Politica

Il Pd riparta dall’ossessione per il fascismo: ripresentato il Ddl Fiano

L’antifascismo come arma di delegittimazione dell’avversario. Il teorema è semplice: è fascista il partito non di sinistra che possa vincere le elezioni

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Enrico Letta
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Nelle primissime ore della legislatura, il senatore del Pd Walter Verini ha pensato bene di depositare un disegno di legge per scongiurare la ricostituzione del partito fascista. Secondo il senatore Dem, “ci sono troppi, quotidiani, episodi di odio, violenza, amplificati esponenzialmente dal web, che accadono in nome di gesti e simbologia neofascisti da parte di tanti gruppi dell’estrema destra spesso collusi con la criminalità organizzata”.

Il Ddl Verini-Fiano

Nello specifico, si tratta di una riproposizione del Ddl Fiano, che a causa dello scioglimento anticipato delle Camere aveva interrotto il suo iter legislativo. L’intento, pertanto, è quello di modificare l’articolo 604-bis del codice penale: chiunque provi a  propagandare idee antitetiche rispetto all’ordinamento democratico, quali quelle nazifasciste, rischierebbe fino a un anno di carcere e multe per 6 mila euro.

L’idea – precisa Verini – non è quella di abrogare la legge Scelba, bensì di colmare alcune sue lacune. Beninteso, l’ossessione per il fascismo da parte dei Dem, non è cosa nuova. Infatti, in tempi non sospetti, Umberto Eco teorizzò l’idea del fascismo eterno. Secondo il premio Nobel, l’ideologia non sarebbe scomparsa con la morte di Benito Mussolini, ma viva sotto mentite spoglie.

E gli altri totalitarismi?

Tuttavia, questi interventi legislativi, e in generale la retorica antifascista del Pd ma non solo, presentano delle palesi contraddizioni. In primo luogo, la condanna viene circoscritta al solo fascismo, e non estesa a tutti i totalitarismi. Molti degli antifascisti, infatti, strizzano l’occhio ad altri regimi, talvolta uguali o peggiori rispetto a quello nazifascista (vedi la Cina di Mao o l’URSS di Stalin).

Secondo: la Repubblica e la Carta Costituzionale nascono dalle ceneri del fascismo. Non a caso, si è scelto di costituire una Repubblica di tipo parlamentare, la quale, attraverso la distribuzione dei poteri, fa sì che non ci possa essere alcun tipo di deriva totalitaria. Il Parlamento, qualora dovesse registrare vere derive antidemocratiche, avrebbe tutto il potere – e il dovere – di sfiduciare l’Esecutivo.

Il teorema della sinistra

In ultimo, e non certo per importanza, l’utilizzo dell’antifascismo quale arma di delegittimazione dell’avversario. Generalmente è assai semplice riconoscere il partito “fascista” del momento: è il partito non di sinistra, il quale abbia superato il 15 per cento dei consensi.

Secondo la sinistra politica e mediatica, era fascista Silvio Berlusconi quando vinceva o perdeva di poco le elezioni, il Movimento 5 Stelle del 33 per cento, la Lega di Matteo Salvini del 34 per cento e, in ultimo, il partito di Giorgia Meloni ora che con il 26 per cento è al governo del Paese.

La sacrosanta lotta alle derive totalitarie non dovrebbe avere colori: chiunque ama la libertà, è contro ogni forma di dittatura. E gli italiani, specie dopo aver provato anni di limitazione della libertà personale, sacrifici e vessazioni, dovrebbero aver compreso ancora di più i valori alla base della nostra democrazia.