Biden e la Cina

Quale sarà l’approccio del nuovo presidente eletto nei confronti della Cina?

Mentre si prepara ad un’amministrazione guidata da Biden, il mondo si chiede quale sarà il suo approccio verso la Cina. I rapporti, già delicati durante i due mandati di Obama, si sono corrosi ulteriormente negli ultimi quattro anni, a causa di un dialogo sempre più tossico. Tra i punti interrogativi spicca quello inerente al commercio, quesito di fondamentale importanza anche per i paesi europei, che, oltre ad aver subito il fuoco incrociato dei due giganti, hanno anche visto i propri export diventare soggetti a tariffe più alte durante l’amministrazione di Trump.

Il nuovo presidente eletto degli Stati Uniti non ha esplicitato quale sarà la sua strategia, ma fonti vicine a lui sono caute nei confronti di narrative che suggeriscono toglierà tariffe importanti, come quelle sull’acciaio ed alluminio cinesi. L’obiettivo di diminuire la dipendenza dalla Cina è dopotutto uno che condivide con il suo precedessore, e che è supportato dalla maggioranza dei democratici, ed espresso nel motto “Made in America”. Anche l’elettorato è a favore di un approccio inflessibile nei negoziati col Partito Comunista Cinese, che, oltre ad essere percepito come responsabile dell’implementazione di pratiche commerciali scorrette, quali la manipolazione della valuta e il supporto di industrie strategiche tramite sussidi, è diventato più aggressivo nei suoi obiettivi espansionistici nel Mar Cinese Meridionale, così come ad Hong Kong.

Biden è però intenzionato a tornare verso il multilateralismo, a rafforzare le alleanze transatlantiche e a coinvolgere i partner europei nelle contrattazioni con Beijing. Ciò ha potenziali vantaggi per i paesi europei, nonostante questo dipenda dalla reazione di Beijing. Infatti, sedersi al tavolo delle contrattazioni dalla parte statunitense presenta il rischio di ritorsioni in forma di tariffe cinesi.

Lo stesso stile dialettico più equilibrato e sobrio può avere conseguenze importanti. Questo è chiaro a chi è a conoscenza della “trappola di Tucidide”, di cui si parla ogni anno con più frequenza. Il concetto prende il nome dall’omonimo storico ateniese, ed è nato dalle sue riflessioni inerenti la tensione originata dalla paura di Sparta dell’ascesa di Atene. Il termine è stato invece coniato da Graham Allison, ex assistente segretario al dipartimento di difesa statunitense durante l’amministrazione Clinton, che lo ha utilizzato per descrivere il pericolo che, quando vi è un’imminente transizione di potere in una determinata area, questa si sviluppi in conflitto. Allison è preoccupato del pericolo che l’ascesa della Cina e le conseguente paura degli americani di perdere il loro primato economico e geopolitico possa tradursi in conflitto. Le sue preoccupazioni sono supportate da un’analisi storica, a partire dal quindicesimo secolo, riassunta nella seguente tabella.

Un’amministrazione Biden, oltre a promuovere un dialogo più sano, può provare a creare un rapporto di collaborazione verso obiettivi condivisi, come la riduzione delle emissioni di CO2. Questa, oltre ad essere una strategia proposta da Allison per evitare un conflitto, può anche essere vincente, poiché è un obiettivo condiviso da Beijing, che sta fortemente investendo in energie rinnovabili, anche per diminuire la dipendenza di import di petrolio, soprattuto dai paesi del Medio Oriente. Questo è un tema importante per il governo cinese, che è cosciente del fatto che la domanda domestica non può che continuare ad aumentare.

Infine, bisogna ricordare che il democratico ha promesso forti investimenti domestici. Tra i settori interessati vi è quello Tech, che ha supportato unanimemente la campagna di Biden. In quest’area i rapporti U.S. – Cina erano tumultuosi anche durante gli otto anni di Obama, che ha accusato il PCC di favorire il furto di proprietà intellettuale di importanti compagnie americane. In questo fronte sarà anche interessante osservare i rapporti tra il governo cinese e singole aziende, come Alphabet (società madre di Google), che sono di grande consequenzialità per il futuro di netizens (cittadini che partecipano attivamente alla vita di internet) in tutto il mondo.

 

Fonti

The New York Times – Biden to Face Long List of Foreign Challenges, With China No. 1

The Economist – How would Joe Biden change America’s trade policy?

Reuters – Biden’s trade policy will take aim at China, embrace allies

Al Jazeera – Biden takes aim at Trump’s ‘America First’ with ‘Made in America’

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