in

Covid? È la burocrazia che ci complica la vita

Emergenza non solo sanitaria

Dimensioni testo

Basta veramente poco per destabilizzare la vita di ciascuno di noi, le nostre abitudini, i nostri programmi. Basta un imprevisto e tutto cambia di colpo.

L’altra sera stavo tornando da Milano dopo un’intensa giornata di lavoro. Avevo cominciato alle 7.30 del mattino, stanca, non vedevo l’ora di arrivare a casa, cenare e rilassarmi, ma la vita purtroppo ci riserva sempre degli imprevisti (fortunatamente non necessariamente negativi, ma non era questo il caso, purtroppo).

Durante il viaggio di ritorno, in autobus, guardo il cellulare. Un messaggio di mia figlia che dice di non sentirsi bene, da madre (apprensiva) decido, valutati i sintomi, di portarla al Pronto Soccorso.

Una volta arrivate ci hanno subito indirizzate al reparto di pediatria per evitare qualsiasi tipo di contatto con gli altri pazienti, uno dei tanti protocolli anti Covid19. Dopo circa un’ora di attesa, mia figlia è stata visitata e da lì la scelta di trattenerla per accertamenti. Nulla di grave ma, data l’impossibilità di una diagnosi immediata con un semplice esame del sangue, hanno ritenuto opportuno optare per il ricovero.

Essendo minorenne la presenza di uno dei genitori era obbligatoria.

Normale direte voi. Normale se non fossimo in Covid-time e le nuove procedure in tal senso sono molto stringenti:

Solo uno dei due genitori può rimanere con la ragazza, senza possibilità di cambi o turni con l’altro o con qualsiasi altro parente. Il paziente pediatrico e il genitore accompagnatore, una volta sottoposti al tampone, vengono “ricoverati entrambi” e da quel momento non c’è possibilità di contatto fisico col mondo esterno. Una decisione da prendere in un attimo con mille dubbi e scrupoli.

Io o mio marito? Guardo mia figlia e non me la sento di lasciarla sola. Sento che preferirebbe avere me vicino seppur grandicella (ma forse è proprio per questo che anch’io voglio stare con lei). La mia agenda, gli appuntamenti programmati, tutto da annullare, del resto è mia figlia, i clienti capiranno, ne sono sicura.  Senza la pandemia mi sarei alternata con mio marito, con i nonni e, sapendola serena, avrei potuto mantenere gli impegni lavorativi presi.

Una volta ricoverata inizia l’iter delle visite, degli esami, delle lungaggini assurde attese di cui non comprendo il senso,  la solita burocrazia, regole da seguire e consuetudini acquisite che, nessuno si prende la responsabilità di snellire nonostante una situazione di emergenza come questa.

Comprendo che per evitare il contagio venga limitata la possibilità di turnazione finalizzata all’assistenza del paziente minorenne ma, proprio per questo, non avrebbe senso pensare di snellire la burocrazia e, una volta acquisito in degenza un nuovo paziente, concentrare su di lui le opportune visite ed esami per arrivare al più presto ad una diagnosi invece che sottoporlo ad una visita o ad un esame al giorno (se va bene)?  E’ possibile che ci sia un solo medico specializzato per ogni settore in un grande ospedale oppure che si possa accedere ai macchinari per gli esami solo in giorni prestabiliti della settimana? Troppa burocrazia.

Data la situazione di emergenza sanitaria ed economica, sarebbe opportuno accelerare le procedure per evitare di trattenere i genitori che devono poter lavorare e non assentarsi dal posto di lavoro per giorni. Mi chiedo: chi è genitore e libero professionista? Senza indennità e senza sostituti sul lavoro?

Chi pensa anche alle piccole cose di tutti i giorni, di noi persone normali?

Questo dimostra la mancanza di flessibilità del sistema, di attenzione ai cittadini ed alle persone. Quanto sarebbe facile cambiare le cose?

Quanto sarebbe facile?

Eppure non accade…Mi chiedo solo perché.

 

Emanuela Cappellazzo

Ti è piaciuto questo articolo? Leggi anche

Avatar
guest
0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments