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Pensiero felice quanto mi manchi

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Tu non mi basti più. Lo dico alla pazienza che ho avuto finora.

Me lo conferma il guazzabuglio di sentimenti con cui saluto le giornate, in andata e sul finire. Con ieri che è sempre identico a oggi. Con un’agenda fitta dei soli impegni lavorativi e nemmeno l’appunto di uno svago, la prospettiva di un viaggio, l’idea di altro che possa rigenerare l’energia vitale.

Un diagramma emozionale senza più alcun sussulto verso l’alto. Pressoché Immobile. Piatto. Sospeso.

Mentre il silenzio assordante delle città, pittate del colore del pericolo, contrasta con la fame dell’anima che, invece, ha bisogno di pensare al bello, di cibarsi della pasta dei sogni, di confezionare pensieri felici su cui poggiare speranze. Di sparpagliare serotonina.

E, invece, si sentono solo le sirene delle ambulanze che interrompono un silenzio assordante. Intermittenze alternate a una frequenza gioiosa che ha smarrito il suo segnale.

E’ come un lamento continuo che bagna tutta la città, perfino se fuori c’è il sole.

Mi faccio crescere i capelli per nasconderci dentro le mie paure. Perché la vita non è più fatta di attese, ma di “attenti”. È un continuo stare sull’attenti !

Un divieto dopo l’altro. Poi ancora uno. E avanti il prossimo.

Me ne accorgo, appunto, qualche sera fa, percorrendo il vialetto di casa per uscire a respirare un attimo di aria del pezzettino di giornata che resta, consumata, anch’essa, dietro lo schermo del pc a presiedere riunioni fatte di microfoni muti.

Una piccola passeggiata, una specie di rituale catartico che incontra la carezza della sera dopo tante ore di lavoro: ho bisogno di assicurarmi che il pianeta respiri ancora attraverso quella maestosa distesa d’acqua che si libera all’orizzonte. M’incammino verso le splendide terrazze a strapiombo sul mare che ho di fronte e intravedo i costoni che, come giganti verticali dai piedi di tufo, incorniciano quel cielo capovolto meglio di un dipinto su tela.

Un polmone di iodio che ricarica e ripaga di tutta la fatica quotidiana, solo se lo guardi.

Che sana, solo se lo respiri per qualche istante.

Ma davanti a me, quella sera, si apre tutt’altra scena: nastri rossi e bianchi disposti a croce, con al centro l’ultima ordinanza, ne interdicono anche solo il passaggio pedonale. Per ricevere il beneficio di quel guaritore naturale, bisognerà aspettare che la cittadina in cui vivo si tinga di nuovi colori. Stesso dicasi per tricicli, palloncini e bambini, da oggi, con un motivo in meno per sorridere.

Morale della favola: hai piena contezza di ciò che possiedi, solo quando sei costretto a farne a meno.

Ma come si può resistere, domando a me stessa..

E soprattutto, mi domando: come fanno gli adolescenti a imbavagliare la propria voglia di vivere? Loro che hanno il cuore pazzo di felicità a priori, e a prescindere. Come si fa a dir loro che devono aspettare per esplodere? O di esplodere solo un po’. E’ come pretendere che un aereo voli piano. 

Non può essere. Non si può fare. Non è previsto.

Eppure.. Sembra non esistano altre possibilità, per venirne fuori: rispetto delle restrizioni anti-contagio in cambio di una promessa di salvezza.

Guardiamoli.

A quell’età nulla può essere rimandato a domani, perché a quell’età domani non è in calendario. E’ la vita che ha fame di vita.

Perché alla loro età esiste solo l’attimo che fugge. E il timore che non torni. Il loro libretto d’istruzioni, come non ricordarlo, arriva solo alla pagina corrente. Il dopo, il domani, non è all’ordine del giorno. E non è contemplato nemmeno nel glossario.

Non è un caso, d’altronde, che quando si è molto giovani non sia dato sapere come funzioni più avanti: anzi, è la regola. Ci si deve arrivare, più avanti, per capire com’è la vista da lì. Sì, l’esperienza si conquista solo a patto di cedere in cambio un po’ di giovinezza. E’ la regola. Ed è uguale per tutti.

Il presente di un adolescente nasce incollato a un passato ancora troppo piccolo per ingombrare di sé e un futuro troppo distante per imprimere la direzione.

Loro sono l’Oggi. Sono il presente, quello grande, alto, immenso. Unico. Quello rubato, sottratto. E non si tratta di un prestito. No.  Non è un credito, esigibile poi.  Molte rinunce di oggi non saranno loro restituite, perché alcune di queste sono costituite da momenti irreplicabili. 

Non compiranno due volte diciotto anni. E’ possibile che festeggino una seconda laurea, ma quanto è probabile?

Questo presente, senza prospettiva, è un furto legale. E non è previsto risarcimento. Non ci saranno restituzioni.  Per i più giovani si tratta di rinunce speciali: una sequenza di fotogrammi non vissuti, pieni di salti. Mi fa pensare alla puntina che gracchia su un long play quando balza di una traccia, così un codice emotivo arriva a perdere frammenti, eppur essenziali.

Una sofferenza che, a un certo punto, chiederà forza, verso dentro.

La testimonianza di un groviglio di emozioni inespresse, non incise, perché la puntina non può scrivere sul disco.

A chi il compito di portare le scuse a domicilio per tutto questo?

Noi adulti. Guardiamoci.

Noi siamo più fortunati.  Perché abbiamo la memoria che ci salva.  Noi possiamo chiudere gli occhi e ricordarci com’era. Noi sappiamo come si fa. Noi c’eravamo nel nostro presente, l’abbiamo vissuto. A pieno. La nostra testina è scivolata liscia lungo tutti gli arrondissement musicali.

Nessuna traccia è andata persa. 

E poi. Non lo dimentichiamo: in tasca abbiamo il manuale operativo, quello completo.

E possiamo spiegare al Cuore, le Ragioni che il cuore non capisce.

Basta scorrere i capitoli, e puntare al paragrafo: c’è, quasi, tutto. 

Chi vi scrive appartiene a quella generazione per cui il tempo presente è al centro, equidistante dal capitolo del Passato, cui ha imparato a dare del “voi” in segno di rispetto per le lezioni impartite, e da quello del Futuro cui guarda con garbo.

Chi scrive ha imparato a guardare alla vita senza eccedere in overconfidence perché, come dicono i capitani di lungo corso, quando a mare c’è tempesta, non esistano caverne.

A portare la nave in salvo è solo l’Esperienza.

Francesca Lauro

 

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Voloalto
Voloalto
22 Marzo 2021 15:37

Solo chi ha cuore legge e comprende.Francesca il tuo è immenso.

A.L.
A.L.
19 Marzo 2021 19:10

Francesca Lauro, questo Suo scritto è meraviglioso.
Lei è una vera scrittrice. E da quello che scrive e da come lo scrive si capisce che è anche una gran brava persona.

P.S. Anche la foto scelta esprime bene uno stato d’animo importante.

Massimo
Massimo
15 Marzo 2021 22:35

Francesca bellissimo quello che hai scritto. È stato emozionante leggere questo articolo, in cui emerge il CUORE, e arriva al cuore, senza scorciatoie; a tratti mi è parso come poesia. Grazie, Massimo.

Marco Monetta
Marco Monetta
15 Marzo 2021 20:58

Brava Francesca.
Hai colto perfettamente la sensazione di soffocamento che rischia di ostruire tutti i nostri pori.
Dobbiamo imparare a gestire la situazione con la necessaria, stoica, serenita’ ma anche con la dovuta energia e proattività.
Anche alla nostra età “esiste (solo) l’attimo che fugge”

Marina Vb
Marina Vb
15 Marzo 2021 19:04

Vietato varcare quella soglia blindata dal nastro.
Vietato anche solo immaginare come potrebbe essere oltre la barriera.
Vietato proiettarti in un prossimo futuro.
Anche il ricordo del bello che hai vissuto diventa un atto di egoismo.
Puoi provare a guardare alle tue spalle solo per trovare un momento tragico che ti possa far apprezzare quello che hai adesso.
Se l’umanità si fosse limitata ad osservare i periodi bui si sarebbe scavata la fossa e noi abbiamo appena iniziato a scavare la nostra.
Fino a due anni fa’ mi sembrava fin troppo piena l’esistenza, non avevo abbastanza tempo. Ora di tempo ne ho in abbondanza e a volte aspetto solo che arrivi la sera per andare a dormire, perché il sonno mi spegne il cervello.
Francesca, i ricordi felici non mi bastano. Non mi ritengo più fortunata rispetto ad un ragazzo solo perché li ho vissuti. Proprio perché so come sono fatti mi mancano.
Mi è rimasto ancora un po’ di appetito di vita nonostante il periodo e quando non avrò più quella fame sarò pronta a scavare la mia fossa.
Spero di essere affamata per tutto il tempo che mi verrà concesso.

Marco Monetta
Marco Monetta
15 Marzo 2021 17:42

Brava Francesca.
Hai colto il senso di soffocamento che rischia di ostruire tutti i nostri pori se non riusciamo a contestualizzare la situazione fronteggiandola con la necessaria, stoica, serenità ma anche la doverosa, calviniana, proattività.
“Perché anche alla nostra età esiste (solo) l’attimo che fugge”

alessandro
alessandro
15 Marzo 2021 16:27

In effetti, in Italia come in quasi tutta Europa, la parola ” FELICITA’ è praticamente scomparsa grazie alle scelte totalmente sbagliate di chi governa questo gigantesco Gulag denominato EUROPA…… Condividendo il pensiero, adesso immagini il volto dei bambini: come cresceranno in questo atto di terrore? Non sanno piu chi siano, non hanno + socialità tranne che con i propri genitori, se ce l’hanno fra l’altro…………. 1 parco, vedere gli uccelli, qualche farfalla, 1 insetto di campo, 1 gallina…………………..: PROIBITO tutto ciò, rimane solo 1 universo a sè stessi, cresceranno come automi.
Saluti