Politica

Ronzulli alla Salute? Il Biennio pandemico va consegnato alla storia

Nostalgismi e colpi di coda, gli inconsolabili orfani delle restrizioni, l’approccio pedagogico-rieducativo riattivato per la crisi energetica… Ma è ora di voltare pagina

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Licia Ronzulli Roberto Speranza

Mentre impazza il toto-ministri e si moltiplicano le indiscrezioni sulle trattative per la formazione del nuovo governo, c’è chi ha approfittato di questa fase di transizione per rilanciare un po’ l’allarme pandemico, proprio in coincidenza del momento in cui è scaduto l’obbligo di indossare le mascherine sui mezzi di trasporto.

Adesso si prova a ribaltare il paradigma: il fatto che non siano più obbligatorie non significa che sono vietate. Ragionamento lapalissiano nella sua semplicità che, però, suona beffardo ripensando a quanto la responsabilità individuale, alla base di ogni società compiutamente liberale, sia stata mortificata nel lungo Biennio pandemico.

Il ritorno dei bollettini

In questa stessa settimana, si è peraltro registrato il ritorno roboante dei bollettini rilanciati con grande enfasi da molti siti di informazione che hanno già messo in allerta sul pericolo di una recrudescenza autunnale dell’epidemia: i contagi aumentano, l’indice RT schizza e chissà cosa potrà succedere quando si insidierà il nuovo governo, che abbasserà irresponsabilmente la guardia di fronte al virus venuto dalla Cina.

Colpi di coda

Eppure, anche dalle parti del centrodestra, in tanti hanno storto il naso quando si è vociferato della possibile candidatura di Licia Ronzulli al Ministero della salute. Chi ne ricorda l’intransigenza sanitaria si è quasi chiesto se, a questo punto, non valga la pena mantenere Speranza al suo posto.

Nell’ultima settimana, è circolata addirittura una bozza di una circolare ministeriale che prevedeva il ritorno di alcune misure di prevenzione in caso di necessità. Per fortuna, ragioni di opportunità e di grammatica istituzionale (visto che il governo è in fase di prorogatio) hanno evitato questo ennesimo colpo di coda.

Niente più obblighi

Dal canto suo Giorgia Meloni, premier in pectore, ci ha tenuto a sgomberare il campo da equivoci e a dettare la linea: “Continuo a leggere irreali ricostruzioni in merito a un eventuale governo di centrodestra. Dopo fallimentari gestioni come quelle di Speranza & C. stiamo lavorando a una squadra di livello che non vi deluderà”.

A ribadire quest’orientamento ci ha pensato pure Marcello Gemmato, responsabile sanità di Fratelli d’Italia, che ha spiegato a La Repubblica che non sarà più richiesto il Green Pass, che saranno aboliti gli obblighi sanitari e che la campagna di immunizzazione sarà offerta (in particolare a fragili e anziani) ma non sarà più imposta.

“Non seguiremo le virostar, ma scienziati con impact factor alto e magari le linee di indirizzo già prese in altri Paesi. Noi siamo sempre stati gli ultimi a riaprire, altri, come l’Inghilterra, sono ripartiti prima. Perché abbiamo avuto una posizione ideologica e non scientifica. E infatti siamo tra i primi al mondo per mortalità e letalità”, ha concluso Gemmato.

Gli inconsolabili orfani delle restrizioni

Dopo un paio di giorni, è stata concessa la replica a Martina Benedetto, l’infermiera diventata famosa per aver postato un selfie con i segni sul viso lasciati dalla mascherina, che ha criticato aspramente le parole di Gemmato definite “svilenti e approssimative”, soprattutto per il riferimento alle cd. virostar e al superamento di tutte le restrizioni dell’epoca pandemica.

Secondo lei, tutte le misure sono servite e i dispositivi di protezione andrebbero ancora usati al chiuso. Più o meno sulla sua stessa linea, lo scrittore Emanuele Trevi che, sul Corriere della Sera, ha pubblicato un editoriale dal titolo eloquente “La mascherina? Io in tasca ne terrò due – Ormai è il mio portafortuna”.

Peraltro, nel suo pezzo, pur richiamando gli immancabili Trump e Bolsonaro associati alla destra sovranista “turpe e sconsiderata”, ha parlato di opposti estremismi: sia di coloro che rifiutano di indossarla, apostrofati con termini assai severi, sia di quelli che si sono arrogati il ruolo di guardiani della salute pubblica a caccia di gente smascherata.

Anche perché ha spiegato che questa contrapposizione può sfociare in un scontro sociale e quindi ha invocato l’intervento legislativo per dirimere la questione. Ora, però, alla premessa manca il dovuto corollario.

L’approccio pedagogico-rieducativo

La polarizzazione così estrema è stata creata sia dal furore normativo che da una narrazione a senso unico che ancora prosegue e spesso viene usata anche come strumento politico di contrasto al nuovo governo non ancora insediato.

Evidentemente, il vizio di fondo di tutta la gestione sanitaria all’italiana maniera è stato l’eccesso di dirigismo, l’utopia di voler bloccare la trasmissione dei contagi attraverso una serie impressionante di decreti, imporre un’informazione pedagogica e allarmistica che ha bandito non solo le critiche ma anche i dubbi più che legittimi.

Aver derogato con disinvoltura ai principi cardine di una società liberale ha creato un pericoloso precedente, tanto è vero che lo stesso approccio pedagogico-rieducativo è già pronto per essere riattivato di fronte alla grave crisi energetica in corso.

I danni del dispotismo sanitario

Peraltro, l’esperienza di altri Paesi, come la Svezia e il Regno Unito, ha dimostrato che una maggiore attenzione ai diritti individuali e alle libertà non produce certo gli sfasci di cui si discetta con eccessiva superficialità da noi.

Il modello liberticida seguito in Italia è stato deleterio sotto tutti i punti di vista. Il settimanale americano Newsweek si è chiesto se la generazione Covid è fottuta (screwed). Infatti, le chiusure hanno avuto delle ricadute assai negative sulla frequenza scolastica e sulle carriere universitarie.

Sono effetti collaterali che molti nemmeno considerano, protetti come sono all’interno della loro comfort zone. Tanto è vero che il servizio della rivista Usa è stata menzionato solo da La Verità.

Ma, d’altronde, anche il britannico The Guardian ha pubblicato una ricerca che segnala come l’epoca post-Covid sia all’insegna dell’incertezza e della sfiducia per i giovani. “L’impatto dei due anni di indipendenza perduta potrebbe avere conseguenze di vasta portata come, per esempio, un diffuso sviluppo ritardato tra ragazzi e ragazze”.

Insomma, una catastrofe di proporzioni bibliche che, però, non attecchisce nella narrazione nostrana saldamente ancorata ai precetti dell’epoca pandemica e allo scudo dell’evidenza scientifica (che, poi, è il contrario della vera scienza fondata sul confronto dei dati e non sul dogma ridondante trasmesso a reti e testate unificate).

Voltare pagina

Per cui sorprende l’atteggiamento di tanti scrittori, intellettuali, artisti, cantanti, attori o dell’opinionista di turno che non hanno proprio preso in considerazione i danni provocati dal dispotismo sanitario e che vorrebbero, in qualche modo, perpetuare o conservare qualcosa dell’armamentario sanitario pure a tempo scaduto.

Anche a danno di chi ha pagato il prezzo più alto delle assurde restrizioni protratte per oltre due anni. Ora è il momento di voltar pagina e consegnare al giudizio della storia una delle pagine più tristi e tremende del nostro Paese.