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Afghanistan la regione di mezzo

Afghanistan la regione di mezzo
Afghanistan la regione di mezzo

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La posizione geografica di questa regione gioca un ruolo determinante per giochi di potere tra forze e potenze mondiali come America, Cina, Russia e India quest’ultima con la preoccupazione del Pakistan vicino alla Cina.

Quando il 5 di luglio u.s.,  si era appreso che l’India stava intrattenendo rapporti con i talebani era già il segnale del grande cambiamento geopolitico in atto in quelle zone del mondo e delle nuove politiche di Nuova Delhi rispetto all’Afghanistan, era già un riconoscimento da parte dell’India verso i talebani dettato dal fatto che potessero diventare la componente importante con cui dialogare in un prossimo futuro, come per i talebani l’India fosse lo strumento attraverso il quale guadagnare rilevanza internazionale e potersi posizionare come una entità politica legittimata, merita di essere ricordato ed  è comunque storia che in passato i talebani hanno avuto numerosi contatti con forze non proprio vicine all’India.

E’ importante fare un passo indietro e ricordare dell’accordo tra Afghanistan e India dove quest’ ultima nel 2018 aveva donato 100 milioni di dollari per avviare centinaia di progetti di sviluppo, una iniziativa che fu poco gradita al Pakistan principale rivale di Nuova Delhi preoccupato da sempre  dell’espansione indiana, tra questi progetti di investimento oltre alla costruzione del Parlamento afghano di scuole, sono state portate a termine costruzioni economicamente strategiche come la Diga di Salma, la Diga di Shatoot lungo il fiume di Kabul, soprattutto quest’ultima determinante per gli equilibri idrogeologici che influenza l’Alto Bacino del fiume che rischia di sottrarre risorse al Pakistan.

Spostandosi sul  versante cinese inutile dire che la ritirata degli americani ha offerto alla Cina sotto l’aspetto geopolitico la grande opportunità  di riacquistare quella supremazia sull’Asia Centrale oggi anche incontrastata da parte dell’America che ha spostato i suoi  interessi verso l’Indo Pacifico, per contrastare quella che è la sua vera minaccia, non il fondamentalismo islamico ma proprio la stessa Cina.

Una “riconquista” che per essere suggellata però dovrà affrontare non pochi problemi come la troppa vicinanza dei nuovi interlocutori Afghani con il vicino Pakistan da sempre loro “amico”  lo decreta le parole del primo Ministro Imran Khan, che commenta il ritorno dei talebani a Kabul “spezzato le catene della schiavitù mentale in Afghanistan” e la Cina ha grossi investimenti nel paese pakistano.

La Russia nel contempo si affianca alla Cina per proteggere gli interessi nella Regione Afghana come dire, due potenze non proprio democratiche che si apprestano ad interagire con un altrettanto regime decisamente lontano da quella che è una bandiera della democrazia.

Riguardo la Russia bisogna ricordare anche che nonostante il 17 agosto un portavoce talebano di Doha ha affermato di avere buoni rapporti con Russia Cina e Pakistan, il fondamentalismo islamico nacque proprio a seguito dell’invasione russa nel Paese Asiatico avvenuta nel 1979, una invasione durata 10 anni che ha contribuito all’instabilità economica della regione afghana e all’ascesa dei talebani guidati dal Mullah Omar.

Di fronte a questo grande puzzle che si va ricomponendo dove l’America abbandona il paese Afghano spostandosi nel versante pacifico per contrastare la Cina, dove la stessa Cina si allea con la Russia per tutelare i suoi interessi e costretta a dialogare con quelli che sono i nuovi “governanti” della Regione Afghana, dove dall’altra parte l’India gioca un ruolo non poco determinante all’interno della Regione a seguito dei grandi investimenti fatti su sollecitazione dell’ex Presidente Trump.

In tutto questo scenario di grandi e immensi giochi economici e riposizionamenti strategici in aree ricchissime di risorse, i diritti del popolo afghano, comprese le donne, oggi sotto il dominio dei talebani, su una scala di valori da 1 a 100 quanto può essere di interesse a Pechino, a Mosca, a Nuova Delhi, al vicino Pakistan e perché no all’Iran che anche quest’ultimo rivestirà un ruolo determinante, ma, soprattutto quanto può essere di interesse a questa America che dopo venti anni di presenza in quella regione, dopo aver creato aspettative mai realizzate oggi è impegnata in quella che è la sua nuova “strategia” per non vedersi compromessa la sua supremazia nel mondo e contrastare l’avanzata della Cina…

 

Lorena Polidori