener">Chiedersi perché la gente vota Afd</a></li>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/la-lezione-della-svezia-governare-insieme-o-perdere-tutto/" target="_blank" rel="noopener">La lezione della Svezia: governare insieme o perdere tutto</a></li>
</ul>
<p>Sui giornali italiani titolavano sulle<strong> “elezioni farsa” in Russia.</strong> Malgrado il controllo internazionale voluto da Putin. Solo che, ormai, la farsa è nostra, perciò sempre meno il popolo la beve e sempre più vota a destra. Ma il voto è diventato un&#8217;arma spuntata, i decisori se ne sbattono, stanno a guardare i “ludi cartacei” fino a quando non impensieriscono più di tanto. I metodi per rimediare o prevenire un esito sgradito sono tanti. E ci sono un oceano e un canale che ci separano.</p>
<p>State pensando che non ho menzionato <strong>la variante islamica?</strong> Bah, i soldi piacciono anche a loro e i soldi comprano tutto. C&#8217;è un arcipelago interamente musulmano con la sharia al comando. Ma le sue spiagge sono dei turisti, dove si serve alcol, le donne stanno mezze nude e ci si diverte all&#8217;occidentale. Eh, pecunia non olet. Lenin diceva che “i capitalisti ci venderanno la corda con cui li impiccheremo”. Ma i capitalisti sono sempre lì, mentre lui è morto con tutta la sua creazione. E adesso la parola ai troll.</p>
<p>Rino Cammilleri, 22 settembre 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/in-europa-la-destra-stravince-ma-a-comandare-sono-sempre-loro/">In Europa la destra stravince, ma a comandare sono sempre loro</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<item>
		<title>Ripasso per chi celebra la sindaca rossa: affitti a Berlino un inferno per colpa del socialismo</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/ripasso-per-chi-celebra-la-sindaca-rossa-affitti-a-berlino-un-inferno-per-colpa-del-socialismo/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Carlo Lottieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Sep 2026 15:00:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[de linke]]></category>
		<category><![CDATA[sinistra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Affitti bloccati, contratti a vita e decenni di socialismo reale hanno trasformato la capitale tedesca in un inferno. E ora la Linke darà il colpo di grazia</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/ripasso-per-chi-celebra-la-sindaca-rossa-affitti-a-berlino-un-inferno-per-colpa-del-socialismo/">Ripasso per chi celebra la sindaca rossa: affitti a Berlino un inferno per colpa del socialismo</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Chi parla delle <strong>difficoltà abitative di Berlino</strong> sembra ignorare una cosa: che la città ha una regolazione sulla casa e sugli affitti &#8211; in parte dettata dalla Germania, in parte locale &#8211; che fa paura. La città (che è anche un Land) dispone di un Mietspiegel: un indice ufficiale che determina/controlla il livello degli affitti normalmente da praticarsi per abitazioni comparabili.</p>
<p>Oltre a ciò, <strong>se da noi i contratti ordinari per le abitazioni sono 4+4,</strong> lì sono solitamente a tempo indeterminato. Un contratto temporaneo (Befristeter Mietvertrag) è possibile solo in limitate circostanze. Di conseguenza uno può anche restare tutta la vita in affitto da una società immobiliare e solo in rarissimi casi essa può riuscire a riottenere il controllo dell’immobile.</p>
<p>A Berlino un vero mercato delle abitazioni, basato sulla libera negoziazione, è insomma del tutto assente. E infatti <strong>i prezzi sono in larga misura controllati</strong> e tendono a rimanere stabili nel corso del tempo. Una delle conseguenze è che due appartamenti del tutto simili possono costare agli inquilini 600 euro oppure tre volte tanto (in genere, tutto dipende da quanto è vecchio il contratto).</p>
<p>Per questo motivo chi ha un contratto di affitto tende a non mollarlo: in qualche caso anche a costo di subaffittare l’immobile. E questo rende ancor più difficile trovare casa. La questione abitativa a Berlino è drammatica a causa di decenni di socialismo reale praticato dalla SPD e dalla CDU. <strong>O<a href="https://www.nicolaporro.it/atlanticoquotidiano/quotidiano/aq-politica/berlino-ny-londra-capitali-doccidente-in-mano-allorda-islamo-comunista/" target="_blank" rel="noopener">ra il successo della Linke radicalizzerà la crisi.</a></strong> Amen.</p>
<p>Carlo Lottieri, 23 settembre 2026</p>
<p><strong>Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/atlanticoquotidiano/quotidiano/aq-politica/berlino-ny-londra-capitali-doccidente-in-mano-allorda-islamo-comunista/">Berlino, NY, Londra: capitali d&#8217;Occidente in mano all&#8217;orda islamo-comunista</a></li>
</ul>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/ripasso-per-chi-celebra-la-sindaca-rossa-affitti-a-berlino-un-inferno-per-colpa-del-socialismo/">Ripasso per chi celebra la sindaca rossa: affitti a Berlino un inferno per colpa del socialismo</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Medio Oriente, ansia per il 7 ottobre: una &#8220;reazione a catena&#8221; può portare gli Usa in guerra</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/medio-oriente-ansia-per-il-7-ottobre-una-reazione-a-catena-puo-portare-gli-usa-in-guerra/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Bruno Dardani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Sep 2026 14:15:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gli alert su Israele e sull'Arabia Saudita non fanno prevedere scenari positivi. Esiste oggi più che mai il rischio di una reazione a catena</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/medio-oriente-ansia-per-il-7-ottobre-una-reazione-a-catena-puo-portare-gli-usa-in-guerra/">Medio Oriente, ansia per il 7 ottobre: una &#8220;reazione a catena&#8221; può portare gli Usa in guerra</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Lungi da noi urtare la sensibilità di tanti esperti in geopolitica ma ci permettiamo di fare un tentativo di semplificazione per comprendere cosa potrebbe accadere nel sempre più esteso <strong>Risiko che si chiama Medio Oriente</strong> e cosa tutti dobbiamo sperare che non accada.</p>
<h2><strong>L&#8217;allerta per il ricordo del 7 ottobre</strong></h2>
<p>Partiamo da due dati di fatto recenti: entrambi allarmanti. Nei giorni scorsi l<strong>’Ambasciata degli Stati Uniti in Israele</strong> ha invitato i cittadini americani a lasciare il Paese per ragioni di sicurezza. La notizia poi soffocata da uno strano bavaglio di silenzio fa il paio con informazioni allarmanti circa il <strong>7 di ottobre</strong>, data della strage compiuta di Hamas per la cui imminente celebrazione le falangi del terrorismo islamico potrebbero tentare un’azione di terrorismo in territorio israeliano.</p>
<p>La seconda notizia, altrettanto sedata dai media, riguarda la recente ondata di esplosioni (non una singola) in <strong>Arabia Saudita</strong>, Paese drammaticamente sulla linea del fronte nel conflitto con i nemici giurati di sempre, il regime religioso sciita di Teheran.</p>
<h2><strong>Perché esiste il rischio di un conflitto globale</strong></h2>
<p>Questi i fatti. Quello che segue <strong>è solo un esercizio teorico, un risiko,</strong> in grado di testimoniare quanto delicata e fragile possa essere il limbo di cessate il fuoco in atto in Medio Oriente.</p>
<p>Partiamo da una ipotesi, non così remota. Direttamente o indirettamente attraverso i suoi proxy, in primis gli Houthi, <strong>l’Iran scatena un’offensiva militare o terroristica contro Riyadh.</strong> Prima che al suo protettore storico, gli Usa, l’Arabia Saudita potrebbe chiedere ai due suoi alleati nel recente Patto di difesa, ovvero <strong>Pakistan</strong> (il cui ministro degli Esteri si è recato nei giorni scorsi a Teheran) e <strong>Turchia</strong> di schierarsi al suo fianco in una ipotetica controffensiva contro l’Iran.</p>
<p>L’ingresso in guerra di Ankara, potrebbe provocare una reazione iraniana contro la <strong>Turchia, che è membro Nato</strong> e quindi scatterebbe la tagliola del secondo e più esteso patto di difesa, per l’appunto quello dell’Alleanza atlantica di cui l’Italia è parte integrante. E ciò inevitabilmente costringerebbe gli Stati Uniti a mutare la sua strategia militare che oggi non prevede <em>boots on the ground</em> nella guerra non dichiarata con l’Iran.</p>
<p>Per altro un possibile armistizio negoziato fra <strong>Russia </strong>e<strong> Ucraina</strong>, consentirebbe a Mosca di tornare a difendere posizioni tenacemente costruite negli anni sullo scenario mediorientale, in primis con l’Iran ma anche con i suoi proxy.</p>
<p><strong>E la Cina</strong>? Di certo la Repubblica popolare non si può permettere il lusso di rinunciare ancora per mesi alle forniture di petrolio che oggi non transitano attraverso Hormuz e che fanno dell’Iran il principale fornitore di Pechino. Ruolo che potrebbe essere clamorosamente messo in discussione.</p>
<h2><strong>Netanyahu premier difficile da sconfiggere</strong></h2>
<p><em>Dulcis in fundo</em>: Israele. Con le elezioni alle porte, <strong>Netanyahu,</strong> nel suo discorso all’Onu e con il recente attacco frontale al Sindaco di New York, è sempre meno uno “sconfitto predestinato” nella scelta del nuovo premier. La mano di ferro contro Hamas, contro Hezbollah e gli insediamenti della Jihad in Siria oltre che la prova di forza contro l’Iran e la capacità di compattare il Paese in uno dei momenti più difficili della sua storia, <strong>gli hanno fatto conquistare consensi, e non solo in Israele.</strong> Paese che nel gigantesco Risiko allargato del Medio Oriente sarà quello a compiere le mosse decisive. Specie se le organizzazioni terroristiche teleguidate da Teheran pensassero davvero di replicare il 7 ottobre. “Fauda” non è solo un serial di enorme successo specie nei Paesi arabi dove si colloca al primo posto per spettatori. Ha dimostrato in passato di saper leggere il passato, ma specialmente il futuro.</p>
<p>Bruno Dardani, 23 settembre 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/medio-oriente-ansia-per-il-7-ottobre-una-reazione-a-catena-puo-portare-gli-usa-in-guerra/">Medio Oriente, ansia per il 7 ottobre: una &#8220;reazione a catena&#8221; può portare gli Usa in guerra</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Breve lezione alla Salis, che non ha capito nulla sulle tasse di Naomi Campbell</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/breve-lezione-ad-ilaria-salis-che-non-ha-capito-nulla-sulle-tasse-di-naomi-campbell/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Enrico Foscarini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Sep 2026 13:35:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[aler]]></category>
		<category><![CDATA[art. 24-bis TUIR]]></category>
		<category><![CDATA[flat tax]]></category>
		<category><![CDATA[gettito fiscale]]></category>
		<category><![CDATA[Henley Partners]]></category>
		<category><![CDATA[Ilaria Salis]]></category>
		<category><![CDATA[legge di Bilancio 2026]]></category>
		<category><![CDATA[milano]]></category>
		<category><![CDATA[Naomi Campbell]]></category>
		<category><![CDATA[neo residenti]]></category>
		<category><![CDATA[occupazioni abusive]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ecco i dati veri su capoluogo lombardo, gettito della tassa e densità di milionari</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/breve-lezione-ad-ilaria-salis-che-non-ha-capito-nulla-sulle-tasse-di-naomi-campbell/">Breve lezione alla Salis, che non ha capito nulla sulle tasse di Naomi Campbell</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr">Ilaria Salis è tornata a far discutere con un lungo post pubblicato su X, nel quale prende di mira la <strong>flat tax per i super ricchi</strong> prendendo come pretesto il trasferimento a Milano di <strong>Naomi Campbell</strong>. L&#8217;eurodeputata di Avs scrive che «niente di personale contro Naomi Campbell», precisando che la top model sarebbe «una delle tante persone molto facoltose che scelgono di trasferire la propria residenza a <strong>Milano</strong> a causa della flat tax per i super ricchi». Fin qui, la premessa è corretta: il regime fiscale italiano per i neo residenti è realmente uno dei più competitivi al mondo. Il problema comincia subito dopo, quando Salis lo definisce «una misura profondamente ingiusta», capace di consentire ai ricchi stranieri «di sottrarsi alla tassazione progressiva &#8211; ancora più di quanto già non riescano a fare i ricchi italiani &#8211; e» di non richiedere «una rendicontazione dettagliata dei redditi prodotti all&#8217;estero», liquidando il tutto come «un regalo clamoroso».</p>
<h2 dir="ltr">Come funziona la flat tax dei neo residenti</h2>
<p dir="ltr">Prima di parlare di «regalo», vale la pena spiegare a chi come Salis mastica poco di fisco come funziona per davvero il regime dell&#8217;<strong>articolo 24-bis del Tuir</strong>, introdotto nel 2017 e ribattezzato all&#8217;epoca «norma CR7» dopo il trasferimento a Torino di Cristiano Ronaldo. Chi sposta la residenza fiscale in Italia, dopo aver vissuto all&#8217;estero per almeno nove degli ultimi dieci anni, può optare per un&#8217;<strong>imposta sostitutiva forfettaria</strong> su tutti i redditi prodotti fuori dai confini nazionali, evitando così la doppia tassazione e la farraginosa rendicontazione patrimoniale estera. Introdotta a <strong>100.000 euro annui</strong>, la soglia è salita a <strong>200.000 euro</strong> nell&#8217;agosto 2024 e, con la legge di Bilancio 2026, è stata portata a <strong>300.000 euro annui</strong> per il contribuente principale, mentre la quota per ciascun familiare incluso nell&#8217;opzione è raddoppiata da 25.000 a <strong>50.000 euro</strong>. Le nuove soglie valgono solo per chi trasferisce la residenza civilistica in Italia dal 1° gennaio 2026 in poi: chi ha aderito prima continua a versare l&#8217;importo in vigore al momento dell&#8217;opzione. Altro che elusione occulta: si tratta di un&#8217;imposta fissa, dichiarata, tracciata dal Fisco, che su un reddito estero di alcuni milioni di euro produce un gettito ben superiore a quello che quello stesso contribuente verserebbe scegliendo, semplicemente, di non trasferirsi affatto in Italia.</p>
<h2 dir="ltr">Quanto incassa lo Stato?</h2>
<p dir="ltr">I numeri sul <strong>gettito</strong> raccontano un&#8217;altra parte della storia che Salis ignora. Secondo i dati della Corte dei Conti, nel primo anno di applicazione, il 2020, hanno aderito al regime <strong>549 contribuenti</strong>, per un incasso di <strong>43,9 milioni di euro</strong>; nel 2022 le adesioni sono salite a 1.136, portando quasi <strong>90 milioni</strong> nelle casse dello Stato; nel 2023, anno record, i contribuenti principali sono arrivati a 1.070 (con 425 familiari al seguito), generando un gettito complessivo di <strong>117,6 milioni di euro</strong>. Nei primi quattro anni di applicazione il bilancio cumulato ha superato i <strong>300 milioni di euro</strong>, versati da persone che, senza quell&#8217;aliquota agevolata, molto semplicemente non avrebbero mai spostato la propria residenza fiscale in Italia, e quindi non avrebbero versato nulla. Con l&#8217;aumento a 300mila euro annui deciso dalla Legge di Bilancio 2026, il governo punta a un gettito ancora più consistente per ogni singolo neo residente, pur riconoscendo che una soglia più alta selezionerà con più severità chi potrà permettersi il regime.</p>
<h2 dir="ltr">I numeri di Milano</h2>
<p dir="ltr">Nel suo sproloquio, Salis snocciola alcune cifre corrette: <strong>Milano conta oggi circa 115mila residenti con almeno un milione di dollari di patrimonio liquido investibile</strong>, pari a <strong>uno ogni dodici abitanti</strong>, secondo il report di Henley &amp; Partners sulle città più ricche del mondo. È un dato reale, che colloca il capoluogo lombardo all&#8217;<strong>undicesimo posto mondiale</strong> e al <strong>terzo in Europa</strong>, alle spalle solo di Londra e Parigi, con una densità di milionari superiore persino a New York. Qui però la ricostruzione di Salis inciampa: il numero dei milionari milanesi non è cresciuto «del 28%» come scrive lei, bensì del <strong>24%</strong> tra il 2014 e il 2024, sempre secondo lo stesso studio. Un dettaglio che può sembrare marginale, ma che dice molto della fretta con cui certe polemiche vengono confezionate sui social prima ancora di verificare la fonte che si sta citando.</p>
<h2 dir="ltr">La città più attrattiva, non la più ingiusta</h2>
<p dir="ltr">Da qui Salis fa un salto logico piuttosto ardito, sostenendo che questa concentrazione di ricchezza sarebbe la causa diretta del <strong>caro casa</strong> milanese e, dunque, un fenomeno «tragico». La realtà è più articolata: il mercato immobiliare di Milano corre da anni per ragioni che vanno ben oltre i neo residenti agevolati, che restano poche migliaia di persone a fronte di una città di oltre un milione e trecentomila abitanti. Pesano la scarsità strutturale di nuove costruzioni, la pressione della domanda universitaria e turistica, la rendita di posizione di un capoluogo che resta il primo polo economico del Paese. Attribuire tutto questo alla flat tax significa scambiare un sintomo globale &#8211; la crescita di <strong>Milano come città attrattiva per capitali, imprese e talenti</strong> &#8211; per la causa di un problema che riguarda, semmai, l&#8217;offerta abitativa e l&#8217;urbanistica.</p>
<h2 dir="ltr">La flat tax attira risorse</h2>
<p dir="ltr">Il passaggio più scivoloso del post arriva quando Salis, prendendo le distanze dalla retorica della «sostituzione etnica», la sostituisce con quella della «<strong>sostituzione di classe</strong>»: «chi ha meno viene espulso, chi ha milioni viene incentivato a trasferirsi qui». È una lettura suggestiva ma che ignora un fatto elementare: senza incentivi fiscali competitivi, quei capitali non finirebbero redistribuiti tra i milanesi meno abbienti, andrebbero semplicemente altrove, a <strong>Dubai, Londra o Lisbona</strong>, portando con sé consumi, investimenti e gettito che oggi restano in Italia. La flat tax non sottrae risorse a nessuno: <strong>attira risorse che altrimenti non esisterebbero sul territorio nazionale</strong>. Ridurla a un «regalo ai ricchi» significa ignorare che il vero regalo, semmai, sarebbe rinunciare a un vantaggio competitivo che pochi Paesi al mondo possono permettersi, e che con l&#8217;aumento a 300mila euro l&#8217;Italia ha già reso più selettivo, senza però smontarlo. Prima di invocare che «<strong>Milano deve cambiare</strong>», forse converrebbe capire cosa, di preciso, l&#8217;ha resa la città più attrattiva d&#8217;Europa.</p>
<h2 dir="ltr">Da che pulpito&#8230;</h2>
<p dir="ltr">Prima di bollare come «profondamente ingiusto» un regime fiscale che porta capitali e gettito allo Stato, forse Ilaria Salis dovrebbe fare i conti con il proprio rapporto con la proprietà privata: <strong>l&#8217;eurodeputata è stata condannata</strong> in primo e secondo grado <strong>per «invasione di terreni ed edifici»</strong> e ha ammesso pubblicamente, «con orgoglio», di essere stata militante del movimento di occupazione delle case popolari a Milano. Difficile prendere lezioni di equità fiscale da chi, stando alle ricostruzioni di Aler, ha vissuto per anni in un alloggio popolare senza pagarne il canone, accumulando un contenzioso da 90mila euro tuttora oggetto di polemica.</p>
<p dir="ltr">Enrico Foscarini, 26 settembre 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/breve-lezione-ad-ilaria-salis-che-non-ha-capito-nulla-sulle-tasse-di-naomi-campbell/">Breve lezione alla Salis, che non ha capito nulla sulle tasse di Naomi Campbell</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Democrazia morta: vogliono negare all&#8217;Afd l&#8217;accesso ai piani segreti di guerra</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimo Balsamo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Sep 2026 13:05:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[AfD]]></category>
		<category><![CDATA[germania]]></category>
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					<description><![CDATA[<p> Il governo Merz valuta una stretta sull’accesso dell'Afd ai dossier più sensibili: nel mirino le informazioni su Russia, intelligence e piano di difesa tedesco</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>L’avanzata dell’Afd mette in allarme Berlino</strong>. Il governo federale guidato da <strong>Friedrich Merz</strong> starebbe infatti preparando una serie di misure per<strong> limitare l’accesso del partito ai dossier più sensibili dello Stato</strong>, nel caso in cui Alternative für Deutschland riuscisse a entrare al governo della Sassonia-Anhalt. Al centro delle preoccupazioni c’è soprattutto un documento classificato: il piano militare elaborato dalla Germania per rispondere a un’eventuale nuova aggressione russa nell’Europa orientale.</p>
<p>Secondo quanto ricostruito dal<em> New York Times</em>, il piano, noto informalmente come <strong>“Oplan”</strong>, venne redatto nel 2024, dopo l’invasione russa dell’Ucraina, e conta circa mille pagine. Tra i pochi funzionari autorizzati a consultarlo ci sono anche alcuni vertici dei sedici Länder tedeschi. Proprio <strong>questa possibilità potrebbe ora essere limitata</strong>. L’Afd ha ottenuto il 44 per cento dei voti alle recenti elezioni in Sassonia-Anhalt e sta cercando di costruire una maggioranza per formare il nuovo governo regionale. Se dovesse riuscirci, alcuni responsabili tedeschi temono che il partito possa avere accesso a informazioni militari e di intelligence particolarmente delicate. Tre alti funzionari citati dal quotidiano americano, rimasti anonimi per la sensibilità della materia, hanno riferito che<strong> tra i timori esaminati a Berlino c’è anche quello che informazioni contenute nel piano possano essere trasmesse alla Russia</strong>.</p>
<p>Il ministero della Difesa tedesco ha fatto sapere di stare valutando quali informazioni relative alla sicurezza debbano essere maggiormente protette, senza fornire ulteriori dettagli. L’Afd respinge invece le accuse. Il portavoce Jork Herrmann ha definito<strong> “completamente antidemocratico”</strong> impedire al partito di accedere alle informazioni sulla base di accuse che considera “non dimostrate e indimostrabili”.</p>
<p><strong>La questione va però ben oltre il solo piano militare</strong>. Secondo il <em>New York Times</em>, il governo federale sta studiando anche la possibilità di impedire alla Sassonia-Anhalt di ricevere determinate informazioni sulle attività russe in Europa, mantenendo invece aperto il flusso dei dati necessari a contrastare terrorismo e altre minacce alla sicurezza.</p>
<p><strong>Un altro dossier riguarda l’intelligence interna</strong>. Ogni Land tedesco dispone di un proprio ufficio e riceve informazioni dai servizi federali. Il ramo dell’Afd della Sassonia-Anhalt è sottoposto a sorveglianza ed è classificato dalle autorità come organizzazione estremista accertata, definizione contestata dal partito. Secondo alcuni funzionari, un governo regionale guidato dall’Afd potrebbe utilizzare il normale scambio di informazioni per conoscere dettagli sulle indagini e sulle attività di sorveglianza condotte nei suoi confronti. Anche per questo Berlino starebbe pensando di escludere determinati dossier dalla normale condivisione con il Land.</p>
<p>Sul tavolo ci sarebbe inoltre <strong>una modifica delle regole che disciplinano la cooperazione tra i sedici governi regionali</strong>. Attualmente alcune decisioni richiedono l’unanimità e, secondo i funzionari sentiti dal quotidiano americano, Berlino vorrebbe evitare che un governo Afd possa bloccare programmi di polizia o sicurezza che coinvolgono più Länder.</p>
<p>A spingere il governo Merz verso una stretta sarebbero anche<strong> le preoccupazioni degli alleati.</strong> Polonia e alcuni Paesi scandinavi avrebbero espresso timori sulla possibilità di continuare a condividere con la Germania informazioni riguardanti la Russia qualora queste potessero arrivare, attraverso un governo regionale, nelle mani dell’Afd. Berlino avrebbe assicurato ai partner di essere al lavoro su misure per proteggere i dossier più delicati.</p>
<p>Non è comunque previsto un blocco totale delle informazioni destinate alla Sassonia-Anhalt. Una misura del genere potrebbe infatti compromettere la capacità del Land di reagire ad attentati terroristici o ad altre emergenze. La soluzione allo studio sarebbe quindi <strong>una selezione dei dossier</strong>, con particolare attenzione alle informazioni riguardanti Russia, estrema destra e la stessa Afd.</p>
<p><strong> Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/uomo-45-anni-poco-istruito-ma-lidentikit-sullelettore-afd-e-falso/">“Uomo, 45 anni, poco istruito”. Ma l’identikit sull’elettore Afd è falso</a></li>
</ul>
<p>Il precedente ricordato dal<em> New York Times</em> è quello dell’<strong>Austria</strong>. Quando nel 2017 il Partito della Libertà entrò nel governo e Herbert Kickl diventò ministro dell’Interno, diversi Paesi alleati ridussero la condivisione di alcune informazioni per il timore che potessero arrivare alla Russia o agli ambienti dell’estrema destra.</p>
<p><strong>Ora Berlino vuole evitare uno scenario simile</strong>. Ma qualsiasi intervento rischia di aprire anche una battaglia politica e giudiziaria. L’Afd sostiene infatti che i partiti tradizionali stiano cercando di limitarne i poteri nonostante il consenso ricevuto dagli elettori. Il governo federale, al contrario, ritiene necessario proteggere le informazioni più sensibili dello Stato. <strong>Ed è proprio su questo terreno che si prepara il nuovo scontro tedesco</strong>.</p>
<p>Massimo Balsamo, 23 settembre 2026</p>
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		<item>
		<title>Cara Giorgia, io invece il tetto agli stranieri in classe non lo capisco</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Salvatore Di Bartolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Sep 2026 07:30:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scuola]]></category>
		<category><![CDATA[giorgia meloni]]></category>
		<category><![CDATA[giuseppe valditara]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'opinione di Salvatore Di Bartolo </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/cara-giorgia-io-il-tetto-agli-stranieri-in-classe-invece-non-lo-capisco/">Cara Giorgia, io invece il tetto agli stranieri in classe non lo capisco</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il rilancio impresso dalla presidente del Consiglio <strong>Giorgia Meloni sul tetto massimo del trenta per cento di studenti stranieri</strong> nelle classi, accompagnato dalle precisazioni del ministro Giuseppe Valditara, si rivela un clamoroso caso politico montato quasi interamente sul nulla e una questione meramente propagandistica. A un&#8217;analisi lucida e basata sui fatti, la misura appare del tutto sproporzionata e priva di riscontri nella realtà delle aule scolastiche italiane.</p>
<div dir="auto">
<div dir="auto">Se si analizza la composizione della popolazione scolastica, infatti, il perimetro si riduce drasticamente: vanno giustamente esclusi dal computo i minori nati in Italia, quanti risiedono nel Paese da tempo e coloro che padroneggiano perfettamente la lingua italiana. Di conseguenza, l&#8217;intero problema si circoscrive ai cosiddetti NAI, i Nuovi Arrivati in Italia. E qui arriviamo al dato che smaschera l&#8217;intera narrazione emergenziale: lo stesso <strong>Valditara</strong> ha ammesso che gli alunni effettivamente coinvolti dalla misura sarebbero <strong>poco meno di mille in tutta Italia,</strong> concentrati quasi interamente nelle scuole elementari.</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">Di fronte a una platea così ristretta, sorge spontanea una domanda: di cosa stiamo parlando? È francamente <strong>incomprensibile la necessità di agitare il dibattito pubblico nazionale,</strong> mobilitare l&#8217;agenda di governo, impostare decreti e alimentare un clima di intolleranza e di sospetto per meno di mille studenti su milioni di iscritti.</div>
</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto"><strong>Leggi anche: </strong></div>
<div dir="auto"></div>
<ul>
<li dir="auto"><a href="https://www.nicolaporro.it/stranieri-in-classe-sorpresa-quando-era-ministro-mattarelle-fece-come-valditara/" target="_blank" rel="noopener">Stranieri in classe, sorpresa: quando era ministro Mattarella fece come Valditara</a></li>
<li dir="auto"><a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/si-chiama-buonsenso-non-razzismo/" target="_blank" rel="noopener">Si chiama buonsenso, non razzismo</a></li>
</ul>
<div dir="auto">
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">Laddove esistano realtà circoscritte in cui si registrano effettive difficoltà di inserimento, basterebbe intervenire con buon senso: dove possibile si attua una redistribuzione flessibile, e dove ciò non fosse praticabile si investono risorse mirate per dotare le scuole di adeguate figure professionali dedicate all&#8217;inclusione e all&#8217;integrazione linguistica. <strong>Trasformare una micro-esigenza didattica in uno scontro politico e identitario</strong> dimostra chiaramente che l&#8217;obiettivo non è risolvere i problemi concreti della scuola, ma alimentare costantemente la propaganda per esigenze di carattere elettorale.</div>
</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">Salvatore di Bartolo, 22 settembre 2026</div>
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]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>Ranucci, l’inchiesta si allarga: ora i pm seguono i soldi di Lavitola tra società e affari in Africa</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/ranucci-linchiesta-si-allarga-ora-i-pm-seguono-i-soldi-di-lavitola-tra-societa-e-affari-in-africa/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimo Balsamo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Sep 2026 07:15:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Report]]></category>
		<category><![CDATA[sigfrido ranucci]]></category>
		<category><![CDATA[Valter Lavitola]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Bomba a Sigfrido Ranucci, ora i pm seguono i soldi di Valter Lavitola: nel mirino società, conti in Africa e il business delle terre rare</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/ranucci-linchiesta-si-allarga-ora-i-pm-seguono-i-soldi-di-lavitola-tra-societa-e-affari-in-africa/">Ranucci, l’inchiesta si allarga: ora i pm seguono i soldi di Lavitola tra società e affari in Africa</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L’inchiesta sull’attentato a <strong>Sigfrido Ranucci</strong> allarga il raggio d’azione e comincia a seguire con sempre maggiore attenzione la pista dei soldi. Società, conti correnti, investimenti in Africa e progetti legati perfino alle terre rare: gli investigatori vogliono ricostruire fino in fondo la galassia economica riconducibile a <strong>Valter Lavitola</strong> e al suo uomo di fiducia <strong>Gomes Clesio Tavares</strong>.</p>
<p>A imprimere una nuova accelerazione potrebbero essere i <strong>supporti informatici</strong> sequestrati al faccendiere, considerati importanti per fare luce sulle zone d’ombra ancora presenti nell’indagine. Ma la Procura di Roma e l’Antimafia capitolina, con il pm Edoardo De Santis, stanno valutando anche verifiche supplementari. In campo potrebbero entrare i finanzieri del Valutario, chiamati ad affiancare i carabinieri del Nucleo Investigativo e del gruppo Frascati già impegnati negli accertamenti.</p>
<p>L’obiettivo è ricostruire la rete societaria di Lavitola e seguire i <strong>flussi finanziari</strong>. Perché &#8211; riporta il <em>Corriere della Sera</em> &#8211; dalla documentazione finita agli atti sarebbero emersi anche <strong>interessi imprenditoriali in Senegal e Mali</strong>, dove Lavitola avrebbe coltivato l’idea di entrare nel business delle terre rare. Un altro progetto da aggiungere a quelli legati ai carbon credit e alle numerose iniziative che l’ex direttore dell’Avanti avrebbe cercato di mettere in piedi negli ultimi anni.</p>
<p>Ed è proprio qui che si apre il nuovo interrogativo degli inquirenti: <strong>dietro attività e investimenti formalmente legittimi possono essersi nascosti anche interessi di altra natura?</strong> Al momento si tratta di verifiche investigative. Non risultano formulate ipotesi come quella dell’interposizione fittizia di beni, ma l’attenzione su società e disponibilità finanziarie di Lavitola è cresciuta anche dopo l’audizione di Natalia Potenza, sua ex compagna. Nel mirino finiscono dunque anche i conti correnti, con tutte le difficoltà legate agli accertamenti internazionali: non tutti i Paesi africani coinvolti garantiscono infatti uno scambio agevole di informazioni con le autorità italiane.</p>
<p><strong>Sul fondo resta il rapporto tra Lavitola e Sigfrido Ranucci.</strong> Il faccendiere, secondo quanto emerso finora, era alla ricerca di investitori disposti a mettere liquidità nei suoi progetti. Ranucci avrebbe potuto rappresentare un tramite per accreditarlo presso imprenditori e manager. Il giornalista ha però ripetutamente escluso l’esistenza di interessi economici comuni con l’uomo indicato come mandante dell’attentato ai suoi danni. Il tema potrebbe comunque essere approfondito nella prossima audizione in Procura. Gli investigatori stanno cercando di capire fin dove arrivassero i rapporti personali e professionali e se questi possano contribuire a chiarire il movente dell’attentato.</p>
<p>Intanto proseguono le <strong>audizioni</strong>. Lunedì i carabinieri hanno sentito i costruttori Antonio e Daniele Pulcini, coinvolti in un tentativo di intermediazione, poi fallito, tra Lavitola e la proprietaria delle mura del Cefalù. Sul possibile coinvolgimento, di sponda, dell’assessore capitolino Alessandro Onorato è arrivata la smentita dello stesso esponente romano: &#8220;Mai conosciuto i Pulcini&#8221;.</p>
<p><strong>Leggi anche:</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.nicolaporro.it/la-cena-lavitola-e-quei-metodi-duri-il-nuovo-fronte-dellinchiesta-ranucci/">La cena, Lavitola e quei “metodi duri”: il nuovo fronte dell’inchiesta Ranucci</a></li>
</ul>
<p>Il fronte Senegal-Mali potrebbe a questo punto assumere vita propria e trasformarsi in <strong>un filone autonomo rispetto all’attentato</strong>. Una cosa, però, appare evidente dalla direzione presa dagli ultimi accertamenti: per provare a risolvere il rebus Lavitola, gli inquirenti hanno deciso di aprire anche i suoi cassetti finanziari. E capire dove portino società, investimenti e denaro potrebbe aiutare a illuminare anche ciò che ancora manca nella ricostruzione dell’attacco a Ranucci.</p>
<p>Massimo Balsamo, 23 settembre 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/ranucci-linchiesta-si-allarga-ora-i-pm-seguono-i-soldi-di-lavitola-tra-societa-e-affari-in-africa/">Ranucci, l’inchiesta si allarga: ora i pm seguono i soldi di Lavitola tra società e affari in Africa</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>Meloni risponde a Mattarella: &#8220;Da ministro metteva tetto a stranieri in classe&#8221;</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/meloni-risponde-a-mattarella-da-ministro-metteva-tetto-a-stranieri-in-classe/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/meloni-risponde-a-mattarella-da-ministro-metteva-tetto-a-stranieri-in-classe/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Sep 2026 19:16:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=345073</guid>

					<description><![CDATA[<p>La premier da Vespa replica al capo dello Stato dopo le indirette critiche al decreto preparato da Valditara</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/meloni-risponde-a-mattarella-da-ministro-metteva-tetto-a-stranieri-in-classe/">Meloni risponde a Mattarella: &#8220;Da ministro metteva tetto a stranieri in classe&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Giorgia Meloni</strong> <a href="https://www.nicolaporro.it/stranieri-in-classe-sorpresa-quando-era-ministro-mattarelle-fece-come-valditara/">cita indirettamente questo nostro sito</a>, che per primo ha tirato fuori quella vecchia circolare, datata 1990, in cui l&#8217;allora ministro dell&#8217;Istruzione <strong>Sergio Mattarella</strong> chiedeva di non superare una quota troppo alta di stranieri nelle classi per favorire l&#8217;integrazione.</p>
<p>&#8220;Quando il presidente della Repubblica era ministro dell&#8217;Istruzione redigeva circolari che invitavano a non concentrare ragazzi stranieri nella stessa classe, è una misura di buonsenso. <strong>Mi pare sia giusto portarla avanti</strong>&#8220;, ha detto la premier a <em>5 Minuti</em>, ospite di <strong>Bruno Vespa</strong>. &#8220;Non credo che il presidente della Repubblica abbia paura delle classi ghetto&#8221;, ha aggiunto Meloni, convinta che Mattarella in realtà non abbia pronunciato quelle frasi &#8220;per contestare l&#8217;iniziativa del governo&#8221;. &#8220;Personalmente non la leggo così. Non la leggo così perché il Presidente della Repubblica, per l&#8217;appunto, dice che la scuola deve non creare ghetti&#8221;.</p>
<p>E i ghetti, secondo Meloni, si creano proprio quando &#8220;<strong>tu prendi un bambino straniero che non parla la nostra lingua</strong> e lo metti in una classe dove la prevalenza degli studenti non parla la nostra lingua. Questo è il ghetto. Mentre creare una distribuzione più equa delle classi, delle classi più equilibrate, serve proprio a impedire un ghetto. Il Presidente della Repubblica parla di superare le incomunicabilità e qual è la base per superare l&#8217;incomunicabilità? È la lingua. Tant&#8217;è che noi parliamo, appunto, di una migliore distribuzione dei ragazzi stranieri che non parlano la nostra lingua&#8221;.</p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://video.corriere.it/video-embed/563837bd-905b-4c6d-8f71-712eebf38xlk?playerType=embed&amp;tipo_video=embed_norcs" width="540" height="340" frameborder="no" scrolling="no" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>Cosa c&#8217;era scritto in quelle circolari? Facile. Nel documento redatto l&#8217;8 settembre 1989, con oggetto &#8220;Inserimento degli stranieri nella scuola dell&#8217;obbligo&#8221;, Mattarella scriveva che &#8220;l&#8217;immigrazione&#8221; rende necessario &#8220;da parte della scuola, una attenta considerazione ed una serie di interventi intesi a garantire alla generalità degli immigrati l&#8217;esercizio del diritto allo studio ed a valorizzare le risorse provenienti dall&#8217;apporto di culture diverse&#8221;. Per questo, &#8220;ove si presentino più alunni immigrati da uno stesso Paese e con analogo livello culturale, potrebbe essere didatticamente proficuo inserirli in una medesima classe, tenendo conto che sarà bene non superare le quattro-cinque unità&#8221;.</p>
<p>La seconda circolare è invece la n. 205 del 26 luglio 1990, intitolata &#8220;La scuola dell&#8217;obbligo e gli alunni stranieri. L&#8217;educazione interculturale&#8221;. Si legge: &#8220;L&#8217;assegnazione alle classi è effettuata, ove possibile, raggruppando alunni dello stesso gruppo linguistico che, comunque, non devono superare il numero di cinque per ogni classe&#8221;. Inoltre, &#8220;sembra opportuno ripartire gli alunni stranieri in ragione di qualche unità soltanto per classe, per agevolarne la naturale integrazione linguistica con gli alunni italiani, mentre può essere utile costituire gruppi anche superiori alle cinque unità nei momenti di specifiche attività linguistiche&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/meloni-risponde-a-mattarella-da-ministro-metteva-tetto-a-stranieri-in-classe/">Meloni risponde a Mattarella: &#8220;Da ministro metteva tetto a stranieri in classe&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Cara prof, basta con il perdono da salotto per l&#8217;alunno aggressore</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Sep 2026 18:00:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
		<category><![CDATA[violenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La docente ferita in classe sceglie la scorciatoia mediatica e perdona il ragazzo armato di pugnale, ignorando il tredicenne congolese che le ha salvato la vita e scambiando la gratitudine per sottomissione ideologica</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/cara-prof-basta-con-il-perdono-da-salotto-per-lalunno-aggressore/">Cara prof, basta con il perdono da salotto per l&#8217;alunno aggressore</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-path-to-node="3">Siamo in tanti, <strong>professoressa Marsilio,</strong> ad auspicare l’espulsione degli irregolari, o meglio, di tutti gli stranieri che delinquono anche se regolari. Di tutti gli stranieri che pretendono di imporre costumi e credenze incompatibili con i nostri principi. Siamo in tanti, professoressa. E sul tema, personalmente, pur con tanti distinguo, non la penso molto diversamente da lei. <strong>Ma credo che questo era il momento di tacere.</strong></p>
<p data-path-to-node="4">Ha conquistato un pezzetto di scena come grande esempio, ha rivolto le sue attenzioni e il suo perdono immediato all&#8217;aggressore esprimendo il desiderio di incontrarlo e addirittura di abbracciarlo. Sbagliato. Con un minimo di lucidità istituzionale e di vero senso civico, avrebbe dovuto esprimere un unico, categorico desiderio: <strong>incontrare il ragazzo congolese.</strong> Sa, professoressa, non era dovere di quel ragazzo salvarle la vita e di certo, se l’ha fatto, ha alle spalle persone di grandi principi. È in Italia da solo, vogliamo chiederci come e perché sia in casa famiglia? Vogliamo sapere il suo nome e se ha una famiglia nel suo paese? Varrebbe la pena conoscerla e certo avrebbe di che insegnare a tanti, mentre lascerei alla procura e agli psicologi il compito di comprendere il contesto del ragazzo che l’ha aggredita.</p>
<p data-path-to-node="5">Avrebbe potuto cercare quei tutori della casa famiglia dove è ospite per stringere loro la mano e complimentarsi pubblicamente. Perché la differenza tra un&#8217;immigrazione subita e una vera integrazione passa da quelle mura. Anche noi, italiani che sosteniamo la necessità di rimpatri e di una stretta rigorosa sui flussi, davanti a questo gesto possiamo solo abbassare gli occhi e dire grazie. Posso solo complimentarmi con coloro, genitori o tutori, che hanno saputo crescere un ragazzo trasmettendogli il valore del coraggio, del rispetto per la vita e il senso del dovere verso la comunità che lo ospita. Lo sa, professoressa, che questo è molto di più di quanto non sia richiesto per un soggiorno regolare? Lo sa vero? Quello è il ragazzo che dovrebbe incontrare e abbracciare. Quello da mettere sotto i riflettori, non chi entra in classe con un pugnale seghettato e lo spray irritante.</p>
<p data-path-to-node="6">E mentre le cronache si concentrano sul perdono fulmineo della docente ferita, il Ministro dell&#8217;Istruzione Giuseppe Valditara ha fatto una grande cosa politicamente sensata: ha annunciato che premierà quel giovane congolese al Ministero. E se ne deve essere felici. Quel ragazzo deve essere indicato come un paradigma, un&#8217;ispirazione per chiunque rivendichi il diritto di far parte del nostro tessuto sociale. Ha dimostrato nei fatti cosa significhi essere parte di un Paese. Cosa che, ricordiamolo, a tredici anni non è richiesta.</p>
<p data-path-to-node="7">Subito dopo l&#8217;aggressione, i giornalisti (a partire da Repubblica) sono andati a spulciare la bacheca privata della professoressa Isabella Marsilio, trovando, pare, post di orientamento sovranista e favorevoli alla “remigrazione”. Il cortocircuito è sotto gli occhi di tutti. Ma la professoressa era ancora in tempo per rimanere veramente coerente, mettendo in primo piano la sua gratitudine invece del suo perdono. Ma la gratitudine, sul palcoscenico, non vale come il perdono. Il perdono innalza, santifica, ci rende migliori, simili a dei. La gratitudine invece ci abbassa, ci fa debitori verso qualcuno e a volte ci fa scendere a patti con le nostre convinzioni.</p>
<p data-path-to-node="8">Non doveva rinnegare nulla, doveva solo togliere i riflettori all&#8217;aggressore, spesso coccolato dal vittimismo mediatico, e spostarli sul ragazzo congolese, riconoscendo lo standard già molto superiore a ciò che ci si aspetta da chi si stabilisce in Italia.<strong> Poteva mantenere anche la coerenza con la remigrazione</strong> dimostrando che la sua posizione non è mossa da un pregiudizio cieco, ma da una rigorosa logica basata su merito, legalità e valore.</p>
<p data-path-to-node="9">E invece ha voluto <strong>concedere un perdono non dovuto</strong> a un ragazzino che è entrato in classe armato di un pugnale di venti centimetri e che secondo le indagini della Procura dei minori potrebbe essere stato agganciato da reti suprematiste online per emulare stragi scolastiche. Questa non è superiorità etica. E non è la prima volta, sembra un passaggio obbligato per gli insegnanti aggrediti.</p>
<p data-path-to-node="10">Il risultato: <strong>ha banalizzato un tentato omicidio in diretta streaming</strong>, ha offerto un assist alla deresponsabilizzazione della famiglia e, alla fine, ha dovuto persino scappare dai social. (Poi, sottovoce, professoressa, non sarei certa che il ragazzo abbia voglia di abbracciarla).</p>
<p data-path-to-node="10"><strong>Leggi anche: </strong></p>
<ul>
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</ul>
<p data-path-to-node="11">Il perdono, sbandierato prima ancora che le ferite si rimarginassero, si è rivelato per quello che è: un anestetico morale somministrato a una società che avrebbe invece un disperato bisogno di svegliarsi. Perdonare l&#8217;imperdonabile non costa nulla, è un atto unilaterale che si consuma nello spazio di una dichiarazione stampa e che lascia chi lo compie su un piedistallo di virtù compiaciuta. <strong>Ma la giustizia, quella vera, non si amministra con i sentimentalismi privati,</strong> e la sicurezza delle nostre scuole non si può tutelare offrendo scudi morali a chi ha sbagliato.</p>
<p data-path-to-node="12"><strong>La gratitudine, al contrario, avrebbe richiesto coraggio</strong>. Significava ammettere che la salvezza non è arrivata da un&#8217;astratta solidarietà di classe o da un protocollo ministeriale, ma dal sangue freddo di un tredicenne straniero che ha messo a rischio la propria vita. Riconoscere questo debito significava scendere dal piedistallo della cattedra e mettersi al livello di quel ragazzo congolese, accettando l&#8217;idea che il merito e la dignità non dipendono dallo status burocratico ma dalle azioni concrete. La professoressa Marsilio ha preferito la santità al riconoscimento dei fatti. E così ha finito per scontentare tutti, soprattutto chi sostiene la necessità dei rimpatri con una logica seria e pragmatica, e non per alimentare slogan.</p>
<p data-path-to-node="13"><strong>Una propaganda errata</strong> fa solo danni a chi sul tema immigrazione ha una visione concreta, priva di preconcetti. E in ogni caso le nostre scuole rimangono esattamente dove erano: esposte alla violenza e prive di autorevolezza.</p>
<p data-path-to-node="13">Teresa Casamichele, 21 settembre 2026</p>
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		<title>Fermi tutti, ora pure i confini sono &#8220;genocidiari&#8221;</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/fermi-tutti-ora-pure-i-confini-sono-genocidiari/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Max Del Papa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Sep 2026 14:57:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[confini]]></category>
		<category><![CDATA[migranti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I no border ne inventano un'altra: "I migranti muoiono per colpa dei confini. Politiche migratorie del governo sono genocidiarie"</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il regno dell’indefinito, dell’inconsistente contempla due dimensioni abitate contemporaneamente: quella di attivista e quella di performer. Sono specificazioni altrettanto vaghe, pretenziose, che di regola consistono nel berciare in piazza o sui social e, a tempo libero, nel prodursi in una serie di versi, di gesti, di giravolte infantili millantate per arte. Arte alternativa, fuori dagli schemi, scomoda al potere. Due esemplari di questo reame fatato, davvero sconfinato, li troviamo in un video su Instagram, corrispondono a tali Ilenia Caleo e Silvia Calderoni che volentieri caviamo fuori dall’anonimato, almeno per lo spazio di un articolo, immaginando che è tutto ciò cui aspirano queste aspiranti al Grande Fratello o Temptation Island; nel frattempo, si esibiscono in un insospettato Short Theatre, “<strong>festival di arti performative</strong>” (i gesti, i mugolii) da dove avvertono circa una folgorazione imprescindibile: “I confini sono una merda”.</p>
<p>È difficile riassumere lo sproloquio delirante e neanche mi provo: preferisco rifarmi all’autopercezione, “andare oltre i limiti convenzionali e gli stereotipi, attraversare linguaggi e formati”, siamo sempre in quota “faccio cose, vedo gente”, se le intercetta la Lella, conquistata dalla vacuità e vaghezza dell’eloquio, garantito che le candida. Che poi è il vero obiettivo, non dovesse arrivare il reality. La tesi è decrepita nella sua infantile fragilità, nella fuga da ogni realtà storica e contestuale:<strong> se c’è una invasione, basta cancellare gli Stati</strong>, “rompere e spaccare”, come salmodiano queste sventurate, le barriere che li delimitano (anche quelle naturali?) e tutto va a posto. Un po’ come il programma del Pd milanese che dice: certi quartieri sono ghetti? Via Padova è una enclave araba e magrebina? Benissimo, noi rendiamo l’intera metropoli una infinita via Padova e tutto è risolto, fine della realtà, della percezione, delle distinzioni, tutto via Padovah niente via Padova.</p>
<p>La sinistra ultracomunista lunare, ignara della propensione imperialistica, espansionistica delle dittature comuniste, a parole risolve tutto così: negando la ragione, rigettando la realtà. <strong>Le classi scolastiche sono diventate delle impraticabili Babele senza un linguaggio comune</strong>, senza una cultura condivisa, fatte di sottoculture in urto fra loro, la nativa, europea, italiana a soccombere per prima? Benissimo! La sinistra comunista parla generalmente di “bambini che non hanno colore” e sistema tutto. È la solita soluzione del tabula rasa che, applicata per qualsiasi cosa, non funziona per nessuna; e poco importa che la storia dell’umanità, su scala individuale come collettiva, sia storia di delimitazioni, di proporzioni, che la vicenda umana stia tutta nell’incessante travalicare quei confini per espandere dominio e dunque potere (c’è un magnifico piccolo libro al riguardo, “Una breve storia del potere” di Simon Heffer, lo edita <em>Liberilibri</em>), e <strong>“spaccare i confini” significa solamente, desolatamente, spaccare il termometro se hai la febbre</strong>: le attiviste performative non vogliono saperlo, la loro ricetta è di “andare oltre le convenzioni e rompere spaccare i confini”.</p>
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</blockquote>
<p><script async src="//www.instagram.com/embed.js"></script><br />
Della logica, della cultura, della storia senz’altro. I confini “stanno uccidendo milioni di persone”. Non le invasioni spericolate, organizzate dalle mafie scafiste, dall’Islam di conquista, dai regimi che puntano a destabilizzare l’occidente, con i disperati tentativi di arginarle di conseguenza: i confini, punto. Che ci vuole? Beate queste che si percepiscono artiste e infilano il governo di estrema destra dappertutto, perfino, udite udite, nell’Unione Europea, come a dire che l’unico governo possibile è un governo del comunismo tribale, un governo che non c’è e per fortuna perché si risolverebbe in una dittatura globale, un falansterio burocratico senza vie di scampo e senza spazi esistenziali. <strong>Viene facile prendere in giro i vaneggianti</strong>, ma osservando queste eterne irrisolte ormai agée che sfarfallano di politiche genocidiarie, di Mediterraneo, “lo diciamo spesso, ah, eh”, di persone umane che muoiono per le crisi climatiche crisi economiche crisi sociali, così, senza un costrutto, senza una minima aderenza alla concretezza, di astrazione in astrazione, <strong>c’è da rabbrividire</strong>: come fanno a vivere di quello che fanno? C’è davvero chi le paga, le ascolta? Pochi, ma ci sono e sono quelli che li osservano a dimenarsi su un palchetto nel trionfo del disadattamento condiviso.</p>
<p>I commenti sotto al video sono irridenti e loro avvertono che, in nome della democrazia, sono pronti a cancellarli, ossia temono il riscontro della realtà. Ed è questo squilibrio inveterato a sconcertare, a indurre qualche brivido anche se ci siamo, dovremmo esserci abituati: “Commenti aggressivi, offensivi e svilenti da parte di profili di uomini chiaramente schierati (dalla parte del governo di estrema destra?). Che sorpresa. La lotta alla vostra ignoranza e alla vostra incapacità di avere rispetto ed empatia (per tuttx, non solo per chi sta dentro al sistema oppressivo di cui fate parte e ai confini che proteggete) inizia da qui e finisce per le strade di tutto il mondo, dove le attiviste e le ricercatrici e le artiste lavorano e hanno un contatto VERO e AUTENTICO con la realtà. Uscite dalla vostra bolla di privilegio, o avete troppa paura di scoprire che senza di quello non siete più nulla se non esseri umani di merda? Prima o poi vi estinguerete. Forza @leni_kall e grazie di tutto”.</p>
<p>Quanti sono i dissociati, gli alienati, gli inconcludenti, i desideranti? Sempre troppi, da sempre, ma si direbbe abbiano superato la quota fisiologica, forse per la mistura letale di una tecnologia alienante applicata all’ideologia alienante. <strong>Su questi conta il partito comunista per riprendere il potere</strong> e la chiesa cattolica li comprende, li adesca con un messaggio altrettanto spericolato e pericoloso: non ci sono le religioni, c’è un unico Dio che mette insieme tutti e noi dobbiamo consegnarci alla fazione più aggressiva, più violenta che lo impone.</p>
<p>Tutto di tutto per distruggere tutto, per insufflare la lotta rivoluzionaria al capitalismo climatico e dei confini. Tutto già detto, già sentito ma mai in un modo così psicotico. Allo Small Theatre, alle performance dei disperati possono entrare tutti? Senza pagare? Anche quelli delle destre estreme? Anche quelli con un machete? Non c’è limite al grottesco e all’improntitudine del sincretismo che si fa sincretinismo: spesso a vagheggiare un mondo “senza”, del tutto privo di limiti e di distinzioni, sono gli pseudoartisti che pretendono le sovvenzioni di Stato, le prebende istituzionali, il supporto della burocrazia. Ma una burocrazia senza un impero o uno Stato non esiste e uno Stato senza confini non si dà.<strong> Lo statalismo senza Stato è peggio che un’aporia</strong>, è un’allucinazione e qui di sconfinato c’è solo l’idiozia, che è pari all’ipocrisia. Non c’è niente nel creato che non abbia confini se non l’universo, ma all’interno del cosmo chi vive traccia i limiti. Quando l’occupatrice seriale Ilaria Salis sente bussare la polizia alla porta della suite che dimora insieme a un sottoposto, non dice prego entrate il mondo è senza confini. Dice state lì sulla soglia, qui non potete passare.</p>
<p>Max Del Papa, 22 settembre 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/fermi-tutti-ora-pure-i-confini-sono-genocidiari/">Fermi tutti, ora pure i confini sono &#8220;genocidiari&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>La denuncia del dottore: &#8220;Italiani senza medico di base. Gli stranieri invece sì, e neppure pagato&#8221;</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/la-denuncia-del-medico-italiani-senza-medico-di-base-gli-stranieri-invece-si-e-neppure-pagato/</link>
					<comments>https://www.nicolaporro.it/la-denuncia-del-medico-italiani-senza-medico-di-base-gli-stranieri-invece-si-e-neppure-pagato/commenti</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Sep 2026 14:31:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute]]></category>
		<category><![CDATA[sanità]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nicolaporro.it/articoli/?p=344956</guid>

					<description><![CDATA[<p>Quattordicenni rimbalzati, burocrazia infinita e regole assurde: viaggio nell'inferno del Servizio Sanitario Nazionale che discrimina i cittadini</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/la-denuncia-del-medico-italiani-senza-medico-di-base-gli-stranieri-invece-si-e-neppure-pagato/">La denuncia del dottore: &#8220;Italiani senza medico di base. Gli stranieri invece sì, e neppure pagato&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>C’è qualcosa di magnificamente kafkiano nella sanità italiana. Nella sanità italiana può succedere anche questo: un ragazzo ha bisogno del <strong>medico</strong>, il medico esiste, abita magari a pochi passi da lui, ma il sistema risponde: <strong>«Spiacenti, massimale raggiunto».</strong> Il caso di Varese, riportato del <em>Fatto Quotidiano</em> — quello in cui un quattordicenne italiano è rimasto senza medico di famiglia — è solo la punta dell&#8217;iceberg. Sotto c&#8217;è una questione molto più grande: <strong>che cosa significa oggi essere assistiti dal Servizio sanitario nazionale?</strong></p>
<p>Per capire cosa sta succedendo davvero alla medicina territoriale parliamo con <strong>Andrea Mangiagalli,</strong> medico di medicina generale da 32 anni, fondatore e presidente di LAMG e osservatore privilegiato del progressivo deterioramento del SSN lombardo.</p>
<p><strong>Dottore, a Varese un quattordicenne italiano è restato senza medico perché “il dottore aveva raggiunto il massimale dei 1.500 pazienti”. Che significa, ci sono categorie che vengono privilegiate?</strong><br />
Il caso di Varese è un esempio paradigmatico di come funziona oggi il SSN. Nonostante la maggior parte dei MMG abbia raggiunto e largamente superato il massimale, è praticamente impossibile per un cittadino italiano residente nel paese dove esercita lo stesso poter essere iscritto anche con deroga magari in quanto figli o coniugi del paziente, mentre per gli stranieri con permesso di soggiorno in scadenza questo vincolo di fatto non esiste. Vengono infatti iscritti in sovrannumero e senza essere retribuiti al MMG.</p>
<p><strong>Come è possibile?</strong><br />
Gli stranieri vengono considerati “temporanei”, probabilmente nel supposto pensiero che non abbiano necessità cliniche rilevanti (si tratta per la maggior parte di giovani addetti alle mansioni nella logistica o nella grande distribuzione, gli schiavi del nuovo millennio). Si crea così un razzismo al contrario in cui sono i cittadini italiani a essere penalizzati nella possibilità di avere un medico che li segua nel comune di residenza. Questi cittadini vengono rimbalzati agli sportelli scelta/revoca invitandoli a rivolgersi alla Casa della comunità dove troveranno ogni volta un medico diverso senza alcuna possibilità di instaurare un rapporto di fiducia continuativo e magari con patologie croniche complesse che richiedono una longitudinalità nel percorso di cure. Gli stranieri invece affollano gli studi per la maggior parte delle volte per certificazioni di malattia spesso di comodo, perché il passaparola li fa arrivare con pretese di assenze non motivate, con problemi di barriera linguistica invalicabile e difficoltà nella relazione. Questo a ulteriore detrimento della qualità del lavoro dei MMG.</p>
<p><strong>Perché le regole del SSN favoriscono gli stranieri? Perché c&#8217;è questa “doppia velocità” sanitaria?</strong><br />
Nessuno ha idea del perché questa legge abbia creato una disparità di questo tipo, è certo che questi pazienti andrebbero indirizzati agli ambulatori temporanei invece che sovraccaricare i MMG già allo stremo delle forze</p>
<p><strong>Lei, ha mai guardato in faccia un genitore e spiegato che: “suo figlio resta senza medico”?</strong><br />
Più volte mi sono travato nella condizione di dover dire a cittadini del comune dove risiedo che abitano di fronte allo studio che <strong>“per loro non c’è posto”</strong> nei miei elenchi, talvolta prestando la mia consulenza anche gratuitamente a genitori anziani di figli iscritti con me ma che non riescono a far seguire i loro cari in modo continuativo, ma ovviamente non è possibile farlo in modo regolare.</p>
<p><strong>Con 5.500 medici mancanti e 5,8 milioni di italiani che rinunciano alle cure, quali sono le proposte per far si che il SSN difenda la salute di tutti?</strong><br />
<span data-path-to-node="2,0">Il SSN sembra avviato a una fase di definitiva scomparsa, anche se apparentemente ancora qualcosa funziona</span><span data-path-to-node="2,2">. Basta vedere i tempi d’attesa per banali prestazioni di diagnostica, che di fatto impattano negativamente sulla possibilità di cure in tempi ragionevoli</span><span data-path-to-node="2,4">. Se non si provvede rapidamente a un riassetto di molti aspetti — che comprendono per prima cosa l&#8217;attrattività della professione medica all’interno del servizio pubblico (già ora in Italia il privato attrae le migliori figure professionali) —, occorre ridefinire gli ambiti di intervento del SSN evitando prestazioni di basso valore clinico spesso autorichieste dai pazienti per pura “ansia sanitaria”</span><span data-path-to-node="2,6">.<strong> Bisogna inoltre ridefinire la colpa medica</strong> evitando così eccessi di prestazioni dovute alla medicina difensiva, e avviare un&#8217;intensa campagna mediatica di comunicazione sulla corretta utilizzazione dei servizi sanitari, magari associata a un&#8217;altra sulla prevenzione VERA, fatta di azioni del singolo individuo per mantenersi in salute senza l&#8217;intervento di farmaci ed esam</span></p>
<p><strong>Quanto tempo passa a compilare carte, e formalizzare atti burocratici, e quanto con i suoi pazienti?</strong><br />
Il tempo dedicato alla burocrazia ormai ha di fatto sostituito il tempo clinico. Se pensa che dobbiamo ripetere migliaia di ricette, che ricordo hanno validità di sei mesi per essere erogate, quando le liste d’attesa sfiorano in alcuni casi anche i due anni,<strong> si capisce come questo lavoro non sia più sostenibile</strong> e i giovani non lo scelgono più (come altre specialità ospedaliere considerate poco remunerative e che non consentono attività libero professionali). Il tutto attraverso un sistema informatico, nel mio caso il SISS lombardo che da anni è un vero ostacolo alla attività meramente burocratica con distacchi e malfunzionamenti pressochè continui in particolare il lunedì nella giornata di maggior afflusso di pazienti negli studi.</p>
<p><strong>Qual è il modello sanitario al quale dovremmo tendere, e qual è quello verso il quale stiamo andando?</strong><br />
Il modello sanitario verso cui siamo inesorabilmente indirizzati è quello assicurativo che nella realtà è già presente in regioni come la Lombardia e che eroga prestazioni attraverso polizze “di categoria” che garantiscono prestazioni di primo livello anche se il passaggio obbligato dal MMG per ottenere il pizzino della prescrizione è ancora presente, generando spesso conflitti medico paziente per formalità burocratiche che non saremmo tenuti ad erogare. Insomma la situazione è sempre più difficile e non sembra intravedersi una prospettiva di miglioramento del sistema. <strong>Nemmeno le case di comunità tanto agognate coi soldi del PNRR</strong> (e concluse strutturalmente sul filo di lana- in molti casi semplici ristrutturazioni di vecchi distretti) non risolveranno il problema perché una scatola vuota seppur molto bella se non contiene un regalo è del tutto inutile.</p>
<p>Peter Cameron Ellis, 22 settembre 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/la-denuncia-del-medico-italiani-senza-medico-di-base-gli-stranieri-invece-si-e-neppure-pagato/">La denuncia del dottore: &#8220;Italiani senza medico di base. Gli stranieri invece sì, e neppure pagato&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Tre milioni di italiani molestatori? La bugia per coprire i crimini degli immigrati</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Sep 2026 13:00:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[molestatori]]></category>
		<category><![CDATA[violenza sessuale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dalle donne scambiate per carnefici alle percentuali del Viminale nascoste dai salotti tv: la bufala mediatica usata per mascherare l'emergenza sicurezza</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/tre-milioni-di-italiani-molestatori-la-bugia-per-coprire-i-crimini-degli-immigrati/">Tre milioni di italiani molestatori? La bugia per coprire i crimini degli immigrati</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La scorsa settimana un noto giornalista, ospite di un famoso programma radiofonico pomeridiano, ha più o meno detto che <strong>ci sono tre milioni di italiani responsabili di molestie/violenze sessuali</strong>. È un interessante punto di partenza per questa nuova analisi, dando seguito a un precedente scritto. Perché il giornalista ha detto questo? È un numero, spaventosamente alto, utile a minimizzare la rilevanza del fenomeno delle violenze perpetrate da immigrati, spesso clandestini, ai danni delle donne.</p>
<p>In particolare, il giornalista contestava <a href="https://www.nicolaporro.it/i-giudici-ci-ripensano-torna-in-carcere-il-bengalese-che-abuso-di-una-13enne/" target="_blank" rel="noopener"><strong>la misura cautelare per il bengalese che qualche giorno fa ha palpeggiato una ragazzina a Torino,</strong> </a>argomentando che si dovrebbero mandare in carcere anche tre milioni di italiani. Va detto che lui è però contrario al carcere. Nello stesso intervento bollava come infondata la maggiore incidenza delle violenze commesse da stranieri rispetto agli italiani.</p>
<p>Ora, sempre guidati dalla nostra curiosità, dal dubbio e dal raziocinio, ci dedichiamo a verificare queste affermazioni. Innanzitutto i tre milioni; è vero, questo numero esiste, viene da <a href="https://www.istat.it/statistiche-per-temi/focus/violenza-sulle-donne/il-fenomeno/violenza-dentro-e-fuori-la-famiglia/il-numero-delle-vittime-e-le-forme-di-violenza/" target="_blank" rel="noopener nofollow"><strong>un rapporto dell’ISTAT di qualche giorno fa;</strong></a> peccato però che si riferisca alle vittime, alle donne italiane che oggi hanno tra 16 e 75 anni che hanno subito almeno una forma di violenza fisica o sessuale prima dei 16 anni.</p>
<p>Primo esercizio: una 75enne di oggi avrebbe quindi subito violenza prima del 1967. <strong>Stiamo quindi parlando di un numero che va spalmato su almeno 60 anni,</strong> quindi sarebbero circa 50.000 all’anno, numero ben inferiore e che però include anche generiche “violenze”. Avranno considerato anche lo scapaccione di un padre a una figlia tredicenne nel 1964? Leggendoci il rapporto vediamo che le donne che hanno subito violenza sessuale (escludiamo la “fisica”), sempre dal 1967, <strong>sono 1 milione e 650mila,</strong> circa la metà; numero comunque alto, ci mancherebbe, e siamo a circa 27.000 all’anno. Solo con un po’ di curiosità siamo passati da un messaggio che faceva pensare a 3 milioni di maschi italiani violenti sessuali, che poteva apparire un numero riferito all’oggi, a 27.000, un fattore 109, non poco.</p>
<p>Ma andiamo avanti e scopriamo che (parole di ISTAT) “queste violenze sono perpetrate prevalentemente da persone conosciute dalla vittima”. Subiscono invece violenza da sconosciuti il 2,1% delle italiane e lo 0,6% delle straniere (già questo meriterebbe un articolo…). <strong>E qui veniamo a un punto importante</strong>, che non era stato trattato nel precedente articolo, e che ci porta al capitolo immigrati, spesso clandestini.</p>
<p>Purtroppo questo rapporto ISTAT non ci dice nulla sugli autori delle violenze, non ci dice insomma chi sono questi “sconosciuti” (italiani, stranieri, nuovi italiani?). Ci rivolgiamo allora al Ministero degli Interni. <strong>Nel biennio 2023-4, il 44% delle violenze sessuali è stato commesso da stranieri;</strong> gli stranieri sono meno del 9% della popolazione. E non vengono contati i nuovi italiani. Insomma, difficile negare la maggiore incidenza.</p>
<p>Sempre trascurata è un’altra considerazione poco popolare.<strong> Dalle persone “conosciute” è forse più facile difendersi,</strong> non frequentandole, non scegliendole come fidanzato o marito, cercando di starne lontano. Nulla di tutto questo deve far pensare a una minimizzazione del fenomeno, a un razzismo di sottofondo, ma è difficile negare che tutt’altra cosa è essere aggredita da uno sconosciuto per strada.</p>
<p>Questo ci porta alla solita domanda, che queste indagini si guardano bene dal porre alle mamme: lei, signora, quando sua figlia adolescente esce la sera, di cosa ha paura, <strong>chi teme possa incontrare sulla sua strada?</strong> Un razzista o un immigrato, spesso clandestino, sbandato o, per dirla come va di moda ora, “non allineato ai nostri valori occidentali, tra i quali il rispetto per la donna”? Da notare che il rapporto, basato su un campione, viene presentato con “errore relativo superiore al 35%”; attenzione, no 3,5% ma proprio 35.</p>
<p>Ma <strong>la vera chicca del rapporto</strong>, è l’analisi delle vittime di violenza sessuale per livello di istruzione. Tenetevi forte: l’incidenza maggiore la si ha per donne con titolo “post-secondario superiore”. Ora, visto che ci dicono che le violenze vengono prevalentemente da persone conosciute, e facendo l’ipotesi, solo un’ipotesi, che ci si frequenti (attenzione, non parliamo di sconosciuti) tra “simili”, anche per istruzione, ne potrebbe derivare che gli autori sono “prevalentemente” uomini con titolo di studio “post-secondario superiore”? Ma visto che ci hanno sempre detto che quelli ignoranti votano a destra, non sarà che…?</p>
<p>Miro Lontano, 21 settembre 2026</p>
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		<title>Stranieri in classe, sorpresa: quando era ministro Mattarella fece come Valditara</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Guglielmo Mastroianni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Sep 2026 11:30:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[giorgia meloni]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
		<category><![CDATA[Sergio Mattarella]]></category>
		<category><![CDATA[stranieri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Rileggersi oggi la circolare del 1990, quando Re Sergio era a capo del dicastero dell'Istruzione. Perché ora sembra criticare il governo?</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/stranieri-in-classe-sorpresa-quando-era-ministro-mattarelle-fece-come-valditara/">Stranieri in classe, sorpresa: quando era ministro Mattarella fece come Valditara</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>È il 26 luglio del 1990 e il ministero della Pubblica Istruzione emana una circolare, la numero 205, il cui titolo ci riporta al dibattito di questi giorni: “La scuola dell&#8217;obbligo e gli alunni stranieri. L&#8217;educazione interculturale”. Leggendola, arriva un passaggio che sembra essere <a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/scuola-meloni-limite-agli-stranieri-in-classe-e-stop-al-burqa/" target="_blank" rel="noopener">profetico rispetto alle parole espresse dal palco della Festa di Gioventù Nazionale</a> da <strong>Giorgia Meloni:</strong> “Ai sensi dell&#8217;ultimo comma dell&#8217;art. 1 del D.P.R. 722/1982 richiamato dalla circolare n. 301, l&#8217;assegnazione alle classi è effettuata, ove possibile, raggruppando alunni dello stesso gruppo linguistico che, comunque, non devono superare il numero di cinque per ogni classe. Al riguardo <strong>sembra opportuno ripartire gli alunni stranieri in ragione di qualche unità</strong> <strong>soltanto per classe</strong>, al fine di agevolarne la naturale integrazione linguistica con gli alunni italiani”.</p>
<p>Cioè, in soldoni, la circolare riprende, sottolinea e ribadisce un concetto espresso da un DPR di otto anni prima: è opportuno <strong>non concentrare troppi alunni stranieri nella stessa classe</strong>, in modo da favorirne l’integrazione. Fin qui, non ci sarebbe nulla di particolarmente strano, se non fosse che, incuriositi, siamo andati a vedere chi fosse il ministro della Pubblica Istruzione che emanò quella circolare, trovando un nome che ci ha spiazzati: <strong>Sergio Mattarella.</strong> Cioè lo stesso Mattarella <a href="https://www.nicolaporro.it/politicoquotidiano/stranieri-in-classe-mattarella-a-gamba-tesa-scuola-aperta-a-tutti-no-barriere/" target="_blank" rel="noopener">che ha risposto alle parole di Meloni, ricordando il valore che la scuola ha per l’integrazione</a>.</p>
<p>Quindi Mattarella del 1990, ministro, emana una circolare che dà ragione a Meloni. Mattarella del 2026, presidente della Repubblica, si esprime con toni che appaiono di censura nei confronti dell’idea della Presidente del Consiglio. Delle due l’una: o abbiamo tutti frainteso il senso delle parole di Mattarella di questi giorni, o <strong>Mattarella Sergio</strong> non è d’accordo con <strong>Sergio Mattarella.</strong> In entrambi i casi, rimaniamo confusi.</p>
<p>Guglielmo Mastroianni</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/stranieri-in-classe-sorpresa-quando-era-ministro-mattarelle-fece-come-valditara/">Stranieri in classe, sorpresa: quando era ministro Mattarella fece come Valditara</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<item>
		<title>Il mistero della giustizia: le leggi ci sono, perché i banditi sono subito liberi?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Sep 2026 09:00:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dalla recidiva ignorata alle caserme dismesse che nessuno converte in carceri: perché chi sbaglia continua a girare impunito mentre lo Stato guarda dall'altra parte?</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/il-mistero-della-giustizia-le-leggi-ci-sono-perche-i-banditi-sono-subito-liberi/">Il mistero della giustizia: le leggi ci sono, perché i banditi sono subito liberi?</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ogni volta che si parla di sicurezza, c’è sempre qualcuno che tira fuori la solita frase: <strong>“Eh, ma il Codice Penale è chiaro”.</strong> Bene, sono andato a rivedermelo davvero, questo benedetto Codice Penale, per capire cosa dice sulla reiterazione del reato. E indovinate? Dice parecchio. Recidiva: art. 99 c.p. Reato commesso dopo una condanna definitiva. Semplice, hai già sbagliato, sbagli di nuovo, la pena aumenta.</p>
<ul>
<li><strong>Delinquenza abituale</strong>: art. 102–105 c.p., qui non si parla di “errore”: si parla di abitudine. Reati commessi come routine.</li>
<li>Delinquenza professionale: art. 105 c.p.<strong> Il reato come mestiere.</strong> Non un incidente, ma una fonte di reddito.</li>
<li>Delinquenza per tendenza: art. 108 c.p., propensione naturale a delinquere. Non serve aver commesso mille reati: basta la tendenza.</li>
<li><strong>Reiterazione cautelare:</strong> art. 274 c.p.p., se c’è il rischio concreto che il soggetto lo rifaccia, scattano le misure cautelari.</li>
<li>Misure di prevenzione: Codice Antimafia. Condotte reiterate nel tempo, pericolosità sociale, sorveglianza speciale.</li>
</ul>
<p>Insomma: <strong>il Codice Penale non è muto.</strong> Anzi, parla chiarissimo.E allora la domanda sorge spontanea&#8230; Perché quando un delinquente stupra, ruba, spaccia, aggredisce le Forze dell’Ordine, entra in tribunale e dopo poche ore esce come se nulla fosse? Perché chi ha già una sfilza di precedenti continua a girare libero, proprio a ricominciare da capo? La domanda è legittima. E se la fanno in tanti, non solo “quelli arrabbiati”. Sappiamo che le carceri sono sovraffollate, ce lo ripetono da anni.</p>
<p>Ma sappiamo anche che in Italia ci sono caserme dismesse, strutture vuote, edifici pubblici che potrebbero essere riconvertiti con un minimo di buon senso. Non servono cattedrali nel deserto: servono luoghi di detenzione dignitosi, sicuri, funzionali. <strong>E allora perché buona parte degli articoli qui citati non viene applicata?</strong></p>
<p>Perché la recidiva, l’abitualità, la tendenza, la reiterazione cautelare restano spesso lettera morta? Perché il Codice Penale sembra valere solo sulla carta, mentre nella pratica chi delinque continua a farlo? La risposta, per ora, non arriva. E intanto, fuori dai tribunali, la gente continua a chiedersi la stessa cosa: <strong>ma lo Stato, esattamente, da che parte sta? </strong></p>
<p>Ezio Pozzati, 21 settembre 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/il-mistero-della-giustizia-le-leggi-ci-sono-perche-i-banditi-sono-subito-liberi/">Il mistero della giustizia: le leggi ci sono, perché i banditi sono subito liberi?</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Questi sono molto peggio di Marx</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/questi-sono-molto-peggio-di-marx/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Carlo Lottieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Sep 2026 08:00:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[germania]]></category>
		<category><![CDATA[linke]]></category>
		<category><![CDATA[woke]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Province dimenticate contro grandi città: il trionfo di un elettorato giovane, semi-colto e parassitario guidato dagli slogan</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/questi-sono-molto-peggio-di-marx/">Questi sono molto peggio di Marx</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nelle elezioni in Germania, la<strong> Linke </strong>s’è fermata al 6,5% nel povero <strong>Meclemburgo-Pomerania</strong>, ma è andata oltre il 26% a Berlino. In sostanza, la New York di Mandani ha aperto la strada al trionfo di logiche metropolitane di tipo sempre più parassitario e woke: dove le parole d’ordine sono “proibire” ed “espropriare”, “esigere” e “imporre”. Se nelle province più misere, dimenticate da Dio e dagli uomini, talvolta resistono visioni in qualche modo alternative rispetto al conformismo dominante, le grandi città sono sempre meno mercati e luoghi della produzione, e sempre più enormi agglomerati di percettori di risorse prodotte da altri (oltre che centrali della politica e della burocrazia).</p>
<p>Quello che prevale, alla fine, è un elettorato giovane e semi-colto, ossessionato da genere, razza, ambiente ed egualitarismo. <strong>Non chiamateli però “comunisti”.</strong> Anche se criminale, quella di Marx era in fondo un’ideologia che aveva una sua complessità intellettuale. Qui siamo invece dinanzi a banalità condite con altre banalità.</p>
<p>Carlo Lottieri, 21 settembre 2026</p>
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		<item>
		<title>Banca Generali mette al centro la continuità generazionale tra aziende, patrimoni e famiglie</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/banca-generali-mette-al-centro-la-continuita-generazionale-tra-aziende-patrimoni-e-famiglie/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ernesto Tagliapietra]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Sep 2026 08:00:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il futuro di una parte decisiva del tessuto imprenditoriale italiano si gioca dentro le famiglie. Le PMI a guida familiare rappresentano circa l’85% delle aziende del Paese e contribuiscono in modo rilevante alla ricchezza nazionale; eppure, il passaggio da una generazione all’altra resta uno degli snodi più fragili: solo una minoranza, circa il 13%, riesce [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/banca-generali-mette-al-centro-la-continuita-generazionale-tra-aziende-patrimoni-e-famiglie/">Banca Generali mette al centro la continuità generazionale tra aziende, patrimoni e famiglie</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1">Il futuro di una parte decisiva del tessuto imprenditoriale italiano si gioca dentro le famiglie. Le <strong>PMI a guida familiare </strong>rappresentano circa l’85% delle aziende del Paese e contribuiscono in modo rilevante alla ricchezza nazionale; eppure, il passaggio da una generazione all’altra resta uno degli snodi più fragili: solo una minoranza, circa il 13%, riesce ad arrivare alla terza. La posta in gioco è enorme. Secondo le più recenti elaborazioni sulla ricchezza delle famiglie italiane, nei prossimi anni il trasferimento intergenerazionale coinvolgerà patrimoni per migliaia di miliardi di euro, tra aziende, partecipazioni, immobili e attività finanziarie. Per gli imprenditori, pianificare per tempo non significa quindi soltanto tutelare i beni familiari, ma garantire continuità all’impresa, preservare competenze e valori e definire una governance capace di reggere il cambio di passo.</p>
<p class="p1">In questo scenario <strong>Banca Generali</strong> punta sulla propria struttura di Family Protection &amp; Planning, per affiancare i propri clienti lungo tutto il percorso di pianificazione successoria, attraverso un approccio integrato che combina competenze fiscali, legali e patrimoniali.</p>
<p class="p1">“Il nostro è un lavoro di squadra che coinvolge professionisti con esperienze complementari e un metodo condiviso. Affianchiamo banker, famiglie e imprenditori nell’individuare soluzioni personalizzate, con l’obiettivo di garantire continuità e tutela della ricchezza nel tempo”, spiega Pierluigi Franzò, avvocato fiscalista con una lunga esperienza nella consulenza patrimoniale e nelle operazioni societarie, da alcuni mesi responsabile del servizio Family Protection &amp; Planning di <strong>Banca Generali</strong>.</p>
<p class="p1"><strong>Gestione delle successioni e consulenza avanzata</strong><br />
L’attività della struttura si sviluppa su due fronti. Da un lato la gestione delle successioni, cruciale per accompagnare il trasferimento della ricchezza alle nuove generazioni; dall’altro la consulenza avanzata destinata ai patrimoni più complessi. Banca Generali segue ogni anno oltre 3.000 successioni e registra una domanda crescente di pianificazione evoluta da parte degli imprenditori, interessati a garantire continuità all’azienda e protezione del capitale familiare.</p>
<p class="p1"><strong>Visione a 360 gradi della ricchezza familiare</strong><br />
Al centro dell’approccio, una visione a 360 gradi della ricchezza familiare. Non solo investimenti finanziari, ma anche aziende, immobili e asset alternativi, analizzati attraverso il lavoro sinergico delle aree di Wealth Advisory dedicate a Corporate, Real Estate e Art &amp; Passion. L’obiettivo è costruire una governance efficace e una progettazione di lungo periodo coerente con gli obiettivi della famiglia e dell’impresa.</p>
<p class="p1"><strong>Pianificazione preventiva</strong><br />
Tra le richieste più frequenti figurano la creazione di <strong>holding societarie</strong> e l’utilizzo di strumenti come i <strong>trust</strong>. “Oggi vediamo una forte richiesta di pianificazione preventiva”, osserva Franzò. “La vera differenza la fa la capacità di affrontare questi temi quando tutto procede bene, non quando emergono criticità”.</p>
<p class="p1"><strong>La sfida di trasferire la cultura imprenditoriale</strong><br />
Per Franzò, tuttavia, la sfida non è soltanto tecnica. Solo una quota limitata delle imprese familiari riesce infatti ad arrivare con successo alla terza generazione. Per questo la pianificazione deve includere anche il trasferimento di cultura imprenditoriale, valori e responsabilità ai successori oppure, in assenza di continuità all’interno della famiglia, la valutazione di operazioni straordinarie come M&amp;A o cessioni d’azienda.</p>
<p class="p1">“Proteggere il patrimonio significa costruire per tempo regole di governance chiare e coinvolgere le nuove generazioni nei processi decisionali. La continuità si crea preparando il futuro, non aspettando l’emergenza”, conclude il responsabile del Family Protection &amp; Planning di Banca Generali.</p>
<figure id="attachment_344916" aria-describedby="caption-attachment-344916" style="width: 692px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-344916 size-large" src="https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/09/Pierluigi-Franzo-692x1024.jpg" alt="Fonte: Banca Generali" width="692" height="1024" srcset="https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/09/Pierluigi-Franzo-692x1024.jpg 692w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/09/Pierluigi-Franzo-203x300.jpg 203w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/09/Pierluigi-Franzo-360x533.jpg 360w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/09/Pierluigi-Franzo-500x740.jpg 500w, https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/09/Pierluigi-Franzo.jpg 702w" sizes="auto, (max-width: 692px) 100vw, 692px" /><figcaption id="caption-attachment-344916" class="wp-caption-text">Pierluigi Franzò, responsabile del servizio Family Protection &amp; Planning di Banca Generali</figcaption></figure>
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<p>Contenuto consigliato</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/banca-generali-mette-al-centro-la-continuita-generazionale-tra-aziende-patrimoni-e-famiglie/">Banca Generali mette al centro la continuità generazionale tra aziende, patrimoni e famiglie</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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