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Caro Porro, come funziona davvero la sepoltura dei feti

sepoltura feti

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Carissimo Nicola,

desidero esprimerti un sincero ringraziamento per aver dato attenzione ad un tema così profondamente umano quale è la sepoltura dei bambini non nati. Il sottoscritto è il medico di famiglia che ha concepito e scritto la norma approvata qualche anno fa nelle Marche e che, come è stato correttamente detto nella trasmissione Quarta Repubblica di questa settimana, su iniziativa di un consigliere Udc fu approvata all’unanimità dal consiglio regionale a guida Pd.

La norma non riguarda però i cimiteri, ma la corretta informazione dei genitori. Quello dei cimiteri è l’aspetto visibile della questione ma spesso evocato in maniera pretestuosa, in quanto un’area dedicata alla sepoltura dei feti esiste in ogni cimitero d’Italia; semmai la particolarità può essere la presenza di una convenzione specifica con una associazione di volontariato per il trasporto dall’ospedale al cimitero, ma anche in questo caso le convenzioni si contano in varie decine in tutto il territorio nazionale. Nelle Marche è stata decisa una cosa diversa, ovvero che i genitori abbiano il diritto di conoscere la destinazione dei resti del figlio abortito e che sia informati della possibilità di provvedere in proprio alla sepoltura. In caso di scelta di non provvedere in proprio, a quel punto l’ospedale agisce secondo i propri protocolli, o con lo smaltimento nei rifiuti speciali o con il conferimento al cimitero.

Giova ricordare, a scanso di equivoci, che trascorso il tempo previsto dalla legge, i parenti perdono qualsiasi possibilità di decidere sulla destinazione dei resti abortivi, la cui gestione spetta quindi solo alla autorità sanitaria. Ma occorre anche sottolineare che non esiste e non potrebbe esistere il diritto dei genitori a fare dei resti abortivi qualsiasi cosa, ma esiste solo il diritto a richiederli per darne sepoltura. In altre parole, i genitori possono scegliere di dare sepoltura al figlio non nato oppure possono lasciare i resti mortali all’ospedale che li gestirà secondo i suoi protocolli. Non esiste altra possibilità, né potrebbe esistere. Per essere ancora più chiari, i genitori non possono prima rifiutare di dare in proprio sepoltura ai resti abortivi e poi chiedere che essi vengano destinati all’inceneritore se il protocollo sanitario prevede l’inumazione o viceversa. Tantomeno possono richiedere per sé i resti abortivi per poi farne altro se non portarli al cimitero. Parliamo ovviamente sempre di aborti di età gestazionale inferiore alle 20 settimane (oltre questo termine l’inumazione è obbligatoria).

Quindi alla domanda se sia possibile dare dignitosa sepoltura agli aborti di qualsiasi età gestazionale da parte dei genitori, la risposta è sì; alla domanda se sia possibile dare dignitosa sepoltura agli aborti di qualsiasi età gestazionale da parte della autorità sanitaria direttamente o tramite una organizzazione di volontariato se i genitori non avanzano la richiesta di farlo loro stessi, la risposta è sì. Non occorre in tal caso alcun consenso da parte dei genitori, i quali perdono ogni voce in capitolo una volta trascorso il tempo loro dato dalla legge per esigere i resti abortivi al fine del conferimento al cimitero. I genitori possono scegliere di non farsi carico di questo onere o spesso semplicemente non scelgono poiché non sono informati di questa possibilità (ciò che si è voluto evitare nelle Marche), ma la ratio legislativa da una parte e il rispetto della dignità umana dell’embrione/feto dall’altra escludono che possa esistere il diritto di chiunque a destinare i resti mortali ad un trattamento meno degno (i rifiuti speciali ospedalieri) se laddove fosse previsto un trattamento più degno (l’inumazione).

Non esiste il diritto dei genitori a incenerire i resti abortivi con garze e aghi, se questo avviene da parte dell’ospedale è solo perché i genitori non esercitano il loro diritto alla sepoltura o perché l’ospedale non ha ancora saputo sviluppare una prassi più degna per quelle piccole spoglie mortali.

Roberto Festa


UPDATE 28 OTTOBRE: riceviamo e pubblichiamo:

Gentilissimo Dr Porro

Ho letto un link (https://www.nicolaporro.it/caro-porro-come-funziona-davvero-la-sepoltura-dei-feti/) dove un certo dr. Festa afferma di aver concepito e scritto la norma della regione Marche sulla sepoltura dei feti inferiori alle 28 settimane.

Mi corre l’obbligo di chiarire e dichiarare quanto segue:

il regolamento regionale che contiene la disposizione in oggetto l’ho pensato, studiato  e tradotto in normativa io (peraltro proprio a seguito della perdita del mio bambino nel 2014 al quarto mese di gravidanza avevo notato il vulnus normativo) anche rinvenendo sentenze della Corte di Strasburgo in merito.

Svolgo la mia professione dal 2009 all’ ufficio legislativo del Consiglio regionale Marche.

Sono  laureata in giurisprudenza con specializzazione in bioetica e preparare le proposte di legge è la mia mansione principale e quotidiana.

Tale norma ha visto come primo firmatario Luca Marconi ed è stata approvata all’unanimità nel 2015 dal Consiglio regionale Marche sotto la legislatura del governatore Luca Ceriscioli.

Ho presentato la medesima legge anche in altre regioni, dove peraltro è stata approvata; ho collaborato con la Camera dei Deputati (n particolare con Onerevole Vargiu)  e preparato il relativo testo di legge ( PdL 4570 del 29 giugno 2017) e pubblicato l’articolo nel 2020 nella Rivista Italiana di medicina legale per la Giuffrè ( Sulla gestione dei resti mortali di una vita esauritasi in epoca prenatale).

Tale Roberto Festa dichiara falsamente fatti non veri e rivendica competenze inesistenti relativamente all’oggetto, che mi costringeranno, se prosegue, ad agire per vie legali.

Prego dunque di non pubblicare alcuna dichiarazione proveniente dal suddetto Festa e smentire quanto letto nel link che ho segnalato.

Resto a disposizione per chiarimenti o prove documentali di quanto affermato.

Un cordiale saluto,

Cinzia Ceccaroli (Pesaro)