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Da Soulemaini al Coronavirus: l’inverno nero di Teheran

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Non è bastato il clamore suscitato dall’uccisione del generale Soulemani e la conseguente scoordinata ed impacciata risposta militare del regime. Il Paese mediorientale sta cadendo nel caos non solo per effetto delle sanzioni, la crescente inflazione e l’isolamento internazionale: alle difficoltà il Coronavirus si aggrega al disordine.

Storicamente, le epidemie hanno l’effetto di provocare disordini di ordine economico e sociale specialmente, e con maggiore enfasi, in quelle società politiche che non possiedono sufficienti valvole di sfogo politiche: ne è testimone la storia europea nel suo periodo pre-democratico, come ad esempio quanto è accaduto durante la rivolta dei Lollardi in Inghilterra e quella dei Ciompi a Firenze nel tardo Medioevo, dove il rapporto tra governo e governati non era mediato da strumenti di rappresentanza democratica.

È plausibile che l’epidemia di Covid-19 in corso in Iran possa provocare nel futuro prossimo pesanti ripercussioni sull’ordine pubblico. La stampa internazionale, per quanto possa risultare difficile reperire informazioni del genere in Iran, ha ampiamente riportato l’insorgenza di disordini nella città santa di Qom, santuario dello sciismo, bloccandola. Il silenzio, o meglio, la censura del regime è particolarmente eloquente: i tassi di mortalità e la progressione epidemica sono indubbiamente superiori ai numeri trapelati dagli organi di informazione ufficiali. Il Paese, del resto, presenta molte debolezze nel proprio sistema sanitario e non sembra in grado di gestire l’epidemia.

Una delle cause dell’impreparazione è probabilmente dovuta all’effetto delle sanzioni unilaterali Usa e di quelle internazionali, che impediscono a Teheran una gestione migliore della pandemia. L’Iran tuttavia deve prendere atto che le sanzioni non verranno sospese, plausibilmente, senza che possa garantire concessioni sul proprio programma nucleare. La politica estera Usa rimarrà realista e lo stato di massima pressione sul regime degli ayatollah resterà inalterato, a qualsiasi costo. Se gli iraniani possono permettersi una bomba atomica – chioseranno a Washington – perché non potrebbero sconfiggere un virus? Realismo puro, dunque: gli Usa continueranno il proprio assalto a Teheran.

L’Iran è più fragile di quanto sembri. Pesano le ripercussioni sul piano internazionale e domestico dei passi falsi compiuti in questo lungo inverno, come ad esempio l’abbattimento di un aereo di linea ucraino, scambiato per un’incursione americana. Il Coronavirus si aggiunge alle difficoltà esistenti e mette a dura prova la capacità del regime di Teheran di garantirsi la propria sopravvivenza, con perdite evidenti in fiducia ed autorevolezza. Il nemico, in conclusione, non è più al di fuori dei propri confini (Stati Uniti e Israele), ma al proprio interno: il Coronavirus propagherà ancora di più il germe dell’insoddisfazione. Il cambio di regime sembra essere più vicino.