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Memoria part-time: la strana sindrome del 27 gennaio

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Siamo in prossimità della Giornata della Memoria, appuntamento doloroso in ricordo delle vittime dell’Olocausto che ricorre ogni anno il 27 gennaio. Impegnarsi per mantenere viva la memoria dei milioni di ebrei sterminati dall’efferatezza nazista è doveroso per tutti gli schieramenti politici, che almeno in questa occasione solenne dovrebbero mettere da parte ogni divisione quotidiana.

Tuttavia, con il passare degli anni è emersa chiaramente l’incoerenza di chi il 27 gennaio ostenta il suo cordoglio e la sua indignazione per le vittime dell’antisemitismo, per poi scordarsene durante il resto dell’anno nei confronti degli ebrei vivi e dello Stato di Israele. Irresponsabile la leggerezza con la quale in troppi si sbracciano nella commemorazione degli ebrei morti, dimenticando al tempo stesso la necessità di difendere i vivi. Un’ipocrisia che abbiamo visto all’opera molte volte, anche di recente, nel maggio del 2021, quando una frettolosa condanna della risposta di Israele agli attacchi dei terroristi palestinesi di Hamas ha trovato fin troppi consensi nel dibattito politico. Una consistente fetta della sinistra mondiale ha colto l’occasione per screditare la figura dell’allora premier israeliano Benjamin Netanyahu, considerato alla stregua di un Trump israeliano da marginalizzare nel girone dei deplorables della politica.

Allo stesso tempo – va denunciato con altrettanta nettezza – alcuni esponenti della destra non hanno sfruttato l’occasione per mostrarsi realmente al passo con i tempi, entusiasti della democrazia e della libertà individuale, di cui Israele è baluardo in Medio Oriente. Anche da parte loro una incoerenza di fondo, che rischia di minare la credibilità della condivisibile critica al fondamentalismo islamico. La speranza è che il futuro possa portare ad una presa di coscienza comune su Israele come baluardo di democrazia e diritti umani in un’area dove essi sono negati. Fino ad allora, ogni retorica e frase di circostanza espressa il 27 gennaio apparirà come incoerente e distante da un reale sentimento di dolore in memoria della Shoah e verso chi ancora oggi sta lottando per non dover rivivere le tragedie del passato.