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Dai vecchi partiti alle Srl minestrone di oggi. Ne è valsa la pena? - Seconda parte

Nelle aggregazioni dell’epoca post-partitica, i colori si sono come diluiti, i volti della storia ormai si somigliano tutti, i valori si sono omogeneizzati, le opposte scelte di campo di un tempo sono state riassorbite

Nelle aggregazioni dell’epoca post-partitica, i colori si sono come diluiti, i volti della storia ormai si somigliano tutti, i valori si sono omogeneizzati, le opposte scelte di campo di un tempo sono state riassorbite (in fondo anche per Berlinguer la Nato era uno scudo protettivo!) e del tanto esaltato Piero Gobetti si rimuove l’appello intransigente ognuno al suo posto!: ovvero resti ciascuno fedele alle sue memorie e alle sue tradizioni. Intendiamoci: che un deputato cattolico su questioni rilevanti – come il welfare state, la politica estera, l’immigrazione – si allei con chi è a favore del divorzio, dell’aborto (e lo scrivente ha votato per l’uno e per l’altro), del matrimonio e adozione gay, non è certo motivo di scandalo, ma che faccia parte dello stesso partito della Cirinnà, la cui concezione della famiglia è antitetica a quella di Papa Bergoglio (per citare un pontefice in odore di anticapitalismo terzomondista) è qualcosa che si spiega solo con la retrocessione di una questione etico-politica grande come una montagna – la questione della famiglia, appunto – a fatto privato, a “problema di coscienza”.

Non esprimo giudizi morali – non è compito dello studioso – mi limito a constatare un fatto e mi chiedo se un mutamento epocale come questo ci renda migliori o peggiori. Specie se si pensa che le sintesi leggere fanno pagare ad ogni elemento versato nell’infuso il prezzo della mutilazione ovvero la rinuncia “a prendere troppo sul serio” i valori che lo avevano fatto entrare nella storia. Ha ragione, pertanto, Eugenio Scalfari – e ha torto Franco Carinci che lo critica – a porre nel codice genealogico del Pd capostipiti come Piero Gobetti, i fratelli Rosselli e forse anche Guido Dorso e Altiero Spinelli. Se è vero, infatti, che “i nomi citati non sono collocabili fra i fondatori e sostenitori del PCI”, non è così scontato che “appartengono tutti alla cultura democratica” (dopo quanto ne hanno scritto Giuseppe Bedeschi, Ernesto Galli della Loggia, Luca Ricolfi)?. In realtà, quei nomi, quei simboli, rinviano a una sinistra et/et, socialista e “liberale”, nazionale e internazionalista, italiana ed europea, europea e cosmopolitica, non più nemica del capitalismo ma sempre, sotterraneamente, antiamericana, dove ciascuno può trovare quel che gli piace e nessuno è tenuto a fare i conti col proprio passato, non dovendo rispondere dell’accusa di apostasia.

Dovevano, certo, abbandonare le scene i partiti “forti”, disciplinati e dogmatici ma senza sottrarsi alle loro colpe storiche oggettive e, semmai, rivendicando fieramente i valori che li avevano indotti a guardare con interesse ai regimi politici poi crollati. Diventando un “partito radicale di massa”, come previde genialmente Augusto Del Noce in anni lontani, le vecchie sinistre hanno perso la loro anima ma non hanno reso un buon servigio al Paese giacché gli stanno fornendo – e da tempo – un “minestrone ideologico” che sta insieme solo con lo sputo, inventandosi di volta in volta un’invasione barbarica (di nazionalisti, di sovranisti, di razzisti) alla quale i loro antichi elettori non credono più.

Dino Cofrancesco, L’Atlantico 6 agosto 2019

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4 Commenti

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  1. Capisco il suo ragionamento e in parte lo condivido. Di seguito la mia opinione.

    Le ideologie e i bei pensieri servono a poco se nei fatti sono interessi di altra natura a guidare le scelte – ad esempio quello economico (personale e di partito) della prima repubblica. Forse uno dei pochi ambiti in cui l’ideologia ha trovato spazio è stato nella scuola. Oggi ne vediamo i risultati.

    Negli ultimi anni le posizioni hanno cambiato partito alla bisogna: all’intervento in Afganistan fu favorevole la destra e contraria la sinistra; all’intervento in Siria contro Assad fu l’esatto opposto. E le ideologie?

    A mio avviso il problema non è tanto la mancanza di valori delle parti, quanto la vittoria elettorale a tutti i costi per i quali i suddetti valori vengono accantonati. Uno dei tanti detti attribuiti a Churchill è il seguente: il politico diventa uomo di stato quando inizia a pensare alle prossime generazioni invece che alle prossime elezioni. Chi posiamo definire politico e chi uomo di stato?

    La mancanza di valori dei partiti riflette quella dei cittadini. Il problema non è la politica bensì siamo noi elettori.

    Ad osservare la politica attuale i valori delle diverse parti politiche paiono ben evidenziati. Per profondo convincimento? Per interessi economici o di potere? Vedremo quale prevarrà. Fino ad oggi non mi sembra sia stato il primo.

  2. Egr. Dr. Cofrancesco,
    mi sembra che lei rimpianga la visione ideologica dei programmi e dei comizi dei vecchi partiti politici; io, modestamente, credo che la questione sia irrilevante.
    Non solo sembra che le ideologie siano morte, per fortuna, ma anche in passato sono sempre state usate come paravento o maschera degli uomini politici. Erano e in parte ancoralo sono le storielle che uomini assetati di potere raccontano ai cittadini creduloni. Il problema pertanto non è in ciò che raccontano i politici ma ciò che realmente perseguono tant’è che molto spesso le enunciazioni condivisibili vengono distorte per non ledere la casta o meglio la cosca vero oggetto delle loro cure.
    Cordiali saluti.

  3. Buongiorno Dr. Cofrancesco.
    l Suo articolo è necessariamente per studiosi ed addetti ai lavori di politologia.
    Le consiglierei, ad ogni nome e cognome di rilievo ma anche non, di aggiungere una breve sintesi nella quale vi siano contenuti quantomeno; data nascita /morte; corrente di pensiero prevalente; esempi chiave di attività che hanno reso distinto il soggetto enunciato; attività/moti che distinguono gli uni dagli altri.
    Gobetti, letto su un sito di filosofia, pare essere un uomo in contraddizione perenne con se stesso ed il concetto di liberalismo. contraddittorio tra moti e spirito del risorgimento e illuminismo “Ognuno al suo posto” è certo che avesse il senso/significato , che lei gli attribuisce e/o che la storia gli attribuisce?

    Decalogo della famiglia perfetta.

    Desiderare figli per doveri dinastici
    Desiderare figli per ottenere un ruolo sociale che in assenza non si avrebbe
    Desiderare figli perchè così fan tanti
    Desiderare figli perchè è il collante ( mastice) della famiglia
    Desiderare figli per avere bastone/i della vecchiaia
    Desiderare figli per garantirsi l’accettazione sociale
    Desiderare figli per rimpinzzare le casse dei sistemi pensionistici
    Desiderare figli per narcisismo
    Desiderare figli per richiesta di chi vuole divenare nonno/a
    Desiderare figli per l’elenco non esauriente ne esaustivo ma che evidenzia il vero motivo di tutti questi desideri: EGOISMO , nulla di diverso dal desiderio degli omosessuali di figli.
    Concludo. Vi sfido a trovare motivi altruistici per desiderare figli ossia quelli necessari ma non sufficienti per dichiarare oggettivamente che è un desiderio per il bene dei nascituri, quindi amore verso di loro.
    L’amore prevede atti di altruismo, quelli di egoismo sono in antitesi con il concetto.
    Buona riflessione , forse.

    Elisabetta Perin

    • Condivido la tua opinione per la quale il desiderio di avere figli è egoistico.
      A mio avviso anche l’amore è egoistico. In un rapporto di coppia si compiono azioni che rendano felice il partner e ne evitino il dolore. Perché? Perché proviamo empatia nei confronti di quella persona: siamo felici se è facile e ci dispiace se è triste. I nostri atti di amore dipendono dalle emozioni che sappiamo (o immaginiamo) proveremo ad atto compiuto.
      Nessuno coltiverebbe un rapporto in cui è infelice, fingendo quotidianamente, con l’unico obbiettivo di rendere felice l’altra persona. Eppure questo sarebbe un atto di puro altruismo poiché non se ne trarrebbe alcun vantaggio. Anzi, tutto il contrario.
      Domanda: per un rapporto di coppia scegli la persona che fra tutte quelle che conosci è più innamorata di te oppure quella per cui provi amore tu? L’amore è egoismo e finché entrambi traggono beneficio dal rapporto non c’è nulla di male.

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