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Come possiamo immaginare una prossima “nuova normalità”

Come possiamo immaginare una prossima "nuova normalità"
Come possiamo immaginare una prossima "nuova normalità"

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Proviamo ad immaginare quale archetipo di società si potrebbe ridisegnare nel prossimo futuro grazie anche agli insegnamenti che sono stati tratti da questa pandemia e le inclinazioni che grazie ad essa sono state intraprese.

Che il genere umano impegnato da anni a fare previsioni e analisi su disoccupazione, crescita e/o riduzione del PIL, immigrazione etc., sarebbe stato sottoposto alla dura prova del dover affrontare una pandemia, era cosa non prevedibile neanche da parte del genio più fantasioso del nostro tempo, evento di portata così straordinaria da far sembrare tali materie di una banalità unica.

Il suo arrivo e fulmineo propagarsi, ha ribaltato pienamente lo stile di vita di intere popolazioni, di intere società, metodi di lavoro, rapporti sociali, nessuno è rimasto esente da cotanta ventata di eccezionalità.

Il  virus ha lasciato dietro di sé, morte, dolore e sbigottimento, ha di fatto ridisegnato un nuovo stato sociale, con i ricchi che sono rimasti tali, forse oggi lo sono ancora di più, i poveri che sono aumentati a dismisura, il ceto medio quasi completamente scomparso.

Si tornerà certamente a parlare con ancora insistenza del debito pubblico, il quale, anche a dire di Mario Draghi sarà una costante nel nuovo lungo periodo: la costante dell’ economia non solo italiana ma mondiale.

Oggi, al tempo dell’arrivo del tanto atteso vaccino, si è finalmente giunti anche al momento della fiducia, del guardare avanti con ottimismo della voglia di tornare a quella normalità perduta che dovrà necessariamente essere una nuova normalità, una sorta di rinascita del genere umano.

Le imprese che in questo terribile 2020, hanno dovuto “riorganizzarsi” e cambiare strategia dovendosi orientare verso un maggiore utilizzo di software, piattaforme on-line, sistemi innovativi di collegamento per mantenere i rapporti con i loro clienti senza spostarsi fisicamente, verosimilmente proseguiranno nell’utilizzo di questi sistemi innovativi rivelatisi capaci di superare la peggiore delle situazioni come la pandemia.

Le Soft Skill in un contesto di così radicale cambiamento saranno la linfa per chi avrà bisogno di nuove forme di organizzazione, di fatto, lo stesso Bauman in tempi non sospetti, descriveva una vita sociale caratterizzata da profonda instabilità a causa degli eventi.

In questa riorganizzazione generalizzata, il soggetto, il lavoratore, l’imprenditore stesso saranno necessitanti di una formazione snella, veloce e  camaleontica, che li preparari a fronteggiare la nuova condizione con maggiore flessibilità come all’adattarsi all’inevitabile processo di aumento delle macchine che andranno a sostituire sempre di più le persone.

Il welfare dovrà essere l’elemento determinante in questa nuova organizzazione sociale anche e soprattutto per riportare i dipendenti negli uffici.

Se difatti il lavoro da remoto meglio conosciuto come smart working è stato di grande aiuto nel periodo di crisi pandemica, la nuova normalità vorrà rivedere anche se non nella sua totale interezza, sistemi lavorativi finalmente epurati da filtri tecnologici e immagini virtuali, costituiti invece da gruppi di lavoro, e reale rapporto tra le persone, elementi indispensabili di sviluppo creativo, stimolo e conseguente crescita professionale, magari rivedendone gli spazi tenendo conto del distanziamento.

Come si è passati dal reale al virtuale, ora si deve essere in grado di ricostruire la strada che riporterà l’intera collettività alla vita reale con tutte le sue attività sociali collaterali  e, in questo il digitale né sarà indiscusso protagonista, come lo è stato nel 2020 per fronteggiare e sanare molteplici situazioni, lo sarà ancor più in qualità di traghettatore verso la normalità di quella che sarà la nuova società.

In tutto questo panorama, le nuove generazioni avendo più competenze nel digitale, potranno trovare in tale contesto quel fronte libero e scoperto tutto per loro, dove potranno rivendicarne finalmente quel ruolo  assente da troppo tempo nel mercato del lavoro.

Questa segregazione alla quale tutta la civiltà contemporanea è stata obbligata dalla sera alla mattina ha generato paura, disorientamento,  ha portato altresì una sorta di rieducazione nell’approccio con il denaro, non più acquisti avventati ma con oculatezza  e consapevolezza e un maggiore  rispetto verso il risparmio lasciando indietro quelle abitudini di  società consumistica alla quale vi si era troppo adeguati.

Una vera e propria presa di coscienza e oggi con l’arrivo del vaccino, una maggiore speranza per un ritorno anche se lento verso quella vita interrotta.

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