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L'intervista

Un solo bivio: o Draghi si convince del bis, o si vota. Intervista al prof. Celotto

Intervista al prof. Alfonso Celotto: venuto meno il senso tecnico del governo di unità nazionale, l’ipotesi Draghi-bis ancora in piedi, ma con un patto di legislatura

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Facciamo il punto sulla crisi di governo con il costituzionalista Alfonso Celotto, per il quale da qui a mercoledì il bivio appare chiaro: o si riesce a convincere Draghi a guidare un nuovo governo, o l’unica strada percorribile è quella delle elezioni anticipate.

Venuta meno l’unità nazionale

TOMMASO ALESSANDRO DE FILIPPO: Professor Celotto, innanzitutto le chiedo una valutazione sulla crisi di governo. È possibile che in questi tre giorni che ci separano da mercoledì la maggioranza possa ricomporsi in Parlamento, oppure non ci sono speranze?

ALFONSO CELOTTO: Questa è una crisi politica, pertanto dobbiamo valutare la tempistica che ci separa da mercoledì, il “giorno della verità” in cui scopriremo se è fattibile ricomporre la maggioranza o meno. Anche solo pochi giorni in politica possono rappresentare un’eternità, ragion per cui non possiamo dare previsioni. Certo, ad oggi pare difficile immaginare una ricomposizione, dato che con la caduta dell’Esecutivo il senso tecnico del “governo di unità nazionale” pare venuto meno.

L’ipotesi Draghi-bis

TADF: Ritiene che da parte di alcuni partiti come Lega, Italia Viva e Forza Italia, che a parole aprono al Draghi bis senza Movimento 5 Stelle, ci sia in realtà l’intenzione di lasciare Conte “con il cerino in mano” ed andare alle urne senza assumersene la responsabilità?

AC: Potrebbe essere, ma è certamente complesso capire la strategia di ogni singolo partito. Tuttavia, ritengo che il punto politico della questione non sia l’impossibilità del “Draghi bis” in sé, ma il tipo di percorso politico che avrebbe dinanzi.

Un nuovo governo a guida Draghi potrebbe nascere solo con un patto di legislatura di dieci mesi, dove ogni forza della maggioranza si impegna ad evitare di politicizzare a proprio piacimento l’operato dell’Esecutivo.

Il premier prese l’impegno di guidare il Paese con un compito tecnico, basato sull’uscita dalla pandemia e l’avvio del Pnrr. Penso che a logorarlo siano stati proprio i temi politici come la questione balneari o taxi.

TADF: Crede che Draghi tema un nuovo percorso di governo di dieci mesi con i partiti in piena campagna elettorale, e quindi voglia lasciare l’incarico soprattutto per questa ragione?

AC: Sì perché non è un politico. Fosse stato un Craxi, un Fanfani o un De Mita avrebbe tranquillamente valutato una soluzione di questo tipo. Tuttavia, essendo un tecnico è comprensibile che non abbia tale interesse a restare. La frase che gli viene attribuita, “ne ho le tasche piene”, è emblematica.

Il bivio: o Draghi o elezioni anticipate

TADF: Ritiene che la pressione di mercati internazionali e cancellerie europee possa spingere il premier ad accettare un nuovo incarico pure contro la sua volontà?

AC: Credo sia fondamentale che Mario Draghi resti premier in caso di scioglimento anticipato delle Camere, fino alla nomina del suo successore, al fine di poter dare stabilità al Paese e scrivere una legge di bilancio che contribuisca a rasserenare le cancellerie ed i mercati.

Non vedo alcuna utilità in un governo “balneare” guidato da un’altra figura che traghetti l’Italia alle urne. Da qui a mercoledì vedo un bivio: o Draghi, o elezioni anticipate.