Esteri

La caduta di Jack Ma ci dice dove va la Cina di Xi Jinping

Il ritorno ad uno Stato comunista nel senso più pieno del termine. Per il Partito-Stato essenziale riprendere il pieno controllo di aziende diventate troppo autonome

5.3k 0
Jack Ma

Dopo la conclusione del XX Congresso e il trionfale terzo mandato ottenuto da Xi Jinping, si era capito che il Partito comunista cinese è davvero disposto a tutto pur di impedire che qualcosa o qualcuno sfugga al suo ferreo controllo.

Vale certamente per la sfera politica e sociale, ma anche per quella economica e finanziaria. È sufficiente rammentare la progressiva emarginazione dei tanti tycoons emersi nella Repubblica Popolare dopo le riforme introdotte da Deng Xiaoping alla fine degli anni ’70 del secolo scorso. Alcuni di loro sono stati fortemente ridimensionati, altri sono spariti dalla scena pubblica e non se ne sa più nulla.

La sconfitta di Jack Ma

Ora si assiste alla sconfitta del più famoso tra i suddetti tycoons, quel Jack Ma che, partendo dall’umile posizione di insegnante d’inglese, aveva poi fondato Alibaba, il colosso cinese dell’e-commerce, addirittura in grado di fare concorrenza ad Amazon.

Nel 2020 l’imprenditore lanciò ANT Group, un altro colosso nel settore degli investimenti digitali e dei pagamenti a credito ma, nel frattempo, a Pechino i sospetti su di lui erano cresciuti a dismisura. Aziende come Alibaba e ANT Group sono infatti in grado di orientare le preferenze dei consumatori, diventando così concorrenti di un Partito che intende controllare tutto, persino l’anima dei cittadini.

La rottura con Xi

A questo punto apro una parentesi per far notare due fatti importanti. Agli inizi della sua carriera Jack Ma che, come tutti gli imprenditori cinesi, ha in tasca la tessera del Partito, era molto vicino a Xi Jinping, già in pole position ma non ancora giunto ai vertici del potere. Xi, in effetti, ne favorì il successo, forse non comprendendo che Ma non era disposto a farsi incasellare.

La rottura ebbe luogo quando il tycoon disse in pubblico che il sistema bancario e finanziario cinese era estremamente inadeguato, e prigioniero di una mentalità da “banco dei pegni”. Naturalmente, vista la popolarità del personaggio, queste frasi furono ampiamente riportate dai media, incrementando ancor più i pesanti sospetti che il Partito nutriva sul suo conto.

Come già Alibaba, così anche ANT Group subì pesanti perdite in Borsa. A differenza di quanto accade in Occidente, tuttavia, questa situazione non preoccupò affatto Xi e il gruppo dirigente comunista.

Riprendere il controllo

Essenziale era, per loro, riprendere il pieno controllo di aziende che erano diventate troppo autonome. In altre parole, le perdite in Borsa nulla contano se servono a ristabilire il controllo statale. E molti sospettano che tali perdite fossero in realtà favorite dall’onnipotente Partito-Stato, e usate come monito per tutti gli imprenditori in cerca di autonomia.

Ora Jack Ma ha perduto il controllo di ANT Group, mantenendo soltanto il 6,2 per cento dei diritti di voto, mentre in precedenza la sua quota era del 53 per cento. È impossibile che possa riprendersi dopo una simile batosta giacché il messaggio del Partito è chiarissimo: “se continui a pretendere autonomia le conseguenze saranno ancora peggiori”.

Del resto il 58enne tycoon aveva da tempo mangiato la foglia diradando le sue apparizioni pubbliche in Cina e compiendo frequenti soggiorni in Giappone e in Thailandia. Si era anche parlato di un suo arresto, finora non avvenuto.

Un caso esemplare

Al di là delle vicende personali e delle perdite finanziarie indotte dal governo centrale, il caso di Jack Ma è importante perché lascia intravedere quali siano i propositi di Xi Jinping e dei fedelissimi da lui introdotti nel nuovo Politburo.

È chiaro, a questo punto, che il ritorno al marxismo-leninismo sbandierato nel XX Congresso dev’essere preso molto sul serio. La Repubblica Popolare intende tornare a essere uno Stato comunista nel senso più pieno del termine.

Quale comunismo?

Di quale comunismo si tratta, tuttavia? Difficile pensare che possa essere quello essenzialmente rurale, con pochissime automobili e milioni di biciclette, dei tempi di Mao Zedong. Dopo tutto la Cina è molto cambiata e possiede una struttura industriale e una capacità di penetrazione commerciale che rendono impossibile un ritorno a quel passato.

Non si può escludere, invece, che l’intento sia quello di ricreare una sorta di Unione Sovietica con “gli occhi a mandorla”. Si conosce già la passione di Xi per i “piani quinquennali”, che lo accomuna ai dirigenti sovietici pre-Gorbaciov.

In questo senso, Jack Ma è solo la punta di un iceberg. Xi Jinping e i suoi sodali vogliono convincere il mondo che, a dispetto dell’opinione corrente, il comunismo non è affatto morto e che, al contrario, può riproporsi quale modello da imitare ovunque. Tutto ciò a dispetto dei suoi fallimenti passati, che Xi e i suoi imputano al cattivo uso di una dottrina altrimenti infallibile.