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Tutti ricchi con i Bitcoin. O forse no - Seconda parte

bitcoin: dalla sua storia all’ambiente

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Non si comprende quindi perché gli stessi presidi non debbano essere posti in essere qualora il risparmiatore decida di avventurarsi in terreni pressoché sconosciuti ed altamente pericolosi per la tutela del suo denaro. L’investimento in criptovalute è certamente uno di questi, ma potremmo dire la stessa cosa per chi si cimenta nel trading sulle valute o acquista pietre preziose. E non sfugge a questa considerazione nemmeno l’investimento immobiliare dove non si destinano gli spiccioli, ma molto spesso la gran parte delle risorse presenti e future di una famiglia.

Con questo non dico che acquistare gli ormai celeberrimi Bitcoin non possa essere vantaggioso o addirittura miracoloso. Mi chiedo solo se è giusto tollerare una tale asimmetria informativa tra il risparmiatore ed il fantomatico Satoshi Nakamoto, inventore nel 2008 del Bitcoin.
Forse l’unica cosa che varrebbe la pena di tenere ben presente è che, come ogni prezzo, anche quello del Bitcoin viene determinato dalla relazione tra domanda ed offerta.

Va da se, quindi, che fin quando la domanda sarà alimentata da parte di soggetti interessati all’acquisto il prezzo tenderà a salire e questo non sarà difficile percepirlo: basta guardarsi intorno e capire quanti ne parlano o, come me adesso, ne scrivono. Ciò che non è ben chiaro, al contrario, è chi ci sia dal lato dell’offerta e come questa venga controllata e regolamentata. E questa non sarà cosa da poco per valutare le successive evoluzioni del prezzo del Bitcoin.

La FCA (Financial Conduct Authority), la Consob britannica, ha di recente avvertito i risparmiatori d’oltremanica sui grandi rischi che corrono acquistando criptovalute, mettendoli in guardia in quanto si dice a conoscenza di società che promettono alti ritorni da investimenti in criptoasset. Per il momento è stata una delle pochissime voci ufficiali ad affrontare il tema e ad invitare i risparmiatori ad effettuare scelte ragionate e consapevoli riguardo alla collocazione del proprio denaro. Warren

 

Buffet vs. Elon Musk

Qualche tempo fa Warren Buffet, il celebre multimiliardario CEO di Berkshire Hathaway, ha ribadito ciò che dice ormai da anni e cioè che “Il Bitcoin attira molti ciarlatani. Probabilmente è veleno per topi al quadrato”.
La filosofia di Buffet si basa su un assunto fondamentale: un investimento è meritevole di attenzione solo e se produrrà frutti nel corso del tempo; di contro, investire in qualcosa che non produce nulla è pura speculazione e quindi da evitare (https://fb.watch/3TAkNB5bXe/.).

Lo stesso Bill Gates qualche giorno fa ha espresso le sue perplessità circa l’investimento in Bitcoin da parte di investitori retail e non particolarmente preparati in materia. Elon Musk, evidentemente di diverso avviso, ha invece annunciato che la sua creatura, Tesla, ha investito ben 1,5 miliardi di dollari in Bitcoin facendone così impennare ulteriormente la quotazione di circa il 10% al solo annuncio dell’operazione (giusto per confermare quanto sopra….). Sono visioni diametralmente opposte di persone tutt’altro che sprovvedute, appartenenti a generazioni diverse e con differenti visioni del futuro alle quali solo il tempo darà ragione o torto.

 

E con l’ambiente come la mettiamo?

Di sicuro c’è che, da recenti calcoli, il processo di “mining”, cioè di generazione dei nuovi blocchi della blockchain di Bitcoin e la successiva gestione degli stessi comporta un consumo di 80 Terawatt/h di elettricità (fonte: statista.com), pari a quello di una intera nazione come la Nuova Zelanda. Un vero ossimoro quello che vede protagonisti la aspirante valuta del futuro ed uno dei personaggi divenuto la bandiera dell’energia pulita, Elon Musk. Certo che sarebbe davvero buffo un giorno scoprire che la neo-patentata Greta Thunberg ha acquistato una Tesla Model 3 da Elon Musk pagandola in Bitcoin. Con buona pace dell’ambiente !

 

Diego Marchetti

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12 Commenti
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Ivano
Ivano
6 Marzo 2021 10:34

Qualcuno dica allo scrivente che consuma più energia l’industria della pornografia su internet, che le blockchain hanno funzioni nella realtà delle cose (defi, cefi, ecc) e che l’oro non produce nulla. Le riserve di valore questo sono.

Mondobitcoin
Mondobitcoin
5 Marzo 2021 21:44

Si ignora poi che nelle crypto non serve per forza investire per guadagnare. Da almeno 10 anni ormai si ripetono opportunità di forti guadagni senza nemmeno investire, ma si trae vantaggio dall’essere degli early adopter di una tecnologia che non da vantaggi economici nell’immediato ma anni dopo (mining, airdrop, nft…solo per citarne alcuni).
Chi investe lo fa per speculare e trarre un profitti facile e di breve termine, è giusto che si assuma il rischio e sinceramente non fa per me. Eppure il semplice fatto di adottare in anticipo mi ha fatto guadagnare più di quanto ho risparmiato in 10 anni con un lavoro normale senza investire 1 euro

Marco Dal Pra'
Marco Dal Pra'
4 Marzo 2021 22:56

Bitcoin non è un prodotto finanziario. Non ha rendite garantite e non ha una istituzione che lo emette. Ma può essere tranquillamente scambiato tra due persone come una qualsiasi moneta.
La direttiva MFID quindi non si può applicare.
PS:
E’ vero che non c’è nessuna istituzione che sta facendo informazione in argomento.
Ma dove sono le istituzione che dovrebbero difendere i risparmiatori?
Io non le ho mai viste.

Enrico
Enrico
4 Marzo 2021 20:26

“investire in qualcosa che non produce nulla è pura speculazione e quindi da evitare”.
Caro Diego Marchetti…dovresti essere piu’ chiaro, non puoi affrontare questo argomento con superficialita’! Hai citato quanto ho riportato all’inizio del commento, bene allora rispondi a questa domanda:
Cosa produce l’oro? Perche’ e’ una riserva di calore anche se di fatto non produce nulla? Non trovi delle somiglianze tra l’oro fisico e il Bitcoin?
Saluti.

Enrico

Valerio, divulgatore digitale
Valerio, divulgatore digitale
4 Marzo 2021 10:45

Sono basito, il solito articolo che afferma l’ignoranza dell’articolista su cosa è Bitcoin e con affermazioni comparative prive di senso.
Gli consiglio di contattare il Prof. Ametrano all’Università Bicocca di Milano può essere utile per non rimanere nel limbo dell’ignoranza.
Infine un appello alla MIFID che dimostra un pensiero unico e allineato ad una regolamentazione eccessiva che non appartiene a Bitcoin.
Sbagliare è umano ma perseverare è diabolico!

Pierangelo Vercellino
Pierangelo Vercellino
4 Marzo 2021 6:34

Se la produzione di energia elettrica non è sufficientemente green, non è certo colpa di Bitcoin.
Inoltre ci sono cripto il cui costo energetico è estremamente contenuto, per esempio cardano :blockchain di terza generazione, (pos). Inoltre
mi pare che Elon Mask, con Tesla abbia dato un grosso impulso a tutto il comparto automobilistico, spronando la concorrenza a compiere enormi passi avanti sull elettrico. Quindi mi pare che il contributo dii questo “visionario” relativo all ‘impatto ambientale, sia stato tuttt altro che trascurabile.

Nicola
Nicola
4 Marzo 2021 0:52

Che articolo qualunquista pieno di inesattezze (es: era marzo 2020 quindi 1 anno fa e non 2 quando il prezzo era 4100 dollari) e non può essere paragonato alla bolla dei tulipani che duro qualche mese mentre BTC esiste da più di 10anni ….una marea di luoghi comuni frivola e superficiale senza analizzare il sottostante di tecnologia alla base che è la blockchain forse è meglio che studi e ti informi prima di scrivere articoli su argomenti che non conosci.

Adolfo
Adolfo
4 Marzo 2021 0:05

Ma io, posso investire i miei risparmi in bitcoin e poi, visto che non lavoro, chiedere il reddito di cittadinanza?