Politica

Serve un posto nel listino? Better Call Enrico

Nella casa delle divergenze non sono d’accordo su nulla ma un posto in lista non si nega a nessuno. Letta come il Saul della fortunata serie tv

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Ormai, siamo ben oltre le convergenze parallele care ad Aldo Moro. Quelle di Enrico Letta sono ardite acrobazie per tenere insieme tutto e il contrario di tutto nel suo campo più slabbrato che allargato.

D’accordo che non siamo d’accordo su nulla

Lui ha parlato di “autonomia programmatica” in una conversazione con Il Messaggero. Tradotto: non andiamo d’accordo su nulla ma dobbiamo stare per forza insieme. Circostanza che ha ribadito lui stesso di lì a poco: “Non è che su tutti i temi si deve essere d’accordo su tutto”. Però, si presuppone che un’alleanza si fondi su un minimo comun denominatore, un idem sentire su almeno quattro o cinque questioni fondamentali.

Invece, a sinistra, si rincorre l’utopia di far convivere il rigassificatore di Calenda con l’ambientalismo gretino di Bonelli e Fratoianni. “Il patto tra noi e Calenda non è il patto di tutti, quello è il punto sul quale su alcuni temi abbiamo trovato con Azione e +Europa un accordo”. Fantastico. Come dire, ora troviamo un accordo (uguale e contrario) anche con Sinistra Italiana e con i Verdi e il problema è risolto.

Insomma, a ciascuno il suo tanto la prospettiva di governo è poco meno di una chimera e quindi tutti possono coabitare in questa casa delle divergenze.

Il nodo vero è sui seggi

Ciò conferma che il nodo gordiano delle trattative non è tanto sui programmi o sui temi quanto sui seggi da accaparrarsi in vista di un tanto agognato pareggio al Senato funzionale a imbrigliare pure la prossima legislatura.

A questo proposito, è piuttosto bizzarro il tira e molla in corso con Luigi Di Maio il quale invoca “rispetto e parità di trattamento”. Ora, in politica, il “rispetto” si guadagna con i voti e la lista dei fuoriusciti grillini non sembra avviarsi verso un risultato elettorale memorabile.

Peraltro, a quanto pare, il ministro degli esteri avrebbe ottenuto tre posti in lista Pd (uno per sé naturalmente, gli altri due per la Castelli e Spadafora) ma sarebbe comunque indispettito dalla pubblicità fornita all’accordo – come racconta il Giornale – perché questo patto non va proprio giù a tutti gli altri ex grillini che hanno seguito Di Maio, costretti ora a guadagnarsi il loro “diritto di tribuna” nella lista proporzionale di Impegno Civico (impresa ai limiti dell’impossibile).

Peraltro, si vocifera di una candidatura proposta a Di Maio nel collegio di Modena a pochi chilometri da Bibbiano. Giusto per rimarcare come il destino possa essere assai beffardo e presentarsi sotto forma della più classica delle nemesi.

L’irrequieto Calenda

Nemmeno tra i Dem fanno salti di gioia per il seggio offerto all’ex capo politico dei 5 Stelle ma questa campagna elettorale è tutta all’insegna dello scurdammece ‘o passato.

Tanto è vero che, dalle sue pagine social, l’irrequieto Calenda già incalza gli alleati del Pd e declina lo stesso concetto in salsa romanesca rivolgendosi a Franceschini: “Il terzismo alla ‘volemose bene’ con noi non funziona”. Come dire: già faccio fatica a giustificare davanti ai miei elettori il patto col Nazareno (basta leggere i commenti dei followers di Calenda), figuriamoci se mi presento pure con Bonelli e Fratoianni.

Un cartello elettorale

Su queste basi precarie e traballanti non ha molto senso parlare di agenda Draghi (che poi tutti la evocano ma non si sa bene cosa sia e se esista sul serio). Tra l’altro, sarebbe sufficiente menzionare il fatto che Fratoianni non ha mai votato la fiducia al governo Draghi ed è uno dei più acerrimi rivali della linea atlantista per constatare come funzioni a intermittenza quest’agenda.

Il senso di tutto ciò lo chiarisce meglio lo scrittore Gianrico Carofiglio su La Stampa: “Si tratta di un’alleanza elettorale e non di una coalizione politica”. In effetti, gli indizi portano tutti in quella direzione. Per cui, passando dal piano teorico a quello pratico, una coalizione così eterogenea e rissosa non avrebbe alcuna possibilità di scrivere un programma di governo.

Letta come Saul

In tutto questo sconquasso, Enrico Letta si barcamena allo stesso modo di Saul Goodman, l’eccentrico avvocato protagonista della famosa serie televisiva, chiamato a fronteggiare più problemi di quelli che riesce a risolvere e, nel caso del segretario del Pd, a rispondere alle insistenti chiamate degli aspiranti parlamentari. Cerchi un posto nel listino? Vuoi stringere un’alleanza elettorale? Better call Enrico. C’è posto per tutti.