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Italiani: finti poveri o finti benestanti? E non pagano le tasse

Italiani: finti poveri o finti benestanti? E non pagano le  tasse
Italiani: finti poveri o finti benestanti? E non pagano le  tasse

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E’ un quadro desolante quello espresso, legato al Paese, da Itinerari Previdenziali. Nel loro report: Osservatorio sulla spesa pubblica e sulle entrate 2021 – “Le dichiarazioni dei redditi 2019 ai fini IRPEF e l’analisi delle imposte dirette e indirette” emerge l’eccesso di assistenzialismo di un Paese sempre meno abituato a “contribuire” e sempre più propenso ad “aspettarsi di ricevere”. In questo modo gli italiani diventano sempre più assorbitori di reddito (anche quello di cittadinanza) e meno produttori di ricchezza. 

Ma vediamo dove arrivano i conti, gl investimenti e dove arrivano i debiti. Dicevamo di assistenzialismo…

La sanità e l’assistenza sociale nel 2019 sono costate 229 miliardi, cui si devono sommare i 10 miliardi di spesa assistenziale degli enti locali e i circa 10 per il sostegno alla casa (0,6% del PIL non contabilizzato da Istat). Infatti, se è vero che le imposte in esame sono un tributo coattivo, svincolato da una prestazione o servizio specifico da parte di Stato, Regione o Comune e connesso alla capacità reddituale dei soggetti, è altresì vero che, a parte le pensioni previdenziali, tutta l’assistenza sociale e la sanità, nonché una parte del welfare degli enti locali e del sostegno al reddito, è finanziato da questi “tributi”.

 

Nel 2019, la spesa complessiva per il welfare (pensioni, sanità, assistenza sociale statale e locale e forme di sostegno al reddito) ha inciso per oltre 488 miliardi, il 56% dell’intera spesa statale. Quel che si dimentica di specificare è che a pagare le tasse è il 42,94% della popolazione che ne versa oltre il 91%, mentre il restante 57% non solo ne paga assai poche ma è anche totalmente a carico della collettività a partire dalla spesa sanitaria

 

Analizzando le dichiarazioni fiscali di questi ultimi anni potremmo definire gli italiani “un popolo povero…ma benestante”

L’ISTAT ci dice che i poveri assoluti nel 2019 sono oltre 4,6 milioni e quelli relativi oltre 8,6 milioni di cui oltre il 30% al Sud.

Tuttavia, se analizziamo alcune spese e il possesso di determinati beni scopriamo che non è proprio così, anzi quanto dichiarato al fisco è in netta contraddizione con le spese e la ricchezza degli italianiche potremmo invece definire “una società di poveri benestanti” .

 

  1. Gioco d’azzardo 110,54 
  2. Gioco d’azzardo irregolare (stima) oltre 20 miliardi
  3. Spesa per sostanze stupefacenti/droga (3) 16,2
  4. Alcool 9
  5. Tabacco 18,3
  6. Alimentazione fuori casa 83
  7. Palestre 10
  8. Telefonia 24
  9. Consulto di maghi e fattucchiere 9
  10. Prostituzione 

          Totale 275,5 (1)

 

Siamo un Paese di poveri?

Se solo 31,161 milioni di cittadini su 59,817 milioni di abitanti presentano per il 2019 una dichiarazione dei redditi positiva significa che il 52% degli italiani non ha redditi  oppure non li dichiara.

Eppure: L’Italia è al primo posto in Europa per possesso di abitazioni, autoveicoli, telefoni, al secondo per animali da compagnia dopo l’Ungheria. Siamo primi per le macchinette da gioco ubicate negli 85 mila esercizi commerciali.

Altri record: Ci sono poi altre spese, tra le quali quelle per conoscere il futuro dai maghi e fattucchiere dove gli italiani primeggiano con oltre 9 miliardi, più di quello che si accantona per i fondi pensione, cioè per il futuro ma quello vero. Secondo i dati dell’Osservatorio Europeo l’Italia è al 3° posto per consumo di droghe dopo la Repubblica Ceca e la Francia; al 2° posto per la Cannabis (dopo la Francia) e al 4° per la cocaina.

Infine, il nostro Paese primeggia in Europa per evasione fiscale e contributiva con cifre in aumento. Dal 2008 al 2019 i poveri assoluti secondo l’ISTAT raddoppiano mentre quelli relativi crescono del 50%, eppure aumentano le spese per l’assistenza sociale passate da 73 miliardi del 2008 a oltre 114 miliardi del 2019. La cosa curiosa che forse sfugge al nostro Istituto di Statistica è che nel 2008 gli italiani investivano nel gioco d’azzardo 47,5 miliardi passati nel 2019 ai citati 110,54. Aumentano i sussidi con il Reddito di Cittadinanza (oltre 10 miliardi nel 2019) e il numero di prestazioni assistenziali correlate al reddito che incentivano (in assenza del più vantaggioso “contrasto di interessi”) a restare al di sotto delle soglie utili per beneficiare di questi sussidi. Se tuttavia indaghiamo più in profondità il fenomeno della povertà troviamo la gran parte dei poveri assoluti tra i ludopati