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Eco-tasse. E siamo sempre più poveri e meno liberi

Siamo arrivati alla tassa sul sacchetto di plastica. Più che al ridicolo, di cui i nostri governanti si rendono poco conto, siamo scesi nell’inferno della schiavitù economica.

Un tempo, ahinoi molto lontano, le imposte venivano intese come un corrispettivo per alcuni servizi che lo Stato forniva. La tutela dei più deboli era uno di questi.

Era l’imposta di Luigi Einaudi, ma anche del nostro Francesco Forte. Poi è arrivata la tassazione punitiva: togliere ad alcuni per dare ad altri. Il mito della giustizia sociale e della redistribuzione. Un’imposta del tutto velleitaria e fallimentare: le tasse sono altissime, così come il numero dei poveri.

Si è arricchito solo l’intermediario, cioè lo Stato.

Non funzionando più l’inganno della redistribuzione, si persegue oggi il fine «etico» dell’imposta. Il consumo viene tassato non per fare cassa (che è il vero motivo), ma per il nostro bene, per il futuro green del pianeta.

La grande, mostruosa, prova si è avuta con gli incentivi alle energie rinnovabili: sedici miliardi di euro che passano ogni anno dalle tasche delle famiglie italiane a pochi soggetti incentivati.

In termini spiccioli su 500 euro di bolletta elettrica annua per una famiglia tipo italiana, la bellezza di 139 euro sono rappresentati da oneri per la cosiddetta sostenibilità. Cerchiamo di essere più chiari: senza pannelli e pale eoliche, oggi gli italiani sopporterebbero una spesa annuale per l’elettricità di 360 euro invece che 500.

Si tratta di una tassa occulta che porgiamo, senza accorgercene, sull’altare di un mondo green. Il prossimo passo, non così lontano, sarà di bastonare fiscalmente gli alimenti che il Soviet statale stabilirà dannosi per la nostra salute. L’ipocrisia non vale solo per l’ambiente e la salute.

Abbiamo introdotto, praticamente unici in Europa, la Tobin tax. Con l’idea che le speculazioni finanziarie, Soros, Paperon de’ Paperoni e Gordon Gekko, siano dei cattivoni. Il risultato è che le Finanze di Roma hanno incassato un quinto del previsto, ma in compenso abbiamo ucciso i nostri intermediari finanziari e Londra e Francoforte hanno disintermediato l’Italia, facendo affari dove la tassazione sulle speculazioni non ci sono.

La morale è che i nostri ricavi (stipendi, redditi da lavoro autonomo) restano stabili mentre le nostre spese legate alla partecipazione alla comunità statale crescono, con il risultato di renderci tutti più poveri e meno liberi. Ieri era per liberare i più poveri dal disagio, oggi per consegnare un pianeta più pulito ai nostri figli. Balle

Nicola Porro, Il Giornale 31 dicembre 2017

3 Commenti

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  1. buona sera signor porro , la barzelletta dell’energia pulita la abbiamo ogni giorno sotto gli occhi , in piemonte ci sono prati interi che servivano per i pascoli e coltivazioni di frumento , coperti da pannelli solari . il costo ce l’ho in bolletta . ho chiesto ad un elettricista che spesa fosse quella evidenziata in bolletta . risposta lapidaria ” noi paghiamo il trasferimento della luce ai mangiasoldi di roma , regioni , province . diciamo che quelli che ci tassano oltre al cibo gratis , cure mediche gratis hanno la energia elettrica gratis rubata nei nostri prati . tutto qui e poi uno non deve scappare dall’italia ?

  2. Bravo. Detto bene!
    Parole schiette, forti e soprattutto chiare!
    Mi piacerebbe leggere i dissenzienti, ma non ne troveremo a questo commento, …. sono l’elite nascosta, impalpabile ma efficace, sono coloro che con la grossa torta del prelievo e quindi della spesa pubblica, fanno fare affari agli “amici degli amici”, con ritorni di protezione, supporto alla carriera, e (perche’ no?) anche “favori personali”.

    Quanti milioni di noi italiani facciamo parte dell’elite nascosta?
    “Noi ? mai!” Dicevano i compianti Vianello-Mondaini.
    Ahahahaha

    Buon Anno
    RMontemurro

  3. Poi dovremo spendere altrettanto per pulire e smaltire i pannelli solari, gli impianti di eco massa, le pale eoliche, i pellets che si dimostreranno come l’eternit buone a niente ammorbanti, distruttrici degli ambienti e produttive di niente se non di contributi a chi adotta gli impianti,finiti i contributi finisce tutto .

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