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Perché molti giovani Millennial e Generazione Z sposano le cause woke e progressiste

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Intervista a Kristian Niemietz (IEA): “Non è il capitalismo a causare risentimento, ma il risentimento a causare un’interpretazione anticapitalistica dei fenomeni … È il momento di ricominciare a spiegare le ragioni dell’economia di mercato”

Kristian Niemietz è Head of political economy per l’IEA di Londra. Il suo recente saggio “Left Turn ahead? Surveying attitudes of young people towards capitalism and socialism” mostra come la generazione dei Millennial, inizialmente descritta come apatica e disinteressata alla politica, sia finita con lo sposare le cause woke e progressiste, così come la successiva Generazione Z.

ARIANNA CAPUANI: Come ha deciso di studiare le convinzioni politiche delle giovani generazioni?

KRISTIAN NIEMIETZ: Questo paper può essere visto come la continuazione del mio terz’ultimo, scritto all’apice della corbynmania che imperversava nel Regno Unito. Stavolta ho voluto indagare su quanto fossero veramente popolari le idee socialiste, dal momento che alcuni dati sembravano indicare un ampio sostegno da parte dei giovani, fenomeno negato da alcuni fautori del libero mercato che lo bollavano come un prodotto dei social media, una prodotto della “bolla” di Twitter.

Ho quindi pensato di dover chiarire la questione in modo definitivo, raccogliendo i dati dei sondaggi già esistenti, colmandone le lacune e aggiungendo le nostre conclusioni, sperando che tutto questo sia un campanello d’allarme per i fautori del libero mercato. Infatti, se i giovani rigettano le tue idee, hai un bel problema, anche se non si è ancora manifestato. In seguito alla vittoria elettorale del 2019 il centrodestra ha pensato che se Corbyn era stato sconfitto, questo significava che il socialismo aveva cessato di essere un problema. Ho avuto l’impressione che non fosse vero, e che sottovalutando il proprio avversario si finisse per causarne la vittoria.

AC: L’obiezione più comune sarebbe che i giovani di sinistra crescendo diventano conservatori, che l’esperienza dimostra questo, ma lei sembra non crederci.

KN: Questo è esattamente uno degli errori che cerco di correggere. Non sono soltanto i diciottenni a esprimere opinioni socialisteggianti, ma anche i quarantenni. Dopo i quaranta comincia a intravedersi qualche cambiamento, ma i 41 enni hanno già le loro opinioni ben formate, il che vuol dire che qualcosa si è rotto. Forse non è stato così per le generazioni precedenti, ma non si può estrapolare da quei dati: se i baby boomers, radicali negli anni Sessanta, sono poi diventati ministri del governo Blair, questo non vuol dire che succederà lo stesso anche nel caso dei Millennial.

Ed West ha affermato la stessa cosa, ma sul versante degli atteggiamenti sociali, mostrando come Generazione X e Millennial siano spostati a sinistra. Questo sembra essersi verificato anche in campo economico, i Millennial o i rappresentanti più giovani della Generazione X sono sostenitori del thatcherismo, ma non può bastare perché non si stratta di cose che emergono nei dibattiti, e bisognerebbe già vederne una qualche traiettoria – se non se ne rilevano i segni, allora significa che non la vedremo mai.

AC: Perché crede che questo spostamento si sia verificato? Forse perché Millennial e Generazione Z hanno goduto di meno opportunità, e di società meno dinamiche rispetto a quelle dei loro genitori, perlopiù boomer, o forse perché hanno frequentato scuole statali?

KN: Su questo punto posso solamente fare delle ipotesi. I fautori del socialismo risponderebbero che il rigetto del capitalismo sia il sintomo dei fallimenti del sistema, e se funzionasse, non sarebbe quindi avvenuto. Ovviamente non credo a questa spiegazione, perché ogni volta che si discute di qualche problema sui social media, qualcuno trova sempre il modo di riportarlo al capitalismo. E quindi, migliaia di like e retweet a cascata. Questo fa sì che un’opinione si cementi in luogo comune, e quindi è vero il contrario, non abbiamo dei problemi che portano a un rifiuto del capitalismo, piuttosto il rifiuto dello stesso è il punto di partenza e quindi, qualsiasi cosa accada nel mondo, si finisce immancabilmente con l’imputarla al capitalismo. Non è il capitalismo a causare risentimento, ma il risentimento a causare un’interpretazione anticapitalistica dei fenomeni.

Se il presupposto è che il capitalismo sia terribile, qualsiasi cosa diventerà la sua conferma. Forse l’esempio più lampante è stata la tragedia della Grenfell Tower. Nel giro di pochi minuti, la gente attribuiva la tragedia al capitalismo. Direi piuttosto che si sia trattato di una tragedia causata da un errore umano non riconducibile a nessun sistema economico particolare. È solo che, una volta che il meccanismo funziona, continuerà a trovare terreno fertile, perché conferma ciò che la gente già crede di suo.

AC: Nel suo saggio parla di convinzioni superficiali, e anche di alcune contraddizioni nel concetto di destra e sinistra

KN: Sì, spesso si tratta di convinzioni poco profonde, perché non si parla di persone altamente politicizzate, o di studiosi del marxismo. In molti infatti adottano posizioni socialiste come se si trattasse di una moda, di una cosa “cool” da trattare come i gusti in fatto di musica. Il credo politico x è trattato come un segnale, come qualcosa per poter parlare di sé stessi. Per i giovani, si tratta di idee forti di cui però sanno molto poco, idee per le quali spesso finiscono per mettersi sulla difensiva, belligeranti. È diventato trendy essere socialisti, essere woke, ed è molto diverso dai tempi dei gruppi marxisti francesi, il Socialist Workers Party oggigiorno non è più di moda, hanno la fama di settari, di strambi, di persone non molto piacevoli. Un tempo nessuno avrebbe pensato di fare il marxista per una questione d’immagine, ma oggi si fa eccome. Possiamo dire che tutto sia iniziato dalla corbynmania, con tutti gli eventi organizzati per i giovani in quel contesto.

AC: Mi sembra quindi concordare con Ed West, si tratta fondamentalmente di vanità. Ma allora cosa bisogna fare per diffondere le idee di area liberale classica/conservatrice?

KN: Dipende dalle definizioni, non mi definisco un Tory e credo che i conservatori siano diventati un partito ‘nimby’. Direi quindi loro, smettetela di fare i nimby, perché alla lunga non si può costruire una coalizione elettorale esclusivamente sui boomer con casa di proprietà; si finirà con Millennials e Generazione Z come maggioranza progressista permanente. Viviamo da tempo una crisi del settore abitativo, che in un mondo più razionale dovrebbe spingerci a diventare più capitalisti, a vedere i boomer con case di proprietà come un gruppo d’interesse che difende la propria posizione, e dovremmo quindi capire che è necessario aprire il mercato.

Se non fossi già un fautore del libero mercato, la crisi mi renderebbe tale, ma se si comincia con dei presupposti anticapitalisti, qualsiasi problema viene riportato al capitalismo, e così avviene anche nel settore immobiliare. Questa conclusione è abbastanza intuitiva, dal momento che di norma lo stato non costruisce abitazioni. Ne consegue che per capire che si tratti di un fallimento dello stato e non del mercato, sia necessario utilizzare un po’ di capacità di astrazione. È certamente un settore privato in cui l’offerta è limitata per volere di chi è già proprietario. Anche se, a livello logico, la situazione dovrebbe spingerci ad adottare una soluzione di libero mercato, questo non accade perché la gente non pensa in questa maniera. Ma in caso di liberalizzazioni dal lato dell’offerta, gli affitti crollerebbero e in molti potrebbero finalmente permettersi abitazioni moderne e spaziose, e di conseguenza sarebbe più difficile dar voce al risentimento anticapitalista. Anche se si tratta in parte di una moda, bisogna comunque che sia ancorato a qualcosa, che rappresenti l’esperienza della gente comune.

Parlando di capitalismo solo in astratto, si potrà arrivare solo a poche persone. Ma se si cominciasse a dire “vivi in un buco che paghi fin troppo”, la questione diventerebbe più tangibile e reale per la gente comune. Insomma, se fossi un conservatore sarei decisamente anti-nimby e a favore della costruzione di nuove abitazioni, fermo restando che gli elettori con casa di proprietà si rivolterebbero contro di noi, ma questo sarebbe l’unico modo per assicurarsi che i giovani non prendano a odiarci. Il voto conservatore è pesantemente condizionato dai baby boomer e da chi resta della generazione precedente, e questo non è alla lunga sostenibile, nonostante l’elevata aspettativa di vita.

Ai liberali classici direi che, se non vogliamo limitarci a parlare con una sola generazione, bisogna re-imparare a spiegare i vantaggi del capitalismo a paragone col socialismo. Per lungo tempo si è detto che non era necessario spiegare perché il mercato funzionasse, perché avevamo assistito alla caduta del Muro di Berlino. Adesso è il momento di ricominciare a spiegare le ragioni dell’economia di mercato. Dobbiamo essere in grado di interagire con le idee socialiste, e confutarle.