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Da dove viene l’ostilità di molti giovani alla libertà economica

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Il liberismo non smette mai di provocare dibattiti e discussioni, essendo molto più che un mero indirizzo in campo economico, piuttosto lo specchio degli interessi di ogni individuo. Infatti, anche chi ostenta la propria avversione per il libero mercato, è in realtà il primo ad usufruire dei suoi benefici, data la possibilità di sviluppare la propria vita e carriera professionale in un ambiente economico basato sulla concorrenza e sulla libertà di scegliere, alla ricerca del suo successo personale. Un traguardo difficile, ma, se raggiunto tramite la propria competenza, senza interventi e favori, in primis lo Stato, può donare una gratificazione impagabile ed inimmaginabile in ogni territorio governato da sistemi illiberali o, ancor peggio, totalitari.

Pertanto, sarebbe fondamentale per le nuove generazioni apprezzare e difendere, tra i propri valori, la libertà economica e di impresa, avendo dinanzi una prateria di tempo in cui sviluppare e raggiungere le proprie ambizioni, nel solco di una sana competizione. In ogni ambito, professionale, culturale o politico dovrebbe, dovrebbero essere promossi tra i più giovani i valori dell’individualismo e dell’impegno quale mezzo per la realizzazione dei propri progetti.

Eppure, proprio tra i giovani capita spesso di ascoltare critiche ingenerose e figlie di una cattiva informazione verso la società capitalista, il liberismo e la competizione. Accuse che sono il risultato dei danni di una cultura statalista, in molti casi assistenzialista, che pervade in particolare il mondo dell’istruzione pubblica ma anche cattolica. Spesso i banchi di scuola rappresentano, fin dalle classi primarie, un ambito dove i ragazzi sono influenzati e condotti verso pensieri distanti dal mondo reale, in nome di una ipocrita uguaglianza che non difende le minoranze ed i fragili, ma criminalizza la volontà del singolo di mettersi in gioco.

Così, con l’avallo molte volte inconsapevole delle famiglie nasce la retorica per cui chi riesce ad ottenere di più grazie alle proprie qualità non è un meritevole ma un privilegiato, da condannare come un fomentatore di disuguaglianze e squilibri sociali. Un cortocircuito ideologico verso cui non bisogna chinarsi ma sviluppare una risposta definita ed efficace, onde evitare di crescere generazioni fallite già in partenza.