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Investimenti, la suggestione è un rischio. Meglio l’Evidence Based Investing

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L’Evidence Based Investing (EBI) è un approccio disciplinato alle decisioni investimento e di “manutenzione” del portafoglio finanziario. Disciplinato perchè si basa sulle evidenze accademiche e sui dati. Un altro requisito fondamentale è che le fonti accademiche siano state sottoposte alla revisione paritaria (peers review) ovvero devono, a loro volta, essere state validate dalla comunità scientifica.

Anche i ricercatori e gli esponenti del mondo accademico possono, infatti, essere vittime di abbagli. L’EBI cerca pertanto di tenere fuori dalle scelte di investimento gli errori comportamentali, le notizie inutili e fuorvianti, i suggerimenti interessati, le storie affascinanti ma non verificabili, in pratica tenere fuori il rumore di fondo inutile e dannoso.

In altre parole, l’EBI ha l’obiettivo di aumentare le probabilità di successo e di ridurre il rischio inteso come probabilità di non raggiungere i propri obiettivi finanziari.

Potresti pensare che quanto sopra debba essere l’operatività standard dei professionisti della consulenza finanziaria e delle istituzioni che essi rappresentano. Del resto, cosa mai potrebbe essere più scientifico che trattare numeri, rendimenti passati, probabilità di rendimenti futuri, gestione del rischio finanziario?

Non è così purtroppo. Errori comportamentali, emozioni, mancanza di un approccio scientifico, scarsa dimestichezza e consuetudine con la ricerca e la produzione accademica, meccanismi di remunerazione che confliggono con gli interessi degli investitori, budgets di vendita, rendono questo approccio difficilmente praticabile dalla maggior parte del mondo della consulenza finanziaria.

Cosa dovrebbe fare l’investitore per controllare che, nelle decisioni di investimento che lo riguardano, venga applicato un metodo scientifico? Pretendere che, per ognuna delle fasi descritte di seguito, venga utilizzato un criterio, un protocollo, un metodo basato sui dati e sulle evidenze scientifiche:

  • Decisione di allocazione iniziale delle risorse finanziarie, ovvero: in cosa investire ed in quali percentuali;
  • Manutenzione e monitoraggio del portafoglio, ovvero quali attività porre in essere successivamente all’allocazione iniziale: cadenza temporale degli interventi e tipo di interventi;
  • Investment review, ovvero disporre di un sistema completo di misurazione della performance in grado di valutare il funzionamento di ogni componente del processo di investimento.

Per ognuna di queste fasi e prima che l’investimento abbia inizio, l’investitore dovrebbe pretendere evidenza scritta e dettagliata delle regole operative di gestione del rischio e dell’impianto strategico e decisionale sottostante alle decisioni di investimento iniziali e di successiva manutenzione del portafoglio. Riuscire ad ottenere questa documentazione è un segnale assai favorevole; non riuscire ad ottenerla, oppure ottenere solo generici proclami e dichiarazioni di intento è un indizio certo che i tuoi investimenti sono in balia dei mercati finanziari, del caso e di “attenzioni” che nulla hanno a che fare con la tua prosperità finanziaria.

Ora che ne sai di più sapresti dire in quale delle tre fasi in basso interviene il consulente finanziario che opera secondo i principi dell’Evidence Based Investing ed in quali assolutamente no? Scrivilo nei commenti.

 

 

 

Luca Cirillo

 

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