Politica

Aborto, ecco come l’ideologia esclude la politica e acceca l’informazione

Le posizioni intermedie, le soluzioni di compromesso, non sono ammesse, lo scontro tra fazioni è irriducibile, l’informazione viene distorta

4.5k 1

L’ideologia, cito testualmente il dizionario, è un sistema concettuale e interpretativo che costituisce la base politica di un movimento, di un partito o di uno Stato.

Le ideologie precedono la politica, rientrano di dovere nel dibattito pubblico, nazionale e internazionale, ma spesso ne rappresentano un limite. Un limite alla libertà di informazione e d’opinione, un intralcio alla conoscenza della realtà e sovente diventano il movente di un atteggiamento censorio.

Così, la storica sentenza della Corte Suprema che ha negato all’aborto il rango di diritto costituzionale, rinviandone però la sua regolamentazione alle legislazioni statali o al Congresso, diventa l’ennesima occasione di scontro ideologico, che spacca gli Stati Uniti (e non solo) in due fazioni: pro-life (antiabortisti) e pro-choice (favorevoli al diritto di scelta delle donne).

Le polemiche successive alla sentenza della Corte sono la cartina di tornasole di tutti i limiti che le ideologie pongono al dibattito politico. Le posizioni intermedie, le soluzioni di compromesso, non sono ammesse e lo scontro tra fazioni è irriducibile.

L’idea di trovare un punto di equilibrio tra la difesa della vita e la libera scelta delle donne sul proprio corpo, seppur minoritaria, esiste ma rimane nascosta, defilata nelle discussioni politiche e inesistente sulle colonne dei giornali o nei talk televisivi.

L’ascolto degli argomenti della controparte non è ammesso dal dogma ideologico. L’ideologia nutre il disprezzo per chi è contrario alla nostra tesi, porta a considerare l’avversario nel migliore dei casi in malafede, nel peggiore un oscurantista o disumano.

Di fronte ad una questione di vitale importanza e di difficile comprensione, attribuire la giusta importanza al valore della vita significa schierarsi dalla parte degli antiabortisti insensibili alla libertà e al progresso. Al contrario, difendere a spada tratta la libertà di scelta delle donne significa sposare la cultura della morte e non avere rispetto per la vita.

Ma davvero non può esistere un dibattito sano, laico, sulla materia, che prenda in considerazione le ragioni – che ci sono – degli uni e degli altri?

L’ideologia restringe il campo della libertà di espressione. Gli argomenti dell’una o dell’altra tesi si sfaldano e ciò che rimane di una questione complessa è lo scontro tra due tifoserie. I progressisti contro i retrogradi, i sani di mente contro i pazzi malvagi, le donne contro gli uomini e così via.

Anche l’informazione ne risente. La notizia viene risucchiata dalle posizioni ideologiche della testata o del commentatore, con l’aggravante di impedire ai cittadini di farsi un’opinione basata però sui fatti.

Il 25 giugno scorso, il Corriere della Sera ha titolato “Usa, abolito il diritto all’aborto”. “L’America che odia le donne”, era invece il titolo de La Stampa. Titoli tecnicamente falsi. Il diritto all’aborto non è abolito, il ribaltamento della sentenza Roe vs Wade ha demandato il suo riconoscimento e la sua regolamentazione a livello dei singoli Stati.

Davanti ad un dibattito ideologico come questo, sembra opportuno ricordare la tesi di Alexandros Panagulis, noto anche con il diminutivo di Alekos, poeta e politico greco, impegnato nella lotta, anche violenta, alla dittatura dei colonnelli.

Riprendendo le sue parole, Oriana Fallaci, sua compagna dal 1973 al 1976, scrive “Un uomo”, un racconto drammatico della vita di Alekos e della sua relazione con la giornalista e scrittrice fiorentina. Molti intellettuali, scrive Panagulis, “credono che essere intellettuali significa enunciare ideologie, manipolarle, e poi sposarle per interpretare la vita secondo formule e verità assolute”. E continua:

“Questi intellettuali non sono intelligenti, sono stupidi, e in ultima analisi non sono nemmeno intellettuali ma sacerdoti di una ideologia. Con l’ottusità dei sacerdoti non riconoscono che, una volta sposati all’ideologia, non si è più liberi di pensare. Perché si piega tutto a quella soluzione, si giudica tutto secondo quegli schemi: da una parte l’Inferno e dall’altra il Paradiso, da una parte il lecito e dall’altra l’illecito.