Caro Stato, smettila di tartassarmi!

Condividi questo articolo


Caro Stato,

sono un Giovane Imprenditore di 30 anni. Un Giovane Imprenditore che ha deciso di rimanere in Italia perché ho sempre romanticamente creduto che l’Italia non si meriti gli insulti che costantemente riceve. Perché l’Italia ha diritto nel rivendicare il valore del suo lavoro, del suo impegno e della sua dedizione.

 

Caro Stato, questo Giovane Imprenditore ha deciso però di iscriversi al Sindacato dei lavoratori per chiamarti a giudizio perché da tre anni / 3 ANNI non ricevo stipendio. Sia io che i miei due Soci con la nostra start up manifatturiera non solo non siamo in grado di sganciarci dividendi, ma non possiamo nemmeno permetterci di avere uno stipendio di 1.000€ al mese! 

Questo per quale motivo?!? Perché tu Stato mangi illegittimamente i proventi del nostro lavoro! 

 

Siamo soli, abbandonati. Tutti che rivendicano i loro diritti e nessuno che pensa al nostro stato economico e psicologo. So quello che starai pensando, caro Stato: “l’Imprenditore della lettera, seppur Giovane, fa di cognome Riello”. Ebbene sì, non posso darti torto. Ma mentre te leggi questa lettera è bene che interiorizzi il fatto che è proprio questo “peones” Giovane Imprenditore di nome Riello che ti sta pagando lo stipendio.

 

Ogni giorno sono vessato dalle tue tasse, dalle tue incontinenti pretese, dalle tue angherie. A me cosa rimane? Mi rimangono gli stipendi che non ho mai fatto mancare ai miei collaboratori. Mi rimangono le scadenze delle Ri.Ba, i bonifici, i mutui delle banche, gli affitti, le bollette. Mi rimangono un sacco di debiti. La sola cosa che non mi rimane sono i soldi. Perché li ho dovuti spendere tutti.

Ti è piaciuto questo articolo? Leggi anche


Condividi questo articolo


54 Commenti

Scrivi un commento
  1. Ciao Giordano, mi permetto di parlarti con la confidenza che si usa fra coetanei.

    Anche io sono convinto come te che il nostro paese non si meriti gli insulti che riceve. L’orgoglio di essere Italiano provoca in me una grande rabbia quando vedo la mia nazione presa a calci nei denti. Ma del resto è inevitabile che nessuno ti rispetti quando dimostri tu per primo di non avere alcuna considerazione per te stesso; esattamente ciò che succede grazie ai nostri governi in ambito internazionale.

    Io dall’Italia me ne sono andato e per questo mi sento un po’ uno ******o perché mi lamento del mio paese senza fare nulla per aiutare un cambiamento. Mi sento anche scoraggiato e solo pur sapendo di non esserlo.

    Ho però una convinzione di fondo alla quale mi aggrappo: con il nostro agire qualcosa succederà. Magari è solo l’istinto di conservazione a farmi pensare questo, ma in fondo poco importa; l’importante è trovare il proprio spazio in un mondo di cui in pochi hanno (forse) capito la direzione di marcia.

    In bocca al lupo

  2. Quello di cui abbiamo bisogno noi in Italia è smettere di pagare le tasse, tutti e poi ricattare lo Stato; o ce le dimezzi oppure andiamo avanti ad oltranza. Che può fare uno Stato se milioni di contribuenti smettono di pagare? Servirebbe però qualcuno che tutelasse chi non paga. Se non sbaglio, nella Costituzione, c’è un articolo che dice che le tasse si pagano in base alla capacità contributiva. Ora se tu Stato non mi crei capacità contributiva, che vuoi da me.?

  3. Chi non ha lavorato in proprio (come artigiano, commerciante, piccolo imprenditore, libero professionista ) non potrà mai comprendere le innumerevoli problematiche amministrative, fiscali, di gestione del personale, che vanno affrontate e risolte. Avere a che fare con la burocrazia che, anziché assistere e fornire un servizio, intralcia, ritarda e ostacola, è disperante. Auguro al sig. Riello miglior fortuna all’estero, in un paese dove gli imprenditori siano considerati fonte di ricchezza e non vacche da mungere.

  4. Chi produce ricchezza in Italia?

    Società private, alcune anche con partecipazione dello Stato, che forniscono beni e servizi in Italia e soprattutto all’estero.

    La ricchezza prodotta viene in parte passata ai servizi sociali interni italiani, ma data l’universalità degli stessi e le scarse capacità di gestirli da parte di dirigenti (oltre le munizioni di cosche mafiose, politiche…) lo Stato deve chiedere sul mercato interno ed internazionale i fondi per continuare a gestirli, creando il debito pubblico.

    In aggiunta lo Stato chiede ai cittadini imposte per ridurre il carico del debito pubblico, spesso crescente nel tempo.

    A completare l’opera, si aggiungono tasse per la esecuzione di specifici servizi da parte dello Stato.

    In questo contesto chi dovrebbe essere privilegiato e incoraggiato a proseguire al meglio la propria attività?

    Tutti al meglio dovrebbero contribuire con proporzionalità e equità, Ma appare chiaro che in prima linea spetterebbero premi, agevolazioni etc agli imprenditori di servizi produttivi e di servizi e a quanti operano da dipendenti negli stessi servizi.

    Non c’è via di uscita!

    Da non trascurare da parte dello Stato la protezione delle vie commerciali e la difesa dei prodotti italiani nel mondo.

    PS

    Resta ( solo!) Il problema della classe politica competente a individuare prestamente soluzioni efficaci in questa logica socialdemocratici.

  5. Egr. Dott. Riello,

    il suo grido di dolore è l’ennesimo lamento che viene dal mondo produttivo oberato da un sistema fiscale vessatorio ed inefficiente. Molti credono che lo stato siamo noi, sbagliato, lo stato è un organismo amministrativo repressivo composto dalla pubblica amministrazione (in senso lato) governata dagli eletti (i politici). Il bene comune non esiste, i cittadini non possono disporre o gestire il così detto bene comune, al massimo, possono disporne salvo stringenti regole imposte dallo stato. Quasi tutto quello che lo stato compie è a costi elevatissimi e, spessissimo, mal fatto.

    Ergo, Lei come la maggioranza dei cittadine è vittima di una cosca numerosissima e insaziabile che vive e prospera a nostre spese. Viviamo pertanto in una cleptocrazia e quindi che senso ha votare?

  6. Ricordo un famoso proverbo: “O pesce fete da capa!!! Quindi possiamo immaginare da dove arriva il fetore.!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

  7. L’ingiustizia sociale italiana verso i lavoratori in proprio prima o poi verrà giudicata dalla storia.

    Tutti i “diritti” dei lavoratori sono solo e sempre riferiti al lavoratore dipendente. Il lavoratore in proprio ha solo doveri, ma deve pagare i diritti altrui.

    Ricordiamoci che per ogni lavoratore che non lavora e prende soldi ce n’è uno che lavora e non prende soldi.

    Io, artigiano, dopo trent’anni di lavoro quest’anno ho chiuso l’attività. Il lavoro è calato e i costi sono aumentati, impossibile proseguire se non si vuole scavarsi una fossa da cui non si uscirà più.

    Vi pare logico che su un imponibile di 16.000 euro lo stato pretenda 6.000 euro di tasse?

    Utile il forfettario, ma è arrivato troppo tardi.

    Sarebbe stato bello rimanerci anche se ora divento dipendente, ma i favolosi 5S e PD (siano maledetti), hanno detto no. Pazienza, se avrò tempo e forza di fare qualcosa nel tempo libero, sarà rigorosamente A NERO. L’avete voluto voi insulsi politici, io ho sempre fatturato tutto.

    Cosa fanno i governi? Aiutano il dipendente (bacino elettorale), creano un sistema sempre più statalista dove il movimento e l’iniziativa privata sono sempre più castrate. Sono attività pericolose perché individuali, non controllabili, per questo devono essere schiacciate e sottomesse, così che usino la loro energia imprenditoriale per sopravvivere, non per crescere.

    Vogliamo parlare della pensione?

    Lettera INPS: continuando così vado in pensione a 68 anni, 37 di contribuzione, 150.000 euro versati in totale e pensione di 611 euro lordi al mese.

    E non posso scegliere, sono OBBLIGATO a versare.

    E se l’INPS sbaglia qualcosa, sono cavoli miei, anche se ho le ricevute in mano (potrei portare vari casi a riguardo).

    Pazienza, tanto grazie al mio lavoro (e ai miei sacrifici) sono diventato una persona migliore, più ricca ed esperta, meno pecora. Ora spero di proseguire e, chissà mai, di riuscire a fuggire finché ho ancora vita ed energie, gli USA sono il mio sogno, chissà mai si realizzi.

    L’Italia ormai è terminale, non vedo anticorpi che possano guarirla.

    • Caro Luca, hai preso l’unica decisione possibile in questa brutta Italia nei fatti “vetero socialista”.

      Hai rinunciato al sogno di essere proprietario del tuo tempo, di rinunciare all’orgoglio dei tuoi prodotti, ma nel contempo non ti sei piegato al fallimento economico e sociale al quale questo Stato ti avrebbe portato a breve.

      Ottima quindi la scelta di impiegarti da dipendente e contemporaneamente di lavorare nei ritagli di tempo in NERO.

      Non è bello da dirsi, ma purtroppo la situazione italiana permette solo una difesa personale. Infatti una difesa collettiva da questo Stato ladro al momento non è disponibile (nessun Partito è veramente liberale).

  8. Caro imprenditore, smettiamola di dire fandonie. Smettiamola di fare le vittime. Vorresti davvero farci credere che lo Stato mangia letteralmente tutti i tuoi proventi (ovviamente dopo che tu hai distribuito gli stipendi ai tuoi dipendenti)? Che imprenditore onesto che sei!

    Noi però non siamo proprio citrulli, caro.

    Forse dovresti rivedere un pochino le tue strategie di impresa, l’entità degli investimenti, i rapporti con la banca, la capacità di rischiare e soprattutto la tua visione dell’imprenditoria.

    Una cosa sola è certa: le tasse le devi pagare come tutti.

          • Piccolo Sal, vorrai forse darla tu da dipendente statale?

            Non mi conosci e non puoi sapere se sono evasore.

            Neanche io (per fortuna) ti conosco. Potrei dire che tu sei solo uno dei tanti furbetti del cartellino, ma non mi pare io te l’abbia detto mai, perché, al contrario di te, io rispetto il mio sconosciuto interlocutore che gode della presunzione di innocenza. Tanto per chiarire chi è il fascista qui dentro.

            Sai solo insultare ed etichettare secondo una logica I/O che ti hanno programmato. Purtroppo la sinistra fa così. Ma puoi sempre de-programmarti!

            Perderò del tempo a spiegarti una cosa sull’evasione a te tanto cara, perché, da dipendente statale, sei ancora convinto di produrre ricchezza e poter risolvere i problemi. No, produci servizi, sei solo un giroconto per lo Stato.

            Gettito fiscale 2018: circa 500 mld

            Evasione stimata: 100 mld

            Ora, 100 mld non sono pochi, sono il 20% del gettito, ma non risolvono certo il debito pubblico (quasi 2.000 mld) né risolvono la vorace macchina statale, fatta di sprechi e furberie a danno degli altri.

            Facciamo un paragone: l’impianto idraulico di casa perde. L’ultimo rubinetto nell’impianto non riceve neanche acqua. Chiamiamo l’idraulico, il quale viene, guarda e cosa fa? Va al riduttore di pressione principale e aumenta la pressione, quindi immette più acqua nell’impianto. Tutti felici perché adesso un po’ d’acqua arriva all’ultimo rubinetto. Dopo poco tempo, ritorna tutto come prima. La maggiore pressione ha aperto altre falle e, adesso, arriva ancora meno acqua di prima. Richiamiamo l’idraulico il quale, nuovamente, aumenta ancora la pressione e immette ancora più acqua. Dopo una settimana… Devo continuare?

            L’evasione è un problema e va risolto, ma non serve a nulla se non si sistemano le perdite, la cattiva amministrazione, la corruzione, l’assenteismo, ecc, ecc, ecc.

            Manette agli evasori, ma manette ai fancazzisti, perbacco!

            Quindi, dall’alto del tuo privilegiato posto statale (sapevi che gli assegni familiari sono solo per i dipendenti? Io l’ho scoperto quando mi sono sposato… Bella roba, eh?), piantale di dire sciocchezze sull’evasione e parla più ampiamente di un sistema parassita del quale tu fai parte.

        • Ma rileggiti il POST del cosiddetto giovane imprenditore: patetico. Ho pagato più tasse io in 4 mesi che un imprenditore in 10 anni.

          • Imponibile di 7000 euro. INPS + tasse 2100 euro. Questo è successo ad una persona mia conoscente che per (pochi mesi, per fortuna sua) ha dovuto lavorare un proprio.

            E il bello è che questi soldi versati all’INPS sono carta straccia, perché servono a finanziare il gigantesco schema Ponzi delle pensioni.

            Io sono un dipendente, ma non la smetterò mai di pensare che sono un privilegiatissimo rispetto a chi lavora un proprio.

      • Non capisco perchè lei dia del cretino a chi non la pensa come lei.

        Un vero DEMOCRATICO non si comporata così

        Perbacco !

    • Di solito non commento

      Ma ogni Suo intervento Sig. Sal conferma il giudizio avuto alla prima lettura di un Suo commento: non si può credere che ci sia gente così! Pazienza, viva la libera espressione delle idee anche se poco (si fa per dire ..) condivisibili !

      • Non è che le devi condividere caro. Però un altro punto di vista (che non sia quello di Totò nel film “I Tartassati”) penso che ti faccia bene.

        Comunque l’idea di fondo era: in Italia è impossibile creare un’attività perché lo Stato si mangia tutto?

        Non vi sembra un’idea ridicola?

        • No, è stramaledettamente REALE.

          Non ci crede?

          Si licenzi dal suo posto sicuro e spicchi il volo.

          Così capirà la differenza tra parlare per esperienza e parlare per luoghi comuni.

          Auguri.

          • Dice il saggio: “A volte è meglio tacere e sembrare stupidi che aprir bocca e togliere ogni dubbio.”

          • Capisco che il suo posto sicuro le sia costato molto.

            Anche molti di noi si sono laureati, specializzati però passano la vita lavorativa a combattere con il fatturato che non basta mai , i clienti insolventi, i cali del mercato, la gestione del personale , trasferimenti in altre città ecc. ecc. e il posto lo si può perdere per mille motivi.

            Comunque nonostante questo la mia vita lavorativa resta per me la più bella avventura che mi sia capitata.

            De gustibus……

  9. Caro giovane imprenditore pensi se, per assurdo, il fine ultimo dell’arrivare a gestire lo stato fosse quello di avere la possibilità di gestire la spesa pubblica. Se questa fantasiosa ipotesi fosse vera, lei pensa che tsle spesa sarebbe destinata a diminuire e di conseguenza la tassazione?

    • quando si vota in democrazia il paragone è come l’assemblea dei soci in una azienda privata, e nell’assemblea dei soci si sceglie l’amministratore delagto ( chi amministra) in base ai criteri di gestione e/o filosofia aziendale( un tempo si chiamava così).

      Se l’amministratore la fà fuori dal vasino, l’assemblea lo butta fuori. ed assseconda dei danni ha anche sanzioni amministrative e/o penali. In democrazia i soci della cosa pubblica ( azienda pubblica è lo Stato) hanno solo il diritto di voto, e spesso senza capire minimamente nemmeno come si gestisce una cartolibreria figuriamoci una macchina complessa come lo Stato, motivo per cui, gli amministratori delegati ( governo) fanno ed hanno anche i ruolo di strateghi che spetterebbe in azienda privata agli azionisti, all’assemblea dei soci.

      La democrazia la vedi dalla gestione dei bilanci non dalle chiacchere dei politici

      • Bravissima! Ho avuto la (s)fortuna di essere dirigente di una grossa azienda e a fine anno si facevano le riunioni con i grandi boss per l’anno a venire.Ovviamente ognuno di noi doveva aumentare il suo rendimento e diminuire i costi perchè eravamo persone esperte e dovevi dimostrarlo; se non ci riuscivi e non vi erano giustificazioni esterne te la cavavi il primo anno e magari anche il secondo ma poi ti toglievano da lì e finivi nel classico sottoscala fantozziano dove duravi ben poco.Questa è la logica del lavoro ma questi signori hanno due cose di diverso: prima di tutto non sono esperti e capaci e poi anche se tutto va male nessuno li manda via, e lo stipendio? Quello, magari, aumenta ugualmente per qualche leggina messa ad hoc. Chissà quando avremo gente in gamba che farà rifiorire l’azienda Italia?

    • l’imprendiore di cui in articolo si è iscritto al sindacato dei lavoratori, passaggio che lei ha saltato evidentemente, il quale stà ad intendere che cerca le stesse garanzie di un lavoratore dipendente, che nella storia politica , solo le social democrazie si sono preoccupate di fornire ai cittadni, poi che le stesse le abbiano tradite, questo non è dimostrativo che le ideologie liberali sottintendano e vogliano le stesse tutele ottenute con il socialismo., anzi direi esattamente il contrario e non è mia opinione ma stà nei vari significati dei vari liberalismi.

  10. Riello, smetti di perdere tempo in un paese irriformabile e marcio.

    Prendi baracca e burattini ed escine.

    Installati dove esista un rispetto assoluto ed immodificabile per la proprietà privata, la libertà d’impresa, il risparmio.

    Dove i governi non siano statalisti , ma pragmatici e liberali.

    Dove lo stato non sia pervasivo e lasci il maggior spazio possibile al sistema privato.

    Dove al cittadino non siano imposti scadenti servizi non richiesti a costi fiscali elevatissimi, ma sia prevista e consuetudinaria la libera scelta.

    Dove il libero mercato sia davvero libero e non addomesticato o limitato.

    Mi sembri intelligente, da come scrivi, e apparentemente dotato di buon spirito d’iniziativa.

    Se rimani in italia dimostreresti di esser il contrario.

    Sbrigati.

    • Negli stati liberali lei si scorda la sanità se non ha soldi per assicurazioni private, lei si scorda l’istruzione se non ha soldi per quella privata, lei sis scorda di avere le ferie pagte, le malattie pagete, l’orario di lavoro stabilito non oltre le 8 ore, si scorda l’assegno sociale, quello per disabilità, si scorda seppur minime ed imprefette qualunque aiuto da parte della comunità/collettività.

      Voi scrivete dando per scontato che questi diritti ve li abbia dati i liberalismo ed invece è stato il socialismo tutt’altro che liberale.

      • E ben venga uno stato davvero liberale!

        Almeno potrò DECIDERE IO a chi dare i MIEI soldi per la pensione, sanità e quant’altro. Visto che, da artigiano, non ho mai potuto usufruire di tutti i privilegi (perché tali sono) ma ho sempre pagato tutti quelli degli altri.

        • Immagino ai suoi amici, parenti e conoscenti, fuori dei quali al massimo una bella fondazione a storno del nero da reciiclare per fare carità pelosa e mantenere la povertà a garanzia del indebbito profitto per speculazione su morti de fame.

      • Il socialismo è malattia mentale.

        Fermo restando che la politica in genere sia crimine, il socialismo e lo statalismo che da esso origina storicamente sono pura e semplice patologia psichiatrica.

  11. Sig.r Riello lei ha sbagliato l’incipit, non è lo Stato ( cittadini tra cui lei che lo vessano e quindi si autovessa) ma è il sistema di Governi che hanno tradito la democrazia e la socilademocrazia, ove in origine il bene comune, i soldi delle tasse, avrebbero dovuto essere gestite da oculati e capaci amministratori.

    Lei è imprenditore, i bilancio è suo interesse gestirlo nel migliore dei modi,( dò per scontato che lei non sia un imprenditore che usi e getti i lavoratori, collaboratori a fronte di crisi dell’impresa ma si sforzi di tagliare i costi su altri ambiti prima che su questi) in politica i politici non hanno ne tale obbligo ( nessuna legge li condanna per malagestio) ne tale fine, per loro la gestione del bilancio le nostre tasse, è pensare come creare uscite con giustificazioni più improbabili ma atte a fornire nelle loro tasche e di imprenditori non come lei, dividendi ( tangenti) anche senza alcuno sforzo di vera e sana impreditoria, ossia crazione del reale valore aggiunto.

    Da cittadina ed imprenditrice anocr prima dipendente, non ho mai imputato allo Stato la mala gestio ( chi vota non ha potere decisionale nella gestione dei conti di bilancio dello Stato) ma agli esponenti di partito e partiti che hanno governato, senza distinzione alcuna poichè nessuno si è distinto nel corso della storia dalla nascita della Repubblica Democratica ad oggi, per attenzione al bene pubblico.

    lei sà da imprenditore che se ci si espone olre una certa soglia di indebitamento è mani e piedi nella morsa del ricatto del finanziatore, che sia banca, che sia fondo,che sia quel che sia…

    Questo ragionamento è “sfuggito” ai migliori economisti che si sono susseguiti come uomini di governo nella storia della Repubblica, sino ad oggi.

    Dopo il piano Marshall, ripianato il debito, abbiamo avuto i finanziamenti sottobanco della CiA e KBG ed il debito era al 30% del bilancio di Stato,( nemmeno con i finanziamenti di questi due i politici riuscivano a non sforare il bilancio) a seguito di riduzione e poi a cessazione di questi finanziamenti da parte degli USA e ex URSS l’Italia ha dimostrato le sue vere capacità di governo, come amministratori ed imprenditori del bene pubblico sapendo solo alzare il debito vertiginosmante senza creare realmente ritorni da investimenti sensati , funzionali, utili.

    Non abbiamo mai avuto Statisti ma azzeccacarbugli più o meno abili parolai con più o meno abilità dialettica per far girare l’economia sul marketing di ideologie.

    Quando la CIA ed il KGB ridussero e poi smisero di finaziare parititi ed indotti lo fecero per due ordini di motivi, la UrSS aveva perso terreno in Italia e si stava sgretolando nei suoi territori e la CIA non aveva più bisogno di ungere il paese Italia, perchè l’avversario ormai era vinto.

    Il resto di cui lei si lamenta ha queste , per sommicapi, origini e sà anche chi sono i colpevoli in tutta la storia della Repubblica, solo che come succede nella gestione ed amministrazione dell’imprenditoria privata sciacalla, così accade per la gestione ed amministrazione dell’imprenditori pubblica ( lo Stato è un impresa pubblica) chi paga è l’ultima ruota del carro, un tempo erano gli operai, oggi si sono aggiunti piccoli e medi imprenditori e piccoli e medi professionisti.

    Come risolvere?

    Non con gli uomini ed esponenti di rilievo che oggi sono in parlamento, ne di destra, ne di sinistra, ne di centro, ne new entry. Nessuno di loro ha le capacità e/o volontà per le soluzioni concrete ma sempre e solo marketing ideologico con cui sfamare se stessi.

    In bocca a lupo!

      • e quindi se non ho il potere di cacciare i cattivi amministratori e non ho nel panorama di sostituzione gente preparata, capace e soprattutto volenterosa a gestire in modo sano e lungimirante, da nominare e scegliere, sei un socio di un impresa pubblica che prima o poi rimetterà i soldi presi lecitamente o non per la ricapitalizzazione dell’impresa Stato che oggi è pure diventata un impresa privata, quindi ricapitalizzi non per le azioni in tuo pugno ma per quelle che hanno in mano pochi altri. ( si chiama liberalizzazione, le si alzano le tasse per coprire i buchi di bilancio non dello Stato ma delle aziende private in cui partecipa lo Stato ( apparati governativi e esponenti di partito, parenti ed amici) ma che dice in continuazione di avere e subire perdite da tali partecipazioni.

        Si chiama prenderla in quel posto comunque ti muova, fatto salvo che non si appartenga a coloro che sono scappati o possono scappare con il gruzzolo in mano nei paradisi ficali, con i soldi derivanti dal sistema corrotto tra imprsa pubblica, privata e partiti, soldi che non rientreranno mai per pagare le tasse.

        E’ la legge del più forte in natura, ossia chi conosceva il sistema e le modalità corrotte ci ha, partecipato, mangiato e scappato per tempo.( Imprenditoria pubblica o privata sciacalla)

        • e quindi? se domattina devo pagare la bolletta della luce, fare la spesa e pagare l’ imu la tassa sull’ insegna e ho solo cento euro di utile netto che cosa faccio?

          • un empo c’era l’assegno sociale o per indigenza,l’aveva messo quel sistema imperfetto del socialismo, i liberalismo ha deciso che oognun pensa per se e dio per tutti.

            Veda se trova un imprenditore liberale che le fà la carità, per il sistema di welfare sono gli impreditori liberali che hanno aiutato a massacrarlo, quelli che avendo l’idea migliore e prima di altri hanno agito prima per spolpare il bilancio di Stato

          • stiamo parlando di piccola impresa quella che ha fatto e sta ancora facendo grande l’ Italia non le chiacchiere

  12. Sig.r Riello lei ha sbagliato l’incipit, non è lo Stato ( cittadini tra cui lei che lo vessano e quindi si autovessa) ma è il sistema di Governi che hanno tradito la democrazia e la socilademocrazia, ove in origine il bene comune, i soldi delle tasse, avrebbero dovuto essere gestite da oculati e capaci amministratori.

    Lei è imprenditore, i bilancio è suo interesse gestirlo nel migliore dei modi,( dò per scontato che lei non sia un imprenditore che usi e getti i lavoratori, collaboratori a fronte di crisi dell’impresa ma si sforzi di tagliare i costi su altri ambiti prima che su questi) in politica i politici non hanno ne tale obbligo ( nessuna legge li condanna per malagestio) ne tale fine, per loro la gestione del bilancio le nostre tasse, è pensare come creare uscite con giustificazioni più improbabili ma atte a fornire nelle loro tasche e di imprenditori non come lei, dividendi ( tangenti) anche senza alcuno sforzo di vera e sana impreditoria, ossia crazione del reale valore aggiunto.

    Da cittadina ed imprenditrice anocr prima dipendente, non ho mai imputato allo Stato la mala gestio ( chi vota non ha potere decisionale nella gestione dei conti di bilancio dello Stato) ma agli esponenti di partito e partiti che hanno governato, senza distinzione alcuna poichè nessuno si è distinto nel corso della storia dalla nascita della Repubblica Democratica ad oggi, per attenzione al bene pubblico.

    lei sà da imprenditore che se ci si espone olre una certa soglia di indebitamento è mani e piedi nella morsa del ricatto del finanziatore, che sia banca, che sia fondo,che sia quel che sia…

    Questo ragionamento è “sfuggito” ai migliori economisti che si sono susseguiti come uomini di governo nella storia della Repubblica, sino ad oggi.

    Dopo il piano Marshall, ripianato il debito, abbiamo avuto i finanziamenti sottobanco della CiA e KBG ed il debito era al 30% del bilancio di Stato,( nemmeno con i finanziamenti di questi due i politici riuscivano a non sforare il bilancio) a seguito di riduzione e poi a cessazione di questi finanziamenti da parte degli USA e ex URSS l’Italia ha dimostrato le sue vere capacità di governo, come amministratori ed imprenditori del bene pubblico sapendo solo alzare il debito vertiginosmante senza creare realmente ritorni da investimenti sensati , funzionali, utili.

    Non abbiamo mai avuto Statisti ma azzeccacarbugli più o meno abili parolai con più o meno abilità dialettica per far girare l’economia sul marketing di ideologie.

    Quando la CIA ed il KGB ridussero e poi smisero di finaziare parititi ed indotti lo fecero per due ordini di motivi, la UrSS aveva perso terreno in Italia e si stava sgretolando nei suoi territori e la CIA non aveva più bisogno di ungere il paese Italia, perchè l’avversario ormai era vinto.

    Il resto di cui lei si lamenta ha queste , per sommicapi, origini e sà anche chi sono i colpevoli in tutta la storia della Repubblica, solo che come succede nella gestione ed amministrazione dell’imprenditoria privata sciacalla, così accade per la gestione ed amministrazione dell’imprenditori pubblica ( lo Stato è un impresa pubblica) chi paga è l’ultima ruota del carro, un tempo erano gli operai, oggi si sono aggiunti piccoli e medi imprenditori e piccoli e medi professionisti.

    Come risolvere?

    Non con gli uomini ed esponenti di rilievo che oggi sono in parlamento, ne di destra, ne di sinistra, ne di centro, ne new entry. Nessuno di loro ha le capacità e/o volontà per le soluzioni concrete ma sempre e solo marketing ideologico con cui sfamare se stessi.

    In bocca a lupo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *