Politica

Politicamente corretto: serve un’operazione di contro-egemonia

Intervista a Giovanni Sallusti: Giorgia Meloni deve resistere a due sirene contrapposte ma speculari, il mainstream che vuole “normalizzarla” e il vecchio mondo di destra

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La libertà d’espressione in Occidente è minata dal mainstream e dal pensiero unico? Con Giovanni Sallusti, opinionista di Libero, esperto di comunicazione, abbiamo parlato del suo ultimo libro: “Politicamente Corretto. La dittatura democratica” (Giubilei Regnani).

Una forma di censura soft

TOMMASO ALESSANDRO DE FILIPPO: Cosa l’ha spinta a scrivere questo libro? Quali sono le ragioni per cui il politicamente corretto lede la libertà d’espressione e va combattuto?

GIOVANNI SALLUSTI: Ho scritto questo libro perché ho percepito una minaccia per la libertà di pensiero ed espressione, dovuta al politicamente corretto. Se nel ‘900 la libertà era a rischio anche in Occidente a causa di regimi come il nazismo o il comunismo, che reprimevano con forza e violenza ogni voce non consona alla narrazione dittatoriale, oggi è la spinta del censura soft del mainstream a mettere a rischio la possibilità di esprimersi liberamente.

Non ci sono gulag o campi di sterminio per i dissidenti, piuttosto un totalitarismo subdolo ed accreditato nell’opinione pubblica, che va smascherato e combattuto con fermezza.

TADF: Ritiene che questa spinta sia anche strumentalizzata da una precisa parte politica? La sinistra radicale, i progressisti nel mondo cavalcano il politicamente corretto per arginare la destra e tacciarla d’impresentabilità?

GS: Certo. Non a caso, il politicamente corretto nasce nel mondo anglosassone, che è al tempo stesso la culla della libertà individuale. Una contraddizione evidente: una distorsione ideologica che va a crearsi e ritorcersi contro il tipo di società più libero del pianeta.

Negli Stati Uniti è in serio pericolo il free speech, nelle università e nel panorama sociale, come spesso afferma e denuncia in maniera acuta Federico Rampini. Questa deriva è ormai arrivata anche in Europa e nelle nostre vite.

Una operazione di contro-egemonia

TADF: Crede dunque che per contrastare il politicamente corretto sia necessario un profondo lavoro anche nel mondo dell’istruzione e nel panorama culturale nostrano?

GS: Assolutamente sì, il mondo della cultura deve rappresentare il punto cardine della nostra “missione”: nel ‘900 la sinistra è stata più capace di monopolizzare ed influenzare la società ed il mainstream rispetto alla destra, praticando con successo quella che Antonio Gramsci teorizzava e chiamava “egemonia culturale”.

Pertanto, il politicamente corretto rappresenta una ideologia suppletiva rispetto all’egemonia culturale comunista, dato che la prima era stata di fatto sconfitta con il crollo dell’Urss e la caduta del Muro di Berlino. Il vero pensiero liberale e conservatore deve unirsi e compiere un’operazione di contro-egemonia, al fine di modificare uno status quo molto deleterio.

Un consiglio a Giorgia Meloni

TADF: Da esperto di comunicazione politica, cosa suggerirebbe alla premier in pectore Giorgia Meloni in tale ambito? In che modo affrontare la crisi, senza affievolire speranza ed entusiasmo che hanno permesso il raggiungimento di un grande risultato elettorale?

GS: Può apparire banale, ma suggerirei a Giorgia Meloni in primis di rimanere se stessa. La futura premier ha incassato un grande risultato elettorale grazie alla sua coerenza ma soprattutto ai contenuti politici delle sue proposte.

È riuscita in parte ad archiviare vecchi volti dello statalismo italiano, cari alla destra, ed indirizzare il suo partito su una linea atlantista e filo-occidentale, fattore assolutamente non scontato. Sia pure imperfette e piene di problemi, le democrazie liberali rappresentano l’unica alternativa alla minaccia dei regimi e delle autocrazie come Cina e Russia.

Il suo obiettivo deve essere quello di non farsi condizionare da due sirene contrapposte ma speculari: quella del mainstream, che vuole “normalizzarla”. Quella del vecchio mondo di destra che, senza rendersene conto, fa il gioco della controparte politica, avallando una caricatura macchiettistica che non rappresenta ciò che è oggi Giorgia Meloni, una moderna leader conservatrice europea.