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“Fuori dall’euro, Germania nei guai”. Parola di Theo Weigel, ex ministro delle finanze tedesco, “eurolirico” e sostenitore dell’Ue

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Devo alla visione e alla lungimiranza del grande Sergio Vento, personalità italiana capace di uno sguardo aperto e lucidissimo sulla scena mondiale, il recupero di un’intervista di un paio d’anni fa, a T-online, dell’ex ministro delle finanze tedesco Theo Weigel. Di chi si tratta? Dello storico braccio destro Helmut Kohl, di uno strenuo difensore di euro e Ue, di un “eurolirico”, come direbbe ironicamente proprio Sergio Vento.

Eppure, Weigel non ha paura di raccontare come l’architettura europea si sia rivelata oggettivamente favorevole alla Germania e al suo sistema di esportazioni:

“Se la Germania oggi uscisse dall’unione monetaria, allora avremmo immediatamente, il giorno dopo, un apprezzamento tra il 20 e il 30 per cento del marco tedesco che tornerebbe nuovamente in circolazione. Chiunque si può immaginare che cosa significherebbe per il nostro export, per il nostro mercato del lavoro, o per il nostro bilancio federale”.

Si dirà: è il segreto di Pulcinella. Ma è ciò che i Bramini, la casta sacerdotale e ieratica del culto europeista, negano costantemente.

Sappiamo bene che l’Italia ha problemi propri, dei quali non può dare la colpa ad altri: debito pubblico, bassa produttività, inefficienza del mercato del lavoro, propensione al terrore fiscale e alla spesa facile. Tutto vero, e tutta colpa nostra. Ma ciò non vuol dire essere ciechi e negare che ci siano anche (ripeto: anche) fattori europei che oggettivamente hanno favorito Berlino.

Dobbiamo per questo uscire dall’euro? No. Federico Punzi ed io, nel libro “Brexit. La Sfida”, oltre a raccogliere voci e opinioni autorevoli (che ancora ringraziamo), abbiamo avanzato proposte ragionevoli e praticabili per restare nell’Ue, ma anche per concorrere a cambiarla, per riscriverne le regole, per un processo di rinegoziazione indifferibile.

In altre parole, sappiamo bene che oggi l’Italia non può uscire, o che l’uscita sarebbe estremamente dolorosa. Ma è surreale precludersi perfino la possibilità di una discussione teorica sui diversi scenari astrattamente possibili. E’ tornata l’Inquisizione, con tanto di eresia e apostasia per chi osa pronunciare alcune parole? E’ perfino vietato mettere in circolazione opinioni “devianti”?

Il grande Allister Heath l’ha scritto ieri sul Telegraph: qualcuno teorizza che non si possa né uscire dall’Ue, né uscire dall’euro, né chiedere meno Europa. Anzi, cari elettori, come osate porre queste questioni? Mesi fa, con amaro sarcasmo, era stata un’altra firma del Telegraph, Janet Daley, a sottolineare come solo tre tipi di organizzazioni minaccino così pesantemente chi vuole lasciarle: le famiglie mafiose, alcune società segrete, e alcuni culti religiosi estremisti. Dove collochiamo l’Ue e i suoi euroayatollah?