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Manetas al Maxxi promette di portare anche Varoufakis. E occhio ai “dettagli” del reddito di cittadinanza…

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“Onestà! Onestà!” urlano i grillini. “Manetas! Manetas!” grida Giovanna Melandri. No, al Maxxi guidato dall’ex ministra piddina non va in scena un processo popolare, è tutta colpa della presenza dell’artista Miltos Manetas con la sua mostra Internet Paintings, con grandi tele, tra monitor di un mondo in rete che ogni giorno cambia aspetto. Manetas è un greco trapiantato nella Sabina laziale, classe 1964, fondatore dei movimenti Newpressionism e Neen. Tanti mega selfie, un tributo alla moda, le strade di Google Street View: la mostra, dedicata al poeta John Perry Barlow e “attivata”, per usare le parole dello stesso Manetas, fino al 20 maggio, è destinata a mutare e divenire, con le tele che diventano piattaforme su cui opereranno Manetas, i suoi collaboratori e i volontari che risponderanno alla sua open call. Un creativo che vuole far ammirare i suoi lavori romani al connazionale Yanis Varoufakis, evocato durante la presentazione della rassegna alla stampa: “Ci sarà anche Varoufakis. Non sappiamo in che forma, se di persona o in videochiamata, ma verrà. E sarà interessante comunque”, ha detto Miltos. Sì, Varoufakis, che si è dichiarato favorevole all’introduzione di un reddito minimo garantito, parlando così nel salotto di Giovanni Floris su La7: “Quando ero ministro delle finanze in Grecia, la troika considerava un’ottima soluzione l’introduzione del reddito minimo garantito ma a condizione di togliere per i beneficiari gli altri sussidi già esistenti come quello per i disabili o per i figli. Quindi il mio consiglio ai miei amici italiani è di guardare ai dettagli: il diavolo è nei dettagli”. E magari veste Prada. Chissà se Melandri in questo modo ora punta a far entrare nuovi visitatori nelle sale del Maxxi, anche grazie a presenze, reali o virtuali, come quelle di Varoufakis.

Basta comunque scendere un piano per vedere “Disegno Ergo Progetto”, una mostra di alta qualità che permette di vedere la creatività di Alvaro Siza, il cui il tratto sicuro e sintetico è lo stesso delle composizioni architettoniche, i collages di Yona Friedman in cui la sua Ville Spatiale solca il cielo sopra l’Isola Tiberina e il Maxxi, le visioni a pastello di Luigi Pellegrin che compongono paesaggi futuri e surreali e ancora i disegni di Carlo Scarpa per la mostra su Frank Lloyd Wright alla Triennale di Milano nel 1953, le riflessioni tratteggiate a china nera sui tovaglioli della compagnia aerea Iberia di Alberto Campo Baeza, le matasse di segno delle litografie di Giovanni Michelucci e le geometrie luminose degli acquerelli di Lauretta Vinciarelli. Fino al 6 maggio negli spazi del Centro Archivi Maxxi Architettura: ventuno gli architetti protagonisti con le loro riflessioni grafiche, dedicate a opere e ricerche, visioni poetiche e pratiche progettuali per comporre una mostra che svela i tanti aspetti che caratterizzano la pratica architettonica.